1

LE TENEBRE DEL TRANSUMANO di Eos

[ 13 marzo 2018 ]

E’ fresco di stampa: L’ULTIMO UOMO di E. Pennetta, GOG Edizioni 2017 —casa editrice degli amici de L’INTELLETTUALE DISSIDENTE.
Soggetto del libro è la critica del TRANSUMANESIMO.
Wikipedia da una definizione forse minimalista del transumanesimo:

«Il transumanesimo (o transumanismo, a volte abbreviato con >H o H+o H-plus) è un movimento culturale che sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana che sono considerati indesiderabili, come la malattia e l’invecchiamento, in vista anche di una possibile trasformazione post umana».

I teorici del transumanismo —il più importante Julian Huxley — esibiscono un umanesimo radicale e progressista, in verità si tratta del folle sogno nichilista di ascendenza nicciana di creare, grazie alle tecnoscienze, un’élite di super-uomini destinata ad esercitare dominio e oppressione. Questa setta —di cui non a caso fan parte Zuckenberg, Jeff Bezos e i giganti della Silicon Valley— camuffa la sua ideologia tossica dietro le vesti del miracolismo terapeutico. Il demonio, si sa, si camuffa spesso come il Cristo.

Sui pericoli insiti nello strapotere della tecnica e del mito della scienza Eos era già intervenuto mesi addietro. Gli ridiamo la parola.

*  *  * 

Lo studio e la ricerca si caratterizzano in quanto mostrano – o tentano di mostrare – la quintessenza totalitaria ed oligarchica della imperante ideologia scientifica quale sintesi operativa sociale (o anti-sociale) dell’antropologia capitalista. Nella “Prefazione”, Lorenzo Vitelli ben evidenzia il retroterra baconiano (il Vitelli cita vari passi de la “Nuova Atlantide” di Francis Bacon) di tale modello e citando Sanguineti spiega che “l’immagine dello scienziato chiuso in laboratorio che fa grande la scoperta è un po’ comica. A promuovere la scienza sono i gruppi interessati a usarne le ricadute: l’università, l’industria sempre più immateriale, i grandi centri medici e farmacologici. La portata ideologica della scienza lievita dentro questi interessi”.
Il Nostro, anzitutto, rileva una forte coincidenza tra la concezione scientifica e scientista del mondo di estrazione giacobina lamarckiana e quella di radice anglosassone darwinista; per quanto la prima voglia ispirarsi ad una concezione un po’ più morale della natura, l’unica vera differenza potrebbe risiedere nella tendenza innata al progresso, che in Darwin diventa il “meccanismo della selezione naturale”, mentre nel lamarckismo tutto è sottoposto all’incessante cambiamento; la svolta segnata dalla teoria di Darwin oltrepasserebbe perciò  la fase filosofica comtiana, destituendo il principio finalistico in natura ed elevando il modello socio-economico liberal-capitalista a legge di natura assolutista. 
Per quanto il regime sovietico perseguiterà gli scienziati darwiniani, il Nostro considera lo stesso marxismo originario (riporta al riguardo taluni passaggi) immanente al meccanicismo naturalistico darwiniano. Fabianesimo anglosassone – una sorta di socialcapitalismo il cui fine è l’addormentamento spirituale e politico delle masse e dei diseredati –  e razzismo eugenetico sarebbero perciò due metamorfosi di declinazione darwinista della medesima rivoluzione borghese baconiana che, nel XX secolo, punterà poi ad annichilire alla radice l’idea spirituale di Occidente e di Stato nazionale; riguardo un documento del Pease (autore di un noto testo sul fabianesimo) che individua uno stretto legame tra politica sociale e teoria dell’evoluzione, il Pennetta (pp. 39, 44) scrive che “da questo documento si rende chiaro quanto la Fabian Society ….assuma come riferimento lo stesso paradigma darwiniano a cui Spencer è ricorso per scagionare il capitalismo da qualsiasi critica di fondo. Ma come abbiamo visto, le tesi marxiane coincidono con i presupposti darwiniani, e così la Fabian Society propone la soppressione dai suoi programmi dell’ingegneria sociale d’ispirazione malthusiana e spenseriana…L’utopia fabiana, dunque, si impegna nel recupero dello scientismo baconiano in una versione socialisteggiante e internazionalista”; riguardo la politica eugenetica americana, viceversa, si nota con attenzione come l’unica decisa opposizione all’eugenetica sia provenuta dai cattolici statunitensi (p. 48), non dai “socialisti” o dai democratici, che hanno sostenuto il darwinismo, come concezione laicista e  progressista ed “antioscurantista”. 
L’autore entra poi nel vivo dello studio in relazione al contesto odierno affrontando la visione di Julian Huxley, che sottoscriverà il “Secondo Manifesto della società umanista” del 1973; manifesto nel quale è ribadita la necessità di porre fine alle confessioni monoteistiche, insieme alla critica e al rifiuto delle diverse ideologie politiche, proprio come sostenuto nel documento programmatico dell’UNESCO, per il quale il potere non è del popolo ma delle “oligarchie democratiche” (le menti migliori).   Basandosi proprio sul Focault e non, ad esempio, sulla teologia morale tomistica cattolica, il Nostro, in pagine veramente interessanti (pp. 83 e sgg), ben sottolinea come l’autentica oppressione e repressione sessuale inizi con l’affermazione della classe borghese e del capitalismo nella storia occidentale; come il clima di totalitarismo che incombe, oggi, quotidianamente sulle nostre anime sia frutto di una pianificazione “ideologica” della Scienza medica e psicanalitica, il cui fine è quello di sessualizzare l’intera società per regolare le popolazioni indebolendone, controllandole e pervertendole nella sostanza organica, disincentivare malthusianamente la riproduzione, isterizzare la donna, annientare l’etica religiosa in vista dell’assoluto trionfo sociale dell’etica laicista, per la quale l’autorità suprema è l’ideologia scientista e massonica e la Tradizione spirituale o religiosa è, schmittianamente, il “Nemico”;  sottolinea poi come la prassi psicanalitica freudiana che mira all’abbattimento della norma e dell’autorità abbia reso in sostanza “la rivoluzione sessuale” una mera metamorfosi della originaria rivoluzione borghese-capitalista: il mysterium Amoris non esiste, la pratica si riduce proprio al tentativo di “uccidere il tabù”.   
Della stretta connessione tra capitalismo borghese e psicanalisi, ne farebbe testimonianza il successo di Freud negli Stati Uniti.  Riprendendo proprio un acuto pensiero del Focault, il Nostro specifica (p. 92) che dalle tradizionali società di sangue o sanguineità – ove il mito del sangue non si identifica con la razza o l’etnia ma con la sacralizzazione dell’amore e della morte- si è pervenuti grazie alla rivoluzione capitalista edonista sessual-borghese,  alla società del sesso. Medesimo il discorso per la cosiddetta “rivoluzione psichedelica”, originariamente un fenomeno minoritario di “profetismo” nichilista e pagano di minoranze di hippie, che vogliono superare il capitale borghese con un culto ultra desiderante intimistico e non politico, con il loro culto dell’LSD e del “paradiso artificiale”; tale fenomeno poi si diffonderà invece capillarmente nelle varie società civili, grazie alla vittoria della Sinistra liberal del “partito radicale di massa” sulla Sinistra collettivista e totalitaria. 
Taluni teorici della via della trascendenza mediante la mescalina, li ritroviamo a capo di quotate banche d’affari e multinazionali. Altri teorizzeranno una Nuova Sinistra antistalinista. Al riguardo, il Nostro si sofferma nell’analisi del pensiero del benthamiano e darwinista Singer, il quale da teorico del libertarismo di estrema sinistra si farà infine interprete del più radicale animalismo. Va comunque precisato che la visione epistemologica di Singer deriva da quella di G. Israel, come opportunamente precisa il Pennetta. Per abbattere i corpi solidi che ancora in Europa paiono resistere, seppure in parte, le forze della plutocrazia oligarchica mettono in moto varie linee di faglia come i matrimoni omosessuali; anche questo, naturalmente, è un attacco nichilista alla tradizione civile e religiosa dei popoli. 
Scrive l’Autore: 
Una volta stabilito che il matrimonio omosessuale è un “diritto” universale, la questione delle nozze gay si presenta come un perfetto mezzo per eliminare dalla scena pubblica chiunque si professi fedele ad una qualsiasi delle tre religioni monoteistiche” (p. 149). 
La teorizzazione del New Age si avvale del fattivo apporto di Greenpeace (con l’arcobaleno dei Rainbow Warrior usato abitualmente negli ambienti pacifisti e nel primo Gay Pride del 1978); dell’abbattimento neo-capitalista dei corpi solidi (p. 143); delle nuove tecniche di manipolazione degli embrioni (p. 163); della teoria dei diritti, tema di grande potenza evocativa a cui non corrisponde un chiaro concetto sociale, in quanto si giustificherebbe con la teoria del diritto una pericolosissima “sacralizzazione” del desiderio individuale, anche del più pernicioso.  Pennetta definisce “postumana” questa antropologia capitalista ideologicamente sostenuta dal totalitarismo scientifico. La pedagogia scientista per le nuove generazioni per la quale caratteri, identità, percorsi ideali e di pensiero sarebbero liquidi e passeggeri e per la quale l’unica evoluzione concepibile sarebbe nel successo economico, verrebbe così mobilitata al fine.

<!– /* Font Definitions */ @font-face { panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:Arial; mso-font-charset:77; mso-generic- mso-font-format:other; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;} /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:""; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:10.0pt; margin-left:0cm; line-height:115%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; Times New Roman"; mso-ascii- mso-ascii-theme- mso-fareast- mso-fareast-theme- mso-hansi- mso-hansi-theme- mso-bidi-Times New Roman"; mso-bidi-theme- mso-fareast-language:EN-US;} @page Section1 {size:595.3pt 841.9pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; mso-header-margin:35.4pt; mso-footer-margin:35.4pt; mso-paper-source:0;} div.Section1 {page:Section1;}

–>

Infine, gli ultimi due capitoli: “Il Transumanesimo” e “La corda sull’abisso”, lasciano ipotizzare il “Nuovo Mondo” che sarà nel 2045 con l’avvento della Singolarità profetizzato dalla Associazione Italiana Transumanisti. L’Autore riprende il passo “profetico” dei transumanisti, notando che se l’idea di una coscienza digitalizzata pare assurda, almeno nella sua totalità, molto più realistica è la considerazione che rivendica la trasformazione della specie finchè l’umanità del 2011 non sia riconoscibile a quella del 2045. In ultima analis, il Pennetta riprende le geniali tesi del Samizdat russo (cita un testo del Safarevic del 1977, dunque veramente anticipatore) secondo le quali non solo il totalitarismo comunista era strategicamente fondato sul transumanesimo materialista e macchinico ma anche il totalitarismo “liberaldemocratico”capitalista. 
Il Pennetta cita in proposito quale esempio di “totalitarismo dolce” democratico il Festival del Burnin Man che si tiene a partire dal 1991 nel deserto del Nevada a fine agosto. L’esperienza – alla quale partecipano grandi nomi della Silicon Valley come Zuckerberg, fondatore di Facebook, il capo di Amazon Jeff Bezos e l’ideatore di Google Sergey Brin, al punto che E. Musk, cofondatore di PayPal dice che “Burning Man è la Silicon Valley” –  somiglia molto a un happening hippie dove il nudismo, l’uso di sostanze stupefacenti, le orge e gli scambi di partner sarebbero il rito “iniziatico”. Alla base di tale prassi vi è la filosofia Oggettivista fondata nel 1943 da Any Rand, teorica della differenza antropologica, tra gli “imprenditori illuminati” e una massa patibolante e infinita di oppressi e diseredati , personaggi parassitari di cui lo Stato sociale non dovrebbe più occuparsi; principio ontologico della differenza antropologica che ricorre anche nel movimento transumanista che tramite Julian Huxley teorizza nel 1957 il superomismo scientifico che ritiene di avere a disposizione i mezzi per una trasformazione evolutiva artificiale, completando ciò che solo parzialmente è riuscita a fare la natura.  In sostanza; la teoria di una elite o capitalista o scientista, o meglio sintesi di Scienza e Capitalismo.



SOVRANITÀ E SOVRANISMI: SI CHIUDE UN CICLO

[ 13 marzo 2018 ]
 
Presentiamo ai lettori la prima delle risoluzioni approvate dalla II. Assemblea nazionale di Programma 101, svoltasi nei giorni 10 e 11 marzo. La risoluzione, che è stata scritta prima delle elezioni, non ha subito modifiche da parte dell’Assemblea.
 

«(1) L’assenza, il 4 marzo, di una lista elettorale che tenesse assieme Costituzione e sovranità nazionale chiude un ciclo per tutto il campo del cosiddetto “sovranismo”.

Questo ciclo si aprì nel 2010-2011, quando sorsero come funghi organismi, associazioni, gruppi che rivendicavano il ritorno alla sovranità monetaria. Malgrado come MPL avessimo svolto un ruolo propulsivo non ottenemmo i risultati sperati. Non li ottenemmo nonostante fossimo stati promotori di iniziative di grande importanza: il convegno fuori dall’euro dell’ottobre 2011, il grande simposio “Oltre l’euro” del gennaio 2014, il primo Forum Internazionale di Assisi dell’agosto 2014, quindi la nascita del Coordinamento europeo.

Cinque le ragioni essenziali che spiegano come mai: (1) la nostra debolezza organizzativa; (2) l’entrata in scena del M5S, verso cui confluirono il grosso delle energie liberate dalla crisi sociale e politica; (3) il rifiuto delle sinistre tutte di impugnare la battaglia contro euro ed Ue, quindi di ogni politica di sovranità nazionale; (4) era predominante, nel campo del “sovranismo”, un’ostilità generale verso qualsiasi cosa che fosse socialista e di sinistra; (5) il rifiuto diffuso della forma partito.

(2) Fatto sta che in quelle condizioni di accerchiamento ritenemmo prioritario agire come costruttori di una rete unitaria piuttosto che di rafforzare l’MPL. Nella primavera del 2014, con la nascita del Coordinamento nazionale della sinistra contro l’euro, pensammo di avere spezzato l’accerchiamento. Non fu così. Malgrado l’alto livello di analisi e proposta, scolpito nel Vademecum su come si sarebbe dovuti uscire dall’euro, il Coordinamento non riuscì né allargarsi né a portare a compimento la trasformazione, apparentemente da tutti condivisa, in un unico soggetto politico.

Grandi speranze si riaccesero con la nascita della Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN) all’inizio del 2017. Speranze che presto si infransero alle prime difficoltà. Davanti alla decisione di prepararci alla prova elettorale del marzo 2018 sorsero le prime divisioni.

Malgrado ciò, nella consapevolezza dell’importanza della tappa elettorale 2018, la CLN lanciò nell’estate 2017 l’appello per l’Italia Ribelle e Sovrana. Questo tentativo di dare vita ad una lista del sovranismo costituzionale non ha sortito l’effetto sperato. Abbiamo incontrato insipienza, infantilismo, settarismo. Avevamo l’ennesima prova che non era possibile unire i “sovranisti”, nemmeno in vista delle elezioni.

Il risultato negativo non poteva non riverberarsi in modo distruttivo su una Confederazione già debole, causando la sua diaspora.

Queste sconfitte non potevano non metterci in serissime difficoltà. Facciamo le spese di avere dedicato la maggior parte delle forze, intellettuali e organizzative allo costruzione di organismi di fronte e percorsi unitari. Si conferma che non bastano chiarezza d’idee e volontà ecumenica: nessuno organismo unitario può reggere agli urti senza un baricentro organizzativo forte e coeso.

(3) Alle porte delle elezioni del 4 marzo abbiamo assistito ad un processo di smottamento di tutto il campo del primo sovranismo, uno smottamento che è consistito nell’approdo verso un nazionalismo di destra. La candidatura di Alberto Bagnai con la Lega salviniana, quello di Marco Mori con CasaPound Italia, della De Pin con Forza Nuova, erano solo la punta dell’iceberg. Pochissime le eccezioni: oltre a noi e chi faceva parte della CLN, il Fronte Sovranista Italiano.

Se questo esito è potuto accadere, è dipeso anche dal discorso prevalente nel campo del primo sovranismo, ci riferiamo alla litania che non ci sarebbero più destra e sinistra, che non ci sarebbero uscite di sinistra o di destra dall’euro e dalla Ue.

Questo discorso, mentre esprimeva un adeguamento alla concezione del pensiero unico predominante negli ultimi decenni —la politica senza “ideologie”, senza visioni del mondo, quindi fondata, proprio come vuole il pensiero dominante, sui tecnicismi, la centralità dei leader e l’evaporazione di partiti degni di questo nome, ovvero portatori di idee sociali forti—, indicava l’opportunistico e insidioso rifiuto di ammettere che dall’euro si può uscire anche con politiche neoliberiste, e neo-autoritarie.

Se è stato corretto aver considerato quello del primo sovranismo un importante campo di battaglia, è stato giusto contrastare le tendenze latenti che portavano verso un nazionalismo di destra affinché non diventassero egemoni. Lasciati sostanzialmente soli, dobbiamo ammettere che non ce l’abbiamo fatta ad evitare che ciò che era incipiente (il sovranismo destrorso e nazionalista) venisse alla luce e diventasse egemone.

Il risultato è che Lega salviniana e CasaPound Italia —in questo aiutati in modo determinante dai media di regime e dall’ignavia delle sinistre, sia di regime che radicali—  appaiono come “sovranisti”, anzi i soli “sovranisti”. Ove quindi “sovranismo” è percepito come sinonimo di nazionalismo e, spesso di revival fascistoide.

Riteniamo sia necessario, fermo restando l’utilizzo imprescindibile del sostantivo “sovranità”, e dato per scontato che non dobbiamo lasciare alle destre il campo di battaglia ideologico della nazione, smettere di denominarci in prima istanza “sovranisti”, insistendo invece sul concetto di patriottismo democratico e costituzionale.

(4) L’avvenuta scissione del primo sovranismo in due campi opposti rende  impraticabile, rebus sic stantibus, una politica di fronte unito. Occorre piuttosto non solo distinguersi nettamente ma combattare il sovranismo nazionalista di destra.

D’ora in avanti, anche valutato cosa ci han detto i risultati elettorali, la nostra attenzione va rivolta in tre direzioni principali: (a) quel che maturerà nel campo delle sinistre no-euro; (b) quel che accadrà nel Movimento 5 Stelle vista la svolta governista ed europeista; (c) verso il tentativo in atto di trasformare SiAMO un vero e proprio movimento politico indipendente.

In questa prospettiva è prioritario rafforzare la nostra organizzazione, come organismo di indirizzo programmatico e strategico, e come polo di irradiazione culturale e di educazione teorica e politica».


Risoluzione approvata dalla II. Assemblea di MPL-Programma 101
11 marzo 208