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# IL POPOLO NON È UN BUE di Leonardo Mazzei

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[ 9 marzo 2018 ]


Il popolo non è bue. Mi si scusi la banalità, ma ogni commento sensato sul voto del 4 marzo è da lì che deve partire. E’ questa una premessa necessaria di fronte all’arroganza delle èlite come alla pochezza della sinistra che fu. Ad esempio quella che continua a bere…

Chi scrive, oltre alle valutazioni di Programma 101, condivide le riflessioni di Carlo Formenti, ed ancor più quelle di Ugo Boghetta e Mimmo Porcaro. Riflessioni che vanno tutte nella direzione di una nuova sinistra nazionale e popolare. Unica risposta credibile alla scomparsa sic et simpliciter di ogni sinistra. Non solo: unica via per togliere la bandiera della sovranità dalle mani della Lega, portandola così saldamente nel campo democratico e costituzionale.

Ma partiamo dal terremoto elettorale, la cui magnitudine è stata superiore a quella del 2013. Cinque anni fa, nonostante l’exploit grillino, i partiti sistemici – all’ingrosso, quelli prescelti e abilitati a governare dall’oligarchia tramite i media a libro paga – riuscirono, seppure a fatica, a riprendere il controllo della situazione. Poterono farlo non solo grazie allo spropositato premio di maggioranza del Porcellum, ma anche in virtù dei consensi ottenuti. Infatti, sommando alla coalizione bersaniana i voti dei berluscones e quelli messi insieme da Monti, si arrivava comunque ad una percentuale del 61,7%, mentre oggi quelle stesse forze (Pd e Forza Italia con i relativi cespugli, cui aggiungiamo senza dubbio Leu) si sono fermate al 41,5%. Un tracollo che già dice tutto.

Viceversa, le due principali forze etichettate come “populiste” (M5S e Lega) arrivano oggi al 50%, contro un 29 e spiccioli del 2013. La situazione si è dunque rovesciata. La sconfitta delle èlite è clamorosa. Il Paese reale ha divorziato da tempo dal Palazzo, ma adesso questo divorzio ha la sanzione di un voto che non lascia troppi spazi alle interpretazioni. E per Bruxelles – Brexit a parte – è la peggior sconfitta di sempre.

Certo non può sfuggire l’opportunismo dei gruppi dirigenti di Lega ed M5S. Mentre Salvini ha fatto sparire l’obiettivo dell’uscita dall’euro, cementando l’alleanza con Berlusconi sull’ultraliberista flat tax; Di Maio ha trasformato M5S in una forza governista a prescindere, annacquando ogni contenuto ed accettando l’imperativo della riduzione della spesa pubblica. Sbagliando, avevo ritenuto che la svolta neodemocristiana di M5S gli avrebbe fatto perdere voti. Errore! Glieli ha fatti guadagnare, come mai?

Ecco una domanda interessante, alla quale – e qui il discorso va allargato anche alla Lega – sembra esserci un’unica risposta: gli italiani vogliono la botte piena e la moglie ubriaca. Vogliono certamente un cambiamento radicale, ma sperano di ottenerlo in maniera quasi indolore. Col tempo, quando arriverà una nuova recessione (sia essa ciclica o da choc esterno) questa illusione salterà in aria, ma finora ha retto. In fondo, perché stupirsi? Che forse questa illusione è peggiore di quella propalata a piene mani – dall’estrema destra, all’estrema sinistra – da chi sostiene la riformabilità dei Trattati europei?

Siamo dunque in una situazione contraddittoria, in un quadro ad altissima instabilità aperto a diversi possibili sbocchi. Sbaglia chi pensa che il blocco dominante abbia già in serbo la soluzione vincente.

Per lorsignori le cose sono andate davvero male. Puntavano sul governo Renzusconi e sappiamo com’è andata. Ma anche la carta del cosiddetto “governo del presidente” è ormai un’arma spuntata, visto che adesso qualsiasi esecutivo non potrà prescindere dalla presenza o di M5S o della Lega.

Ma tutti i loro calcoli sono andati storti. Volevano una tenuta del Pd, magari mollando Renzi per salvare il partito, mentre invece l’impopolarità del primo ha travolto il secondo (Gentiloni incluso). Volevano Forza Italia al comando della destra e si ritrovano invece l’imbarazzante Salvini. Volevano i centristi filo-berlusconiani, e soprattutto la lista dei fanatici euristi di +Europa, oltre il 3% ma non ce l’hanno fatta.

Certo, l’oligarchia non starà con le mani in mano. Forte sarà il tentativo di controllare un eventuale governo a guida M5S, condizionandolo magari con i voti del Pd. Ma è presto per capire come andranno davvero le cose.

Limitiamoci perciò ad alcune riflessioni più generali.

M5S e Lega sono quello che sono. Ma se il voto anti-sistema è andato lì, diverse sono le ragioni. Oltre a quella già segnalata – l’illusione della botte piena e della moglie ubriaca – ce n’è un’altra per tanti aspetti decisiva. Ed è che non c’erano sulla scheda elettorale altre alternative credibili che potessero attrarre gli elettori. E’ vero, sperare di ottenere un cambiamento favorevole alle classi popolari da queste forze è illusorio, ma non per questo la domanda di un cambiamento radicale è meno forte.

E’ da questa consapevolezza che bisogna partire. Dal fatto che il malcontento è in crescita, che esso porterà con sé nuova instabilità politica, in un Paese che certo non è uscito dalla crisi, nel quadro di un profondo processo di disgregazione dell’Unione Europea.

Ecco il contesto in cui agire. Se in questi anni non c’è stata la capacità di far emergere un’alternativa, ciò è dovuto a tante ragioni, che spesso abbiamo analizzato su queste pagine. Ma se questa è la situazione, assurdo è prendersela con gli elettori. Un atteggiamento che troviamo nei media mainstream, dove non ci si capacita ad esempio del perché una come Bonino non sia osannata dalle masse ma solo dai giornaloni. Ma che registriamo purtroppo anche nel campo delle forze anti-sistemiche, dove si tende a pensare che tutto quel che avviene sia frutto di manipolazione, se non di un vero e proprio complotto. Inutile dire che manipolazioni e complotti non solo esistono, ma sono merce di tutti i giorni. Tuttavia – vedi la sceneggiata antifascista pro-Pd – non sempre il risultato è quello voluto.

La verità è che il voto del 4 marzo è chiaramente la manifestazione di profondi sommovimenti della società italiana. Una crisi sismica, tutt’altro che terminata, che è la condizione necessaria (anche se non sufficiente) per arrivare ad un diverso equilibrio geologico. Ma come rapportarsi a tutto ciò? Certo sappiamo come non bisogna farlo. La pittoresca performance televisiva di “Potere al popolo” la sera dei risultati è stata sì penosa, ma anche altamente istruttiva di un minoritarismo senza speranze, degna conclusione di una campagna elettorale di nicchia. Chiaro che se ti rivolgi al 3% della popolazione, alla fine puoi anche gioire di un 1% di consensi. Ma sai che soddisfazione…

Ovviamente la strada è del tutto opposta. Come è stato scritto nel comunicato di Programma 101:

«Il tempo è prezioso. Utilizziamolo per costruire una sinistra nazional-popolare, patriottica, libertaria. Questa la missione che abbiamo davanti per evitare la barbarie liberista e disumanizzante. Questa la sola missione per cui valga la pena combattere».

Nel frattempo lasciamo almeno da parte il “popolo bue”, una categoria di cui già ci occupammo all’epoca di un renzismo così vincente che qualcuno immaginava ormai come “nuovo ventennio”. La realtà è andata invece come sappiamo. La crisi accelera i tempi, e di acqua ne è passata sotto i ponti. Cerchiamo di non farci trovare impreparati al prossimo tornante della storia.

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8 pensieri su “# IL POPOLO NON È UN BUE di Leonardo Mazzei”

  1. giuseppe dice:

    A un cero punto dell'articolo si legge " M5S e Lega sono quello che sono" -Ma perchè, voi chi vi credete di essere? Io sono uno del '77 – ho vissuto quel periodo storico; insieme a tutti gli altri, poveri illusi e carne da macello per occulte strategie di altri poteri. Ho votato no al referendum e ho votato Lega a queste elezioni – Di fronte a chi non sa nemmeno fare la O con il bicchiere e non conosce neppure l'italiano preferisco Bagnai, che parla correttamente quattro lingue, conosce il latino e il greco e suona musica classica.Chiedetevi per quale motivo uno di sinistra va a finire a simpatizzare per Salvini invece di sentirvi sempre superiori a tutti –

  2. Anonimo dice:

    Caro Leonardo, sono stato anch'io contrarissimo a potere al popolo, anzi secondo me andava combattuto sistematicamente nelle assemblee che hanno organizzato sui territori cercando di esprimere posizioni fortemente critiche alla scelta di eurostop di sostenerlo elettoralmente. Tirarsi fuori e' stato un errore, dovevamo condurre una battaglia politica senza tregua a questi epigoni del bertinottismo e del negrismo (cosmopolitismo borghese).L'incapacita' di non essere riusciti a costruire in questi 26 anni (tanti sono gli anni trascorsi da trattato di Maastricht) nemmeno l'embrione di una sinistra nazional-popolare la dice lunga delle difficolta' in cui ci siamo imbattuti. Mi permetto di osservare che nell'epoca post ideologica del capitalismo totale contrapporre l'ideologia del patriottismo costituzionale mi sembra risibile. La sacrosanta uscita dell'Italia dall'euro va di pari passo con la riconquista dell'autonomia dello stato italiano dalla UE. Sovranita' nazionale va benissimo, ma e' nulla se non integrata dalla giusnaturalistica FORMA STATO.

  3. Anonimo dice:

    Non potreste smettere di corredare gli articoli con le vignette dell' insopportabile Corto Maltese?Grazie.

  4. Anonimo dice:

    E' da questa consapevolezza che bisogna partire. Dal fatto che il malcontento è in crescita, che esso porterà con sé nuova instabilità politica,

  5. Anonimo dice:

    "E' da questa consapevolezza che bisogna partire. Dal fatto che il malcontento è in crescita"A me piace Corto Maltese.francesco

  6. Eduardo D'Errico dice:

    Ahimè, la spiegazione della irrilevanza della sinistra marxista sta, mi sembra, nel fatto che l'individualismo, frutto della "cattura cognitiva" statunitense, ha pervaso ormai quasi tutti i cervelli di questo versante. Mazzei scrive che il popolo non è bue, ma non può resistere alla tentazione di dire che M5S e Lega "sono quello che sono", anziche', quanto meno, operare una differenziazione/scelta tra piccola borghesia arricchita delle ex regioni rosse e classi subalterne meridionali che hanno riscoperto una dignità antimafiosa oltre che antipolitica. Certe "sprezzature" denotano un superego troppo alto per unire le rispettive impotenze.

  7. Marco Giannini dice:

    Bah…le mie analisi pubblicate su LibreIdee, ScenariEconomici, ComeDonChisciotte invece ci avevano preso in pieno ivi compresi i miei sondaggi che come nel 2013 sono stati gli unici corretti…ma tant'è…Io la penso diversamente da Mazzei che considero un maestro per tante cose:Gli italiani hanno dato molti voti ai 5s per tre motivi:1) Non seguono la politica, non approfondiscono e ragionano così: loro sono nuovi e la comunicazione grillina ha fatto leva su questo (ivi compreso il casta, cricca corruzzzzzione!1!!!1!)2) Berlusconi è scaduto e Renzi non sa di sinistra ed è tutt'uno col primo punto.3) IL RD Cittadinanza.Vi dico come andrà (ripeto quanto dissi il 3 gennaio 2017):Il 5S andrà con il PD senza Renzi. Il RD.Citt. andrà a metà di quelli che ci speravano (escludendo chi ha una prima casa anche fatiscente) e ridurrà gli stipendi dei Parlamentari massimo di 1000 euro. Poi tornerà al voto nel 2023 (da solo) dicendo "almeno qualcosa abbiamo fatto, il PD ci ha impedito di fare di più" e promettendo di estendere il RDC anche agli altri. Poi si alleerà di nuovo col PD..nel frattempo l'Italia sarà ancora più povera e più targata Soros (PD e 5s svenderanno e privatizzeranno parecchi assets con la scusa che dentro c'è qualche corrotto). Forza Italia la guiderà Toti, Salvini continuerà a guidare la Lega e si espanderà al SUD (non posso prevedere il risultato che otterrà alle prossime ma da opposizione non credo perderà consenso), FdI avrà ancora la Meloni. Parte di Leu confluirà nel PD. Tornerà anche un vento sovranista che si ridurrà con l'avvicinarsi del voto (a meno che Mediaset non si distacchi finalmente da Forza Italia visto che, se in Italia il centro destra non è coeso su posizioni PRO CITTADINI, la causa sono gli interessi del simpaticone di Berlusconi).

  8. Marco Giannini dice:

    Tutti ce l'hanno con l'establishment e hanno votato lega e 5s. La LEga secondo me sarebbe anche pronta a uscire con l'appoggio di qualcuno che faccia da bazooka contro spread e Target2 (ad esempio)…e non mi riferisco al discorso "si usciva se c'era la LePen" che è una scusina elettorale. Il 5s invece è tipica forza di socialismo liberal che combatte i massimi sistemi (fuffa) per distrarre dall'euro…quindi concordo e lo sostengo da mesi e mesi che la gente è contro l'establishment ma spesso a favore dell'euro…gli sfugge che queste due cose non possono coesistere. Per questo il 5S ha preso così tanto…è il partito dell'ignoranza dato che col marketing prende voti di qua e di là e visto che in TV dove c'è la massa non si fa percepire che euro e establishment sono inscindibili.Ci sono due strategia: 1) Sostieni battaglie di minoranza giuste ma poco popolari…perdi il 99% delle volte ma quando vinci migliori la società2) Sostieni solo le battaglie comprese dalla massa, che sono sostenute dalle tv cioè dall'establishment…lì prendi il 32,5%

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