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ODIO MARCO REVELLI di Fiorenzo Fraioli

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[ 27 giugno 2018]

Imperdibile il pezzo di Ego della Rete
Si tratta di una chiosa al pensiero di Marco Revelli. I più vecchi tra noi se lo ricordano come esponente di spicco di LOTTA CONTINUA. Ne è passata di acqua sotto i ponti…

*  *  *

Ho letto quest’intervista a Marco Revelli, che ha prodotto in me un’ondata di odio puro. Scrivo nel tentativo di sfogarmi, per evitare che questa scarica emotiva possa danneggiare il mio organismo, ma vi garantisco che mi si torcono le viscere e, se adesso lo avessi tra le mani, non potrei garantirvi che a prevalere sarebbe il mio IO civilizzato. Credo che un paio di zampate ai coglioni gliele darei, e non credo che mi pentirei nel vederlo rantolare. Odio puro, è odio puro e basta. Domani mi passerà, forse, ma soprattutto è una fortuna che non ce l’abbia tra le mani.

Già il modo in cui è presentata l’intervista mi ha provocato un sussulto. Giudicate voi.

«Il nostro paese è investito dall’onda nera del sovranismo. Un’onda che destabilizza i valori politici di fondo della nostra Repubblica. Quali sono le cause?
E’ possibile una “contronarrazione “civile alle urla sovraniste? Ne parliamo con Marco Revelli, professore di Scienza Politica all’Università del Piemonte Orientale.»

Dunque io, che sono un sovranista, secondo il ceffo che ha fatto l’intervista sarei parte di un’onda nera! Ma come si permette questo vile ceffo? Cosa c’è di “nero” nella semplice, normale pretesa che un popolo, in particolare quello italiano, si governi da sé, senza devolvere questo diritto a enti sovranazionali espressione di concentrazioni di ricchezza e potere privati? E soprattutto, mi spiegate per quale ragione non dovrei desiderare, con tutto il mio cuore, con tutta la mia passionalità, di prendere anche questo ceffo tra le mani e sbattergli la zucca contro un muro? Non che il ceffo non abbia diritto a tifare per i poteri privatistici globali, sono letteralmente cazzi suoi, ma come si permette di dire di me che faccio parte di un’onda nera? Ma chi cazzo è? Ma chi crede di essere, l’arcangelo Gabriele mentre io sarei il diavolo?

La prima domanda è questa:

«Professor Revelli, tira una gran brutta aria nell’Occidente. Il “sovranismo”, termine aggiornato di nazionalismo spinto, e il populismo stanno dilagando. Un’onda lunga che parte da Trump e arriva fino a Salvini. Un’onda destabilizzante che travolge i valori universali di “liberté egalité fraternité”. Un mostruoso inganno. Le domando: perché la “ricetta” sovranista, con le sue varianti, seduce l’Occidente?»

Dunque, secondo il ceffo, il “sovranismo” sarebbe l’equivalente di nazionalismo spinto, per di più lo confonde col populismo, e lo ascrive a Salvini (un liberista) e a Trump (il capo del più grande impero mondiale). Posso dire che il ceffo è un perfetto ignorante? Si, posso dirlo. Oppure, più sicuramente, è un mestatore prezzolato. Perché definire il sovranismo “nazionalismo spinto” è una scemenza che si può dire solo se si è ignoranti o pagati per mentire. O entrambe le cose.

Marco Revelli risponde(rebbe) così:

«Effettivamente è avvenuto un cedimento strutturale dei valori dell’Occidente o quantomeno dei valori che si erano affermati immediatamente dopo la fine della Guerra mondiale. L’effetto morale dell’orrore, che il mondo aveva dovuto vedere e testimoniare in quel periodo, aveva prodotto un contraccolpo: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo; la nascita del concetto di crimini contro l’umanità. Tutto questo è durato una settantina d’anni e oggi stiamo assistendo ad un’inversione di quei valori, che dilaga come una sorta di “onda nera” sulle due sponde dell’Atlantico che ha un suo baricentro negli Stati Uniti, che nel conflitto mondiale avevano rappresentato la bandiera della libertà ma anche dell’umanità, e che ritorna in quell’Europa orientale testimone di molti orrori, dove c’era Auschwitz. Anche paesi come la Germania vacillano con un populismo di estrema destra aggressivo. L’Italia anche è caduta in questo vortice, gli italiani “brava gente”, denominazione di cui ci gloriavamo, non è più così.»

Revelli, che non è ignorante come il ceffo, risponde in modo più sottile, ragione per cui mi fa incazzare ancora di più. Parla della nascita della dichiarazione dei diritti dell’uomo, un prodotto della cultura occidentale, meglio dire il “chiacchiere e distintivo” della cultura occidentale, cosa che Revelli sa benissimo ma fa finta di non sapere. Se c’è un testo che non ha avuto alcun effetto, ebbene questo è la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Chiedete ai vietnamiti, ai cambogiani, iracheni, afghani, palestinesi, africani, tedeschi dell’est, ai greci. Tutte tragedie causate dalla proiezione imperiale e globalista dell’occidente. Ebbene, secondo il Revelli, «oggi stiamo assistendo ad un’inversione di quei valori, che dilaga come una sorta di “onda nera” sulle due sponde dell’Atlantico che ha un suo baricentro negli Stati Uniti, che nel conflitto mondiale avevano rappresentato la bandiera della libertà ma anche dell’umanità, e che ritorna in quell’Europa orientale testimone di molti orrori, dove c’era Auschwitz».

Voi dite che non dovrei menarlo se l’avessi tra le mani? Io vi rispondo che non credo ci riuscirei.

Andiamo avanti. Alla domanda «Dove sta l’inganno “sovranista”?» Revelli risponde:

«Molti di questi sentimenti si alimentano nella sensazione che le diverse società siano esposte a venti cattivi che provengono dall’esterno, che cancellano vecchie identità e anche sistemi di protezione sociale. Si diffonde l’idea falsa che il cedimento dei diritti sociali, del lavoro, l’idea che tutto ciò che è accaduto in questi due decenni sia colpa di chi è venuto dall’esterno. È una rappresentazione totalmente infondata: la sconfitta del lavoro, che è stata durissima e che ha determinato un forte arretramento in termini di diritti del lavoro, si è consumata ben prima che si consumassero i flussi migratori. Si è consumata alla fine degli anni ’70 e inizio degli anni ’80. Ha come causa la crescente importanza che il capitale finanziario e la finanza hanno acquisito, il salto tecnologico, l’informatica, l’elettronica, le telecomunicazioni veloci che permettono la delocalizzazione . Non sono i poveri di fuori che ci tolgono i diritti, sono i nostri ricchi che ci tolgono i diritti, ma con quelli il populismo non se la vede molto, li contesta di essere più tolleranti con i poveri. Questa è una narrazione micidiale perché ci rende impotenti di fronte ai veri meccanismi che stanno distruggendo le nostre società.»

Dunque, secondo il Revelli, «Molti di questi sentimenti si alimentano nella sensazione che le diverse società siano esposte a venti cattivi che provengono dall’esterno» e «Si diffonde l’idea falsa che il cedimento dei diritti sociali, del lavoro, l’idea che tutto ciò che è accaduto in questi due decenni sia colpa di chi è venuto dall’esterno».

Ma, secondo il Revelli, questa è «una rappresentazione totalmente infondata: la sconfitta del lavoro, che è stata durissima e che ha determinato un forte arretramento in termini di diritti del lavoro, si è consumata ben prima che si consumassero i flussi migratori».

Bravo Marco Revelli! Ma scusami, prima che ti sbatta la capoccia contro uno spigolo, mi sai dire se, secondo te, tra la sconfitta durissima del lavoro e l’insorgere dei flussi migratori c’è un qualche nesso? Sai, a sentirti sembra che sì, sembra che tu dica: è vero che il mondo del lavoro è stato sconfitto, ma le migrazioni sono come la meteorologia, la pioggia arriva quando capita. Sicuro bel vecchietto che non ci sia alcun nesso? Sicuro che questi migranti arrivano in milioni alle nostre porte perché hanno visto la televisione? E meno male che insegni “Scienza politica” (sic) all’orientale del Piemonte! Posso dirti una cosa? Ho l’assoluta certezza che, se fossi stato coerente con quello che sai ma hai scelto di non dire, oggi al massimo insegneresti alle medie.

Continui affermando che «Non sono i poveri di fuori che ci tolgono i diritti, sono i nostri ricchi che ci tolgono i diritti, ma con quelli il populismo non se la vede molto, li contesta di essere più tolleranti con i poveri. Questa è una narrazione micidiale perché ci rende impotenti di fronte ai veri meccanismi che stanno distruggendo le nostre società». Qui dimostri di essere falso ma anche furbo, perché improvvisamente ti metti a parlare di “populismi”. Scusami, ma non stavamo parlando di “sovranismo”? Perché tiri fuori la categoria dei “populismi”, i quali sono l’inevitabile e disordinata reazione di chi patisce i danni del globalismo ma non sono una categoria politica? Cioè scusami bel vecchietto, cominci con una polemica contro una controparte politica e argomenti tirando in ballo fenomeni sociali? E sei pure professore di “Scienza Politica” all’orientale del Piemonte? Annamo bene!

L’intervistatore, alias il ceffo, domanda: «Professore, siamo nell’età della rabbia, come la definisce Pankaj Mishra (editorialista del “Guardian”), in cui “i ritardatari della modernità”, gli esclusi dai benefici del “progresso”, si rivoltano contro la globalizzazione. Ma è davvero tutta colpa della globalizzazione? Eppure, con i suoi grossi limiti, la globalizzazione ha portato alla “società aperta”. La sfida vera è tra “globalisti” e “sovranisti”? Oppure è una sfida finta?»

Sorvoliamo sulla capziosità del chiedere «Ma è davvero tutta colpa della globalizzazione?» che nel contesto potrebbe alludere alla tesi secondo cui gli sconfitti sono tali per colpa loro, perché sono «ritardatari della modernità». Sorvoliamo perché si dovrebbe aprire un bel discorsetto sul retroterra di sostanziale razzismo di questi fighetti di blogger della Rai, cosa che non mi va e perché questa gente non merita troppa attenzione. Meglio parlare del Revelli, che così risponde:

«…Dentro questo grande sconvolgimento la tentazione è quella di ritornare a chiudersi dentro i confini perché quando si è chiusi dentro i confini si sta meglio, ma non è così, perché chiudendosi si starà peggio. Gli imprenditori della paura sono i veri nemici di tutti. La sfida oggi è tra umano e disumano, stiamo perdendo qualcosa di noi stessi che è quella risorsa salvifica che ha permesso alla specie umana di sopravvivere e la capacità di com-patire, cioè di soffrire insieme. La capacità di vedere sé negli altri. Se perdiamo questo la società si decomporrà.»

Che è davvero un capolavoro di ipocrisia e/o inconsistenza logica. Il Revelli ammette che:

1) c’è stato un grande sconvolgimento, la globalizzazione, che ha causato…
2) ma chiudendosi alla globalizzazione si starà peggio

poi, con un triplo salto carpiato conclude:

3) «La sfida oggi è tra umano e disumano, stiamo perdendo qualcosa di noi stessi che è quella risorsa salvifica che ha permesso alla specie umana di sopravvivere e la capacità di com-patire, cioè di soffrire insieme. La capacità di vedere sé negli altri»

Ma che c’azzecca? Io capisco che con l’età le connessioni neuronali preposte al pensiero logico si danneggino, ma questo mi sembra davvero troppo. Ora, se la demenza senile del bel vecchietto è arrivata a questo punto, allora ritiro quanto ho detto poc’anzi e chiedo scusa, ma se devo ancora considerarlo un essere pensante, anzi un grande intellettuale visto che insegna “Scienza Politica” (sic) all’orientale del Piemonte, allora ho il totale e assoluto diritto di chiedergli: ma dove cazzo sta il nesso tra i primi due punti e il terzo? Dove cazzo sta?

Sorvolo sul paragrafo successivo in cui il ceffo gli chiede di Salvini e dei 5 stelle, domanda fuori tema visto che l’intervista era centrata sul sovranismo e tali Salvini e i 5 stelle non sono, ma evidentemente tutto fa brodo. Passo quindi all’ultima domanda: «E’ possibile creare una “contronarrazione” solidale efficace a quella sovranista? Su quali basi?»

Godetevi la risposta in perfetto stile “pensiero illusorio”:

«Io credo che sarebbe suicida tenere separata la questione enorme dei diritti umani dalla questione dei diritti sociali. Queste forme virulente di populismo si alimentano della rabbia per il tradimento nei confronti dei diritti sociali e quindi dei bisogni economici e sociali della gente e risarcisce questa perdita creando capri espiatori nei confronti dei quali ci si può risarcire del proprio declassamento. Ci vuole una intransigente difesa dei diritti sociali di tutti, italiani e non, e dei diritti umani universali. Se noi non difendiamo gli abitanti delle nostre periferie dal degrado economico e sociale non possiamo nemmeno chiedergli di essere accoglienti e generosi nei confronti dei migranti.»

Dunque «sarebbe suicida tenere separata la questione enorme dei diritti umani dalla questione dei diritti sociali». Qualcuno può informare il docente di “Scienza Politica” (sic) all’orientale del Piemonte che questo è proprio l’obiettivo principe di noi sovranisti? Una cosa, tra l’altro, che sta scritta in Costituzione, che per noi sovranisti è la carta di riferimento? Ma già, il bel vecchietto, complice la degenerazione neuronale, confonde noi sovranisti con Salvini e i 5 stelle.

Ma anche basta no!

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6 pensieri su “ODIO MARCO REVELLI di Fiorenzo Fraioli”

  1. francesco la mantia dice:

    Parte degli esponenti extraparlamentari sono approdati al liberismo. La condanna del sovranisno fa parte della controffensiva delle borghesie globaliste che stanno affamando interi continenti fra cui i paesi occidentali del mediterraneo

  2. Anonimo dice:

    " il bel vecchietto, complice la degenerazione neuronale, confonde noi sovranisti con Salvini e i 5 stelle"nooo gli avete solo raccolto le firme

  3. Anonimo dice:

    chiedo pietà per revelli che ha votato lista tsipras….no comment

  4. Anonimo dice:

    Ancora con Revelli?! Questo invitava a baciare il rospo Monti. Che ne possiamo sperare?

  5. Anonimo dice:

    condivido nella sostanza la critica di Fraioli a Revelli ma trovo assolutamente fuori luogo e scomposta la forma da ultras del bar dello sport con cui Fraioli si e' spinto ad attaccare la persona di Revelli. E non e' una questione formale. E' la forma che diventa sostanza e che posta nei termini di Fraioli fa perdere credibilita' e vigore alle sue stesse argomentazioni.Mauro P

  6. Anonimo dice:

    L'attacco a Revelli è sacrosanto.Direi di lasciar andare questi ittiosauri della sinistra che fu a loro destino.Dimentichiamoli.Sullo stile dell'articolo concordo con la critica di Mauro.

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