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LA RUSSIA E LA GEOPOLITICA AMERICANA

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La NATO (clicca per ingrandire)

[28 aprile]


Questa sera alcuni di noi si ritroveranno, a Roma, all’incontro sul conflitto in Ucraina, promosso dal Coordinamento della sinistra contro l’euro. Un’occasione per mettere a fuoco l’importanza strategica di quel conflitto, gli interessi delle parti in gioco, e cercare di capirne i possibili, minacciosi sviluppi.

Per capire quali sono la geopolitica e il principale timore degli Stati Uniti d’America, ci aiuta George Friedman [nella foto a destra], consigliere politico del Dipartimento di Stato, fondatore di uno dei più importanti think tank nordamericani, lo Stratfor



“L’estremismo islamico è realmente la maggiore minaccia negli USA? Sparirà da solo oppure crescerà ancora?

George Friedman ha così risposto:

«E’ un problema per gli Stati Uniti, ma non vi è minaccia alcuna ai danni della nostra esistenza, occorre che ci interessiamo alla cosa ma nella giusta proporzione. Abbiamo ben altri interessi all’estero, il principale interesse per gli USA, per via del quale abbiamo combattuto le guerre, Prima e Seconda Guerra Mondiale e quella fredda, consiste nella relazione fra Germania e Russia; perché se si uniscono sono l’unica potenza che possa minacciarci e il principale interesse è che ciò non succeda.

Gli Usa hanno un interesse fondamentale, ora controllano tutti gli Oceani del mondo, nessuna potenza si è mai nemmeno avvicinata a farlo è grazie a questo che noi possiamo invadere dei popoli ma non possiamo essere invasi, è una cosa bellissima. Tenere saldo il controllo dei mari e dello spazio è la base della nostra potenza il modo migliore per sconfiggere una flotta nemica è impedire che sia mai costruita.

Il modo in cui i britannici sono riusciti a garantirsi che nessuna potenza europea potesse costruirsi una flotta consiste nel far in modo che gli europei se lo impedissero a vicenda. La linea politica che raccomanderei è quella adottata da Ronald Reagan nei confronti di Iran e Iraq: finanziò entrambi gli schieramenti facendo si che si combattessero fra di loro e non combattessero contro di noi. Era una cosa certamente cinica, non morale, ma ha funzionato e questo è il punto.

Gli Stati Uniti non possono invadere l’Eurasia. Non appena il primo soldato mette il suo piede sul terreno, scatta la superiorità numerica: noi siamo totalmente in inferiorità numerica. Possiamo anche sconfiggere un esercito ma non occupare l’Iraq. L’idea che 130 mila uomini possano occupare un Paese di 25 milioni di persone, beh, il rapporto fra la polizia di New York e il numero dei cittadini è maggiore di quello dello schieramento in Iraq, non abbiamo la possibilità di prendercela con loro, ma abbiamo la capacità di dare appoggio a numerose potenze rivali affinché si scontrino fra di loro: appoggio politico, appoggio economico, appoggio militare, consulenti e in extremis possiamo fare ciò che abbiamo fatto in Giappone, in Vietnam, in Iraq ed in Afganistan: attacchi che invalidano.

L’attacco che invalida non ha l’obiettivo di sgominare il nemico, ha lo scopo di destabilizzarlo. E’ quanto abbiamo fatto in ognuna di quelle guerre. In Afganistan, per esempio, abbiamo destabilizzato al-Qa’ida. Il problema che abbiamo avuto poiché siamo giovani e stupidi, è che una volta che li abbiamo destabilizzati, invece di dire ottimo lavoro e tornare a casa, ci siamo detti: “beh è stato facile. Perché non ci costruiamo una bella democrazia?” Questo è stato il momento in cui ha fatto il suo ingresso la stupidità.

Dunque la risposta è: gli USA non possono intervenire costantemente in tutta l’Eurasia, devono intervenire selettivamente, e solo con ex-trema ratio, non può essere la prima mossa quella di inviare l’esercito Americano. Quando inviamo i soldati americani dobbiamo intendere pienamente in cosa consti la nostra missione, limitarci ad essa e non consentire che prendano piede fantasie politiche di nessun tipo. Per fortuna questa cosa, stavolta l’abbiamo imparata.

Ci vuole un certo tempo affinché i bimbi apprendano la lezione. Ma io penso che lei che mi ha posto la domanda abbia pienamente ragione: in quanto Impero, non possiamo comportarci così, La Gran Bretagna non ha occupato l’India, ma ha individuato una serie di stati indiani e li ha istigati l’uno contro l’altro e ha inquadrato degli ufficiali britannici in un esercito indiano.

I Romani non inviarono enormi eserciti ma piazzarono dei re, ne crearono parecchi di re i quali erano assoggettati all’imperatore, è questi re erano responsabili del mantenimento della pace, ad esempio uno di questi responsabili era Ponzio Pilato. Gli imperi che sono controllati in modo diretto, imperi come quello nazista, crollano. Nessuno ha così tanto potere.

Comunque, il nostro problema non è nemmeno questo, noi dobbiamo ancora ammettere concretamente che abbiamo un impero. Dunque, non siamo ancora al punto in cui non pensiamo che possiamo rincasare e che il lavoro sia già fatto, perciò siamo solo nella prima fase.

La questione sul tavolo dei russi è: Si creerà una zona cuscinetto, o una zona neutra? O l’Occidente penetrerà così in profondità nell’Ucraina che si troverà a 100 Km da Stalingrado e a meno di 500 Km da Mosca? Per la Russia la situazione ucraina è una minaccia alla sua stessa esistenza, e i Russi non possono lasciar fare. La domanda che si pongono gli USA, nel caso che la Russia si impadronisca dell’Ucraina, il punto è: “Si fermeranno lì?”»

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Un pensiero su “LA RUSSIA E LA GEOPOLITICA AMERICANA”

  1. Anonimo dice:

    Uno pensava che Pilato fosse il prefetto di Giudea e invece scopriamo che era il re.

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