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I SOCIALISTI E IL CAMPO POPULISTA di Giancarlo D’Andrea*

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[ 29 luglio 2018 ]

Una presenza socialista: Quando? Dove? Come?

Per un vecchio socialista rivoluzionario come me è stato veramente piacevole incontrare nuovamente, sulle pagine di SOLLEVAZIONE (in questo strano, non solo per motivi meteotologici, mese di luglio) compagni socialisti, più giovani e più brillanti del sottoscritto. Segno che qualcosa si muove dopo il terremoto del 4 Marzo anche in questo campo piccolo e così disastrato.

Mi riferisco ai tre articoli ospitati su Sollevazione il 7 Luglio LA SINISTRA (COMPASSIONEVOLE) ZINGARESCA di Norberto Fragiacomo, dirigente nazionale di Risorgimento Socialista, subito seguito il 9 Luglio da UNIRE I PATRIOTI COSTITUZIONALI  di Giuseppe Angiuli, giovane dirigente socialista patriottico pugliese e, last but not least, il 16 Luglio con IL PUNTO DI NON RITORNO di Riccardo Achilli, socialista economista e fine analista politico.


Ci eravamo incontrati lo scorso anno durante la breve esperienza della Confederazione per la Liberazione Nazionale, l’esperienza senza dubbio più avanzata, a mio avviso, nel campo di quella sinistra italiana popolare e patriottica che in breve tempo, per dissidi interni che andrebbero nuovamente indagati alla luce della situazione dopo il 4 marzo e la formazione del governo M5s-Lega, si è purtroppo arenata e ci ha portato su sponde diverse e con posizioni che andrebbero giusto appunto riconsiderate.

Uno di questi tre giovani compagni è rimasto in Risorgimento Socialista, e ha attraversato l’esperienza della coalizione elettorale Potere al Popolo assieme a Giorgio Cremaschi in Eurostop e quanto in questo momento in questo gruppone stia avvenendo. Un secondo si è impegnato nell’esperienza, non certo di successo, di Lista del Popolo assieme a Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia — nonostante il tradimento del programma originario della lista elettorale. Il terzo, infine, ha scelto di dare un contributo di analisi e approfondimento che risulta sempre acuto e stimolante [Riccardo Achili è tra i firmatari del documento di Fassina e D’Attore in vista del congresso di LeU, NdR].


Ora, all’indomani del voto popolare più importante dal 1948, che ha comportato un terremoto nel panorama politico per come lo abbiamo vissuto per decenni, quindi la nascita della coalizione governativa populista — inedita e impensabile per quanti hanno perduto nel corso degli anni ogni contatto con un popolo e un Paese impoverito e umiliato —, terremoto che prosegue con violente e ripetute scosse telluriche in tutti i campi della vita del Paese; ecco, forse sarebbe giunto il momento di riannodare i fili di un ragionamento politico cercando di comprendere la realtà e le dinamiche sociali che la sottendono.

Leggere le riflessioni, critiche e più spesso autocritiche, dei tre compagni di questa area socialista che in ogni caso, pur tra errori e colpevoli incertezze, non ha portato comunque il cervello all’ammasso, incoraggia a riprendere con la pazienza che contraddistingue chi ha a cuore la possibilità che nel marasma che stiamo attraversando, dentro la battaglia per la riconquista della sovranità nazionale e per l’attuazione della costituzione si faccia strada l’idea di una necessaria prospettiva socialista per il nostro popolo e per la nostra Patria.

Sarebbe sicuramente utile che insieme si riprendesse il confronto rispondendo ognuno per come la vede alle tre domande che sono davanti a noi:


(1) Quando?

Io penso che sia giunta l’ora di rivendicare a testa alta, dentro una battaglia di liberazione nazionale, per la riconquista della sovranità popolare, uno sbocco popolare e socialista dall’ordine turbo capitalista che ha distrutto il Paese, impoverito milioni di persone, e fatto arretrare diritti e dignità fino a livelli insopportabili. Se non cogliamo il momento potrebbe rivelarsi fatale, il tempo è ora!


(2) Dove?

Nel campo del popolo che si ribella come può e con i mezzi e i canali di espressione che riesce a utilizzare, qui, nel campo del popolo contro le élite, nel campo populista con tutte le sue contraddizioni, sporcandoci le mani con la nostra classe, con chi suda e lavora, con chi combatte disperatamente per riconquistare lavoro e dignità: senza esitazione contro le oligarchie e le forze che la sostengono — di destra, di centro e soprattutto della sinistra che ha venduto il popolo e il nostro Paese. 


(3) Come?

Riorganizzando le nostre fila, nella maniera più democratica possibile, con la consapevolezza che la società liquida imposta dalle oligarchie richiede disciplina e militanza organizzata per 

«… affrancarsi definitivamente da una sinistra fellona e traditrice, da decenni posta al servizio permanente del finanz-capitalismo e, in secondo luogo, quello di serrare le fila per ritrovarsi tutti quanti nel progetto ambizioso e non più rinviabile di dare vita ad una nuova area politica del patriottismo costituzionale» 

come ha sostenuto il compagno Angiuli, incamminandosi quindi sulla strada, coraggiosa ma non facile, proposta da Fragiacomo di abbandonare

« … una sinistra rigidamente anti-sovranista la formazione cui appartengo [Risorgimento Socialista, NdA] dovrà fare tosto o tardi i conti: forse è preferibile abbandonare il gruppone finché si è in tempo forse, cercando in solitudine sentieri nuovi e — si spera — nuovi (o magari “vecchi”) compagni di avventura piuttosto che incamminarsi in corteo verso il burrone dell’irrilevanza e della banale accettazione dell’esistente».

Sono assolutamente convinto che abbiamo bisogno di una forza politica indipendente che stia nel campo populista con chiarezza e senza tentennamenti, che proprio grazie alla sua coesione politica ed organizzativa sia in grado di applicare tattiche flessibili, intelligenti ed audaci, come sostiene il compagno Achilli anche adottando forme di 

«entrismo intelligente e critico dentro il corpaccione del populismo di potere, per lavorarlo dall’interno, cercando di piegarne a sinistra, per quanto possibile, le enormi potenzialitŕ di consenso che presidia».

Si credo sia ormai non più rinviabile, ne andrebbe della coerenza e credibilità di ognuno di noi quattro, che noi si ricominci a tessere la tela…..


* Giancarlo D’Andrea è membro del Comitato centrale di P101

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