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LA FINE INGLORIOSA DI BERNIE SANDERS di Giorgio Cremaschi

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[ 26 luglio ]


Sanders si è rivelato per quel che doveva essere: un’arma delle élite oligarchiche USA per smorzare la rabbia operaia e popolare ed incanalarla a proprio favore. Un caso di “populismo delle classi dominanti”.

Bernie Sanders ha raccolto un valanga di no e anche fischi quando ha proposto ai suoi sostenitori di votare Hillary Clinton pur di battere Donald Trump. Non credo che sia perché tra di loro ci siano simpatie per il miliardario reazionario. Ma perché la candidata ufficiale del partito democratico rappresenta la pura continuità dell’establishment contro cui i seguaci del senatore del Vermont si sono mobilitati.

Clinton è per la Nato, per il TTIP, per la globalizzazione e le delocalizzazioni che hanno devastato l’industria americana. Trump promette di tassare i prodotti che le grandi imprese americane, tutte, costruiscono all’estero per risparmiare sul costo del lavoro e vuole mettere in discussione il WTO. Clinton promette nuovi interventi americani, nuove guerre per esportare democrazia, mentre Trump vuole che gli Stati uniti siano più isolazionisti e si occupino dei problemi di casa loro. Certo poi Trump sparge veleni e minacce xenofobe e sessiste ed in ogni caso è poco credibile come NoGlobal, ma come si fa a sostenere la candidata di Wall Street , delle multinazionali, della grande finanza? Come si fa a votare assieme Bloomberg?

La situazione politica degli Stati Uniti somiglia sempre di più a quella della vecchia Europa. Che per altro da decenni fa il possibile per copiare il modello politico degli USA. Il risultato è che la sinistra ufficiale è diventata la paladina di un sistema sempre più ingiusto e in mano ai ricchi, mentre la destra reazionaria finisce per occupare lo spazio vuoto in mezzo alle popolazioni impoverite.


Bernie Sanders aveva rotto questo gioco e portato di nuovo in campo la ragione sociale dimenticata della sinistra: l’anticapitalismo. Sanders sarebbe stato l’avversario più difficile per Trump, quello capace di smascherarne il finto interesse per le condizioni del popolo. Ma il partito democratico preferisce perdere con Clinton che vincere con un senatore che parla di socialismo. E ha fatto letteralmente, come ha svelato WikiLeaks, carte false per farlo perdere di fronte alla candidata del Palazzo.

Alla fine le elezioni presidenziali USA sono diventate l’alternativa tra la peste ed il colera, come dice in Francia chi ha lottato contro la Loi Travail e non voterà mai più per Hollande senza per questo scegliere Le Pen. Con queste altrenative la politica democratica non esiste più, questo dicono le elezioni negli Stati Uniti come molte di quelle che si annunciano in Europa. E infatti sempre meno persone vanno a votare su entrambe le sponde dell’Atlantico.

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3 pensieri su “LA FINE INGLORIOSA DI BERNIE SANDERS di Giorgio Cremaschi”

  1. Enea dice:

    Buongiorno, all'articolo di Cremaschi che credo colga il punto vorrei aggiungere qualche dubbio, qualche domanda e qualche considerazione.Effettivamente lo scenario politico negli USA e in Europa tendono concettualmente ad allinearsi sullo stesso tipo di divaricazione: una polarizzazione tra un candidato dell'establishment e un altro che cavalca il sentimento popolare della rivolta antiestablishment servendosi del populismo quale canale comunicativo/aggregatore.L'aspetto triste che rende più stringente la similitudine è che, vuoi per più elevata integrità sistemica della sinistra in questa fase storica, vuoi per mancanza di coraggio, vuoi per sudditanza all'ideologia del politicamente corretto ( per cui si finisce a schierarsi con l'establishment per questioni di bon ton mandando a puttane le ragioni storico-sociali della sinistra, vedasi la recente intervista di Michael Moore in proposito ), anche negli USA come nella maggior parte dei paesi europei la rivolta antiestablishment verrà cavalcata da destra.Certo in questo modo il conflitto non si riorienterà secondo la propria verticalità, tra alto e basso, tra impoveriti e arricchiti alle spalle dei primi; riconfigurazione contemporanea della vecchia lotta di classe.Non lo farà perchè destra e sinistra continuano ad esistere, ma proprio in questo senso se guardiamo le proposte sul tavolo enumerate nell'articolo, quello che possiamo dedurne è che a fronte di una politica interna più marcatamente conservatrice e gretta, oltre che sicuritarista xenofoba e sbirresca, di Trump ( non mi va di definirla "fascista", e forse anche reazionaria è una forzatura. Populismo di destra rende meglio. In ogni caso Trump per quanto non mi piaccia non era decisamente il peggio sulla piazza, perchè Tad Cruz aveva una proposta di politica interna sicuramente più fascistoide congiunta ad una linea di politica economica molto più chiaramente di destra nel senso di liberista/liberoscambista. Insomma, nel complesso mi sembrava peggio su entrambi i fronti ), la sua politica estera sembra non voler essere militarmente interventista e economicamente liberoscambista. Insomma, il mix populista della proposta trumpista, semplificando un tanto al kilo, è una politica interna di destra conservatrice, coniugata ad una politica estera e commerciale quasi di sinistra.La Clinton offre invece una politica interna blandissimamente progressista coniugata ad una politica commerciale liberoscambista pura e militarmente interventista in maniera addirittura sfacciata.Volendo categorizzare trovo quindi Clinton "più di destra", oltre che sicuramente più "casta" ( diretta emanazione dell'establishment )Chiosando verrebbe da dire che se dovesse vincere Trump sarà una sciagura per gli statunitensi; se dovesse vincere la Clinton sarà una sciagura per il resto del mondo. A questo punto, accettando di essere additato al pubblico ludibrio aggiungo: io vivo nel resto del mondo e ho chiaro dal mio punto di vista chi mi sembri il male minore.La questione però è: chi comanderà per davvero?In fondo sappiamo che negli USA, spesso, il Presidente è solo il ragazzo immagine che ci mette la faccia e prende i voti ma i veri potenti, gli uomini dell'establishment che mettono sostanza politica in una amministrazione, sono quelli che lo circondano e che sono frutto di nomina, non di elezione.Nomine con le quali il Presidente-ragazzo-immagine paga i propri debiti materiali e di riconoscenza politica.[ I – segue II ]

  2. Enea dice:

    [ II ]Per capire pienamente quanto dicevo basta fare qualche esempio storico.1) ci ricordiamo la fase storica della grande destabilizzazione mediorientale a cavallo tra Bush padre e Bush figlio e ci ricordiamo tutti che, data l'inettitudine di Bush figlio, quelli che comandavano erano il vicepresidente Cheney, il segretario alla difesa Rumsfeld, il segretario di stato, Powel prima e Rice dopo.2) Clinton non sarebbe stato capace di indicare l'ubicazione dell'Olanda su una carta geografica senza Warren Christopher prima e Madaleine Albright dopo al proprio fianco.3)…..se vi ricordate chi comandava veramente durante l'amministrazione di Bush figlio, non bisognerebbe dimenticarsi che oltre a quello di segretario di stato il ruolo esecutivo più importante è quello di capo di gabinetto del Presidente, in quanto è coordinatore di tutto lo staff del presidente oltre che consigliere e presente in tutte le riunioni riservato.Il capo di gabinetto di fatto è quello che tiene insieme come legante politico lo staff dei ministri.Per ritornare al discorso sul Presidente che ci mette la faccia e uomini di potere vero dell'establishment che gli orbitano intorno e spesso contano più del presidente: ai tempi di Gerald Ford, il presidente mai eletto che contava quanto il due di picche con la briscola a denari, l'establishment era comunque garantito perchè…..il capo di gabinetto era un tal Danald Rumsfeld e il vicecapo di gabinetto Dick Cheney. Nomi che ritornano, anche a decenni di distanza….4) quando era presidente Nixon il mondo intero sa che il vero presidente era il segretario di stato, tal Henry Kissinger.Ora la Clinton ha avuto tempo per diventare una vera donna dell'establishment, rischierebbe di essere una presidente che comanda in proprio e c'è poco di che stare allegri perchè la sua politica estera si preannuncia sicuramente più guerrafondaia e interventista di quella annunciata da Trump.Cosa aspettarci da lei lo sappiamo.Ma di Trump?Perchè è chiaro che lui è uno che ci mette la faccia; ed è chiaro altrettanto che all'establishment sta sul gozzo.Il punto è: che amministrazione insedierebbe?Perchè spacconate a parte è chiaro che Trump non sarebbe un re regnante e che la testa politica alle sue spalle sarebbe qualcun'altro.Chi?Avere Trump presidente e ritrovarsi Cruz vice, o capo di gabinetto, sarebbe una sciagura per il mondo non meno che una ammnistrazione guerrafondaia come quella che si preannuncia con la Clinton.Ma l'aspetto interessante di Trump è che questa cosa mi sembra alquanto imprevedibile.Enea

  3. Giovanni dice:

    Un altro dato rilevante sul punto "chi comanda veramente", il cambiamento di linea politica estera USA avvenne in piena presidenza Bush, con la sostituzione di Donald Rumsfeld con Robert Gates. Poi iniziarono le manovre per creare il fenomeno mediatico Obama (il primo presidente nero) e la demonizzare Bush, manovre purtroppo pienamente riuscite.Adesso credo che abbiano maggiore difficoltà di manovra e forse maggiori contrasti interni ma le decisioni che contano le prederanno anche loro al riparo dal processo elettorale.

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