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SE ATENE OGGI TIENE DURO

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[ 11 febbraio ]
Rottura o compromesso?

«Che la Germania, pur facendo la voce grossa, vorrà evitare di far scoppiare la bomba greca dipende da un’altra e più grossa gatta da pelare: l’escalation del conflitto in Ucraina. Infatti, mentre Schauble sarà oggi a Bruxelles, la Merkel sarà a Minsk, al vertice con Hollande, Putin e Poroshenko».

Oggi a Bruxelles si riuniscono i 19 ministri finanziari della zona euro (Eurogruppo). Sul tavolo la scottante questione greca. Varoufakis non sarà solo: ad Atene oggi pomeriggio si svolgerà una manifestazione che si prevede oceanica, vista la popolarità del governo di SYRIZA in ascesa. [1]

Probabile che si prenda tempo, che l’euro-Germania (gli altri paesi gli andranno dietro come pecore) accetti di concedere ad Atene una decina di miliardi del fondo salvastati (MES, Meccanismo europeo di stabilità) affinché la Grecia non vada in default e sopravviva fino all’estate. 
Problema: quali saranno le condizioni che porrà Berlino per questo prestito-ponte? Saranno certamente dure da accettare per Tsipras e Varoufakis (gli si chiederà probabilmente di annullare i primi provvedimenti sociali adottati dopo la vittoria elettorale, e che sono solo una parte del Programma di Salonicco. [2] La Merkel porgerà la carota ma solo per sferrare una sonora bastonata. 

La domanda di oggi è dunque questa: accetterà Atene di fare marcia indietro? Che prezzo sarà disposta a pagare per evitare una rottura immediata? Fino al punto di perdere la faccia davanti al proprio popolo?

Il Movimento Popolare di Liberazione
aderisce alla manifestazione nazionale


Quale che sia l’esito di questo primo round, Berlino vorrà vincere l’incontro, umiliando il governo greco, costringendolo alla capitolazione. 

Che la Germania, pur facendo la voce grossa, vorrà evitare di far scoppiare la bomba greca dipende da un’altra e più grossa gatta da pelare: l’escalation del conflitto in Ucraina. Infatti, mentre Schauble sarà oggi a Bruxelles, la Merkel sarà a Minsk, al vertice con Hollande, Putin e Poroshenko.

La partita a Bruxelles è politica e strategica. All’Unione euro-tedesca non mancherebbero le risorse per accettare la ristrutturazione del debito pubblico (330 miliardi di euro in totale) e permettere ad Atene di interrompere le politiche d’austerità. Se non sarà fatto, anche a costo di buttare fuori la Grecia dall’eurozona —e dall’Unione visto che le due cose sembrano inestricabili— [3] è perché i neoliberisti Trattati europei lo impediscono e perché Berlino ne ha fatto un questione di principio. Se sarà fatta una deroga ai Trattati per la Grecia come negarla poi ad altri? Non è forse vero che PODEMOS è in agguato in Spagna? Di sicuro dopo verranno il Portogallo e l’Italia.

L’abbiamo detto e lo ripetiamo: anche ammesso che oggi si trovi un compromesso, esso sarà solo temporaneo, e la Grecia sarà costretta ad abbandonare la moneta unica. Lo ha detto qualche giorno fa,  Alan Greenspan, uno che la sa lunga. E proprio ieri l’ha confermato, dando voce al mondo della grande finanza,  Sergio Marchionne a New York, dicendo che se la Grecia uscirà non ci sarà alcun pericoloso contagio —come dire, “lasciamo che Atene se ne vada”.

Il Pil Greco dopo il “salvataggio” europeo…

Nelle stesse ore in cui Marchionne pronunciava queste parole la Borsa di New York viveva una giornata storica: Apple è diventata la prima società nella storia americana a chiudere con una capitalizzazione di mercato superiore ai 700 miliardi di dollari, quasi quanto il pil dell’Olanda e sopra quello del Belgio, e tre volte il Pil della Grecia. 

Questi signori se ne fregano della sofferenze del popolo greco. Ritengono anzi che per salvare l’Unione europea e l’euro, quindi il sistema neoliberista globale, occorra amputare il dito mignolo greco.


Ciò che sarà chiaro sia a Tsipras che a Varoufakis. Essi giocano una partita da far tremare i polsi. Chiedono sì di “cambiare l’Europa”, ma sarebbero dei pazzi e degli scellerati, se non fossero pronti a fare fronte alla rottura con l’Unione ed a gestirla, adottando tutte le misure d’emergenza del caso. [4]

Con buona pace dei tanti cretini nostrani che vorrebbero che Tsipras s’impicchi in nome del “più Europa”. 


NOTE

[1] «Gli ateniesi battono i denti dal freddo e non smettono di sorridere. Due settimane fa, a pochi minuti dal suo trionfo elettorale, Alexis Tsipars aveva arringato i suoi elettori rivendicando per il suo popolo «il diritto al sorriso». Papantonio conferma. «Le facce dei greci sono tornate a sorridere perché Tsipras mostra di saper tenere fede a tutte le promesse elettorali: sia quelle di politica interna sia quella di politica estera. Il suo gradimento supera ormai il 70% per cento».
Nevica su Atene, Il Sole24 Ore dell’11 gennaio 2015


[2] Il Piano di Ricostruzione Nazionale si basa su quattro grandi pilastri per invertire la disintegrazione sociale ed economica, per la ricostruzione dell’economia e l’uscita dalla crisi.

I quattro pilastri del Piano di Ricostruzione Nazionale

1° : Affrontare la crisi umanitaria
2° : Riavviare l’economia e promuovere la giustizia fiscale
3° : Riconquistare l’occupazione
4° : Trasformare il sistema politico per rafforzare la democrazia
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1 ° pilastro: Affrontare la crisi umanitaria

Costo totale stimato € 1.882 miliardi

Il nostro programma per affrontare immediatamente la crisi umanitaria, con un costo stimato circa di € 2 miliardi, comprende una griglia completa di interventi di emergenza, in modo da alzare uno scudo di protezione per gli strati sociali più vulnerabili.

• Elettricità gratis per 300.000 famiglie attualmente sotto la soglia di povertà fino a 300 kWh al mese per famiglia; cioè, 3.600 kWh all’anno. Costo totale: 59,4 milioni di €.
• Programma di sussidi pasto per 300.000 famiglie senza reddito. L’attuazione avverrà tramite un ente pubblico di coordinamento, in collaborazione con le autorità locali, la Chiesa e le organizzazioni di solidarietà. Costo totale: € 756.000.000.
• Programma di garanzia abitativa. L’obiettivo è la fornitura iniziale di 30.000 appartamenti (30, 50, e 70 m²), sovvenzionando affitto a € 3 per m². Costo totale: 54 milioni di €.
• Restituzione del bonus di Natale (la nostra tredicesima n.d.r.), come 13 ͣ pensione, al milione ducentosessantaduemila novecentoventi (1.262.920) pensionati che hanno una pensione fino a € 700. Costo totale: € 543,06 milioni.
• assistenza medica e farmaceutica gratuita per i disoccupati non assicurati. Costo totale: € 350 milioni.
• Tessera speciale di trasporto pubblico per il disoccupati di lunga durata e di coloro che sono sotto la soglia di povertà. Costo totale: € 120 milioni.
• Abrogazione del livellamento della imposta speciale di consumo sul gasolio da riscaldamento a quello per autotrazione. Portare il prezzo di partenza del combustibile per riscaldamento per le famiglie torna a €0,90 al lt, invece degli attuali € 1,20 a lt. Previsto Benefit.
2 ° pilastro: Riavviare l’economia e promuovere la giustizia fiscale
Costo totale stimato: € 6,5 miliardi
Totale beneficio stimato: € 3,0 miliardi
Il secondo pilastro è incentrato sulle misure per riavviare l’economia. La priorità è data ad alleviare l’economia reale con la soppressione fiscale, sollevando i cittadini degli oneri finanziari, iniettando liquidità e migliorare la domanda.
La tassazione eccessiva sulla classe media e su quelli che non evadono fiscalmente ha intrappolato una grande parte di cittadini in una situazione che minaccia direttamente la loro condizione lavorativa, la loro proprietà privata, non importa quanto piccola e la loro stessa esistenza fisica, come dimostrato dal numero senza precedenti di suicidi.

• Estinzione di obbligazioni finanziarie ai fondi statali e di sicurezza sociale, in 84 rate.

Beneficio stimato: € 3 miliardi

Le entrate che ci aspettiamo di raccogliere su base annua (tra il 5% e il 15% del totale dovuto) saranno agevolate dalle seguenti misure:
1. L’immediata cessazione dell’azione penale, nonché del sequestro di conti bancari, della prima casa, di stipendi, ecc, e il rilascio del certificato di regolarità fiscale a tutti quelli inclusi nel processo di risoluzione.
2. Una sospensione di dodici mesi delle misure di perseguimento e di esecuzione nei confronti di debitori con un consolidato di reddito pari a zero, inclusi nel processo di risoluzione.
3. Abrogazione del trattamento anti-costituzionale delle obbligazioni finanziarie in essere allo stato come reato in atto (in flagranza).
4. Abolizione della obbligatoria di acconto del 50% del debito in essere come prerequisito per avere una udienza. La caparra sarà decisa da un giudice. Sarà circa il 10% -20%, a seconda delle condizioni finanziarie del debitore.

• abolizione immediata dell’attuale tassa unificata di proprietà (ENFIA). Introduzione di una tassa sulle grandi proprietà.

Immediata correzione al ribasso dei tassi di zona delle proprietà per m².
Costo stimato: € 2 miliardi.
Tale tassa sarà progressiva, con una alta soglia esentasse. Con l’eccezione di case di lusso, non verrà applicata per la residenza primaria. Inoltre, non riguarderà la piccola e media proprietà.
• Restituzione della soglia di imposta sui redditi di € 12.000 annuali. Aumento del numero di aliquote di imposta per garantire una tassazione progressiva.
Costo stimato: € 1,5 miliardi.

• Riduzione del debito personale attraverso la ristrutturazione di prestiti («prestiti rossi») in sofferenza da parte di individui e imprese.
Questa nuova legislazione di sollievo comprenderà: caso per caso la parziale cancellazione del debito contratto da persone che ora sono sotto la soglia di povertà, così come il principio generale di ristrutturazione del debito in essere, in modo che il suo rientro totale verso le banche, lo Stato ed i fondi di previdenza sociale non superi ⅓ del reddito di un debitore.
• Stiamo allestendo un ente pubblico di intermediazione per la gestione del debito privato, non come una «bad bank», ma come ente sia di gestione di qualsiasi pagamento in ritardo alle banche sia come di controllo delle banche per quanto riguarda l’attuazione delle transazioni concordate.
• Nei prossimi giorni, SYRIZA presenterà una proposta di legge per estendere all’infinito la sospensione dei pignoramenti sulla prima casa, per un valore inferiore a € 300.000.
• La proposta di legge prevede anche il divieto di vendere o trasferire i diritti su prestiti e ipoteche sulle terre per garantire i prestiti alle istituzioni finanziarie non bancarie o società.
• Istituzione di una banca pubblica di sviluppo e delle banche per usi speciali:
Capitale iniziale di € 1 miliardo.

• Ripristino del salario minimo di 751 €.
Costo zero.

3 ° pilastro: Piano Nazionale per riconquistare l’occupazione

Costo stimato: € 3 miliardi
Un aumento netto di posti di lavoro di 300000 occupati in tutti i settori dell’economia – privata, pubblica, sociale – dovrebbe essere l’effetto del nostro piano biennale per riguadagnare occupazione. Tale piano è indispensabile per assorbire i disoccupati di lunga durata, in particolare quelli con più di 55 anni, così come i giovani disoccupati, che sarebbero in gran parte ignorati dalla crescita economica. Il nostro piano permetterebbe di risparmiare fondi per estendere l’indennità di disoccupazione a beneficio di più persone.

• Restituzione del quadro istituzionale per la tutela dei diritti del lavoro che è stato demolito dai governi del Memorandum.
• Restituzione del cosiddetto «effetto-dopo» dei contratti collettivi; degli stessi contratti collettivi, così come dell’arbitrato.
• Abolizione di tutte le norme che consentono i licenziamenti ingiustificati e di massa, nonché dell’affitto dei dipendenti.
costo zero
Programma di occupazione per i 300000 nuovi posti di lavoro.
Stima dei costi del primo anno: € 3 miliardi

4 ° PILASTRO: Trasformare il sistema politico per rafforzare la democrazia

Costo totale stimato: € 0
Dal primo anno di governo di SYRIZA, intendiamo mettere in moto il processo di ricostruzione istituzionale e democratico dello Stato. Potenziamo le istituzioni della democrazia rappresentativa e si introducono nuove istituzioni di democrazia diretta.
01 Organizzazione regionale dello Stato. Miglioramento della trasparenza, della autonomia economica ed efficacia del funzionamento dei Comuni e delle Regioni. Autorizziamo le istituzioni di democrazia diretta e l’introduzione di nuove

02 Rafforzamento della partecipazione democratica dei cittadini. Introduzione di nuove istituzioni, come ad esempio l’iniziativa legislativa popolare, veto delle persone e l’iniziativa popolare per indire un referendum.

03 Rafforzamento del Parlamento, riduzione dell’immunità parlamentare, e l’abrogazione del particolare regime giuridico della non-azione penale verso i parlamentari.

04 Regolamento del paesaggio radio / televisivo, con l’osservazione di tutti i presupposti di legge e aderendo a criteri di rigore finanziario, fiscale e sicurezza sociale. Ripristino della ERT (Public Radio e Televisione) su base zero.

Stima del costo del piano non negoziabile di misure immediate per ristrutturare la società.

Abbiamo calcolato il costo totale del programma immediato per affrontare la crisi umanitaria e il costo fiscale dell’eliminazione delle mostruose tassazioni.
Ciò sarà interamente coperto come segue:
1. Prima di tutto, le misure e le procedure di soluzione e liquidazione. Abbiamo in programma di raccogliere, come minimo, € 20 miliardi su un totale di € 68 miliardi di mora per un periodo di sette anni. Ciò porterebbe ad aggiungere circa € 3 milardi nelle casse pubbliche nel primo anno.
2. In secondo luogo, con una decisa la lotta contro l’evasione fiscale e il contrabbando (ad esempio carburante e di sigarette), cosa che richiede determinazione e volontà politica di scontrarsi con interessi oligarchici.
3. Per quanto riguarda il capitale iniziale per una organizzazione pubblica di intermediazione e il costo della creazione di una banca pubblica di sviluppo e delle banche per usi speciali, per un totale di € 3 miliardi, saranno finanziate dal cosiddetto «cuscino di comodo» dai, circa, € 11 miliardi del Fondo di Stabilità Finanziaria Ellenica destinato al sistema bancario.
4. Per quanto riguarda il costo totale del piano per riconquistare l’occupazione: esso ammonta a € 5 miliardi, € 3 miliardi dei quali sono i costi nel primo anno di attuazione. Durante questo primo anno, il costo sarà finanziato mediante: €1 miliardo dal quadro di riferimento strategico nazionale 2007-2013 «progetti ponte»; € 1,5 miliardi dal suo equivalente 2014-2020 e € 500 milioni da altri strumenti europei destinati all’occupazione.
Inoltre, considerando l’enorme sforzo che sarà richiesto per ripristinare le pensioni, il nostro governo, invece di svendere proprietà pubbliche, trasferirà una parte di essi a fondi di previdenza sociale.
Queste sono il minimo di misure da adottare al fine di invertire le conseguenze catastrofiche del coinvolgimento del Settore Privato per Investimenti (PSI) sui fondi pensione e singoli obbligazionisti e ripristinare gradualmente le pensioni.


PREVISIONI COSTO TOTALE DEL «PROGRAMMA SALONICCO»: € 11.382 miliardi

STIMA RICAVI TOTALI: € 12.000 MILIARDI


[3] Uscire dall’euro è possibile? Cosa prevedono i Trattati. Il Sole 24 Ore del 5 gennaio 2014

[4] Ripudio del debito, impedire la fuga dei capitali, nazionalizzare le banche e dei settori strategici dell’economia, misure di protezione dell’economia greca, disdetta dei Tratti europei, ritorno alla sovranità monetaria,
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5 pensieri su “SE ATENE OGGI TIENE DURO”

  1. Anonimo dice:

    Un momento compagni, Alan Greenspan è uno che ha toppato di brutto sui derivati e sulle capacità di autoregolazione del mercato, non dimentichiamolo.

  2. Anonimo dice:

    Speriamo che abbiate ragione, soprattutto sull'ultima frase.Ormai non ci resta che stare a guardare, oggi comunque è la prima vera prova per Tsipras.Riccardo.

  3. Brenno dice:

    Greenspan "toppato sui derivati"?Non direi. Se è stato portato davanti ad un giurì non è perché ha "toppato", ma perché ci ha "marciato", ovvero deliberatamente favorito la colossale speculazione sui derivati subprime.Per non andare OT e venire alla Grecia: giusta l'analisi di sollevazione. Se ci sarà un compromesso sarà solo momentaneo: o Tsipras va avanti col suo programma, e la rottura è sicura o si tira giù le mutande.incrociamo le dita….

  4. Anonimo dice:

    No, ha toppato perché ci ha marciato ma era convinto che il mercato si sarebbe autoregolato.

  5. Simone ArticoloUno Boemio dice:

    Invito a leggere il contenuto dell'articolo del sole 24 ore di cui alla nota n.3 dal quale non si evince affatto che l'uscita dall'euro comporta anche quella dalla UE.Invito anche a riflettere sul fatto che per il sistema liberista l'euro è solo uno strumento e che, invece, la UE rappresenta la realizzazione giuridica del sistema stesso, quindi una eventuale uscita di un paese dalla UE è, per le elité, da osteggiare con ogni mezzo (anche a mezzo di nuovi specifici trattati!).

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