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“BREXIT: UN CALCIO NEL CULO ALL’UNIONE EUROPEA” di Tariq Alì

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[18 giugno ]

Tariq Alì, noto leader della sinistra britannica, scrittore e regista, nato nel 1943 a Lahore (Pakistan), ha preso le distanze da Jeremy Corbyn ed è uno dei promotori della campagna per l’uscita dall’Unione europea. Tariq Alì sarà uno dei protagonisti del III. Forum internazionale anti-euro che si svolgerà a Chianciano Terme dal 16 al 18 settembre.




D. Perché ha rotto con la direzione del Partito laburista per difendere la Brexit?

R. Perché l’analisi che facciamo dell’UE è che si tratta di un’organizzazione totalmente antidemocratica che non rappresenta nessuno; solo se stessa e le élite bancarie d’Europa. Si tratta di una macchina per il capitalismo selvaggio. E’ scioccante vedere come sono trattati i piccoli paesi come il Portogallo, l’Irlanda e la Grecia. Domani faranno lo stesso con la Spagna se ci sarà un governo di sinistra e il giorno dopo con il Regno Unito, se Corbyn arrivasse al potere.

D. Come?

R. Beh, per esempio, se Corbyn si proponesse di nazionalizzare le ferrovie, non glielo permetteranno. Sostenere che la UE è internazionalista mentre difendere l’uscita sarebbe sciovinismo, questo è intollerabile, no, non lo accetto. Tutta l’Europa è in una situazione disastrosa, non solo nel Regno Unito. La rabbia cresce perché la gente inizia a vedere di cosa si tratta.

D. Tuttavia non deve essere facile per le persone di sinistra condividere la campagna di UKIP …

R. Non lo è. La gente ci dice: “Siamo d’accordo con quello che dici, ma la campagna è guidata da Boris Johnson”. E non c’è risposta. Però la campagna per rimanere la guidano David Cameron e George Osborne …

D. Qual è l’obiettivo?

Beh, più che altro si tratta, in questo momento, di dare un calcio nel culo all’Unione europea. Forse forzerà un dibattito sulle sue funzioni più rapidamente che se restiamo e accettiamo lo status quo. Cioè, non vedo questo dal punto di vista britannico, bensì europeo. Questa istituzione è un problema per tutti.

D. È un momento molto diverso dal referendum del 1975? [1]

R. Sì. Io nel 1975 votai a favore della permanenza. Pensai che fosse necessario per superare la mentalità insulare nel Regno Unito. Adesso non più. Quello fu l’inizio di un processo. Ora siamo alla fine. E non ha funzionato. Da un punto di vista economico è peggio, per non parlare da quello militare. Ora la UE è sinonimo di NATO. Non era così allora. Allora si sperava che la Comunità europea diventasse una zona intermedia tra USA e Unione Sovietica. Non è più il caso. Ora è un’organizzazione delle élite che cambiano i governi quando vogliono.

D. Non è strano che Jeremy Corbyn sostenga la permanenza? 

R. Penso che Jeremy ritenga che difendere l’uscita avrebbe causato una profonda divisione nel partito laburista… Se avesse lasciato libertà di voto e avesse dichiarato il proprio appoggio alla Brexit, penso che sarebbe stato molto meglio. Ma so perfettamente che Jeremy, in segreto, è contro la UE. Sempre si è opposto alla UE. Abbiamo partecipato entrambi a due manifestazioni chiedendo l’uscita dall’Unione. Quella di Corbyn è una decisione tattica per mantenere una certa unità nel partito.

D. Ma i sindacati e la maggioranza dei deputati laburisti difendono la permanenza…

R. Penso che dopo il thatcherismo e lo sciopero dei minatori molti sindacati hanno deciso che l’Europa fosse l’unica speranza. Ma questa Europa socialdemocratica non è mai nata. L’ Europa è diventata neoliberista. C’è la  sensazione che l’establishment britannico è così terribile che l’Europa non può essere peggiore. In verità è la stessa cosa.

D. La base operaia laburista sembra sostenere la Brexit …

R. Sì, specialmente nel nord, ma non solo. In luoghi come Northampton sono da tempo fortemente contro la UE. Perché vedono che le loro vite sono sempre peggio … E se a questo si aggiunge la questione dell’immigrazione dalla UE, l’appoggio alla Brexit è enorme. Non mi riferisco ai rifugiati. Quello che sta accadendo è lo spostamento di manodopera a basso costo da parte di aziende private. Non dobbiamo incolpare gli immigrati, ma garantire che vi siano diritti sindacali qui.

D. Come si fa a risolvere questo problema?

R. Se eleggeremo un governo veramente socialdemocratico sotto la guida di Corbyn, dovrebbe iniziare a risolvere il problema. Tutti coloro che lavorano nel Regno Unito debbono avere gli stessi diritti e lo stesso salario. Un salario minimo forte. Ciò farebbe cambiare la percezione.

D. Ciò che colpisce della campagna UKIP è che sembra concentrare l’istinto xenofobo più contro i polacchi che contro gli asiatici o neri …

R. Sì, questo non è contro i neri. E’ molto curioso. E’ relativamente nuovo. I bianchi sono soprattutto i rumeni ed i polacchi.

D. I conservatori sono divisi.

R. Se vince la Brexit, i conservatori si spaccheranno, ma se vince la permanenza avranno ugualmente seri problemi. Poiché l’atmosfera all’interno del partito conservatore in questo momento è veleno puro. Possono rovesciare Cameron. L’odio è molto forte. Quindi, qualunque sia l’esito delle elezioni niente sarà più come prima …

D. In Spagna, la linea accettata a sinistra è quella di Varufakis, che ci possa essere un’Europa progressista.

R. Si tratta di fantasia. Varufakis ha detto dopo un dibattito che se ci si alzasse la mattina del 24 con la vittoria della Brexit, non verserebbe molte lacrime. Penso che sia un opportunista. Ma come pensi che la UE possa cambiare dal di dentro?

NOTE

[1] Il 5 giugno 1975 si svolse nel Regno Unito il referendum sulla permanenza in quella che era allora la Comunità Europea. Si concluse con un’indicazione di permanenza con il 67,2% dei consensi dei britannici contro il 32,8% di voti per l’uscita dall’organismo; l’affluenza alle urne fu del 64,5%.

* Fonte: LA VANGUARDIA del 18 giugno
* Traduzione a cura della Redazione

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4 pensieri su ““BREXIT: UN CALCIO NEL CULO ALL’UNIONE EUROPEA” di Tariq Alì”

  1. dexxo dex dice:

    Corbyn dovrà decidere se aiutare il popolo o la leadership laburista.

  2. dexxo dex dice:

    A proposito, Tariq Alì secondo la vulgata odierna dovrebbe essere nazista visto che è per la Brexit!!!!

  3. dexxo dex dice:

    Purtroppo secondo sondaggi riservati della city di Londra il Remain (sentito su radioradicale da un giornalista italiano a Londra – Fabio Cavalera, Corriere della Sera) è a 53/55%, il referendum è perduto. La guerra quindi continua con il paese quasi spaccato in due. La Ue non è così sicura comunque.

  4. Anonimo dice:

    Il referendum "sembrava" perduto (per chi parteggiava per il Brexit").Oggi venerdì ci siamo accorti che è andata diversamente. Quello che rattrista è l'inutile uccisione della Joe Cox che i soliti giocatori di scacchi che al posto dei pezzi normali usano crani di sacrificati avevano architettato per determinare una inversione di polarità dell'opinione degli elettori. Dispiace per quella povera ragazza che è stata sacrificata inutilmente Questo infame tragico espediente, fin troppo scoperto nelle intenzioni, forse ha aperto gli occhi a molti sulla passione omicida di certe persone che comandano.

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