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SCOMPARE IL CETO MEDIO: È PEGGIO O È MEGLIO?

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[ 30 maggio ]

Su Repubblica/Economia e Finanza di oggi si pubblicano i risultati di una inchiesta sociologica compiuta da “Demos-Coop” che vogliano segnalare ai nostri lettori.

Morale: Avanza implacabile la pauperizzazione di massa. 

“Per due persone su tre è inutile fare progetti a lungo termine. Cresce la percezione di appartenere ad una classe sociale più bassa”. Tuttavia, secondo di ILVO DIAMANTI, la rassegnazione prevale sulla rabbia…

CLASSI E MOBILITÀ SOCIALE
NOTA INFORMATIVA

L’Osservatorio sul Capitale Sociale è realizzato da Demos & Pi in collaborazione con Coop. Il sondaggio è stato condotto da Demetra (mixed mode CATI-CAMI) nel periodo 26 – 28 aprile 2016. Il campione nazionale intervistato (N=1327, rifiuti/sostituzioni: 10.438) è rappresentativo della popolazione italiana con 15 anni e oltre per genere, età, titolo di studio e zona geopolitica di residenza. I dati sono stati ponderati in base al titolo di studio (margine di errore 2.4). L’indagine è stata diretta, in tutte le sue fasi, da Ilvo Diamanti, insieme a Luigi Ceccarini, Martina Di Pierdomenico e Ludovico Gardani.

Documento completo su www.agcom.it

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Un pensiero su “SCOMPARE IL CETO MEDIO: È PEGGIO O È MEGLIO?”

  1. classista dice:

    Il ceto medio è una categoria non economica ma suggestiva. Un salariato con un buon salario o un piccolo imprenditore…ma non riguarda il possesso dei mezzi di produzione. Per quanto riguarda questi ultimi sono 50 che è in corso la proletarizazione a livello mondiale (dal figlio dell'imprenditore che trova lavoro al ministero al contadino asiatico che diventa operaio). Fimo ad ora questa proletarizzazione non corrispondeva af una pauperizzazione. Oggi si. Almeno c'è più chiarezza.

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