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REGIONI AUTONOME E SOVRANITÀ NAZIONALE di Beppe De Santis

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[ 19 febbraio ]


LA DISTRUZIONE NEOLIBERISTA DELLA SOVRANITÀ AUTONOMISTICA DELLE 5 REGIONI A STATUTO SPECIALE

In Sicilia, negli ultimi tempi, va di moda il tiro al bersaglio, massimamente masochistico, contro lo Statuto autonomistico speciale.

A parte il volgo, la plebe ignara e manipolata —che volge dove vuole il vento. A parte la canaglia politicante. Autonomista, separatista, la mattina. Centralista, autoritaria, la sera.I l fior fiore dei giuristi, di ogni scuola e risma. Costituzionalisti di chiara fama. E fame (di incarichi pubblici e para). Intellettuali post-marinettiani, e furenti, alla Pierangelo Buttafuoco.”Buttanissima Sicilia”. Dall’Autonomia a Crocetta, tutta una rovina”. Stupidissima, penultima fatica del Nostro. Tutti, contro l’Autonomia speciale siciliana. E le altre Autonomie speciali di Sardegna, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia. Per la goduria delle oligarchie neoliberiste nostrane e d’oltralpe. E dei loro servi e lacchè. Le 5 regioni a Statuto speciale, dove vivono oltre 9 milioni di cittadini elettori, oltre il quindici per cento del popolo italiano. Che fanno da limes —sempre— geopoliticamente sensibile all’Italia intera. Sensibilità storiche e culturali pregiate, resilienti.

E’ vero. Non sempre le potestà autonomistiche sono state bene usate. Dalle classi dirigenti, a volte, ascare, ancillari, servili delle Regioni autonome.

Ma da qui a tagliarsi le pudenda, ce ne passa.


Le Autonomie Speciali —gli Statuti autonomistici— sono pezzi pregiati, parti organiche, consustaziali, della Costituzione italiana. LE AUTONOMIE SPECIALI SONO COSTITUZIONE ITALIANA. Ecco, il punto.

Logorare, delegittimare, svuotare le Autonomie Speciali significa massacrare la Costituzione italiana, nel suo complesso.

Parziale cattivo uso della AUTONOMIE SPECIALI non significa inutilità o negatività delle autonomie stesse.

Il punto vero è che le Autonomie Speciali sono state —in gran parte— svuotate delle loro potestà costituzionali. Negli ultimi 35 anni. DAL NEOLIBERISMO IMPERANTE.

Molti critici —tra quelli in parziale buonafede ma in totale ignavia— delle Autonomie Speciali scambiano fischi per fiaschi.

Scambiano gli effetti per le cause.

Scambiano la progressiva debolezza, la progressiva inefficacia, la vera e propria impotenza delle Autonomie Speciali, provocate dal rullo compressore neoliberista, per impotenza SOGGETTIVA, per autoconsunzione soggettiva, per degenerazione soggettiva, per causa del proprio male, e non per effetto del massacro neoliberista. L’Autonomia Speciale, la VITTIMA, scambiata per CARNEFICE . Di se stessa.

Non è una crisi autogena, quella delle Autonomie Speciali.

Il rapporto tra SOVRANITA’ NAZIONALE COSTITUZIONALE e SOVRANITA’ AUTONOMISTICHE. Dunque.

Bisogna rovesciare lo sguardo analitico e politico.

Non guardare alla crisi delle Autonomie Speciali in modo autoreferenziale e separato.

La crisi delle Autonomie Speciali è un effetto specifico, e grave, dello svuotamento progressivo della sovranità nazionale costituzionale. Realizzato dal neoliberismo globale a carattere neo-totalitario. Dal neoliberismo europeista. Dall’euro.

Chi vuole salvaguardare, ripristinare le sovranità autonomistiche, deve battersi per salvaguardare, ripristinare LA SOVRANITA’ NAZIONALE, COSTITUZIONALE E DEMOCRATICA.

Tutti i sinceri e consapevoli autonomisti della Valle D’Aosta, del Trentino Alto Adige, del Friuli Venezia Giulia, della Sardegna e della Sicilia devono battersi per il ripristino della sovranità nazionale, costituzionale e democratica.

E’ questa la premessa, il fondamento delle sovranità autonomistiche regionali.

Perciò sono tra i promotori e firmatari dell’Appello del Programma 101.

Cari autonomisti di tutta Italia, valdostani, trentini e goriziani, friulani e giuliani, sardi, siciliani… il resto è aria fritta.

Palermo, 16 febbraio 2016

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Un pensiero su “REGIONI AUTONOME E SOVRANITÀ NAZIONALE di Beppe De Santis”

  1. Luca Tonelli dice:

    Posso fare il luogocomunista?Quando le strade d Italia cadono a pezzi capisco però anche chi si incazza quando andando per quella splendida regione che è l alto adige si trovano piste ciclabili nella foresta usate da 20-30 persone al giorno asfaltate meglio della via principale del centro città di casa propria.No al neoliberismo ma sì a un equa ripartizione delle risorse.Il Trentino non è una regione depressa. Non è la Sicilia. Chi ha di più deve dare non ricevere.

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