1

Il populismo è democratico: Machiavelli e gli appetiti delle élite di Lorenzo Del Savio e Matteo Mameli


[1] 



L’anti-populismo e il dibattito neo-repubblicano su Machiavelli

[2] 


Tramite una lettura attenta di Machiavelli, è possibile mostrare la continuità tra l’anti-populismo e il pensiero conservatore e antidemocratico, ed è possibile contrapporre ai pericoli che derivano dagli istinti popolari i pericoli altrettanto seri costituiti dagli abusi, talvolta persino inconsapevoli e involontari, delle élite. Machiavelli cerca di elaborare principi e istituzioni anti-elitarie, anti-oligarchiche, propriamente democratiche e partecipative. Per quanto i tempi siano cambiati, le sue idee possono essere d’aiuto e d’ispirazione quando ci si accinge a progettare istituzioni adatte ad arginare la disaffezione per la politica e a restituire il controllo autentico delle decisioni pubbliche ai cittadini. Crediamo che il dibattito anglosassone su Machiavelli sia uno sfondo teorico adeguato per queste riflessioni perché permette di ricostruire con precisione le varie posizioni in campo.

[3] 

[4] Pocock presenta l’ideale repubblicano di Machiavelli come centrato sulle virtù civiche e partecipative, viste come ultimo rimedio alla decadenza delle istituzioni repubblicane. Questo era stato un tema già di Polibio. Machiavelli lo aveva percepito in tutta la sua concreta drammaticità, da protagonista di quell’esperienza tarda di repubblicanesimo italiano che fu la penultima Repubblica fiorentina, la cui crisi fu l’occasione principale delle sue riflessioni. Il libro di Pocock contribuì a superare l’interpretazione allora corrente di Machiavelli come teorico del potere e dell’emergente sovranità statale.
[5] Mentre Pocock aveva associato l’ideale repubblicano alle virtù civiche, Skinner si concentra sull’ideale classico-romano di libertà personale. La costituzione repubblicana si caratterizza non come modello istituzionale ideale dove l’animale politico aristotelico può esercitare le sue virtù civiche, ma piuttosto come semplicemente uno strumento per garantire a cittadini imperfetti uno stato nel quale non siano costantemente minacciati da interferenze esterne. 


[6] L’uso dispregiativo del termine democrazia si ritrova inoltre nell’Italia rinascimentale, quando Guicciardini, proprio in opposizione a Machiavelli, metteva in guardia dai governi popolari e dal popolo, perché a suo avviso “è forse tanto più pestifera la sua tirannide [del popolo] quanto è pericolosa l’ignoranza, perché non ha né peso né misura né legge che la malignità”.[7] Si ritrova anche negli scritti dei fondatori degli Stati Uniti d’America, ad esempio in Madison, che lamenta lo “spettacolo di tumulti e rivalità” delle democrazie e l’intrinseca incompatibilità tra i governi popolari e la “sicurezza personale o il diritto di proprietà”.[8]
McCormick mostra chiaramente che a questa tradizione anti-popolare, Machiavelli è decisamente alternativo, dato che Machiavelli contrappone ai rischi posti dal governo popolare quelli altrettanto gravi attribuibili alle élite economiche e politiche. Per questo motivo, quella di McCormick è una rilettura importante dal punto di vista storico. Madison e gli altri padri fondatori della costituzione statunitense considerati tra i principali eredi di Machiavelli nell’interpretazione di Pocock e Skinner. McCormick mostra invece che Madison e gli altri padri fondatori sono gli eredi dell’elitarismo di Guicciardini.


[9] Per McCormick, i Discorsi sono invece una lunga analisi delle virtù delle istituzioni popolari della Repubblica romana quale miglior garanzia per la libertà dei più e per proteggere la Repubblica dagli appetiti oppressivi delle élite politiche ed economiche.

Tra le altre cose, il contributo di Machiavelli permette di rilevare la potenziale insufficienza dei meccanismi elettorali come strumento di controllo popolare sul potere detenuto dalle oligarchie, in contrasto quindi con la teoria neo-repubblicana basata sulla rappresentanza e sulle elezioni intese come atto di autorizzazione delle decisioni politiche. Questa contrapposizione teorica era già evidente in epoca rinascimentale, dove la disputa sul destino della Repubblica fiorentina contrapponeva da una parte i pensatori aristocratici ed elitisti – come Guicciardini, che a partire dall’esplicita condanna degli umori e delle capacità del popolo preferiva governi “stretti” sul modello della costituzione della Repubblica di Venezia – e dall’altra Machiavelli, che si rifaceva invece alla Roma repubblicana per proporre correzioni contestatorie all’inevitabile deriva oligarchica delle repubbliche. Machiavelli unisce dunque uno sguardo duramente realista sull’inevitabilità sociologica delle oligarchie a un giudizio fortemente negativo sulle conseguenze del loro potere quando questo potere rimanga incontrollato.

[10]
[11] La tesi di Machiavelli era probabilmente sorprendente agli occhi dei suoi stessi contemporanei, i quali erano familiari con la teoria politica comunale che indicava nella concordia civile il supremo valore repubblicano. In realtà Machiavelli condivide con i suoi immediati predecessori la condanna dei “tumulti” civili, ma distingue chiaramente la lotta partitica dovuta alla faziosità delle famiglie oligarchiche, in ogni caso da condannare, dalla salutare “discordia” fra gli umori dei più e il desiderio di potere e prestigio dei pochi.[12]
[13] A sostegno di questa tesi Machiavelli cita la violenta e omicida reazione dell’aristocrazia romana a fronte del tentativo di riforme e di redistribuzione delle terre agricole portato avanti dai Gracchi (Discorsi I.5 e Discorsi I.37), a cui contrappone la pacifica secessione della plebe come reazione alle angherie dei patrizi e all’esclusione dalla vita politica nei primi anni della repubblica (Discorsi I.4 e Discorsi I.40). È da questa contrapposizione tra i diversi desideri delle moltitudini e delle oligarchie che Machiavelli conclude che “i desideri de’ popoli liberi, rade volte sono perniciosi alla libertà perché e’ nascono, o da essere oppressi, o da suspizione d’avere a essere oppressi (Discorsi I.4).


[14] Le risorse richieste dalla competizione elettorale escludono di fatto la parte popolare dalla vita pubblica esecutiva, lasciando alle moltitudini un ruolo del tutto passivo e di mera “autorizzazione” delle decisioni politiche prese da altri. Non per nulla Machiavelli contrappone alle elezioni il sistema di selezione delle magistrature politiche per sorteggio, diffuso nell’Atene classica e in modo più limitato nella Repubblica fiorentina. La lottocrazia evita almeno alcuni dei meccanismi che consentono alle élite di avere mano libera nella vita politica, come in particolare la superiore capacità degli appartenenti alle élite di mobilitare risorse per ottenere il consenso pubblico. Il sorteggio di alcune cariche pubbliche rende concreta la possibilità che cittadini estranei alle oligarchie riescano a ricoprire tali cariche, un’eventualità in larga parte solo teorica anche nei sistemi nei quali le cariche sono formalmente contendibili da ciascuno. Nelle repubbliche antiche, tale sistema aveva l’ulteriore vantaggio di indurre una condotta cauta nei “potenti”, i quali potevano aspettarsi di trovarsi cittadini di parte popolare in posizioni preminenti.[15]
[16]

L’importanza contemporanea del Machiavelli democratico



[17] Se si vuole rimediare alla disaffezione verso la politica tradizionale, misurata da decrescenti affluenze elettorali nella maggior parte dei paesi più ricchi, occorre porre rimedio alla subordinazione della politica agli interessi pochi: la disaffezione non è necessariamente dovuta a pigrizia e può invece essere ben spiegata dalla commistione preoccupante tra forze politiche e interessi economici. L’efficace istituzionalizzazione del populismo, della contestazione e del conflitto, auspicata da Machiavelli per Firenze, è auspicabile anche nel contesto attuale.

[18] Pettit deriva la sua teoria istituzionale dalla lezione repubblicana classica, e quindi gli strumenti che dovrebbero garantire la non-dominazione all’interno della sua proposta sono la certezza del diritto e i meccanismi elettorali. È indubbio che tali dispositivi siano importanti per garantire le libertà civili, incluse quelle di minoranze potenzialmente oppresse dagli umori della moltitudine. Pettit per esempio ha giustamente difeso esperienze di governo particolarmente attente ai diritti delle minoranze, come quella spagnola di Zapatero.[19] Questi strumenti sono però inefficaci rispetto alla fonte di dominazione che deriva dal potere economico di una minoranza, quell’1%, che domina sempre più il funzionamento delle istituzioni. 
Non a caso, la contestazione dei meccanismi delle attuali democrazie elettorali-rappresentative è un tema caro ai movimenti “populisti” contemporanei, ed è un tema che andrebbe piuttosto affrontato con serietà che tacciato con le motivazioni tipiche dei pensatori di parte oligarchica.

[20] Ma anche se è certamente importante provare a superare i meccanismi perversi della lotta politica che paralizzano sistemi politici attuali, Pettit non considera che gli esperti, soprattutto in alcuni campi del sapere, sono spesso contigui per interessi e ideologia ai ranghi dei potenti, e che anche quando tentino onestamente di perseguire il bene comune, la mancanza di un forte e diretto input popolare pone a rischio gli interessi dei cittadini comuni. È il caso ad esempio della politica economica, dove molto spesso gli interessi dei potenti possono influenzare la scelta degli esperti e delle teorie economiche di riferimento a scapito dell’interesse generale.[21]

L’anti-populismo come strumento delle oligarchie

[22] Le idee di Machiavelli possono servire a formulare o a riformulare in maniera più precisa alcune delle preoccupazioni di quelli che vengono accusati di populismo.

[23]
[24] Anche questo termine è normalmente utilizzato in senso negativo, per criticare coloro che si lamentano dell’attuale funzionamento del sistema politico ed economico senza usare i canali istituzionali ortodossi previsti dal sistema stesso. A noi sembra che l’antipolitica, che ormai sempre più spesso si associa a ciò che potremmo battezzare l’antifinanza, sia almeno in parte il sintomo di un crescente rifiuto da parte del popolo della pretesa delle attuali élite economiche e politiche di avere un controllo sempre più esteso delle istituzioni e delle decisioni pubbliche. Tale rifiuto spesso non trova la possibilità di esprimersi tramite mezzi istituzionali, visto che questi mezzi vengono percepiti, a torto o a ragione, come controllati dalle élite stesse che l’antipolitica e l’antifinanza vogliono contestare. Questo rifiuto perciò cerca espressione al di fuori delle istituzioni. La ricerca di canali extra-istituzionali e anti-istituzionali, per quanto forse non sempre e non del tutto negativo, può portare sicuramente a delle distorsioni pericolose che vanno evitate. Per questo bisogna istituzionalizzare il conflitto. Ma il conflitto può essere propriamente istituzionalizzato solo se le istituzioni stesse diventano più populiste, cioè più capaci di dare a quelli che non appartengono alle élite un potere contestatorio che sia efficace e che sia percepito come tale da quelli che ne possono fare uso. In mancanza di cambiamenti in questa direzione, la disaffezione nei confronti dei canali istituzionali è destinata a crescere e a raggiungere forse livelli pericolosi per l’intero sistema di convivenza civile.


Per questo motivo potrebbe forse avere senso pensare alla possibilità di sperimentare con adattamenti ed elaborazioni delle soluzioni che Machiavelli propone. Al di là di questo però è importante insistere sul fatto che qualsiasi proposta di revisione e riforma delle attuali istituzioni politiche deve focalizzarsi su questa asimmetria di potere, asimmetria che invece, sciaguratamente, è solo raramente menzionata e presa in considerazione nei dibattiti sulle varie possibilità di riforme istituzionali e costituzionali o nei dibattiti su come “curare” l’elettorato da tendenze populiste o antipolitiche, soprattutto in Italia.

[25] La critica al neo-repubblicanesimo è importante perché questo filone teorico è senza alcun dubbio tra i più attenti ai meccanismi con cui il potere politico può degenerare, facilmente e talvolta subdolamente, in un dominio moralmente illegittimo sulla vita delle persone. La critica quindi si applica, a maggior ragione e con maggior forza, a tutte quelle teorie e proposte istituzionali meno attente a queste degenerazioni, come le varie versioni del liberalismo più o meno ortodosso.

Tutti coloro che vogliono appellarsi a valori democratici dovrebbero tener presente che la contrapposizione su cui bisogna concentrarsi non è quella tra giudizio popolare, con tutti i suoi limiti e le sue imperfezioni, ed élite illuminate, ma piuttosto quella tra giudizio popolare ed élite che fanno parte di oligarchie i cui interessi sono molto spesso lontani da quelli della stragrande maggioranza della popolazione. È per questo motivo che una rivalutazione del populismo è importante per la soluzione dei problemi che le democrazie contemporanee si trovano ad affrontare. Le fonti di tirannia non si limitano a quelle segnalate da Guicciardini e Madison – ossia le folle incostanti, ignoranti e malevole – ma includono l’enorme potere politico che la ricchezza garantisce a una piccola minoranza di individui. È per questo che la teoria di Pettit è per lo meno incompleta. Un pericolo importante per il cittadino è certamente il rischio che una maggioranza scelga di utilizzare i poteri pubblici per interferire con le sue scelte di vita, ma le interferenze dovute a quelle minoranze costituite dalle élite socio-economiche sono talvolta molto più pericolose, oltre che molto più subdole e quindi più difficili da identificare. Da una presa d’atto di questo fatto si avvantaggerebbe un discorso pubblico che deve certamente essere attento ai pericoli che possono correre le minoranze più deboli, ma deve anche affrontare in maniera schietta le asimmetrie di potere politico causato dalla concentrazione di risorse economiche e finanziare nelle mani di pochi.


In Italia, dove l’odioso snobismo elitista e antipopolare che caratterizza troppo spesso l’analisi della vita politica è scambiato per progressismo e dove bollare come eversivi i movimenti contestatori è considerato un segno di serietà democratica, tale discussione è ancora più raccomandabile.
* Fonte: Micromega 
NOTE

[1] Un esempio tra tanti: Enrico Letta, da Presidente del Consiglio dei Ministri, ha recentemente parlato del pericolo posto dai “populisti anti-europei” e dal “populismo rabbioso”.
[2] Si veda: McCormick J, Machiavellian Democracy, Cambridge University Press, 2011; McCormick J, “Machiavelli against Republicanism: On the Cambridge School’s ‘Guicciardinian Moments’” Political Theory, vol.31, n.5; Bock G, Viroli M, Skinner Q (eds), Machiavelli and Republicanism, Cambridge University Press 1993; Pettit P, Republicanism: A Theory of Freedom, Oxford University Press, 1999.
[3] Baron H, The Crisis of the Early Italian Renaissance: Civic Humanism and Republican Liberty in an Age of Classicism and Tyranny, Princeton University Press, 1955; Gilbert F, Machiavelli and Guicciardini: Politics and History in Sixteenth Century Florence, Princeton University Press, 1965.
[4] Pocock JGA, The Machiavellian Moment: Florentine Political Thought and the Atlantic Republican Tradition, Princeton University Press, 1975.
[5] Skinner, Quentin, 1978. The Foundations of Modern Political Thought(Volume 1: The Renaissance), Cambridge University Press 1978. Skinner Q, Liberty Before Liberalism, Cambridge University Press 1998.
[6] Aristotele, Etica Nicomachea, Libro VIII, cap.10, Laterza, 1999.
[7] Guicciardini F, Storia d’Italia, cit. in Silvano G, “Florentine republicanism in the early sixteenth century” (pg. 68) in Bock G, Viroli M, Skinner Q (ed.). Machiavelli and Republicanism, Cambridge University Press, 1990.
[8] Hamilton A, Madison J, Goldman L, The Federalist Papers, n.10, Oxford University Press, 2008.
[9] Vedi ad esempio Guarini E, “Machiavelli and the crisis of the Italian Republics” (pg. 28) in Bock G, Viroli M, Skinner Q (op. cit.).
[10] Si rimanda all’Almanacco di Economia di Micromega, “Il ritorno dell’eguaglianza”, del 03/2013.
[11] Si veda il libro VI delle Storie di Polibio.
[12] Si veda anche Bock G. “Civil discord in Machiavelli’s Istorie Fiorentine” in Bock G, Viroli M, Skinner Q (op. cit.).
[13] Ci riferiremo ai passaggi rilevanti dei Discorsi indicando rispettivamente il numero del libro e del capitolo.
[14] Schumpeter J, Capitalism, Socialism and Democracy, Harper and Brothers, 1947; in particolare il capitolo XXII.
[15] Sulla lottocrazia si veda per esempio Guerriero A, “The lottocracy”, Aeon Magazine, 23 January 2014, http://aeon.co/magazine/living-together/forget-elections-lets-pick-reps-by-lottery/
[16] Di tali poteri contestatori possiamo forse ravvisare le vestigia in alcuni strumenti della Costituzione della Repubblica Italiana, in particolare il referendum abrogativo e l’iniziativa di legge popolare. Questi strumenti sono però limitati e mancano inoltre, per come sono strutturati, di quell’elemento su cui insiste Machiavelli, cioè il fatto che debbano essere strumenti istituzionali a cui le élite non hanno accesso diretto.
[17] Un esempio recente è il caso della negoziazione sull’area di libero commercio trans-atlantico condotta dal governo americano e dalla Commissione Europea in modo del tutto auto-referenziale e poco trasparente, nonostante i discutibili vantaggi per la popolazione e a fronte delle evidenti pressioni del mondo economico a suo favore; si veda Monbiot G, “This transatlantic trade deal is a full-frontal assault on democracy”, The Guardian, 4 November 2013, http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/nov/04/us-trade-deal-full-frontal-assault-on-democracy.
[18] Oltre al citato Pettit (1999) si veda anche Pettit P, On the People’s Terms,Cambridge University Press, 2012.
[19] Marti JL, Pettit P, A Political Philosophy in Public Life: Civic Republicanism in Zapatero’s Spain, Princeton University Press, 2010.
[20] Pettit P, “Depoliticizing democracy”, Ratio Juris, 17-1, 2004 (52–65).
[21] Per una discussione centrata sulle politiche di austerità e sui cosiddetti Bocconi boys, si veda Krugman P, “How the case for austerity has crumbled” The New York Review Books, 6 June 2013, http://www.nybooks.com/articles/archives/2013/jun/06/how-case-austerity-has-crumbled/
[22] Si vedano per esempio alcuni recenti editoriali di Eugenio Scalfari sul quotidiano La Repubblica.
[23] È per questo motivo che Machiavelli, per esempio, promuove le procedure romane di impeachment popolare, le quali a suo parere permetterebbero uno svolgimento ordinato delle procedure di ripudio di quei politici che si rendono colpevoli di perseguire i propri interessi piuttosto che quelli della comunità (Discorsi I.7). Non è forse un caso se, contrariamente a quanto suggerito da Machiavelli, le procedure di impeachment nelle costituzioni moderne sono attribuite esclusivamente ad altri poteri.
[24] Ma non solo in Italia. Si veda per esempio il recente dibattito nel Regno Unito sulle affermazioni anti-voto del comico Russell Brand, recentemente invitato a essere ‘guest editor’ del settimanale politico New Statement. Bisogna tener presente però che il termine antipolitics viene talvolta usato nel dibattito anglosassone con un significato diverso.
[25] In particulare in: Stiglitz J, The Price of Inequality, Norton, 2012; specialmente capitolo 5.
AUTORI
Lorenzo Del Savio: Dottorando in “Ethics and Foundations of the Life Sciences” presso l’Università di Milano e la SEMM.
Matteo Mameli: Reader in Philosophy, King’s College London; in passato è stato ricercatore presso la London School of Economics e presso il King’s College dell’Università di Cambridge; si vedahttp://www.kcl.ac.uk/artshums/depts/philosophy/people/staff/academic/mameli/