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TSIPRAS: LO SCANDALO E LA VERGOGNA SONO ASSOLUTI di Stathis Kouvelakis

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[ 10 dicembre ]

Il 29 luglio scorso criticavamo il Patto militare Grecia-Israele sottoscritto dal governo di Syriza.
Ma al peggio non c’è limite. 
Il governo di Tsipras ha deciso di non applicare la direttiva europea sull’obbligo di etichettatura dei prodotti israeliani provenienti dai territori occupati.
[Nella foto Tsipras con Nethanyahu il 25 novembre scorso] 

Lo scandalo e la vergogna sono assoluti: la Grecia sfiderà la direttiva UE sulla etichettatura dei prodotti provenienti dalle colonie Israeliane!
Non contento di manifestare il suo servilismo verso Netanyahu durante il suo viaggio in Israele e di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele, Tsipras e il suo governo vanno avanti su questa strada di abiezione: “disobbediranno” alla Unione europea, a cui hanno vergognosamente capitolato con la firma di un memorandum terzo, rifiutando l’etichettatura dei prodotti provenienti dai territori palestinesi occupati da Israele.
L’ironia della situazione è che, secondo l’articolo del quotidiano israeliano “Times of Israel, l’unico governo europeo che adotta la stessa posizione è il governo ultra-reazionario, apertamente razzista e antisemita ungherese di Viktor Orban.

Ecco la traduzione di questo articolo sul Times of Israel da Vangelis Goulas:
«Tsipras ha sfidato la direttiva dell’Unione europea sull’obbligo di etichettetura dei prodotti provenienti dai territori occupati da Israele
Il giorno dopo la visita del premier greco Tsipras a Gerusalemme il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias ha inviato una lettera al primo ministro Benjamin Netanyahu, informandolo della opposizione di Atene alle direttive dell’Unione Europea.
Secondo le linee guida approvate all’inizio di questo mese da parte della Commissione europea, i prodotti fabbricati sui territori palestinesi occupati nel 1967 non possono affermare di essere “Made in Israele”. Essi devono essere etichettati con una formulazione come “Prodotto in Cisgiordania (insediamenti israeliani)”.
“La Commissione europea si aspetta che tutti gli Stati membri rispettino il diritto comunitario”, ha detto la settimana scorsa un funzionario della delegazione UE in Israele. Un altro paese europeo, tuttavia, ha già dichiarato la sua intenzione di sfidare le direttive di Bruxelles sull’etichettatura. “Noi non sosteniamo questa decisione”, ha detto il ministro degli Esteri ungherese Péter Szíjjártó all’inizio di questo mese ad un evento del Council of Foreign Relations di Israele.
“E ‘uno strumento inefficace. E’ irrazionale e non contribuisce ad una soluzione [al conflitto israelo-palestinese], ma provoca danni.”
All’inizio di questo mese, la Cdu, il partito della cancelliera tedesca Angela Merkel nel Bundestag ha respinto l’iniziativa europea in materia di etichettatura come “cattiva”, col motivo che potrebbe essere oggetto di abuso da parte dei nemici di Israele e non facilita la riconciliazione israelo-palestinese. Tuttavia Berlino non ha annunciato ufficialmente se rifiuterà di tenere conto delle direttive comunitarie.
Domenica Netanyahu, in risposta alle nuove linee guida in materia di etichettatura, ha annunciato che Israele sospende i contatti con l’Unione europea per quanto riguarda gli sforzi per negoziare un accordo di pace tra Israele ei palestinesi. Mentre le relazioni con i singoli paesi europei continueranno, il dialogo con le organizzazioni dell’Unione europea sul processo di pace si fermerà».

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