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CRISI DEMOGRAFICA E “MSNA” (Minori Stranieri Non Accompagnati) di Alessandro Chiavacci

[10 aprile ]

specifica legge è stata di recente approvata dal Parlamento italiano. C’è dietro alla sacrosanta pietas, un disegno politico e sociale? Il Chiavacci, con una conclusione catastrofistica che somiglia come una goccia d’acqua a quella di Maurizio Blondet, sostiene che ci sarebbe addirittura un piano diabolico per “sterminare gli italiani”. Di sicuro i dominanti, pur di insistere con le politiche antipopolari e neoliberiste, puntano sull’immigrazione per far fronte al problema demografico.
Ci sono molti elementi dai quali dobbiamo dedurre che l’ Italia, intesa come sistema economico, giuridico, sociale e nazionale è vicina alla sua distruzione. In primo luogo le politiche dell’ Unione Europea, dove, come per la Grecia, si capisce che il debito pubblico è usato come strumento di sottomissione e di distruzione. Le centinaia di migliaia di imprese chiuse dal 2008, il crollo della produzione industriale, la distruzione dei diritti dei lavoratori e del welfare sono abbastanza evidenti e noti perché mi ci soffermi. Il secondo elemento è l’uso della immigrazione di massa in un paese ad altissima disoccupazione specie giovanile, finalizzato alla creazione di un esercito industriale di riserva, alla distruzione del welfare, alla sostituzione dei lavoratori italiani, alla creazione di una massa plebea priva di diritti e resistenze e infinitamente manipolabile. Il terzo sono le politiche catastrofiche del governo italiano. Gentiloni per esempio propone di trasformare l’ Italia in un paradiso fiscale per i milionari stranieri, chiedendo a costoro di versare un obolo pressoché simbolico se trasferiranno la loro residenza in Italia; il job act cancella le residue tutele dei lavoratori dipendenti; dal 2018 si avrà la liberalizzazione totale dei servizi pubblici consistente nella abolizione del servizio a maggior tutela per energia elettrica e gas. Il quarto è rappresentato dalle crescenti pressioni del capitale internazionale per la liberalizzazione /distruzione di ogni regolazione normativa di ogni aspetto del mercato. Dalle vicende di Uber, a quelle di Airbnb, alle richieste di applicare la direttiva Bolkestein al commercio ambulante e alle concessioni balneari, quello che si prospetta è la sostituzione di ogni aspetto normativamente regolato, e probabilmente anche necessitante riforme, con la più semplice anarchia “come viene viene” gestita dalle multinazionali.

Un aspetto che viene spesso ignorato è il saccheggio che è già cominciato di quella che è forse la più importante industria italiana, l’industria turistica. Già alcuni anni fa i motori di ricerca internazionali (Trivago, Germania, Expedia e Trip Advisor, Stati Uniti) si prendevano circa il 15% (il dato mi proviene da un esperto del settore) del valore della prenotazione alberghiera effettuata tramite loro. Oggi Airbnb (Stati Uniti) usufruisce di oltre 200.000 alloggi in Italia- per molti milioni di pernottamenti all’anno- questo, come i motori di ricerca sopra indicati- senza aver investito una lira in nessuna struttura ricettiva.

Contemporaneamente il ministro Lorenzin (chissà se c’è stato il suggerimento di qualche manina) autorizza l’uso-in Italia-di farmaci vietati in Italia, qualora siano destinati all’uso “personale” (tutti infatti sappiamo che molti anziani si dedicano allo spaccio di farmaci di contrabbando…). E la Corte di Giustizia Europea condanna il governo italiano perché ha impedito all’agricoltore Fidenato la coltivazione di sementi Ogm.

Mi impossibile soffermarmi su ciascuno di questi elementi, voglio invece portare l’attenzione su un evento recente, cioè l’approvazione della legge sull’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (per i quali i media già propongono la sigla “MSNA”, e fare alcune considerazioni di tipo demografico.

La legge, si è detto, impedisce il rimpatrio di questi minorenni; il permesso di soggiorno andrà pressoché automaticamente rinnovato anche dopo il raggiungimento delle maggiore età; e coloro che prima della maggiore età avranno intrapreso un percorso di studio dovranno avere la possibilità di terminarlo, cosa che spesso è impossibile anche per i coetanei italiani. Si omette spesso di considerare quanto possa essere attraente questa possibilità per molte famiglie africane. Ogni anno, in Africa, nascono 40 milioni di bambini. La grande maggioranza di loro ha prospettive di vita decisamente precarie. Quanto può essere attraente per molte di queste la possibilità che qualcuno dei loro figli, venendo in Italia, abbia sopravvivenza, sanità, istruzione e un permesso di soggiorno senza limiti in Italia…? Dal 2015 al 2016 i “minori stranieri non accompagnati” pervenuti in Italia sono raddoppiati, passando da 12500 a 25800. Mi sembra facile prevedere, con le nuove norme, un ulteriore raddoppio nel 2017.

La cosa curiosa è che la legge non prevede NESSUNA COPERTURA FINANZIARIA. All’articolo 21 si dice semplicemente che “la legge non deve comportare nessun altro onere per le finanze dello Stato”. “NON DEVE…?” E che significa??? L’art. 81 della Costituzione, anche senza pensare al pareggio di bilancio che qualcuno ha inserito in Costituzione, prevede che OGNI LEGGE che comporta nuovi oneri per le finanze dello Stato DEVE indicare i mezzi per farvi fronte. In più, il Patto di Stabilità interno (legge 24/12/2012 n.243) impedisce agli enti locali di aumentare le spese ANCHE QUALORA AVESSERO IL BILANCIO IN PAREGGIO. C’entra qualcosa con la legge sui minori stranieri…? Un sindaco di un paesino toscano lamentava tempo fa che “se fra i rifugiati ci sono due minori, sballa il bilancio del Comune”.

In effetti le spese dell’accoglienza per i minori immigrati sono molto elevate. A quelle solite per i migranti adulti si aggiungono le spese per assistenti sociali, interpreti, psicologi, mediatori culturali. Le stime che ho sentito a tal proposito, e che non sono in grado di controllare, oscillano fra i 90 e i 200 euro al giorno per ogni minore ospitato. A queste, con la nuova legge, si aggiungono le spese per l’istruzione. La finanziaria per il 2017 prevede 170 milioni per l’accoglienza ai minori, che sono già insufficienti per quelli immigrati nel 2015 e 2016. Ora, anche in una ipotesi minimalistica che non veda nessun aumento dei minori non accompagnati per il 2017 (ipotesi improbabile, ricordiamo), assumendo un valore mediano fra quelli indicati per il costo dell’assistenza ai minori (non considerando cioè il costo aggiuntivo dell’istruzione) un calcolo rapido fa salire a 1,4 miliardi all’anno il costo annuo DEI SOLI MINORI IMMIGRATI NEL 2017. Dove si trovano queste risorse? Non è dato saperlo.

Pare insomma che i limiti di spesa previsti dalla Costituzione valgano “ora sì, ora no”. Ci sono esigenze “supercostituzionali”, e qualcuno, non è dato sapere chi, ha deciso quali sono.

Il giorno dopo l’approvazione della legge un servizio della Rai presentava una coppia di ultra 65 enni senza figli che aveva accolto in famiglia un giovane afgano. L’uomo, un tipo sessantottino un po’ invecchiato, e la donna, ancora vivace e con qualche luce negli occhi, trattavano e consideravano il giovane come un figlio adottivo. Il significato è evidente: ci vogliono imporre l’adozione obbligatoria, di Stato o familiare, dei minori immigrati. Come ha detto la Zampa, relatrice del progetto di legge, “Tanto gli italiani non fanno più figli”, e questo è il segno inequivocabile che ci vogliono sterminare. Chi non ci sta, chi comprende la mostruosità dei progetti fatti contro L’ Italia e gli italiani, si adoperi anche contro questa legge.




LA PRECARIETÀ È UNA FORMA DI SCHIAVISMO di Giorgio Cremaschi

[ 10 aprile ]

A Milano sulla metro mi ferma un giovane, impiegato in un magazzino della logistica. Io sono tra i privilegiati, mi dice, certo non come i facchini che stanno giù al carico scarico merci, però anche in ufficio il clima è pesante. E mi racconta la storia dei punti della patente.

Il capo ufficio si rivolge alla giovane impiegata, naturalmente assunta con un contratto precario, e le chiede con la massima naturalezza: senti puoi darmi gli estremi della tua patente? Alle timide perplessità della ragazza il capo risponde tranquillamente che è per una infrazione in cui è incorso guidando l’auto aziendale. È arrivata una multa pesante che comporta danno alla patente. Visto che l’auto è aziendale, nulla di male a scaricare il taglio dei punti sulla patente dell’impiegata, anche se questa non è titolata ad usarla, è spirito di collaborazione…che fa curriculum per la conferma a lavoro.

La ragazza ha subito il ricatto? Ho chiesto alla fine, ma chi mi aveva raccontato l’episodio non è stato in grado di darmi una risposta, non conosceva la conclusione.

Può sembrare una piccola cosa dover cedere la propria patente al capo, di fronte alla quantità di vergognosi ricatti che subiscono i lavoratori e ancora di più le lavoratrici, a cui si può impunemente dire: o accetti o quella è la porta, dietro la quale c’è la fila di chi aspetta il tuo posto. Tuttavia sono le piccole sopraffazioni che a volte ci danno il segno e la portata di quelle più grandi, è la violenza della precarietà che colpisce i diritti e la stessa dignità delle sue vittime e assorbe il rapporto di lavoro in un ambiente di mafia.

Immaginiamo poi quando la precarietà dura all’infinito, quando con i trucchi permessi dalla stessa legge si è precari a tempo indeterminato, cioè ogni anno si deve subire l’esame di lavoro per continuare ad essere sfruttati e vessati. E non solo nel lavoro privato, ma anche in quello pubblico.

Pochi giorni fa la USB ha indetto lo sciopero dei precari pubblici e una manifestazione a Roma sotto il ministero, manifestazione ben riuscita nonostante gli ostacoli posti dalla polizia. . Qui ho saputo da un lavoratore disperato che nella pubblica amministrazione ci sono persone precarie da più di venti anni, per una retribuzione mensile oggi giunta a ben 580 euro lordi. Il tribunale di Nola, in Campania, funziona grazie a questi precari più che ventennali che mandano avanti tutte le attività di cancelleria. Come posso guardare crescere i miei figli negandogli una marea di cose, e subire anche l’umiliazione per cui ogni anno devo avere la conferma del contratto, altrimenti sono a casa? Che vita è questa? Così quel lavoratore ha concluso il suo racconto mentre la rabbia tratteneva le lacrime.

Il governo ha appena suonato la fanfara per qualche decimale di disoccupazione in meno e Gentiloni ha esaltato le riforme del mercato del lavoro che avrebbero permesso questo clamoroso risultato. Per questo, dopo aver abolito i voucher per evitare il referendum, stanno pensando di sostituirli con il contratto a chiamata, quello per cui si deve essere sempre a disposizione gratuita dell’azienda, in attesa di essere convocati per poche e sottopagate ore di lavoro.

La precarietà del lavoro marcia a tappe forzate verso lo schiavismo e le leggi che da trent’anni l’hanno autorizzata, incentivata, diffusa, hanno la stessa portata sociale e morale di quelle che nell’800 disciplinavano l’Asiento. Il mercato degli schiavi organizzato e pubblico che nelle Americhe veniva considerato un passo avanti rispetto a quello clandestino. Non si dice forse da trenta anni che le leggi sulla precarietà servono a far emergere il lavoro nero? Questo del resto sostengono tutte le istituzioni della Unione Europea, per le quali la merce lavoro non deve essere sottoposta a vincoli e controlli che ne impediscano la libera concorrenza. Se c’è disoccupazione è perché il lavoro costa troppo, bisogna che la concorrenza tra le persone ne abbassi il prezzo fino a che le imprese non trovino conveniente assumere. È la filosofia liberista della riduzione del costo del lavoro che dagli anni 80 ha ispirato tutte le leggi e tutti gli interventi sul mercato del lavoro delle istituzione europee e dei governi italiani.

Negli anni 70 il contratto di assunzione era tempo indeterminato con l’articolo 18, salvo eccezioni che erano davvero tali. Il collocamento allora era pubblico e numerico, cioè le imprese dovevano assumere seguendo le liste pubbliche di chi cercava occupazione, non servivano curricula o partite di calcetto. E la pubblica amministrazione non era sottoposta ai vincoli massacranti del fiscal compact e ai conseguenti tagli al personale stabile, sostituito dall’appalto e dal lavoro precario.

Poi, nel nome del mercato, della modernità, dell’Europa, questo sistema semplice, giusto e anche efficiente è stato metodicamente smantellato da tutti i governi senza distinzioni, con la complicità di Cgil Cisl Uil. Ora il collocamento è un affare delle agenzie interinali, una volta vietate come caporalato, i rapporti di lavoro precari sono una quarantina e lo stesso contratto a tempo indeterminato è una finta, visto che grazie al jobsact i nuovi assunti possono essere licenziati in qualsiasi momento. E se un sindaco regolarizza i dipendenti del suo comune rischia di finire sotto processo. Ora si può essere assunti in Romania con paghe del posto e lavorare nel trentino eludendo i contratti, grazie alla Unione Europea e alle sentenze della sua Corte di Giustizia nel nome della libertà di mercato. E le leggi securitarie, anti migranti e anti poveri, come la Bossi Fini e il decreto Minniti, sono una tecnologica riedizione delle misure contro il vagabondaggio degli albori del capitalismo, che avevano la funzione di imporre il lavoro forzato e semi gratuito in fabbrica.

È dilagato il precariato, ma contrariamente alle giustificazioni ufficiali la disoccupazione è esplosa e il lavoro nero continua a espandersi. I devastatori del diritto però non hanno fallito, perché alla fine hanno realizzato esattamente ciò che volevano, riportare le lavoratrici e i lavoratori nella condizione di soggezione degli schiavi.

Il sistema di lavoro fondato sulla precarietà è prima di tutto una organizzazione violenta e criminale dello sfruttamento e della schiavizzazione delle persone. Non è più tempo di combatterlo solo nel nome delle convenienze economiche, ma in quello della libertà e dei diritti fondamentali della persona. E l’Unione Europea, i suoi governi e le loro regole di mercato vadano all’inferno.

* FONTE: MICROMEGA