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POESIE PER MASSIMO BONTEMPELLI di Marino Badiale

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[ 4 agosto 2017 ]

Sei anni fa, il 31 luglio 2011, a Pisa, dopo breve malattia, ci lasciava il nostro grande amico, filosofo e storico Massimo Bontempelli [nella foto]. 

Pubblichiamo alcune poesie scritte in sua memoria da chi gli fu vicino, Marino Badiale, pubblicate nella sue recente raccolta.
1.
Difficile spiegare chi eri.
Mi prenderebbero per pazzo.
E non sono molto coraggioso,
lo abbiamo sempre saputo.
Ma non ti ho rinnegato, questo certamente no,
anche se il gallo ha cantato molte volte da allora.
Mi chiedo se ti ho meritato.
Penso di no.
Sì, c’è ancora tempo,
non sono finito,
ma non credo di avere le forze
per fare molto più di ciò che ho fatto.
Ho troppi conti da pagare,
troppe email a cui rispondere,
e devo curarmi
una discopatia alle cervicali.
Cerco di salvarmi la vita.
Perché non ritornerai circondato di gloria
alla destra del Padre,
lo sappiamo bene.
E allora questo solo posso dirti.
Perdonami, accoglimi, ascoltami.
Come hai sempre fatto.



2.
Plotino si vergognava di avere un corpo.
Hegel non saprei, ma credo di no.
Il tuo problema non era certo la vergogna,
era il dolore, quel buco nero
che ti ha rubato i giorni della vita,
e alla fine ti ha ucciso.
Ma quando ti lasciava libero
nel tuo corpo non ci stavi male.
Ti godevi le piccole cose:
un buon caffè, una spiaggia tranquilla,
il silenzio, soprattutto.
Ti muovevi con un po’ di incertezza.
Era forse l’eccesso di cose
che portavi al futuro.
Cercavi, esitando, con chi dividerle.
Qualcuno l’hai trovato, dopotutto.
Dopotutto, sei stato felice.



3.
Come si può vivere decentemente
in un tempo senza speranza
come il nostro?
Ce lo siamo chiesti a lungo, ricordi?
Dovevamo anche scriverci un libro.
Tu avresti parlato di Proclo e Giamblico.
Il tuo destino ha deciso diversamente.
Hai fatto quello che hai potuto.
Hai protetto i semi
che forse nasceranno.
Hai copiato antichi manoscritti.
Hai detto, a chi la chiedeva,
la parola che aiuta,
e forse salva.
Hai fatto quello che hai potuto.
Come fanno tutti, si potrebbe dire.
Ma davvero non come tutti.



4.
Cos’è che ci salva?
Era questa la domanda
che non ti ho mai fatto,
distratto dalle tante altre cose
di cui volevo parlarti.
Perché alcuni sono sommersi
dalle onde della vita
e sprofondano giù,
nel buio, perduti,
e altri riescono ad afferrare
un senso che riscatta il dolore
e ti salva?
Dove sta l’impercettibile
punto di svolta?
Il crinale fra coraggio e viltà?
Forse non avresti risposto,
scuotendo la testa imbarazzato,
come quando mi vedevi commettere
i miei errori.
In interiore homine habitat veritas.
E Sant’Agostino, lo possiamo dire,
se ne intendeva.
Ma forse so perché non te l’ho mai domandato.
Perché non era quello che volevo chiederti
ma solo
salvami, ti prego”.
E questo davvero
non lo potevi fare.



5.
La storia ha un modo di ridere che è ripugnante
scriveva un poeta che amo.
Parlava della grande Storia dei popoli e delle classi.
Ma anche le piccole storie degli individui
non sono da meno.
Ti è sempre mancato il tempo
per scrivere, per dare al mondo quello
che solo tu potevi,
e quando finalmente il tuo orizzonte si è aperto
la vecchia falce l’ha richiuso,
quasi subito.
Ho fatto i conti,
hai dato esattamente
l’otto virgola tre periodico per cento
di quello che avevi.
Anche così, è stato sufficiente
a cambiarmi la vita.
Ma adesso i demoni meschini
sono lì che mi attendono,
ghignando,
adesso che tu non ci sei.



6.
Gli uomini sono esseri mirabili
scriveva ancora quello stesso poeta
parlando del celebre marxista ungherese.
Chissà cosa intendeva veramente.
Di certo tu non ti saresti mai
espresso così.
Conoscevi troppo bene i nodi
che dentro ognuno di noi
legano il bene al male,
le piccole viltà che ci rendono impossibile
ciò che in verità potremmo.
Mirabile è ciò che nell’uomo
può manifestarsi
se lo sappiamo volere.
Gli uomini sono esseri liberi”
avresti forse detto
e ne pagano il prezzo”



7.
Ti mancava l’ironia,
questa forma civilizzata
dell’odio.
Eri incapace di odiare,
appunto.
Ridevi come ridono i bambini.
Temevo che non sapessi proteggerti.
Avevo paura per te.
Che sciocco.
Alla fine
sei tu che hai vinto.



8.
Raccolgo cose disperse che abbiamo scritto,
ne faccio un libro
dalla copertina buia,
come i tempi che ci attendono,
e che tu non vedrai.
Non oso soffermarmi a pensare
allo spreco assurdo
di te
che il nostro tempo ha fatto.
Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti
scrissero i due saggi tedeschi.
Ma quando né la classe dominante
né quella dominata
hanno più nulla
che assomigli a un’idea
che cosa domina il tempo?
La risposta è ovvia,
il nulla produce il nulla,
il vuoto che corrode
tutto ciò che appare solido
e si dissolve nell’aria.
Non era il tempo per te.
In fondo è già molto
se ti hanno lasciato vivere.



9.
Il grande poeta tedesco
esaltava l’umile
che strappa al saggio la saggezza
perché sa volerla.
A te non bisognava strappare nulla,
eri pronto a dare
sapere e sapienza,
ma certo bisognava volerlo
e assumersene
le conseguenze.
Posso dire di averlo fatto?
Nel mio modo imperfetto,
poco utile,
e poco coraggioso,
lottando contro le ansie 
che mi porto dentro,
sì,
l’ho fatto.




– “In interiore homine habitat veritas”: Sant’Agostino, appunto
– “un poeta che amo”: Franco Fortini
– “celebre marxista ungherese”: György Lukács
– “i due saggi tedeschi”: ovviamente, Marx ed Engels
– “grande poeta tedesco”: B.Brecht, nella “Leggenda sull’origine del libro Taoteking dettato da Laotse sulla via dell’emigrazione”.


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Un pensiero su “POESIE PER MASSIMO BONTEMPELLI di Marino Badiale”

  1. Anonimo dice:

    Grazie,Marino. anche tu hai fatto molto. Mi spiace non aver potuto scrivere quest'anno un breve commento per la morte di Massimo,che è stato e rimane uno dei pensatori più grandi della nostra epoca.Il nostro sforzo di cambiamento e di trasformazione è l'inveramento della sua grande eredità morale ed intellettuale. Nello De Bellis

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