REFERENDUM: UN TERREMOTO DI CLASSE (e chi invece a sinistra continua come prima) di Michele Berti

[ 8 dicembre ]

Fiumi di inchiostro e bit stanno fluendo in questi giorni per giustificare, commentare, interpretare i dati dell’affluenza e del netto voto di bocciatura della riforma renziana. Le TV parlano del 40% di Renzi come se il giochetto delle elezioni europee non avesse insegnato nulla, il 60 % di No invece viene dato alle forze politiche populiste brutte e cattive.

E’ veramente così? Io credo di no, credo che il voto abbia evidenziato, a seguito della personalizzazione che il premier ha impresso alla consultazione, la presenza di un blocco sociale che ormai non crede più nella narrazione dominante perchè la realtà quotidiana è diventata incompatibile con i numeri a zero virgola con cui vogliono convincerci che va tutto bene.

Il voto referendario ha fatto quello che i partiti da decenni non fanno, una seria analisi di classe della società. Guardando i dati di chi ha votato questo è chiaro, la maggioranza dei pensionati (che ricordo in Italia su 50 milioni di elettori contano circa il 21%) ha detto si ad un cambiamento della Costituzione. All’interno di tutte le altre categorie la vittoria del no è stata a volte schiacciante. Studenti, casalinge, dipendenti, lavoratori autonomi. Cosa significa? Significa che consapevolmente o inconsapevolmente Renzi ha risvegliato gli anticorpi di questa Repubblica, che si sono messi a valutare le politiche governative e a confrontarle con i dettami costituzionali, che hanno riscoperto il piacere del dibattito e il senso della nostra Costituzione, che non hanno paura di affermare e difendere il proprio spazio democratico.

Questo è il vero valore di questo voto.

Passo successivo, davanti a questa nitida fotografia del paese, con i suoi problemi e le sue pieghe fatte di disagio, disuguaglianza e povertà, le forze di sinistra guidate da vecchi astri e da giovani vecchi cestinano tutto e si spaccano in due o tre tronconi alla ricerca di un nuovo e anacronistico centrosinistra. Più o meno centro. Più o meno sinistra.

Non hanno capito che questa vittoria ha tracciato si, uno spaccato del popolo italiano, ma che è in tutto e per tutto legata alla Costituzione?

Partono quindi gli appelli che invitano all’unione della sinistra e all’ennesima ripartenza di un cavallo ormai stremato, a cui Tex Willer riserverebbe un salvifico colpo di pistola.

Ciò che non hanno capito è che un idealizzato popolo aspetta qualcuno che prenda in mano la Carta Costituzionale e ne faccia programma di governo a prescindere dal fatto che a farlo siano forze di sinistra o destra o centro, grilline, cattoliche o marxiste. Un progetto che vada bene per tutti coloro che credono nella nostra Costituzione del 1948 e nella visone di paese che essa sottende.

Quelli usciti sono appelli che hanno già un destinatario, quel ceto medio semicolto che desidera la sinistra rosa, arancione, insomma sbiadita senza un vero progetto ideologico ma che mira ad alleanze anche senza una strada da percorrere e solo per poter “contare qualcosa”.

Pisapia lancia il Campo Progressista, Fratoianni chiama a raccolta i suoi, la Castellina mette la lancia in resta. Mi dispiace ma non avete capito la forza dirompente che il referendum ha evocato. E’ il desiderio di milioni di italiani, di sinistra ma soprattutto direi democratici, che vogliono e pretendono il riconoscimento di un patto sociale che ancora credono importante e fondamentale.

Volete fare le unioni della sinistra?

State tradendo questo slancio e sprecando questa forza a favore di personalismi ed autoreferenzialità che non portano da nessuna parte.

Il voto referendario ci ha messo in mano un’analisi di classe molto dettagliata, uno strumento che unisce e non divide, ovvero la Carta Costituzionale, che pare funzionare bene.

Perchè non rilanciare senza mettere steccati e limiti alla provvidenza?

Qui c’è da ragionare con altri paradigmi politici, se cerchiamo la solita unione della sinistra sarà la solita fusione a freddo e la conseguente deflagrazione in atomi sempre piccoli.

Ragioniamo sui comitati del No invece e mettiamoci al servizio di qualcosa di più grande di un partitino che al massimo può arrivare a qualche punto percentuale.

Lavoriamo sul blocco sociale referendario formato da tanti no che sono tornati ad esprimere un voto dopo anni di astensionismo.

Ma parliamone perchè è urgente, all’orizzonte coloro che volevano la riforma stanno studiando il modo di punire questo gesto d’orgoglio e stanno ammassando nubi nere e minacciose saette che presto si abbatteranno sul nostro paese sottoforma di manovre aggiuntive e nuova austerità.

Abbiamo bisogno di tutto il popolo che ha votato per ribadire il nostro NO anche ai saldi di democrazia che a Bruxelles stanno avvenendo sotto gli occhi di tutti in merito alla formazione del nuovo governo.

Abbiamo bisogno di ribadire il nostro NO pronti a rivendicare un progetto di paese aderente alla Costituzione a tutti i costi. Nelle istituzioni, nelle piazze, ma anche se necessario con “i bastoni e con le pietre” citando un vecchio aforisma di Sandro Pertini.

La storia si è rimessa a correre. La nostra Costituzione può essere verso, direzione e lievito di un grande processo di emancipazione ma dobbiamo agguantarne al più presto la consapevolezza.