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I BEI VOLTI DELLA “LEOPOLDA” di MdS

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2 dicembre.
Prendiamone uno a caso: l’onorevole (si fa per dire) Marco Di Stefano (nella foto).
Per Renzi la Leopolda è la vetrina della nuova Italia, della suaItalia, quella che mette in mostra un ceto di arrivisti da far impallidire ogni precedente storico. E’ la stessa fauna delle cene a 1.000 euro (mille), naturalmente detraibili, per finanziare il Pd.

E’ il nuovo che avanza, che non ammette critiche di sorta, ma solo sguardi ammirati e tanta ripugnanza per quegli operai con le loro tute blu. Loro non capiscono, non sono cool, pensate che a volte osano anche protestare. Ma nel mondo della Leopolda tutto ciò è bandito. Mica può esserci posto per tutti, che già sono tanti quelli che spingono, a partire da un manipolo di ex bersaniani ed ex-tutto che deve pure campare.

Ma nelle prime file, ben davanti a questi poveracci della politica, ci sono i simboli della nuova stagione. Non solo le ministre addestrate come pappagalli – roba da far rimpiangere il “tunnel” della Gelmini, quello che portava i neutrini da Ginevra al Gran Sasso -, ma anche un bel numero di furfanti patentati.

Ora penserete che vi voglia parlare del solito Davide Serra, il finanziere londinese, da sempre grande sponsor del Bomba, che vorrebbe abolire il diritto di sciopero. In effetti non mancherebbero i motivi. Giusto per dirne uno, questo illustre “riformatore” si è ingrassato di parecchi milioni di euro (una ventina?) speculando al ribasso sul Monte dei Paschi di Siena proprio nei giorni della Leopolda. Che erano anche i giorni in cui stavano per arrivare i risultati degli stress test della Bce sulle banche. Risultati certo già conosciuti in anticipo dall’amichetto Matteo, al punto da far scrivere a qualcuno che Palazzo Chigi è diventato «il più gigantesco covo di insider trading del paese».

Breve parentesi: provate ad immaginarvi come ne avrebbe parlato la stampa se una cosa del genere fosse avvenuta nell’epoca berlusconiana, ed avrete la misura esatta di quanto la situazione sia ulteriormente peggiorata. Anche per questo il Berluska prova sincera invidia ed ammirazione per il Bomba, come spesso avviene quando l’allievo supera il maestro.

Tuttavia non è di Serra che vogliamo parlare, bensì di un personaggio meno noto, ma probabilmente ancor più significativo. Ne ha scritto ieri sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini. Il suo nome è Marco, il cognome Di Stefano, la sua faccia da schiaffi da bullo della periferia romana è tutta un programma. Non del tutto casualmente è anche un parlamentare piddino.

E non del tutto casualmente stava alla Leopolda, ma non come un bischero qualsiasi. Ora è indagato per corruzione, in un’inchiesta che ha per simbolo delle valigette piene di soldi viaggianti tra la Francia e l’Italia, ma alla Leopolda era niente meno che il coordinatore del “tavolo sui pagamenti elettronici”. Come dire, l’uomo giusto al posto giusto.


Se ne occupò la stampa nazionale nei giorni immediatamente successivi al meeting fiorentino. Tra gli altri la già citata Sarzanini sul Corriere della Sera del 7 novembre. Titolo: «Valigette piene di soldi e affitti gonfiati – La rete del deputato pd».

Secondo quanto scritto dal quotidiano milanese, l’accusa sarebbe quella di aver usato il suo ufficio di assessore al demanio della giunta Marrazzo – altro bel personaggio della sinistra de governo – per favorire due imprenditori immobiliari, ai quali venivano pagati dalla Regione Lazio affitti milionari. Affitti del tutto gonfiati anche per aumentare il valore degli immobili, poi infatti ceduti con plusvalenze superiori al 50% del valore di mercato.

Di Stefano era arrivato al posto di assessore dopo essere transitato, sempre con relativi incarichi istituzionali e di partito (leggi QUI), da Msi, Ccd, Udc, Udeur e infine Pd… Nella scheda della Camera dei deputati la sua professione risulta comunque essere quella di “Funzionario di polizia”.

Non c’è che dire, un bel personaggio! Ma un personaggio così, secondo voi, può trovare ostacoli nel Pd? Ovviamente no, ed infatti quando li incontrava usava un’arma assai semplice: il ricatto.

Citiamo sempre dall’articolo del 7 novembre:

«Intercettazioni e verifiche compiute dagli specialisti del Nucleo valutario della Guardia di finanza danno conto di quanto accadde dopo le primarie del Pd per la Camera dei deputati quando Di Stefano, primo dei non eletti, al telefono minacciava “la guerra nucleare, comincia da Zingaretti e li tiro tutti dentro”, li accusava di essere “maiali, non è che puoi l’ultimo giorno, l’ultima notte buttar dentro la gente, dopo che dici stai dentro” e candidamente affermava “Ho fatto le primarie con gli imbrogli”».

E bravo il nostro leopoldino! Con poche e ben messe parole hai descritto meglio di mille seriosi articoli che cos’è la porcheria chiamata «primarie», specie in un partito come il Pd dove evidentemente i ricatti funzionano.

Eh già, perché il Di Stefano risulta sì come primo dei non eletti nelle elezioni di febbraio, ma il seggio alla Camera lo conquista comunque pochi mesi dopo (8 agosto 2013) in seguito alle dimissioni di Marta Lenori, nominata assessore al Comune di Roma da Ignazio Marino. Evidentemente certi meriti andavano comunque premiati…

Ci fermiamo qui, rimandando alle notizie pubblicate ieri. Da esse risulta che il Di Stefano poteva ricattare in virtù della sua attività di dossieraggio sui colleghi piddini. Ma risulta anche un interesse degli investigatori sull’omicidio di Alfredo Guagnelli, collaboratore del parlamentare e suo «socio» nell’«affare immobiliare» di cui abbiamo detto e dal quale aveva ricavato 300mila euro.

Ma l’accusa più piccante è un’altra: quella di essersi comprato la laurea per la modica somma di 12mila euro. Laurea che sarebbe stata “pagata” con una consulenza affidata al rettore (si può sapere qual è il suo nome?) da Sviluppo Lazio. Dire “pagata” è dunque leggermente eccessivo, dato che il conto – peraltro modesto visto che i rettori si vendono per così poco: che giochino sulla quantità? – è stato “saldato” appunto dalla Regione.

Peccato, perché se almeno avesse pagato lui avremmo potuto sapere se lo aveva fatto con pagamento elettronico. Così, giusto per non togliere niente alla Leopolda, al valore dei suoi contenuti ed alla competenza dei suoi coordinatori. E per non togliere nulla neppure al Pd. Ilrottamatore è troppo impegnato ad asfaltare la democrazia, mica può perdere tempo a cacciare i suoi farabutti conclamati. Anche perché sarebbero troppi. Ed infatti il Di Stefano è sempre lì, pronto a votare il Jobs act, la Legge di Stabilità e l’Italicum. Indispensabile e “riformatore”, come tutti i bei volti della Leopolda.

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