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ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE (il caso delle Banche Popolari) di Piemme

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[ 10 febbraio ]

Che tra ricchi sfondati e grandi criminali ci fossero comunione di interessi e affinità di comportamenti è cosa nota. L’ultima prova è il mal/affare dei conti bancari occulti presso la filiale ginevrina della banca inglese HSBC. 
Scopriamo tutti questi borghesi a nascondere quanto hanno arraffato per non pagare le tasse. Quando si dice del senso civico della classe dominante!

E’ in questo contesto che si inserisce il sodalizio tra Matteo Renzi e il finanziere Davide Serra del fondo Algebris. Un sodalizio già noto alle cronache che nella vicenda della “riforma” delle Banche popolari ha toccato il fondo. Vediamo qual’è il fattaccio.

Premessa

Liberarizzare il liberalizzabile, ovvero, privatizzare in Italia quel che resta in mano pubblica: questo è uno dei (non reconditi) obbiettivi della finanza predatoria globale. Renzi deve riuscire dove nemmeno Prodi e Berlusconi sono riusciti. Per questo hanno sostenuto e finanziato la sua scalata al potere.
Uno dei demiurghi-ruffiani che ha assicurato a Renzi l’appoggio del mondo bancario e finanziario si chiama  Davide Serra. 

Il fattaccio

Martedì 20 gennaio il Consiglio dei ministri presieduto da Matteo Renzi ha approvato un decreto legge cosiddetto ““Investment compact” (notare l’anglicismo: l’inglese è l’esperanto degli squali della finanza). Matteo Renzi (dopo il grande regalo ai grandi evasori ed a Berlusconi col decreto che prevedeva la non punibilità dei reati fiscali inferiori al 3% del reddito imponibile) ha avuto la faccia tosta di parlare di «momento storico». 


Di che si tratta in buona sostanza?

Le Banche popolari con un patrimonio superiore agli 8 miliardi
[1] dovranno trasformarsi  entro 18 mesi in Spa, Società per azioni. Un ghiotto boccone per chi vorrà scalarle e comprarle. Per quanto le Banche popolari non fossero di proprietà pubblica (si tratta di enti 
di tipo cooperativo) l’abolizione del “voto capitario” va pienamente nella direzione neoliberista. [2]

Perché questo decreto è un “fattaccio” e potrebbe nascondere un illecito grave? 
Ce lo spiega Federico Fubini [3] Cosa ci dice il Fubini? Ci dice che 14 gennaio —quando mancavano ancora sei giorni dal decreto governativo e due giorni all’uscita di un lancio ANSA di venerdì 16 gennaio da cui sarebbe partito uno dei più grandi boom di Borsa della storia recente di questo Paese»— i titoli del Banco Popolare, della Popolare dell’Emilia-Romagna e della Popolare di Sondrio sono schizzati in borsa. Qualcuno, che evidentemente sapeva in anticipo della mossa del governo, si è mosso rialzista, affrettandosi a comprare titoli a prezzi stracciati, evidentemente certo che sarebbero decollati molto presto.

Voi direte: nient’altro che insider trading, un illecito penale, ma che accade tutti i giorni nelle bische del capitalismo-casinò. Vero! Ma qui c’è un particolare inquietante. Scrive il Fubini: 

«Un finanziere da tempo vicino al premier, Davide Serra del fondo Algebris, non nasconde di aver investito sulle Popolari “fin dal marzo del 2014” e di aver registrato plusvalenze». 

Il più che fondato sospetto è che il Serra ed il Renzi abbiano agito in combutta, che anzi, il primo abbia suggerito al secondo la “riforma” delle popolari, e che il secondo abbia favorito il suo sodale e amico, informandolo in anticipo dell’imminente decisione governativa affinché facesse un mucchio di quattrini.

Ad avvalorare questa ipotesi, Fubini ricorda che il Serra sta suggerendo a Renzi un’altra porcata:

«… all’ultima Leopolda renziana, ha proposto norme per consentire alle banche di pignorare più in fretta gli immobili se un mutuo non viene pagato. Intanto lui stesso investe in fondo proprio sui crediti incagliati in Italia. Ed il governo si appresta appunto a prendere misure per affrontare il tema dei crediti deteriorati: una misura che può interessare anche Serra».

Il piddino Fubini conclude in stile farisaico che “Algebris fa legalmente il proprio lavoro, ed il governo il suo. Se possibile con sobrietà, stile e la giusta reciproca distanza».

Noi, con Leonardo Mazzei, vogliamo invece dirla tutta:

«Di cosa si occupa questo gruppo di potere? Del potere. Punto. Di quel potere di cui i membri del clan sono semplicemente assetati. Ma siccome non è che siano tutti dei fini strateghi, questo gruppo ha un unico capo riconosciuto, venerato ed indiscusso. Al quale un po’ tutti devono il loro attuale successo». [MATTARELLA-PONZIO-PILATO E I TRE PUNTI DI FORZA DEL RENZISMO]

NOTE

[1] Dieci per la precisione le Popolari che diventeranno Spa: Banco Popolare, Ubi Banca, Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Bper), Banca Popolare di Milano (Bpm), Banca Popolare di Vicenza, Vento Banca, Banca popolare di Sondrio, Credito Valtellinese (Creval), Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca Popolare di Bari.

[2] Le banche popolari appartengono a una particolare categoria regolata dagli articoli 29, 30, 31 e 32 del Testo Unico Bancario (TUB). Nel Testo si dice, tra l’altro, che le banche popolari «sono costituite in forma di società cooperativa per azioni a responsabilità limitata», che nessun socio può detenere più dell’1 per cento del capitale e che «ogni socio ha un voto, qualunque sia il numero delle azioni possedute». Si tratta del cosiddetto “voto capitario”: quello per cui all’interno dell’assemblea degli azionisti ogni socio può esprimere un singolo voto – uno vale uno – indipendentemente dal numero delle azioni che detiene o rappresenta. Questo fatto secondo alcuni bloccava – secondo altri tutelava – questo tipo di istituti: concretamente impediva a un’altra banca o a un singolo soggetto di acquisire il controllo della maggioranza dei voti nell’assemblea.


[3] La giusta distanza tra governo e finanzieri. Federico Fubini, Affari e Finanza del 9 febbraio.



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