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«NON SONO L’IDEOLOGO DELLA LEGA» di Diego Fusaro

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1 dicembre. 

In questa intervista a la Repubblica Diego Fusaro nega con forza di essere, come certi ambienti leghisti (e certi media) sostengono, l’ideologo di Matteo Salvini. Meglio così!
Che Fusaro sia stato costretto a divincolarsi dall’abbraccio leghista è tuttavia sintomatico. Se uno è gestisce su Radio Padania una trasmissione, se uno è ospite permanente a La gabbia del leghista Paragone e, ancor più importante, se uno continua a cantare la ninna nanna qualunquista che non esiste più alcuna dicotomia destra-sinistra, presta il fianco a facili strumentalizzazioni.
Qui l’intervista.

“Il fatto che io venga letto e apprezzato dalla Lega Nord come da partiti di estrema sinistra o di centro la dice lunga sullo stato confusionale del nostro sistema politico”, commenta impassibile Fusaro. “Mi muovo nel solco della tradizione dialettica Hegel-Marx: dalla parte del lavoro contro il capitale, dalla parte dell’umanità contro le merci. Poi se uno è confuso, che sia di destra, sinistra o centro, è un problema suo”.

Crede che su di lei il segretario della Lega abbia preso un abbaglio?
“Con Salvini ci siamo trovati d’accordo sulla questione dell’euro. Penso che sia un dispositivo mediante cui le classi dominanti combattono una “rivoluzione passiva” per rinsaldare l’ordine neoliberale. Quindi se Salvini si è convertito a Gramsci mi fa piacere, ma francamente non credo sia su questa linea”.

Però molti leghisti apprezzano anche la sua posizione critica sul tema dell’immigrazione.
“Voglio precisare che, dal mio punto di vista, è il capitale a frazionare i legami sociali e a mettere gli italiani contro gli immigrati e viceversa. Oggi c’è una rabbia gravida di buone ragioni, che in altri tempi sarebbe bastata a far esplodere dieci rivoluzioni russe o venti rivoluzioni francesi, ma purtroppo resta frazionata fra gli ultimi anziché salire verso l’alto”.

Restando alla politica, con quale partito è schierato?
“Io mi definisco un allievo indipendente di Hegel e Marx, quindi non rispondo a nessun partito. Dialogo con tutti, ma me ne tengo debitamente a distanza “.

Anche dal partito in cui sono confluiti gli eredi del Pci?
“Io lo chiamo “il serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd”. E in sostanza penso che se la sinistra smette di interessarsi a Marx e a Gramsci, bisogna smettere di interessarsi alla sinistra. Servirebbe piuttosto un nuovo soggetto politico”.

Intende scendere in campo anche lei?
Gramsci quel passo lo fece… “Altri tempi. Oggi bisogna lavorare anzitutto nella cultura. Non dimentichi che quando nel ’48 il movimento rivoluzionario fallì miseramente, per prendersi la rivincita Marx si chiuse in biblioteca a studiare le spietate leggi del capitale”.

Lei però, oltre alle biblioteche, frequenta le tv, le radio, Twitter e Facebook. Non teme di apparire più “dentro” che “contro” il sistema?
“Una critica giusta e intelligente e in parte è vera. Io stesso quando parlo in tv mi rendo conto che anche il messaggio più critico e radicale viene sempre “normalizzato” dal medium televisivo. Però il punto è un altro: far sapere che c’è una prospettiva alternativa, che apparentemente è interna al sistema ma che in realtà lo mette radicalmente in discussione “.

Dopo la dispersione del voto operaio e precario, non le sembra una cattiva utopia vagheggiare la costruzione di un nuovo soggetto antagonista?
“Oggi la situazione è tragica, ma non disperata. È tragica nel senso che gli offesi non solo non hanno la coscienza di classe, ma sono anche subalterni perché vivono totalmente all’interno dell’ideologia dominante. La vera utopia, però, è tentare di sconfiggere la finanza su scala globale. Perciò non mi vergogno a dire che ci vuole più Stato per imporre di nuovo il primato della politica sull’economia e quello dei diritti sociali sul mercato. Occorre ripartire dalle piccole comunità”.

Ancora musica per le orecchie della Lega…
“Guardi, il problema non è Salvini che critica l’euro e l’Unione europea. Il problema è il vuoto della sinistra su questi temi. Sono ancora fermi alla “fase tolemaica”, come diceva Gramsci, ma io credo che ci arriveranno, lentamente ma ci arriveranno”.»


* Fonte: la Repubblica del 27 novembre

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9 pensieri su “«NON SONO L’IDEOLOGO DELLA LEGA» di Diego Fusaro”

  1. Anonimo dice:

    Basta co' sto Fusaro della mentula.E' un filosofo da discount, melenso, fighetta e politicamente controproducente. Non buttiamoci via così, la sinistra si merita di meglio.

  2. Anonimo dice:

    Averne di pensatori come Fusaro. Chi è ancora abbarbicato ai valori della "sinistra", magari quella "vera", ed è ossessinato dalla "destra e dal "fascismo" ha una visione del mondo attuale deformata e farà parte di coloro che subiranno amarissime delusioni nel prossimo futuro.

  3. Anonimo dice:

    "Ci vuole più Stato per imporre di nuovo il primato della politica sull'economia e quello dei diritti sociali sul mercato."Tutti i regimi NON LIBERISTI, adottavano la "ricetta" PIU', STATO",Anzi, si può porre la "regola" meno STATO per qualificare un regime come di "DESTRA"E averne di Fusaro "in trincea".Nei regimi LIBERISTI, in verità, non è che ci sia realmente meno stato, ma lo stato è camuffato, o meglio, sostituito dalle lobbies che, per via di intrallazzi anche criminosi, riescono ad avere la forza cogente delle leggi ingiuste per spennare il Popolo.

  4. Anonimo dice:

    Anonimo delle 18:11Ecco il giovane del XXI secolo che ragiona come gli ubriachi da bar dei film di Nanni Moretti (Ecce Bombo).Quanto pirlume…e con questi fessacchiotti vi aspettate la "Sollevazione"?C'è da pedalare, altro che balle…lasciate da parte i patetici Fusaro o le trovate estemporanee tipo "Usciamo dall'euro" o "Viva il Sovranismo! Ma anche "no" al nazionalismo!" (vaje a spiega' la sottile nuance a Tor Sapienza e vedi che te dicheno…).Per adesso l'idea dev'essere solo quella di far passare nell'opinione pubblica due punti (2):1) lo Stato deve riprendersi il suo ruolo di regolatore dell'economia e di garante di una costituzione che armonizzi le diverse istanze delle varie classi sociali2) il liberismo economico deve essere identificato come il vero nemico.Se avremo l'umiltà di pensare a raggiungere questi due scopi apparentemente "minimi" avremo creato le condizioni per poter lottare seriamente per gli scopi "grandi".Se saltiamo questo passaggio di umiltà continueremo su quella strada di ridicolo autolesionismo che ha portato la sinistra allo sfacelo attuale.Pensiamoci su e smettiamo di sognare e straparlare come bambini troppo cresciuti.

  5. Anonimo dice:

    L'Anonimo delle 18.11 , senza accorgersene, ha confermato le opinioni di coloro che crede di aver criticato. Tanto meglio.

  6. Pigghi dice:

    anonimo delle 18:52, alla fine hai ribadito le uniche 2 cose su cui insiste Fusaro, cose che condivido.Fusaro alla fine dice cose semplici, ma comunque efficaci, gli fa solo piacere parlare quà e là, visto che ha spazio mediatico fa bene a sfruttarlo, purchè non finisca col diventare una cartina tornasole di certa gente.Questa intervista, così come l'articolo recentemente condiviso anche qui non fanno altro che scongiurare questa possibilità

  7. Anonimo dice:

    PigghiNo scusa, non hai proprio capito il punto.Per raggiungere i due obiettivi che ho indicato occorre qualcosa di molto diverso dalla melensa presenza fighettistica di questo giovine filosofo col birignao.Mi rendo conto che per te non sia facilissimo afferrare questo concetto ma cerca di capire che con i Fusaro si lascia il campo aperto ai trucidi di destra.Pigghi, il soggetto politico che dobbiamo creare passa per la presa di coscienza di una enorme parte di popolo che attualmente è a un livello culturale che definirei da Tor Sapienza…Tufello…Ponte di Acilia…ci mandi i Fusaro e fai un regalo a Salvini e Casa Pound.

  8. Anonimo dice:

    Con certe divagazioni faziose non si risolvono certo i veri problemi politici, sociali ed economici dell'emergenza che il paese sta vivendo e soffrendo. Si dia un'occhiata alle statistiche dei fallimenti e della disoccupazione ci si accorgerà che finora, nonostante le approfondite conoscenze filosofiche del pensiero di Marx non sono saltate fuori né soluzioni né proposte al di fuori di quelle relative ad un recupero della sovranità politica, dell'onestà in politica (ma c'è mai stata questa?) e della sovranità monetaria gettata alle ortiche dal 1981.Ora sarebbe necessario non osteggiare per partito preso quelle formazioni politiche che cercano appunto di rimettere il Paese sul binario della sovranità che però presuppone un'affezione per i valori nazionali per essere percorsa. Certo destra e sinistra sono concetti importanti, ma generano divisione e contrasti accaniti fra le forze e questo è poco favorevole a soluzioni che dovrebbero essere corali.

  9. Pigghi dice:

    anonimo delle 220:04 del 02.Capisco cosa intendi, da una parte sono d'accordo perchè servirebbe un'immagine più ammaliante e coinvoglente, però non credo sia così dannoso, alla fine va intercettato pure un popolo tendenzialmente di sinistra che con i professorini ci va nozze (non a caso ha già subito gli attacchi di micromega).anonimo delle 8:08Giusto non osteggiare per partito preso, però c'è chi vuole una sovranità ben poco popolare quello che è secondo me invece l'unico vero presupposto piuttosto che i valori nazionali.Il concetto che ci deve muovere è più o meno questo: "dare sovranità agli sfruttati per difendersi e migliorare la cosietà" e non credo sia conciliabile con certe leggi elettorali o attacchi alla costituzione.Poi per carità, io penso che l'uscita anche "di destra" (termini che condivido poco perchè certe conseguenze non sono direttamente collegatto all'atto di uscire in sè) sia meglio di una permanenza forzata, in quanto pure nel peggiore dei casi e delle conseguenze avremmo danni meno sicuri e la grande possibilità di riportare la lotta in campi più praticabili.Questo però non vuol dire che si possa andare a braccetto con chi ha obbiettivi finali troppo differenti

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