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DRAGHI AMMETTE: “USCIRE DALL’EURO? SI PUÒ MA…” di Leonardo Mazzei

[ 24 gennaio ]

Bella scenetta al ristorante “Euro”. Mentre è sempre più chiaro come la moneta unica sia alla frutta, il gestore di questa trattoria dai piatti immangiabili prepara il conto nel retrobottega. I signori vogliono uscire per andarsene a prendere un po’ d’aria fresca? Che prima passino alla cassa, perché se per molti commensali il pranzo è stato indigesto, il conto sarà salato proprio per loro.

Di cosa stiamo parlando? Di questa notizia lanciata dalla Reuters e commentata da Tyler Durden. Il succo è in questa frase di Mario Draghi: 

«Se un paese dovesse lasciare l’Eurosistema, i crediti o le passività della sua banca centrale nazionale verso la BCE dovrebbero essere risolti in toto».

irrevocabilità», nell’aprile dello stesso anno (a proposito della crisi greca) Draghi iniziò a parlare di «acque inesplorate». Arriviamo al marzo 2016 ed è sempre lui a chiedere ai governi dell’Eurozona «chiarezza sul futuro della nostra unione economica e monetaria». Evidentemente le vecchie certezze stavano ormai scricchiolando del tutto. Ma l’affermazione annunciata dalla Reuters, contenuta in una lettera a due europarlamentari italiani, di cui non si conosce il nome, è senz’altro il segnale di un nuovo salto di qualità.

Ma in cosa consiste il conto da pagare cui accenna Draghi? Lui non ce lo dice con chiarezza, né parla dei tempi, delle modalità, della valuta con la quale regolare «in toto» i crediti e le passività della banche centrali nazionali verso l’Eurosistema, ma è evidente che si riferisce ai conti del sistema Target2.

Detto in breve Target2 è la piattaforma elettronica sulla quale avvengono i pagamenti interni all’eurozona. Pagamenti che, passando dalle rispettive banche nazionali, danno luogo a delle scritture contabili (positive o negative) nei confronti dell’Eurosistema, in sostanza della Bce. Poiché si tratta di transazioni interne, è chiaro come per quest’ultima la somma sarà sempre zero, mentre così non è per i vari saldi nazionali.

E qui sorge il problema, a riprova della follia dell’euro. Difatti, se questa moneta fosse stata davvero quella di un’Europa unita, è evidente che le stesse banche centrali nazionali avrebbero chiuso i battenti ed i rispettivi saldi non avrebbero alcuna ragione di esistere. Ma così non è, ed ora Draghi ce ne parla con chiarezza.

Ma queste scritture contabili sono un debito a tutti gli effetti?

Così scrive Sergio Cesaratto nel suo utilissimo libro Sei lezioni di economia

Ho parlato di titoli non per caso. Nella lettera di Draghi si dice espressamente che gli squilibri che si sono determinati nel sistema sono dovuti in primo luogo proprio al Quantitative easing della Bce, che ha portato ad esempio Bankitalia ad acquistare titoli del debito italiano detenuti da investitori tedeschi. Un’operazione che se da un lato è servita ad abbassare notevolmente i tassi e lo spread, dall’altro ha incrementato i saldi negativi del sistema Target2.

SOLLEVAZIONE aveva scritto sul sistema Target2 QUI e QUI


E qui si impongono alcune considerazioni finali.

La prima è che il processo di disgregazione dell’unione monetaria è sempre più grave. Come in un matrimonio, quando si comincia a parlare dei conti della separazione vuol dire che questa è ormai nelle cose.

La seconda è che l’Italia non ha proprio da pagare alcun debito alla Bce, tantomeno alla Germania. Non solo perché in questo caso non si tratta di un debito vero e proprio, ma solo di un riequilibrio a livello di emissione monetaria determinato proprio dalla follia dell’euro, cioè dall’impossibilità di agire sul cambio. Ma anche perché l’Italia (come gli altri paesi mediterranei) ha già pagato fin troppo i costi dell’euro in termini di distruzione della ricchezza nazionale, di disoccupazione, di deflazione salariale.

La terza considerazione è che la Bce non è in grado di imporci un bel nulla. Non solo perché, come dice Durden, non ha un esercito, ma anche perché il blocco eurista è oggi all’interno di una congiunzione astrale piuttosto sfavorevole. L’Euro-Germania non ha più alle spalle il potente protettore di Washington, mentre la Gran Bretagna ha ormai virato verso un’uscita senza troppi compromessi. Insomma, dal punto di vista geopolitico ci sono oggi —oggi, tra un anno non lo possiamo sapere— le condizioni ideali per mandare al diavolo gli eurocrati di Bruxelles e Francoforte insieme ai loro padroni tedeschi.

La quarta considerazione è che l’Unione Europea è ormai politicamente, prima ancora che economicamente, in uno stato pre-agonico. Ce lo dice perfino uno come Angelo Panebianco nel suo editoriale di ieri sul Corriere della Sera

In conclusione, le minacce di Draghi, così come le parole di Panebianco, ci parlano di una crisi davvero irreversibile. Una crisi dai tempi ormai accelerati. Lo abbiamo già detto in tanti modi: il tempo ormai stringe ed occorre agire di conseguenza. Chi non capisce questa urgenza non è solo un cretino, è oggettivamente un alleato (che non ne sia consapevole poco importa) delle oligarchie dominanti.