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DOPO RENZI ARRIVA DRAGHI? di Diego Fusaro

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[ 1 novembre ]

Fusaro, ragionando sulla discesa in campo di Mario Monti per il NO, avanza due ipotesi sull’eventuale dopo Renzi.
Corre l’obbligo di segnalare che da tempo, in polemica con chi riteneva che con l’arrivo del “bomba” a Palazzo Chigi si fosse aperta una…”epoca renziana”, noi avevamo  scritto un paio di cosette, come dire, “profetiche”, la prima nel marzo 2014 [MATTEO RENZI: IL TONFO COL BOTTO PROSSIMO VENTURO
], la seconda nel settembre scorso [DOPO RENZI LA TROIKA? La resa dei conti si avvicina]. Fusaro lascia intendere che proprio in caso di vittoria del NO le euro-oligarchie avrebbero in serbo la soluzione finale: Draghi al governo e protettorato della Troika. Messa così sembra che mandando a casa Renzi facciamo un piacere alle euro-oligarchie. Dissentiamo.

Vincendo il referendum del 4 dicembre (non dire gatto se non ce l’hai nel sacco) si apre una fase nuova, certo aperta a numerose incognite, ma pure alla possibilità di una riscossa popolare.

«Ha destato dubbi e perplessità l’outing, come usa dire, di Mario Monti: l’esponente di spicco del colpo di Stato finanziario gestito dall’Unione europea nel 2011 (e pudicamente chiamato «governo tecnico») ha asserito di votare convintamente per il no al referendum circa la riforma della Costituzione.
L’ha detto in modo fermo e inequivocabile. Senza perifrasi ed esitazioni. Come spiegare questa scelta? Perché mai Monti voterebbe no e perché mai dovrebbe rendere pubblico, con tanta enfasi, il proprio parere personale?


DUE IPOTESI DIVERSE

Avanzo due ipotesi, in maniera telegrafica ma – almeno spero – chiara. Prima ipotesi: si è ormai diffusa ai quattro venti la notizia dell’interesse apertissimo del gruppo finanziario Jp Morgan per la riforma della Costituzione.
Già nel 2013, il gruppo finanziario l’aveva esplicitato: ci vogliono «riforme» delle Costituzioni in Europa, giacché ad oggi esse sono troppo socialiste (diritti dei lavoratori, welfare state, ecc.) e, di più, costituiscono un «ostacolo» per l’economia di mercato del capitalismo assoluto. Occorre rottamarle o, appunto, «riformarle».
La notizia s’è diffusa: e ora tutti sanno che la Riforma propugnata dal Partito democratico vede quest’ultimo come servo e maggiordomo dell’interesse delle grandi banche internazionali.

UN’ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA

Ecco, allora, l’arma di distrazione di massa: l’amico della finanza e dell’Unione europea Mario Monti dice che voterà no. Si chiamerebbe depistaggio, se fossimo in un giallo. Così ora i più crederanno, ingenuamente, che non è vero che questa riforma sia voluta dalla finanza.
Seconda ipotesi: Matteo Renzi potrebbe essere a fine corsa. Forse, dall’alto, gli stessi che l’hanno messo al potere stanno risolvendosi a toglierlo. O, meglio, a sostituirlo: sì, perché ormai il popolo inizia a protestare seriamente. Ormai il popolo ha capito chi è davvero Renzi e cosa è davvero il Pd. A tal punto che, come a Palermo l’altra settimana, occorre ricorrere al manganello per contenerne gli impeti oppositivi.

SE RENZI CADE, DRAGHI L’ALTERNATIVA 

Ecco, allora, la nuova soluzione: togliere Renzi e sostituirlo con un nuovo maggiordomo della finanza, con un nuovo servitore dei signori neofeudali del globalismo. Di modo che, per un po’, non vi siano più proteste: almeno fino a che il popolo non torni a capire come realmente stanno le cose. E, da lì, si proceda a una nuova sostituzione.
Se questa seconda ipotesi fosse vera, chissà che il sostituto di Renzi non possa essere, prossimamente, Draghi? Così ci troveremmo direttamente con la Troika in casa. Modello Grecia1.

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2 pensieri su “DOPO RENZI ARRIVA DRAGHI? di Diego Fusaro”

  1. Anonimo dice:

    Lol…ma come se ne esce il simpatico Fusaro…Draghi molla la poltrona importantissima di presidente della BCE e viene a fare l'amministratore di condominio in Italia…:DVabbe', tanto ormai pur di apparire due secondi si spara qualsiasi baggianata…

  2. Anonimo dice:

    beh, credo che abbia pensato Draghi perché se non sbaglio il suo mandato è in scadenzaPigghi

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