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SUL REDDITO MINIMO UNIVERSALE di Simone Boemio

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[ 7 giugno ]


Premessa

La dicotomia “lavoro-reddito” è ciò che consente al progresso scentifico di provocare disoccupazione, povertà e ingiustizia.

La tecnologia fa passi sempre più grandi eliminando posti di lavoro (anche di concetto), inducendo i lavoratori a rinunciare a diritti acquisiti pur di lavorare e garantendo profitti sempre maggiori al capitale.


Anche in settori come l’insegnamento, la medicina, le opere pubbliche, l’informazione ecc., l’impiego umano verrà limitato sempre di più dall’uso esasperato di macchine e computer destinati ad eseguire operazioni sempre più complesse e lasciando a pochi il compito della mera sorveglianza.

Lasciare che tali mezzi vengano acquisiti ed utilizzati unicamente dai privati per il loro profitto significa consegnare le leve dell’economia a questi ultimi e con esse tutta la società.

Nell’Unione Europea, dove l’intervento pubblico nell’economia è vietato, non è prevista alcuna forma di solidarietà e comunione, anzi queste sono espressamente negate dai trattati che la regolano; la competizione è istituzionalizzata e perseguita a tutti i livelli: tra Stati, tra Enti, tra imprese, tra lavoratori, ecc.; la comunicazione tende a mettere tutti contro tutti; la democrazia è solamente di facciata; gli Stati non possono operare negli interessi dei cittadini a meno di indebitarsi con la finanza internazionale e l’indebitamento degli Stati ricade sui cittadini in una spirale inarrestabile verso il basso.
In un concetto: nell’Unione Europea l’esautorazione delle Costituzioni è un fatto indiscutibile che mostra ogni giorno i suoi frutti.

Non solo, gli Stati stanno per essere sottomessi definitivamente al potere economico delle multinazionali con dispositivi come il trattato transatlantico TTIP.

Pertanto, ciò che mi prefiggo di discutere con chi vorrà in queste righe è una ipotesi che potrà essere attuata unicamente successivamente al ripristino della Carta Costituzionale nella sua versione originale del 1948(quindi alla uscita del Nostro Paese dall’Unione Europea), quando lo Stato sovranamente avrà:
– la possibilità assicurare ai cittadini una vita dignitosa
– eliminato le sacche di povertà attualmente esistenti ricostruendo il potenziale produttivo nei territori,
– perseguito la massima occupazione creando lavoro con retribuzioni di riguardo
e la democrazia sarà ritornata a determinare le scelte pubbliche.
Da ciò, la necessità in primis di un impegno finalizzato al riposizionamento della Costituzione Repubblicana originale al vertice dell’ordinamento e della vita dei cittadini e, successivamente, ci si potrà occupare di come adeguarla ai tempi correnti e futuri.

Ripeto a scanso di equivoci ed in altri termini: questa proposta non è attuabile in un regime oligarchico liberista.

Quindi, nelle attuali condizioni, con gli Stati impossibilitati a perseguire politiche di piena occupazione e di benessere diffuso, un eventuale reddito di cittadinanza (che verrebbe emesso necessariamente dalla privata BCE) sarebbe una elemosina concessa alla gente elargita unicamente con lo scopo di soggiogarla e controllarne gli impulsi alla ribellione.

Il punto


Affinchè si possa realizzare quanto segue occorrerà innanzitutto liberare da concetti “moralistici” il tema del lavoro e considerare tale anche il dedicarsi a doti personali, alle arti, alla conoscenza, al benessere dei propri cari.
Uno Stato, sebbene social-democratico e sovrano, che crei lavori alienanti e fini a se stessi sarebbe visto comunque come un padrone ingiusto.
Crisi e disoccupazione in alcuni paesi Ue

Definizione:


Il reddito minimo universale non è il reddito di cittadinanza, ma è una erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare, distribuita a tutti coloro dotati di cittadinanza e di residenza, in grado di consentire una vita minima dignitosa, cumulabile con altri redditi (da lavoro, da impresa, da rendita, ecc.), indipendentemente dall’attività lavorativa effettuata, dal sesso, dal credo religioso e dalla posizione sociale ed erogato durante tutta la vita del soggetto.
La presenza del reddito minimo universale non esclude, anzi prevede, la fornitura da parte dello Stato di servizi al cittadino gratuiti legati a sanità, istruzione e trasporti, nonchè ad un piano di edilizia residenziale pubblico.
A fronte di questo diritto tutti i cittadini abili ed in età lavorativa dovranno rendersi disponibili a far fronte alle esigenze dello Stato attraverso un servizio civile o militare da ripetere ogni anno per un periodo di tempo limitato o in caso di emergenze nazionali.
Si tratta di un versamento in denaro a scadenza regolare. Dunque, né una somma versata una tantum, né un contributo per specifici servizi.
Esso è erogato da una comunità politica, che lo finanzia attraverso l’emissione di moneta sovrana e la tassazione generale.
Unico requisito richiesto per essere titolati a ricevere un reddito di base è la cittadinanza e la residenza stabile; in alcune proposte gli individui stabilmente residenti da un periodo di tempo medio-lungo sono inseriti tra i beneficiari benchè non ancora dotati di cittadinanza.
Ancora le diverse proposte distinguono tra un reddito versato a partire dalla maggiore età da uno a cui si è titolati dalla nascita.
Quando proposto come sostituto delle pensioni di anzianità, è inoltre generalmente previsto un assegno più sostanzioso in corrispondenza con il raggiungimento dell’età pensionistica.
A differenza di molte delle politiche sociali attuali, determinate dal nucleo familiare, il reddito di base è un intervento di tipo individuale, che non subisce variazioni in riferimento al proprio status familiare.
Il reddito di base è versato a tutti (cioè ai soggetti individuati nel punto 3) indipendentemente dalla propria condizione economica. Questa caratteristica renderebbe i costi di gestione di un reddito di base minimi se non inesistenti. Versato a tutti, esso sarebbe anche l’unico reddito a non essere tassabile, mentre ogni altra risorsa economica verrebbe tassata (tramite aliquote progressive) rendendo così possibile anche il recupero dello stesso reddito dai soggetti più agiati.
L’unica condizione personale richiesta per essere titolati a ricevere il reddito di base è la cittadinanza (o la residenza stabile). La mancata accettazione di un lavoro, quando offerto, non è da considerarsi quindi ragione sufficiente per decadere dal beneficio. Inoltre, trattandosi di un intervento monetario incondizionato, non esistono vincoli nell’utilizzo delle risorse economiche concesse salvo quello relativo alla partecipazione di attività di servizio civile o militare periodiche e limitate.
Il r.m.u. sarà impignorabile e verrà sospeso alla cittadina ed al cittadino in stato di detenzione.

Gli scopi:

Garantire la libertà dal bisogno di ogni cittadino
Annullare gli effetti del progresso tecnologico che rende progressivamente sempre più inutile l’opera umana
Innalzare il livello di salari e stipendi in modo da eliminare ogni sfruttamento del lavoro
Premettendo sempre che un programma del genere può essere unicamente applicato in caso di Stato sovrano e democratico, capace di generare lavoro ben retribuito e con un regime fiscale progressivo, una volta attuato il reddito minimo universale:

– una cittadina o un cittadino con ambizioni e bisogni particolari potrà lavorare con orari confacenti alle sue necessità e, percependo un reddito di riguardo, senza dover scendere a compromessi
– una cittadina o un cittadino con capacità artistiche o sportive potrà dedicarsi ad esse con tranquillità concedendo i frutti della sua arte alla società tutta
– una cittadina o un cittadino che vorrà intraprendere una attività imprenditoriale sarà libera/o di fare ricerca e sviluppare un’idea senza lo spettro incombente del fallimento
– una cittadina o un cittadino che sentirà la necessità di dedicarsi unicamente alla propria famiglia potrà farlo senza rinunce e sacrifici
– una cittadina o un cittadino che deciderà di “accontentarsi” … dovrà appunto accontentarsi

Inoltre, un imprenditore che pretenderà di sfruttare il lavoro dei suoi dipendenti o che investirà in tecnologia alienante il lavoro umano (mirando unicamente all’innalzamento della propria quota di profitto), non avrà vita facile in quanto:
– nessuno sarà disponibile ad essere sfruttato
– il salario e gli stipendi minimi saranno fissati dai contratti di lavoro pubblico
– la tassazione sarà proporzionale al profitto ed inversamente proporzionale alle spese per salari, stipendi ed investimenti che comportano assunzioni.


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10 pensieri su “SUL REDDITO MINIMO UNIVERSALE di Simone Boemio”

  1. Anonimo dice:

    Per me bisognerebbe ridurre l'orario di lavoro da 8 a 6 ore totale 36 ore anche 30 settimanali.Il professor Masi dice che se si passasse da 40 a 36 ore in Italia non ci sarebbe disoccupazione.I soldi destinati ai vari sussidi esistenti e in progetto andrebbero perciò usati per tenere a livello gli stipendi.Mi sembra che fu il duce, tra le poche cose utili fatte, a portare l'orario da 10 a 8 ore.Perchè in questo paese non si discute mai di lavorare meno per lavorare tutti?Anzi si fa la detassazione degli straordinari che va nella direzione opposta e quindi verso la follia pura.

  2. Anonimo dice:

    L'ultimo sondaggio su Parapolitika dice che il 79% dei greci vuole restare nell'euro e il 19% vuole la dracma.Il 47% vuole che il governo rinunci a considerare invalicabili le linee rosse mentre il 35% ritiene che Syriza non debba mollare.Non c'è modo di mettere il link perché è in caratteri greci e non mi fa il copia incolla.Fate così: digitate su google questa stringaparapolitika 79% 19%il primo risultato è il collegamento alla pagina del sondaggio poi copincolla del testo dell'articolo su google traduttore per leggerlo

  3. Jacket dice:

    Anonimo delle 7,23Queste percentuali sono veramente disarmanti! Specialmente per chi, come me, segue questo blogh convinto che le tesi di cui vi si discute siano in larga parte condivisibili dalla maggioranza dei cittadini, da quelli cioè che non fanno parte – anche solo come soggetti del tutto marginali, sfruttati e sacrificabili – dei meccanismi che consentono alle oligarchie di dominare. Ma quando ti guardi intorno e apri gli occhi, magari grazie anche ai dati a cui ti riferisci, bai la consapevolezza di quanto in salita sia il cammino di chi cerca di "sollevare" le coscienze. Per quanto riguarda la Grecia voglio credere che l'attaccamento all'euro e all'Europa della maggioranza dei greci, come sembra attestare il sondaggio a cui ti riferisci, sia in larga misura da imputate alla notevole arretratezza generale e soprattutto produttiva in cui versa il paese a causa di decenni di politiche (e politici) da paese sottosviluppato, che a causa dell' assetto socioeconomico mondiale in cui verrebbe a trovarsi dopo la Grexit, renderebbe il dopo euro, almeno nel breve e medio periodo, ancora più drammatico e socialmente devastante di quanto lo stesso euro (e l'eurocrazia) lo è adesso. A questo proposito auspicare l'uscita della Grecia per prima per dare un primo importante colpo alle fondamenta della costruzione eurocratica, appare forse un po' cinico, stante che, dato anche il modesto peso della nazione, il colpo rischia di non essere abbastanza forte e il probabile ulteriore enorme sacrificio del popolo greco, vano.

  4. Simone ArticoloUno Boemio dice:

    Ai moderatoriNel ringraziarvi per lo spazio che concedete gentilmente ai miei lavori,vi chiedo (se possibile) di pubblicare solo commenti attinenti agli stessi.Ove non ce ne fossero, pace; o ove fossero solo critici, bene.Chi sente la necessità di produrre un documento sulla qualunque, facesse un proprio blog o scrivesse un articolo.Grazie, Simone

  5. Anonimo dice:

    Considerata l'"aria che tira", l'argomento sa parecchio di"Libro dei sogni". D'accordo: se ne può parlare, ma solo tenendo presente la famigerata "Agenda 21" che pianificherebbe una riduzione drastica della popolazione mondiale (qualcuno azzarda una cifra di 500 milioni al massimo di "risparmiati"!) si rizzano i capelli in testa e cominciano a tremare le gambe.

  6. Anonimo dice:

    Io prutroppo tempo che una proposta del genere possa risultare troppo "estrema" al cittadino medio, non si è creata ancora una forte coscienza condivisa sul problema del lavoro (liberare da concetti "moralistici" il tema del lavoro), i tempi non sono maturi.Sono convinto che al momento legare "un certo reddito di base" alla condizione di disoccupazione sia un passaggio obbligato per tante ragioni prima fra tutte l'esigenza di abituare il cittadino alla "collettivizzazione" del lavoro stesso.Personalmente propongo una forma di reddito che da solo o in integrazione al reddito che raggiunga la soglia di povertà (o in alternativa la quota dei salari minimi).Secondo questa visione, il lavoratore una volta iscritto al collocamento inizia a percepire il redito ma sarà obbligato a scegliere 2 corsi di formazione uno per un lavoro di interesse pubblico, (come nella proposta dell'articolo) ed uno per il lavoro che vorrebbero fare. (gli insegnanti per i corsi di formazione possono essere recuperati dalle list di collocamento stesse) Finito il periodo di formazione verranno impiegati nei suddetti lavori fino al momento in cui non verranno ricollocati. Laltro aspetto è che tutte le forze lavoro disponibili si divideranno il lavoro effettivamente disponibile facendo abbassare (nel caso di esubero della domanda) la quota ore individuale.Buon lavoroMC

  7. Anonimo dice:

    certo, la sovranità implicherebbe il ripudio della guerra e missioni di pace connesse ma parlare di servizio militare senza nominare la Nato (geopolitica) rischia di spedirci in Ucraina…francesco

  8. Anonimo dice:

    Infatti sollevazione non è del permaloso boemio.Se si desse retta a lui, non si potrebbe mai proporre argomenti differenti da quanto postato dalla redazione, annullando gran parte del contributo e della voglia di partecipare dei lettori. Alla faccia dell'interattività e della partecipazione democratica.Nel merito del post, mi sembra di essere tornato ai tempi dell'utopismo dei vari Owen etc. e, sinceramente, preferisco il metodo scientifico di Marx.marco

  9. Simone ArticoloUno Boemio dice:

    La redazione è libera (ci mancherebbe) ho chiesto solo una cortesia!Ma poi, nella frase:"Chi sente la necessità di produrre un documento sulla qualunque, facesse un proprio blog o scrivesse un articolo."Che c'è di difficile da capire?

  10. Anonimo dice:

    perchè secondo te tutti hanno il tempo di scrivere un post per segnalare un problema?nella frantumazione della precarietà dei mille lavori, ringraziamo perchè ci leggono e, a volte, dicono la loro. marco

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