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MI SENTO MENO SOLO di Sandokan

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[ 2 gennaio 2018 ]

Non so voi, ma io mi son chiesto quale fosse mai l’origine e l’etimologia dell’aggettivo “illiberale”.

L’anzianità di servizio e la memoria mi suggeriscono che sia un neologismo…liberale

E infatti è un’  espressione recente, che sta (Treccani) per un’opinione o un regime politico che «contrasta con i principî di libertà che sono il fondamento dello spirito e delle concezioni liberali».

Una parola, che possiede quindi, nativamente, un’indiscutibile connotazione ideologica. Scopro quindi che l’autorevole Cambridge English Dictionary raddoppia la dose di veleno, offrendone un secondo e più insidioso significato. Illiberale è infatti addirittura sinonimo di: intolleranza, mentalità ristretta, oscurantismo, fondamentalismo. 

Perché mai, mi chiedo, Lorsignori non vanno al sodo e non usano per i loro nemici, l’aggettivo anti-liberale? Dev’essere che suona politicamente scorretto, e sappiamo quanto questa élite progressista tenga al bon ton politico e al galateo linguistico. Ciò che non deve trarre in inganno.

Il passo dall’aggettivo mellifluo alla vera e propria categoria politica demonizzante è infatti breve. Ecco dunque che da una ventina d’anni l’élite ci martella col concetto di “democrazia illiberale”. L’etichetta ha evidenti implicazioni iettatorie per chi la subisce: rischia infatti dall’Occidente di essere messo sotto assedio militare. Questa fu ad esempio la sorte che toccò alla Iugoslavia di Milosevic, che dopo essere stata sanzionata come “democrazia illiberale” venne finalmente bombardata e squartata. 

Sarà forse di un certo interesse registrare che, sempre tra i liberali, c’è una disputa etimologico-politica riguardo al concetto. Per quelli dogmatici “democrazia illiberale” sarebbe un ossimoro: se in un paese l’informazione è controllata, se le elezioni sono una messa in scena, se i partiti d’opposizione tollerati sono solo quelli di comodo, se le leve del potere sono monopolio di una corrotta oligarchia, allora non c’è democrazia. Tanto vale parlare di dittatura punto e basta. 

Sembra un calzante autoritratto dei regimi politici occidentali non vi pare? Invece l’Occidente quando si guarda allo specchio vede solo l’altro da sé.

La lista imperialistica di proscrizione delle “democrazie illiberali” si allunga anno dopo anno e due sono i paesi che stanno in cima all’elenco: la Russia putiniana e la Cina. Ovvio che trattandosi di due colossi geopolitici alla sanzione ideologica imperiale risulta arduo far seguire l’aggressione “umanitaria”, e/o esportare ai reietti la… democrazia liberale

Perché oggi vi suggerisco questa riflessione è presto detto. Il 22 dicembre Angelo Panebianco, testa d’uovo dell’élite liberale, ha scritto un editoriale per il CORRIERE DELLA SERA dal titolo La politica estera che divide. Il nostro lancia l’allarme perché la metà degli italiani risulterebbe affetta dalla gravissima sindrome, appunto, dello “illiberalismo”. Egli prende spunto da un sondaggio dell’autorevole IPSOS da cui risulterebbe che:

«C’è un’Italia che apprezza la democrazia liberale, l’economia di mercato, la ricerca scientifica, l’appartenenza al mondo occidentale, un Paese che difende le «libertà dei moderni». C’è poi una seconda Italia, molto forte anche se forse non più forte della prima, che subisce con ostilità ed astio quelle libertà: le considera una truffa perpetrata dai «potenti».

Peggio ancora dal sondaggio vien fuori che :

«… sono di più (benché di poco) gli italiani che ritengono gli Stati Uniti più pericolosi di vari Stati autoritari, dall’Iran all’Arabia Saudita».

Il nostro va dunque alle apodittiche conclusioni: simili simpatie attesterebbero appunto la “sindrome illiberale” poiché, gratta gratta, nascondono “pregiudizi negativi nei confronti del mercato”. Infatti il liberal-liberista aggiunge:

«È probabile che un atteggiamento antiamericano e filo russo vada di pari passo con l’ostilità per il mercato e la diffidenza per la società aperta (della quale ciò che viene impropriamente definito «globalizzazione» è una filiazione). Il contrario vale nel caso degli atteggiamenti filoamericani».

Panebianco va infine a parare sulle prossime elezioni:

«A seconda del loro esito, dopo le prossime elezioni, potrebbero verificarsi cambiamenti di rilievo nella collocazione internazionale del Paese. Per esempio, un significativo rafforzamento dei 5 Stelle e della Lega a scapito di altre forze, potrebbe comportare (all’inizio in modo strisciante e poi in modo sempre più aperto) una forte accentuazione dei legami con la Russia e un allentamento netto di quelli con gli Stati Uniti (forse verrebbero messe in discussione anche le basi Nato in Italia). In Europa crescerebbero i contenziosi fra l’Italia e le autorità di Bruxelles (e non si sa su quali alleati europei l’Italia potrebbe allora contare)».

Io spero che Panebianco abbia ragione, che sia vero quanto egli ricava dal sondaggio IPSOS. Soffrivo, in quanto “illiberale”, di solitudine. Vengo invece a sapere che sono solo particella di una maggioranza, per quanto ancora in stato di minorità politica. Ciò che mi fa fare pace, oltre che con la mia coscienza, con l’Italia.
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2 pensieri su “MI SENTO MENO SOLO di Sandokan”

  1. Anonimo dice:

    La democrazia liberale per antonomasia, dipinta in queste rive.

  2. FrancoCampese dice:

    Liberty e Freedom stanno a Can e May come parole .I dizionari li classificano come sinonimi ma lo sono solo in apparenza .Non e' solo una sfumatura :Liberty sta a sovranità ,  autodeterminazione  Freedom a una concessione ad essere relativamente liberi .https://youtu.be/0RjNkc-Ap4MSecondo me Sibaldi offre spunti di riflessione alternativi .

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