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L’ITALIA IN IRAQ… E IL QATAR IN ITALIA di Miguel Martinez

[ 22 dicembre ]
Come risolvere il conflitto in Iraq

Una ditta italiana, la solita Trevi, ha vinto l’appalto per ricostruire la pericolante diga di Mosul, nella lontana Mesopotamia.

Per quelli che non sono esperti di geografia mediorientale, Mosul si trova al punto preciso di frattura del conflitto tra curdi e arabi, tra sunniti e sciiti, tra turcomanni e curdi, tra cristiani e musulmani, tra assiri e arabi, tra assiri e curdi, tra assiri e turcomanni, tra curdi del PDK e curdi del PUK (che qualche anno fa si sono fatti una guerra non da poco), tra turcomanni e arabi, tra musulmani e yazidi, tra yazidi filocurdi e yazidi anticurdi, tra curdi peshmerga e curdi pkk, tra arabi e iraniani, tra turchi e iraniani.

Tutti mirano al petrolio che sgorga da quelle parti, e che interessa poi anche a Israele, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi (che cercano di fare le scarpe al Qatar), Stati Uniti e Russia.

Ah, quasi quasi si dimenticava l’Isis, che da poco ha perso il controllo della diga a una forza unita di curdi PUK ed esercito iracheno sciita; pare che i curdi si stiano preparando per cacciare i propri alleati iracheni, che non riconoscono affatto che Mosul sia una città curda. Intanto, i curdi stanno cacciando dalla zona i civili (sunniti) che parlano arabo (almeno quelli sopravvissuti agli sciiti iracheni).

750 soldati italiani, sotto il fantasioso nome di Prima Parthica (in onore della legione che per secoli tenne la frontiera romana contro i persiani) stanno già addestrando i curdi peshmerga, per cui gli iracheni sapranno chi ringraziare.

Un po’ più in là, in Siria (ma il confine non esiste più da un pezzo), ci sono 1.500 gruppi armati che si fanno la guerra a vicenda.

Matteo Renzi, notoriamente, ama semplificare le cose. Parlando a Porta a Porta, dice:

“Una azienda di Cesena ha vinto questa gara e noi metteremo 450 uomini e metteremo la diga a posto”.

Cioè una ditta privata è “noi” perché ha sede a Cesena e i 450 uomini non sono impiegati della ditta, ma sono soldati pagati con i nostri soldi per far fare i soldi agli azionisti della ditta di Cesena.

A discolpa del ragazzo di Rignano sull’Arno, bisogna dire che da quelle parti (Rignano, non Mosul) è abbastanza normale confondere ditte private e soldi pubblici. Però i soldati pubblici che si faranno saltare in aria è una novità.

Non è chiaro quale dei numerosi pretendenti a Mosul abbia invitato i 450 militari italiani e quanti degli altri pretendenti siano d’accordo.

Però a questo punto noi si proporrebbe uno scambio, che potrebbe anche portare la pace in Medio Oriente.

Tutti sanno che il Qatar, per dirla eufemisticamente, chiude un occhio sui fondi che i propri miliardari mandano a sostegno dell‘Isis. Non lo diciamo noi, ma – ad esempio – il vice-segretario Usa al Tesoro, il ministro dello sviluppo tedesco e il Country Reports on Terrorism del Dipartimento di Stato.

Oltre a investire in Siria e in Iraq, il Qatar ha appena comprato il Westin Excelsior di Roma, tutto il quartiere di Porta Nuova a Milan, la Four Seasons di Firenze, la Maison Valentino, nonché (pare) l’intera città di Sciacca in Sicilia. Poi, siccome il globo è globale, Qatar ha comprato la Borsa di Londra che si è comprata Piazza Affari a Milano.

Dunque, se i soldati italiani possono andare a Mosul per proteggere gli investimenti italiani, non credo che si possa impedire al Qatar di mandare chi vuole in Italia a proteggere gli investimenti qatarioti.

Potrebbero utilmente reimpiegare in questo modo qualche migliaio di esuberanti giovani dell’Isis, che oltre tutto parlano molte lingue e amano viaggiare.

Così i Nostri Eroi laggiù non correranno rischi perché quelli dell’Isis staranno qui da noi (vabbene, restano tutti quegli altri già elencati), mentre i clienti della Maison Valentino sapranno di essere protetti da persone che hanno dimostrato sul campo le proprie innegabili capacità nel campo della Sicurezza.


* Fonte: Kelebek blog



NOTAV: NON FU TERRORISMO. Teorema Caselli ko anche in appello… di Frank Cimini

[ 22 dicembre ]

Finisce al tappeto anche in appello il teorema Caselli che aveva addebitato a 4 militanti NoTav di aver agito con finalità di terrorismo nell’azione contro il cantiere di Chiomonte la notte tra il 13 e il 14 maggio del 2013. La corte d’assise d’appello ha confermato la sentenza che in primo grado aveva assolto gli imputati dall’accusa più grave, condannandoli per i reati fine, tra cui il lancio di molotov contro mezzi militari, a 3 anni e 6 mesi di reclusione.

Già la Cassazione in due occasioni aveva escluso la finalità di terrorismo, adesso è arrivato pure il verdetto d’appello. Il procuratore generale di Torino Marcello Maddalena stamattina aveva replicato alle arringhe dei difensori sollecitando i giudici a condannare gli imputati a 9 anni e mezzo. “Spetta a voi l’ultimo giudizio di merito” erano le parole del pg alle quali rispondeva l’avvocato Giuseppe Pelazza: “E’ come se avesse detto dopo di voi il diluvio, ma non c’è il diluvio, c’è il sole”.

Maddalena sempre al fine di convincere la corte d’assise d’appello, soprattutto i giudici popolari, citava la storia dell’editore Giangiacomo Feltrinelli, morto dilaniato da un ordigno che stava collocnado su un traliccio di Segrate il 15 marzo del 1972. “Il Pg sembra avere un legame quasi coatto con gli anni ’70″ controreplicava sul punto Pelazza.

Insomma l’accusa non è riuscita a sfondare dopo aver giocato tutte le carte possibili e immaginabili. Ha ottenuto, va ricordato, che la finalità di terrorismo è servita a far trascorrere a questi e altri imputati più di un anno di detenzione in regime di alta sorveglianza, una sorta di 41bis di fatto, l’articolo del regolamento carcerario erede dell’articolo 90 dei cosiddetti “anni di piombo”.

La posta in gioco andava al di là del singolo processo. Caselli, ex pg dopo essere stato già una volta a capo della procura con scambio di ruoli con Maddalena in una sorta di facciamo quello che ci pare senza che il Csm dicesse nulla, intendeva bollare come “terrorismo” qualsiasi azione di resistenza non passiva. Anche a costo di trattare il danneggiamento di un compressore bruciacchiato come il rapimento Moro. Caselli, ora in pensiome, non c e l’ha fatta, nonostante l’aiuto del pg tra pochi giorni pure lui in quiescenza arrivato personalmente in aula a perorare la causa dell’emergenza infinita diventata prassi normale di governo.

Insieme a Maddalena escono sonoramente sconfitti i Caselli boys, i pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino, coordinatori dell’inchiesta e rappresentanti dell’accusa in corte d’assise. Il primo, destrorso vicino ai Fratelli d’Italia, il secondo ex militante della federazione giovanile comunista, insieme appassionatamente in una sorta di arco costituzionale della repressione.

Sicuramente l’accusa ricorrerà ancora in Cassazione. Lor signori non demordono. E invece tanto furore investigativo potrebbero dedicarlo agli appalti dell’alta velocità che sembrano gli unici onesti e trasparenti in un’Italia ad alto tasso di corruzione. Purtroppo il Tav, come del resto Expo, fa parte del “sistema paese”. E allora non si indaga, con calorosi saluti all’obbligatorietà dell’azione penale e all’indipendenza della magistratura, principi da strombazzare nei convegni e nei comunicati stampa. Insomma, il vero terribile problema era il compressore.

* Fonte: Giustiziami




IL SORPASSO. Nel 2016 l’1% della popolazione possiederà più ricchezza di tutti gli altri

[ 22 dicembre ]

ME LO DICEVA MIO NONNO!


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Le 80 persone più ricche del pianeta hanno risorse equivalenti ai 3,5 miliardi di poveri che costituiscono il 50% della popolazione globale. Mentre l’élite possiede in media 2,7 milioni di dollari a testa, il 99% si deve accontentare di 3.851 dollari. Utilizzando dati raccolti da Forbes e da Credit Suisse, Oxfam rivela che, mentre un quinto dei miliardari del mondo operano nel settore farmaceutico e sanità, la cui ricchezza é aumentata del 47 per cento».*
* Fonte: Nicol Degli Innocenti, Il Sole 24 Ore del 21 dicembre 2015