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CATALOGNA: VINCE L’INDIPENDENZA MA…

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[ 28 settembre ]

Le urne si sono chiuse in Catalogna. “Agli indipendentisti 72 seggi, ovvero la maggioranza ( 62 alla coalizione  Juntos por el si e ben 10 alla sinistra radicale della Cup), ma non raggiunto il 50% dei voti. Stangata per il Partido Popular del premier Rajoy. Affluenza record, oltre il 77%, 10 punti in più delle precedenti elezioni”. 
Si apre in Spagna una crisi istituzionale di prima grandezza, dagli sbocchi imprevedibili. Singolare guazzabuglio, visto che l’eurocrazia ha intimato al blocco indipendentista di cacciarli dalla Unione se provano a secedere, mentre quest’ultimo vuole uscire sì dalla Spagna ma restare ad ogni costo nell’Unione europea e tenersi l’euro.

Un articolo al volo, ma sulla questione, (sulla quale abbiamo già scritto) saremo costretti a tornare.

«Nulla di trascendentale, sia ben chiaro la Catalogna aspira all’indipendenza dalla notte dei tempi, ma quello che è accaduto ieri con la maggioranza assoluta sfiorata per un soffio dagli indipendentisti avrà inevitabili ripercussioni sulle elezioni spagnole di dicembre, vista la disfatta del partito popolare dell’attuale premier spagnolo Mariano Rajoy, letteralmente cancellato.

Solo 8,5 % per il partito al governo in un voto che ha riguardato quasi il 16 % di tutta la popolazione spagnola, contro il quasi 9 % della coalizione Verdi e Podemos.

Figurarsi se l’Europa e le banche non prendevano l’occasione di minacciare l’indipendenza…

Secondo la Commissione «i trattati non si applicheranno più in un territorio che si è staccato da uno Stato membro». Ma il presidente catalano Artur Mas ha un’altra teoria: «I catalani sono già in Europa, non è nell’interesse di nessuno cacciarli». La Spagna dice il contrario. Le banche sono scese in campo negli ultimi giorni contro l’indipendenza, minacciando di lasciare la Catalogna. ( LaStampa )

Si tratta solo di una regione che vale il 20 % dell’intero Pil spagnolo, ma non solo…

La Vanguardia ha calcolato che una Catalogna indipendente sarebbe la 14ma potenza economica in una ipotetica Ue a 29, inserendosi fra Danimarca e Finlandia. Per la Spagna invece sarebbe “un disastro”: con la secessione della Catalogna perderebbe il 20% del Pil, un decimo del territorio, la parte più ricca del Paese e che più attrae euro e dollari dei turisti stranieri, 7,5 milioni di abitanti su 47 milioni, con un reddito procapite di 26.500 euro, sopra i 22.500 della media nazionale e i 26mila della media europea. Fuori dall’Ue, nel ‘corralito’ Il premier spagnolo Mariano Rajoy nel muro contro muro con il presidente catalano Artur Mas è stato categorico: fuori dalla Spagna, la Catalogna ‘automaticamente’ uscirebbe anche dall’Ue e dall’euro, dai flussi di commercio spagnoli ed europei, perderebbe le liquidità della Bce. Insomma, economicamente una catastrofe che potrebbe costare ai catalani il 20% del loro Pil, la fuga di banche e investimenti, perfino un possibile ‘corralito’, vale a dire il blocco dei ritiri bancari come è successo in Argentina o in Grecia. RaiNews24

Chiaro ora, blocco depositi bancari e bankrun a gogo ovunque se non fate i bravi!

Peccato che burocrati e banchieri europei non hanno ancora capito che in Spagna nessuno se ne vuole andare dall’Europa, dopo tutti gli aiuti ricevuti, senza fondi ESM la Spagna sarebbe fallita da un pezzo, morta e sepolta, sotto le macerie della sua bolla immobiliare. Per l’euro non cambia nulla, come per la Grecia gli spagnoli sono in trappola, ma non c’è fretta, la nemesi continua.

In questa crisi le dinamiche si muovono in un’unica direzione, dietro la nemesi implacabile che porterà l’Europa alla dissoluzione, grazie al manipolo di burocrati venduti che siede a Bruxelles e soprattutto al peccato originale l’euro!»


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3 pensieri su “CATALOGNA: VINCE L’INDIPENDENZA MA…”

  1. Anonimo dice:

    quindi pure podemos ha perso voti rispetto alle recenti comunali di barcellona o mi sbaglio?

  2. Lorenzo dice:

    E' un'altalena che si ripete ad ogni sforzo indipendentista: il regime cerca di spaventare l'elettorato agitando lo spettro dell'uscita dall'europa (colla minuscola obbligatoria), e i separatisti di rassicurarlo garantendo che ci rimarranno/rientreranno sicuri e fedeli al 100%. Sono espedienti tattici.Noi dobbiamo sostenere tutti i separatismi nella misura in cui aprono un nuovo fronte di crisi nelle maglie della dittatura europea. Una vittoria dei catalani può riverberarsi in un nuovo referendum indipendentista in Scozia o in un rafforzamento della Lega. Ogni stato che si divide complica il sistema di bilanciamenti su cui vive il regime e genera risentimenti passibili di aprire scenari di guerra civile. Una scissione della Scozia indebolirebbe enormemente la perfida Albione, longa manus degli USA e grande sostenitrice del trattato di scambio transatlantico.Voi tendete a fare del programma di un partito la questione dirimente. La politica, specie nelle grandi epoche di crisi, vive del possibile. Se Lenin non avesse garantito ai tedeschi di portare la Russia fuori dalla guerra non ci sarebbe stata rivoluzione d'ottobre.

  3. Anonimo dice:

    Spero che Sollevazione pubblichi presto notizie sulle prossime elezioni politiche portoghesi. La CDU (coalizione che comprende il Partito Comunista Portoghese e gli ecologisti) è schierata su posizioni sovraniste e antieuriste in modo netto ed è accreditata intorno al 10%. Il doppio di quello che i sondaggi danno alla sinistra "altereuropeista" e compatibilista del Bloco de Esquerda. Insomma, come in Grecia, anche in Portogallo c'è una frattura netta tra sinistra pro- e anti- "Europa". Con la differenza che in Portogallo la sinistra patriottica e sovranista ha molto più consenso che in Grecia. Non sarebbe mle se riusciste a tradurre il programma del Pcp-Cdu come avete meritoriamente fatto con quello del LAE ellenico. Qui l'originale in portoghese: http://cdu.pt/legislativas2015/programa-eleitoral-do-pcp/

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