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MPS/BCE: LA VERA POSTA IN PALIO È LA SOVRANITÀ NAZIONALE di Piemme

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[ 29 dicembre ]


Mazzei ha detto l’essenziale sulla vicenda Monte Paschi e l’intervento a gamba tesa della Bce, per la precisione del Supervisory board. Lo hanno detto anche Luciano Barra Caracciolo e Alberto Bagnai. 
Federico Fubini, che non è certo sospettabile per essere un nazionalista no-euro, ci ricorda come dietro alla mossa della Bce ci sia la Germania, e rinfresca la memoria su come Berlino, abbia erogato, tra il 2008 e il 2014 la cifra di 238,9 miliardi —altro che quanto servirebbe per mettere in salvo MPS!

Che la Germania sia il vero dominus entro la Ue, è evidente. Sulla vicenda del “salvataggio” MPS si assiste ad un salto di qualità. L’ingerenza tedesca è plateale. Berlino non solo usa come sue protesi gli organismi tecnocratici della Ue, non esita a qualificarsi come gendarme di prima istanza del comando ordoliberista. Prova ne siano le dichiarazioni sfrontate di Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, quindi quelle di Schäuble e della grande stampa teutonica.

[Per comprendere di cosa si stia parlando sarebbe bene comprendere come funzioni una banca oggigiorno, in cosa consistano “attivo”, “patrimonio”, quindi la sua capitalizzazione in borsa. QUI una scheda quanto mai utile. Non secondario, infine, per dimensionare la vicenda MPS/crisi bancaria italiana guardare alla impressionante classifica delle principali banche mondiali, QUI e QUI due schede, dalle quali emerge come le banche italiane, su scala globale, siano dei nani. QUI  la classifica europea. QUI infine la classifica delle banche italiane in borsa].


E’ tuttavia dell’aspetto politico della vicenda MPS che vorrei parlare
Il diktat venuto da Francoforte è un gesto squisitamente politico, che ha lo stesso minaccioso segno di quello dell’agosto 2011, ovvero la famigerata “Lettera della Bce al governo italiano” con la quale si indicavano le “riforme” inderogabili che l’Italia avrebbe dovuto adottare, pena… la catastrofe. Lettera che precedette, nel novembre successivo, la defenestrazione di Berlusconi, quindi l’arrivo di Mario Monti —che supinamente prese misure antipopolari brutali. Sarà tuttavia il governo Renzi quello che realizzerà alla lettera ciò che la Bce chiedeva: Jobs Act, “buona scuola”, ecc., fino al tentativo (fallito) di scassare la Costituzione.

Ecco, qui sta il punto!

L’intervento della Bce, apparentemente tecnico, è invece sommamente politico. Ovvero consiste: 

(1) in un atto di brutale ritorsione contro il popolo italiano per avere votato NO al referendum del 4 dicembre; (2) in vista di elezioni politiche imminenti, in una minaccia ai cittadini italiani affinché non si permettano di votare partiti ostili all’oligarchia eurista; (3)  in un avviso che vale anzitutto per l’Italia il “pilota automatico”, ovvero che quale che sia la compagine governativa che salirà a Palazzo Chigi, essa dovrà ubbidire ai poteri oligarchici euristi esterni, che nessuna disobbedienza sarà tollerata; (4) che questo “pilota automatico” potrebbe significare l’arrivo della troika, quindi il commissariamento del Paese, il suo formale divenire un protettorato dell’euro-germania, terreno di caccia della finanza predatoria.

La vicenda MPS assume quindi uno squisito valore simbolico: il governo italiano, ove accettasse il diktat della Bce consegnerebbe un altro brandello di sovranità nazionale. Gentiloni e Padoan lo accetteranno? Certo che sì.

Essi ubbidiscono a quelle frazioni alte delle classi dominanti che sono per loro vocazione globaliste, cosmopolite, euriste e, al di là dei miti ideologici, filo-tedesche. Quelle che contro il proprio popolo invocano il “vincolo esterno”, che si augurano (tanto più vista la minaccia che perdano il potere) il commissariamento dell’Italia.

Che questo sia il rischio lo si vede da come la grande stampa “liberale”, i media di regime, trattano la questione MPS. Se la banca più antica del mondo sta fallendo non dipenderebbe dalla crisi sistemica, dalle draconiane politiche austeritarie, dalle stesse insensate regole ordo e neo-liberiste (a cominciare dalla scellerata trasformazione affaristica del sistema bancario italiano negli anni ’90). No, dipenderebbe dalla “cattiva gestione”, dalla corruzione, dal nepotismo, dal clientelismo. E’ una narrazione non solo sbagliata, è falsa. 

Questa narrazione tossica è funzionale al disegno di chi invoca il “vincolo esterno”, delle élite che considerano l’Italia un “legno storto” che può essere raddrizzato alla tedesca, se serve anche violentemente. Élite dominanti che agiscono e sono elementi dissolutori della nazione, agenti quindi di forze potenti che considerano lo Stato un ostacolo per le loro scorribande, che considerano il Paese come territorio da depredare.

E’ inquietante che le forze che a parole si collocano all’opposizione si gingillino in vacue schermaglie parlamentari su questioni irrilevanti, mentre dovrebbero lanciare l’allarme e, a partire dalla vicenda MPS-banche, davanti alla minaccia della troika, chiamando alla più ampia mobilitazione popolare.



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