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QUANDO SE NE ANDRÀ SARÀ TROPPO TARDI di Emmezeta

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21 dicembre

Il peggior presidente di una Repubblica che pure ne ha avuti…

Non abbiamo prove di quel che molti dicono. Che cioè Napolitano sia figlio naturale di Umberto II, noto anche come il “Re di maggio”. Quel che possiamo invece dire è il suo costante atteggiarsi a monarca, di cui vuol dar prova fino all’ultimo.

In questo la sua sfrontatezza non ha limiti. Ed il suo intervento di ieri ne è la prova lampante.  Ma prima del commiato ne sparerà altre ancora. E giù tutti i giornaloni ad applaudire: ma che presidente, che saggezza, che lucidità, che perditaaa!

Noi invece non lo rimpiangeremo. Anzi, quando egli ci farà il piacere di alzare i tacchi sarà sempre troppo tardi. E’ stato il regista per niente occulto del golpe bianco che portò all’insediamento del Quisling Monti a Palazzo Chigi. Ma prima ancora (marzo 2011) il fautore più acceso dell’attacco criminale alla Libia. Poi – nelle monarchie le successioni sono a volte più complicate che nelle repubbliche – è succeduto a se stesso, per fungere da protettore del governo di larghe intese. Infine, nell’ultimo anno, è stato il custode istituzionale di quel patto extra-istituzionale (il “Nazareno”) che ancora governa l’Italia.


In questi anni di crisi è stato il vero referente delle oligarchie europee. Berlusconi? Inaffidabile. Monti? Un fedele servitore, ma troppo rozzo. Letta? Meno rozzo, ma poco efficace. Renzi? Più furbo, ma forse troppo. In questo tourbillon di primi ministri a Bruxelles cercavano un punto fermo. Fermo ed inamovibile come solo le monarchie lo possono offrire. Chi meglio allora di Napolitano?


Il quale – che lo faccia per nascita, per scelta, per vezzo o per virtù – con le oligarchie ha sempre amato stare. Anche quando giocava a fare il “comunista”. Perché sempre egli era il “comunista buono”, quello con stile british, sempre lontano dalla disprezzata plebe. Insomma: il “mio comunista preferito”, come ebbe a dire Henry Kissinger.


E come si conviene ad ogni membro della nobiltà egli vuol lasciarci così come ha vissuto,  quasi i danni compiuti non fossero ancora sufficienti.    


Ieri, parlando nel salone delle feste del Quirinale, ha iniziato a sparare i suoi botti finali. “Non si attenti in qualsiasi modo alla continuità di questo nuovo corso“, queste le sue parole minacciose a difesa del processo di stravolgimento di quella Costituzione sulla quale a suo tempo ha pure giurato.

Non si attenti“? E noi poveri ingenui che ancora pensavamo che quantomeno il parlamento certi temi avesse ancora il potere (e il dovere) di discuterli. No, nessuna discussione, che di attentato si tratta. Così parlò il monarca.
Ma non basta, che ha da esser chiaro chi sono gli attentatori. E allora dai, in pieno spirito costituzionale, nel pieno esercizio del ruolo super partes, ecco indicati i pericolosi eversori nei: “venti di scissione in questa o quella formazione politica, magari nello stesso partito di maggioranza relativa“. 

Dicono le cronache del palazzo (del non dal, tanto sono servili), che i renziani presenti si davano di gomito, persino loro increduli di questa copertura a 360 gradi ad ogni malefatta del boss che se li è tirati dietro al governo.


Avete capito: i parlamentari non devono discutere, tantomeno obiettare, devono solo (non si sa ancora per quanto) votare. E, ça va sans dire, dovranno farlo nel modo giusto. E chi non è d’accordo – questa non si era ancora sentita – non può neppure scindersi da quel partito che gli impone una scelta contro i propri principi e le proprie convinzioni. Sei messa bene Repubblica Italiana…


Dicono sempre le cronache, che il monarca – certo guardando anche alla sua successione – abbia scelto con cura la collocazione degli ospiti nelle varie file. Una chicca per i giornalettai chiamati a riferirne. Essi ci informano infatti della presenza nelle prime file dei ministri attuali, mentre Bersani e D’Alema sono stati relegati nelle ultime. Una scelta normale? Forse, però non ci spiegano cosa ci facesse Giuliano Amato, tra i ministri, in seconda fila…


Ma lasciamo perdere. Tanto nelle prossime settimane ne farà anche di peggio. Il suo tentativo di blindare Renzi è fin troppo palese. Spudorato, vergognoso, oltre ogni limite della decenza. C’è però un particolare: non è detto che riesca.


Napolitano cercò di blindare Monti portandolo poi al Quirinale, e sappiamo com’è finita. Poi ha blindato Letta, per piegarsi successivamente all’entrata in scena del suo attuale protetto. Ora le proverà tutte per portare sulla sua poltrona un altro uomo delle oligarchie, con Padoan ed Amato in pole position


Ma l’elezione del presidente è cosa spinosa. Il voto, ahimè, è segreto (a quando la prossima riforma costituzionale?). I principali partiti, anche se non scissi (che non si può per regio decreto), appaiono leggermente divisi al proprio interno. 


Naturalmente, nell’attuale verminaio della politica italiana tutto è possibile. Anche la momentanea ammucchiata per eleggere un nuovo “salvatore della patria”, o magari, invece, un “Re Travicello” buono per tutti gli usi. Che è poi quello che vorrebbe, senza poterlo dire, Matteo Renzi. Il quale, se potesse, lo tirerebbe a sorte tra i suoi (fidati) conoscenti di Pontassieve. 

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2 pensieri su “QUANDO SE NE ANDRÀ SARÀ TROPPO TARDI di Emmezeta”

  1. Anonimo dice:

    In battaglia, il successo o l'insuccesso, dipendono dal comandante in capo. Se il generale vale poco il risultato sarà da poco. SE il generale è venduto al nemico, il risultato sarà un disastro.L'Italia va male, è indiscutibile. Chi ha guidato le schiere dei suoi eserciti finora? Purtroppo i capitani di questi ultimi tempi si sono comportati tutti in modo assai simile.Questo fa pensar male e viene il dubbio che i vari capitani prendano ordini tutti dal medesimo general major. Chi sarà mai?Pora Italia! E poaretri noialtri!

  2. Anonimo dice:

    Già, e mi chiedo di chi troika sta parlando Bersani, "meglio se sa di economia".Prodi o Draghi? Il secondo è anche peggio del primo e sarebbe il suicidio della minoranza PD.

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