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MISTER 40,8% SI AFFLOSCIA di Leonardo Mazzei

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[ 1 giugno ]

La metà degli elettori è stata casa. 

Gli altri hanno assestato uno schiaffo al Bomba.
Media ponderata del voto di ieri: il Pd come partito perde il 15%, con il carrozzone delle liste di amici ed amici degli amici cala di circa il 9%.
Dunque, mister 40,8 non c’è più. 
Su questo, in realtà, non avevamo dubbi. Restava invece da stabilire di quanto il Bomba si sarebbe sgonfiato rispetto a quel dato delle europee. Un dato gridato a gran voce, per tutto un anno, per zittire avversari e critici di ogni credo e tendenza. Ora lo sappiamo: si è sgonfiato di molto. Il Pd come partito perde il 15%, con il carrozzone delle liste di amici ed amici degli amici cala di circa il 9%.

Questi numeri ci vengono da una media ponderata dei voti di ieri. Il calcolo è stato fatto sulla base delle percentuali ottenute dal Pd, in confronto con quelle raggiunte un anno fa alle europee. I vari cali regionali (il partito di Renzi ha perso consensi ovunque) sono stati poi “pesati” in rapporto agli elettori delle varie regioni, in modo da ricavarne una proiezione nazionale.


Perché questo calcolo? Perché è quello politicamente più significativo. Quello che misura la febbre al consenso renziano dopo 15 mesi di governo. Certo, è più facile – e soprattutto più comodo per il Bomba – fare il calcolo delle regioni vinte. Vantandosi così di un 5-2 che non rende affatto conto dell’autentico tracollo di consensi che si è verificato.


Lo avevamo scritto giovedì scorso: «In realtà non conterà solo il numero di regioni conquistate, conterà anche il totale dei voti ottenuti. Anzi, sarà soprattutto quel dato a dirci di quanto si è sgonfiato il famoso 40,8% delle europee».


Questo era, ed è, il dato decisivo. Ci sarà tempo per ritornare su altri aspetti rilevanti di queste elezioni, dall’aumento dell’astensionismo, all’ottimo risultato di M5S, alla forte avanzata della Lega, ai miseri dati della sinistra (ex?) arcobalenica. Ora è importante concentrarsi sul Pd, sul partito che, attraverso una legge elettorale truffaldina, sta tentando di costruire un autentico regime imperniato sulla concentrazione di ogni potere nelle mani del suo bulimico leader.


Questo disegno autoritario ha ieri subito uno stop, quantomeno in termine di consensi. Uno stop  non ancora decisivo, ma un segnale assai più netto di quanto si poteva immaginare.


Entriamo nel dettaglio, vedendo anzitutto quanto ha perso il Pd in ogni regione: Liguria -16,10%, Veneto -20,63%, Campania -16,04%, Puglia -13,91%, Toscana -10,0%, Marche -9,91%, Umbria -12,76%.  Come si vede il dato è omogeneo da nord a sud. La perdita è a due cifre pressoché ovunque. Particolarmente significativo, oltre alla debacle della Liguria, il tracollo della renziana Moretti in Veneto. 


La media ponderata di questi dati regionali ci da un calo generale del 15%, che proiettato a livello nazionale porterebbe il partito renziano ad un 26% (40,8-15,0=25,8) dal sapore decisamente bersaniano.


Naturalmente questi calcoli faranno imbestialire i piddini. I quali ci ricorderanno, come facevano scompostamente ieri sera in Tv, che i loro candidati si sono avvalsi di liste di supporto in qualche modo riconducibili al loro partito, e che quindi i voti di queste liste vanno sommati a quelli del Pd. Ora, in realtà ci sarebbero molte cose da dire su questa pratica acchiappavoti. Come ci sarebbe da dubitare sul fatto che si tratti sempre ed ovunque di voti piddini in libera uscita. E magari ci sarebbe da ironizzare sui candidati apertamente fascisti di certe liste a sostegno in Campania…


Ma lasciamo stare. Dato che noi siamo assai meno scomposti dei tirapiedi renziani mandati in video ieri sera nel disperato tentativo di nascondere la realtà delle cose, abbiamo sommato al Pd tutti i voti di queste listarelle di comodo. 


Ed ecco i cali che abbiamo così ottenuto: Liguria -11,35%, Veneto -16,80%, Campania -7,03%, Puglia -1,64%, Toscana -8,29%, Marche – 4,97%, Umbria -12,76%. La media ponderata di questi dati ci da un calo generale dell’8,8%. Un dato assai pesante per il Pd, nonostante il generosissimo metodo applicato. Abbiamo infatti sommato al Pd non solo i voti ottenuti dalle “liste del presidente”, ma anche quelli delle altre liste di supporto che non avessero un chiaro simbolo di partito. Questo non per regalare qualcosa ai renziani, bensì per togliergli ogni argomento a difesa.


Cosa ci dicono questi risultati?

Essi ci dicono che Renzi è battibile. Che il suo disegno autoritario può essere ancora fermato. Che la cosiddetta “luna di miele” del governo è davvero finita. Che anche il più servile sostegno mediatico mai ottenuto da una forza politica nell’Italia repubblicana non è sufficiente a frenare l’emorragia di consensi.


Non è tutto, ma è molto. Naturalmente i risultati di ieri non rendono Renzi meno pericoloso di prima. Anzi, per certi aspetti, lo rendono ancora più pericoloso. A capo del governo, a capo del Pd, con il sostegno del potere economico, con una stampa allineata, con una legge elettorale ritagliata su misura, egli non vorrà certo fermarsi nella sua opera distruttrice della democrazia e di ogni diritto sociale. 


E, d’altronde, dal voto delle regionali non emerge ancora l’alternativa di cui c’è bisogno. Emerge però un grande spazio, basti pensare alla crescita enorme dell’astensionismo. E’ in questo quadro che si dovrà approntare da subito una strategia ed una tattica per battere Renzi all’appuntamento decisivo del referendum sulla controriforma costituzionale (leggi QUI).


Quel che è certo è che non siamo in una fase stabilizzazione del consenso. Al contrario, le oscillazioni che si verificano ad ogni elezione mostrano proprio la ricerca, necessariamente confusa, di una via d’uscita dall’attuale situazione. Chi emergerà in questo quadro è dunque facile da prevedersi: emergerà, e forse vincerà, chi saprà proporsi con un progetto di alternativa al tempo stesso radicale e credibile.


Di sicuro la partita è aperta. Lo schiaffo subito da Renzi non è un ko, ma è un colpo molto forte al suo disegno autoritario. Da queste elezioni non potevamo aspettarci miglior notizia.



NB – Quando questo articolo è stato scritto – tra le 8 e le 9 di questa mattina – lo scrutinio non era ancora terminato in tutte le regioni. Qualche modestissima variazione delle percentuali è perciò ancora possibile in Campania e Puglia. Ma si tratterà in ogni caso di variazioni del tutto trascurabili.

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7 pensieri su “MISTER 40,8% SI AFFLOSCIA di Leonardo Mazzei”

  1. Anonimo dice:

    a spanne, se contassimo i voti del M5s e provassimo a confrontarli con quelli "europei" vedremmo che l'astensionismo dei "grillini per caso" è stato altrettanto significativo.a La7 Marco Damilano ha fatto una buona sintesi: renzi ha perso la sfida di puntare a sfondare nel voto moderato facendo a meno del voto di quelli "meno moderati" della sx pd.ma questo non impedisce a due portavoce neo-democristiani piddini di dirsi soddisfatti e motivati nel continuare il piano di riforme…li maledico con una bestemmia nel cuore.https://www.youtube.com/watch?v=VqYwNuplgPk francesco

  2. Anonimo dice:

    Analisi che condivido in pieno. Agguingo un elemento: sembrerebbe che l'opa renziana sui voti dell'area del centrodestra non sia riuscita. Il vero sconfitto quindi è il progetto del partito della nazione, architrave del disegno renziano. Se questa sia una sconfitta definitiva o solo una battuta d'arresto è presto per dirlo, ma al momento è così. E non è poco.Vittorio

  3. roberto dice:

    il pd farà la fine del pasok greco, e la ciurma ballista che governa l'italia verrà rottamata come ferro vecchio dannoso perchè ossidato da cancrena reazionaria.

  4. Ippolito Grimaldi dice:

    Non sono d' accordo, il progetto renziano è di ridurre la partecipazione democratica ed in questo senso sta vincendo, ma è un obiettivo pericoloso, per tutti.

  5. Anonimo dice:

    La partecipazione democratica è l'insidia più pericolosa per gli autoritarismi rampanti. L'espressione della volontà popolare che avviene mediante il suffragio elettorale è un momento di sommo pericolo per chi sta facendo il gioco sporco di inquinare la democrazia con escamotages furbastri come. per esempio il varo di modifiche ad hoc della legge elettorale.Purtroppo la partecipazione democratica di questa tornata di regionali non è molto confortante ma occorre tener presente che si è imposta una sola giornata di voto.

  6. Leonardo Mazzei dice:

    Risposte della redazione:- A Francesco. Certo che c'è stato anche un astensionismo nell'area grillina. Tuttavia, considerati i precedenti in elezioni analoghe, il risultato di M5S è da considerarsi decisamente buono.- Vittorio coglie nel segno sottolineando che "il vero sconfitto quindi è il progetto del partito della nazione, architrave del disegno renziano".Diciamo che l'uomo si è montato un po' la testa. Cosa che capita assai spesso agli spacconi come lui.- A Ippolito Grimaldi. Certo che Renzi vuole ridurre la partecipazione democratica, ma egli non può fare a meno del consenso, che è stato fino ad oggi il suo punto di forza rispetto ai predecessori Monti e Letta. Attenzione, perciò, a sottovalutare la portata del tracollo piddino di ieri.

  7. Anonimo dice:

    @Leonardonon era per contraddirti sulla tenuta del M5s ma per dire che forse i tempi sono maturi per un soggetto di sx, no-euro, no-trattati, no-nato etc.;che c'è un astensionismo affatto apatico, bensì rabbioso, che non sfocia, a parte un voto tattico dato sul contingente, nel voto moralizzatore grillino o antimmigrati e no-euro leghista. Cresce la consapevolezza che da questa politica (pude) ci si può aspettare di tutto, anche coltivare una guerra tra poveri e un nuovo "di pietro clown" (felice di sbagliare).Loro, affrancati dal processo elettorale vuoi che non lo siano da una Norimberga?! Guardo i loro sorrisi da roditori (mr-sb-ds-ml-rp) autocompiacersi in tv, penso al loro senso delle rat-line che li porteranno in esili dorati: un bel marameo e Hammamet e assorate!francesco

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