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QUELLI CHE….”IN ITALIA LA SPESA PUBBLICA È TROPPO ALTA”

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[ 9 settembre ]

“La spesa pubblica in Italia è altissima… si sperpera la metà del Pil….occorre tagliarla se si vuole la crescita”.
Una litania di marca liberista che riecheggia su tutti i media, che si propinano quasi tutti i partiti.

Dal sito Orizzonte Quarantotto prendiamo la tabella accanto. La fonte è Eurostat. Essa mostra un aspetto, decisivo, che nel nostro Paese la spesa pubblica per abitante è tra le più basse dell’Unione europea. L’Italia ha nsomma uno dei peggiori e ingiusti sistemi di welfare.

Vien dunque da chiedersi da cosa sia composta la spesa pubblica italiana, dove vanno a finire i quattrini che Stato e amministrazioni pubbliche traggono dalle tasse.

“I costi della politica, i costi della casta!”, gridano anche forze politiche che sono all’opposizione. Una colossale sciocchezza!

tabella n. 2


Si guardi alla seconda tabella. 
Essa mette in relazione i costi della “politica”, delle istituzioni politiche dei partiti, e quelli ( e sono solo alcuni) derivanti dalla adesione all’Unione europea, calcolando anche l’entrata in vigore del Fiscal compact —che rappresenterebbe una mazzata enorme.
Si può vedere facilmente che… non c’è storia.

C’è poi il “problemino” di quanto costa agli italiani il rimborso degli interessi sul debito pubblico.

«Più di 300 miliardi in quattro anni. E’ quanto l’Italia ha speso, dal 2010 al 2013, per pagare gli interessi sul proprio debito pubblico. Il dato arriva dall’Istat, che ha trasmesso alla Commissione Europea la notifica sull’indebitamento netto e sul debito delle amministrazioni pubbliche italiane, in applicazione del protocollo sulla procedura per i deficit eccessivi annesso al Trattato di Maastricht». [Il Fatto Quotidiano del 23 aprile 2014]

Lo Stato spende tra gli 80 e gli 85 miliardi in interessi sul debito. Ogni anno il 5% circa del Pil se ne va a ingrassare la finanza speculativa internazionale.

Lo abbiamo fatto più volte ma è necessario rinfrescare la memoria. 
tabella n. 3 (clicca per ingrandire)

La spesa per interessi in Italia è schizzata in alto a partire dal 1981 (vedi tabella 3) col divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia. L’evento che segnava l’ingresso dispiegato del neoliberismo in Italia. 
Da allora la Banca d’Italia non era più tenuta a garantire e ad acquistare i titoli di Stato, con lo Stato che per piazzare i suoi titoli di debito doveva rivolgersi ai mercati finanziari globali —titoli il cui valore sarebbe dunque oscillato sui mercati in base alla domanda e all’offerta.

Per farla corta.

Certo che si può e si deve ridurre la spesa pubblica, si tratta di stabilire quali tagli fare. Non al sistema di welfare, che appunto è tra i peggiori. Si tagli la spesa per interessi dichiarando una moratoria sul loro rimborso.

Anche solo con la metà del 5% di Pil che oggi sperperiamo per nutrire la finanza predatoria globale si potrebbero fare molte cose, tra cui le due più importanti: avviare un grande piano per la piena occupazione (investimenti pubblici) ed assicurare un reddito dignitoso a coloro che non abbiano ancora un lavoro.
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