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VERSO LE ELEZIONI SCHEDA 7: LA LISTA DEL POPOLO

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[ 6 febbraio 2018 ]

Continuiamo con le schede sui programmi delle diverse forze politiche che troveremo il 4 marzo sulla scheda elettorale. Ricordiamo che mettiamo a fuoco, dei diversi programmi, quanto dicono dell’Unione europea e dell’euro. Oggi ci occupiamo della Lista del Popolo animata da Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia. [nella foto]


Ricordiamo le schede precedenti:
SCHEDA 1: PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA
SCHEDA 2: PARTITO COMUNISTA
SCHEDA 3: L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS
SCHEDA 4: POTERE AL POPOLO
SCHEDA 5: LIBERI E UGUALI


*  *  *
LA CONFUSIONE È SOVRANA
Il programma della Lista del Popolo (europeo)

Come noto, sia come CLN che come P.101, ci siamo confrontati a fondo con il programma proposto dai promotori (Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa) della Lista del Popolo (LdP). 

Per la verità questo programma ha avuto tre versioni: la prima, in base alla quale avevamo avviato il confronto con i promotori per addivenire ad un’eventuale unione delle forze; una seconda – per noi inaccettabile – che ci ha portato a prendere atto dell’impossibilità di questa collaborazione; una terza (e definitiva) che conferma in buona sostanza la pesante svolta altreuropeista operata nella seconda stesura. E’ della versione definitiva – scaricabile qui in pdf – che ci occuperemo brevemente.
Quale fosse il nodo del contendere è già noto ai lettori: la posizione ambigua e pasticciata sull’Unione europea e la sua moneta unica.
Peccato, perché il programma di Ldp vorrebbe affermare con forza l’obiettivo della riconquista della sovranità nazionale. Senza dubbio un punto di merito, esattamente quello che ci aveva convinto ad avviare il confronto. Sul punto si legge:

«Ripristinare la sovranità nazionale implica alcune scelte necessarie:
1. Rinegoziazione e – se impraticabile – recesso unilaterale dai Trattati europei che violano la Costituzione; 2. Trasformazione dell’Italia in paese neutrale, al di fuori di ogni blocco militare e al servizio della pace».

A parte la solita illusione della «rinegoziazione dei Trattati», notoriamente impossibile, una ragionevole base per affermare il principio di una sovranità nazionale fondata sulla Costituzione del 1948.
Purtroppo a questa rivendicazione di principio si è deciso di non far seguire un discorso coerente sull’UE e sull’euro. Della moneta unica – a dire il vero – si è deciso fin dall’inizio di non parlare proprio, preferendo affidarsi all’idea di una moneta parallela (la «moneta fiscale») emessa dalla Cassa Depositi e Prestiti

Quest’idea, magari utilizzabile se inserita in una strategia di uscita dall’euro, diventa assolutamente bislacca nel momento in cui nella moneta unica si vuole restare, dato che è ben noto che sia la Commissione Europea quanto la Bce hanno già detto che di moneta parallela non si può proprio parlare. Ma c’è un altro aspetto grave di questa impostazione, ed esso consiste nell’aver cancellato la nazionalizzazione di Bankitalia(obiettivo invece presente nella prima versione del programma), con ciò evidenziando platealmente la rinuncia alla riconquista della sovranità monetaria.
La mancanza di coraggio nel far seguire all’obiettivo della sovranità la logica conseguenza di un discorso chiaro sull’UE è pienamente leggibile in questo decisivo passaggio del programma:

«Non siamo anti-europei. Tuttavia, siamo consapevoli che questa Europa, dentro l’architettura disegnata da questi Trattati Europei e da queste istituzioni europee, è irriformabile. Perciò vogliamo che l’Italia contribuisca a creare una nuova entità europea capace di svolgere un ruolo cruciale in un mondo multipolare in difesa della pace. Se isolati, gli attuali stati europei saranno travolti dall’azione dei giganti mondiali, senza poter opporre resistenza. Perciò:
1. Vogliamo un’Europa democratica dei Popoli. Ogni limitazione della sovranità nazionale dovrà essere subordinata alla assoluta ed effettiva parità di tutti i contraenti e in nessun caso dovrà essere realizzata a spese delle garanzie previste dalla Costituzione (art 11 Cost.);2. Occorre una nuova Costituzione europea, redatta da una Assemblea Costituente (Padri Costituzionali eletti dai cittadini europei), ispirata ai principi originari del diritto naturale e romano che sono fulcro essenziale della rinascita dello spirito europeo, da sottoporre mediante referendum popolari all’approvazione dei cittadini, liberi nel pieno esercizio delle prerogative costituzionali e della propria sovranità nazionale».

Da notare che la paroletta «irriformabile», da noi proposta negli emendamenti rifiutati da Chiesa e Ingroia nell’assembleadel 16 dicembre, alla fine è apparsa nella versione finale del programma. Ma non si creda ad una contro-svolta, perché si tratta invece del solito modo pasticciato di procedere che caratterizza la coppia in questione. Una coppia evidentemente del tutto impastata nella disastrosa logica del “politicamente corretto”, per cui se si critica l’Unione Europea si deve dire subito dopo che se ne vuole immediatamente un’altra, come se la storia si potesse fare e disfare a piacimento come un bambino che gioca col pongo.

L’accettazione della narrazione mainstreamè palese nel passaggio immediatamente successivo, quello dove si dice che 

«Se isolati, gli attuali stati europei saranno travolti dall’azione dei giganti mondiali». 

Qui siamo di fronte alla solita retorica di una globalizzazione invincibile se non anche positiva, un argomento tipico di tutti gli ultras del più Europa. Un cedimento totale che non ha giustificazione alcuna.
E siccome si vuol giocare all’altra Europa, ecco rispuntare l’Europa dei popoli degli tsiprioti, naturalmente con la Costituzione europea… Ma non si voleva ricostruire una sovranità basata su quella italiana? Che in Europa possa venirne fuori una meglio?
Che dire? Sul punto LdP pasticcia a tutta randa, ma se preso sul serio il discorso di Chiesa e Ingroia sembra solo una variante di quegli Stati Uniti d’Europa sognati dai neoliberisti più sfegatati. Non si vede infatti come possa esservi una Costituzione senza Stato, ma ancora meno si vede come uno Stato nazionale (in questo caso l’Italia) possa essere sovrano dentro uno Stato più grande e necessariamente sovraordinato.
Insomma, la confusione regna – questa sì – sovrana.
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Un pensiero su “VERSO LE ELEZIONI SCHEDA 7: LA LISTA DEL POPOLO”

  1. Anonimo dice:

    Sbaglio o avevate un occhio di riguardo se non di aperta simpatia verso questo nuovo(?) raggruppamento in tutto simile alla nefasta esperienza di Rivoluzione civile? è necessario arrivare a constatare la dura realtà per accorgersi che si è avuto un abbaglio e capire definitivamente che il ceto politico e intellettuale di questa pseudo sinistra è a tal punto screditato che non attrae più neppure il più beota sinistrato trinariciuto credulone e fideista?

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