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IL CAVALLO DI TRIA di Sandokan

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[ 19 luglio 2018 ]



Prima del previsto…

«Tutta colpa di Giovanni Tria —sostengono— se per la quarta volta slitta la nomina dei vertici di Cassa depositi e prestiti. Se il cosiddetto “Decreto dignità” perde pezzi. Se non si riuscirà a mettere nella prossima Legge di bilancio né la flat tax né il Reddito di cittadinanza. L’assedio di M5s e Lega al ministro dell’Economia si nutre di motivi diversi. (…) il risultato è che prima del previsto Tria rischia di diventare il capro espiatorio di un costoso Contratto di governo».

Così Il Messaggero di oggi in edicola, descrive l’aria che tira dalle parti del governo giallo-verde.
Che Giovanni Tria fosse un uomo del vecchio establishment, preferito da Mattarella al posto dell’ingombrante Paolo Savona a presiedere il per ora inespugnabile fortilizio euro-liberista del Mef, questo blog l’aveva segnalato immediatamente, anche contro chi insinuava il contrario.
Così, “prima del previsto”, alle porte del Def e della Legge di bilancio, Tria si mette di traverso al governo M5s-Lega.
Chi si illudeva che Tria fosse un rospo da ingoiare ma che si sarebbe riusciti a neutralizzare, dovrà ricredersi. Oh! sia chiaro, questo Tria non è un aquila! Pensate che ieri ha avuto il coraggio di affermare che «gli investimenti pubblici sono molto importanti, poiché… attirano quelli stranieri». Avete capito? Non sono importanti, gli investimenti pubblici, perché sono strategici per il bene del Paese, a resistere alla potenze distruttive della globalizzazione, perché dunque creano lavoro e benessere. No, servono anzitutto per attirare le multinazionali straniere!

Tria è come uno di quei strani volatili che non riescono a staccarsi dal suolo e tuttavia hanno la testa dura e non difettano dell’istinto di sopravvivenza — tanto più se dietro è forte dell’appoggio di potenti armate come la Commissione europea, Bankitalia, Abi, Confindustria ecc.

Tria è dunque una Quinta colonna dell’élite liberista, un Cavallo di Troia, ed è facile profezia affermare che se questo governo, attaccato e bombardato da ogni parte, sarà costretto, se vorrà tenere fede alle sue promesse — anzitutto a porre fine alle politiche austeritarie violando le direttive europee su deficit e rientro programmato dal debito— a sbarazzarsene assai presto. 

Il Presidente del consiglio Conte ne ha facoltà.



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5 pensieri su “IL CAVALLO DI TRIA di Sandokan”

  1. Anonimo dice:

    Vero! c'è chi ha detto che Tria fosse stato scelto dallo stesso Savona.Vedendo quel che dice e quel che non vuole si faccia mi pare che Tria sia davvero un cavallo di troia.O forse, ammesso che sia stato vicino a Savona, l'hanno comprato e portato dalla loro parte.la vedo dura in vista della finanziaria. Se lui si fa garante della ue come andrà a finire? davvero lo faranno dimettere? e se non lo farà?un bel pasticcio.

  2. Filippo Giovannozzi dice:

    Non solo Tria è uomo del vecchio establishment, ma Conte non ha mai dichiarato di voler porre fine all'austerità, anzi in occasione del recente vertice europeo, ha ribadito la vecchia linea. Che delusione!

  3. Ippolito Grimaldi dice:

    Cominciamo con le scuse del governo giallo-verdastro, se Tria da fastidio gli si tolga la delega e Conte assuma l' interim del ministero dell' economia. Non ci vuole molto, basta la volontà politica.

  4. Anonimo dice:

    Il fatto è che, come in regime DC eravamo in regime fascista corretto solo da una parvenza di democrazia, col PCI che faceva da fantasma, ora siamo in regime monarchico: il presidente della repubblica che detta la linea politica al governo. E la Costituzione va a farsi friggere!Manlio Padovan

  5. Anonimo dice:

    @ Ippolito Grimaldi In America, alcuni eccentrici sostenitori di Donald Trump affermano che egli si produca in continuazione in uscite strampalate e senza filo conduttore perché in realtà sta giocando a 4d chess. Vale a dire, sta seguendo un sofisticatissimo schema, incomprensibile ai comuni mortali, che un giorno o l'altro si rivelerà gloriosamente nella sua pienezza, sconfiggendo ogni avversario una volta per tutte.Evidentemente, dobbiamo dedurre che certi sostenitori del governo giallo-verde nostrano abbiano fede in una simile abilità sovraumana da parte di Conte. O di Salvini. O di Di Maio. O non so chi altro.La triste realtà è che ci troviamo al cospetto – e, peggio ancora, in balia – di autentici quacquaracquà. Uomini politici – e forse anche solo uomini – da quattro soldi.@ Manlio PadovanSono perfettamente d'accordo sul fatto che il presidente della repubblica abbia un ruolo decisamente troppo attivo nei giochi politici italiani. E non lo credo da un mese e mezzo, ma da diversi anni, anche in relazione a chi ha preceduto l'attuale capo dello stato. Ci sono però dei possibili rimedi.Uno consiste in una procedura di incriminazione prevista dalla costituzione. I due partiti di maggioranza hanno i numeri sufficienti per evocarla. Anche se non portasse a niente, sarebbe comunque un segnale senza precedenti. Vale a dire: tu fai sul serio, ma noi di più. Ma su questo fronte, a parte un paio di gridolini isterici di Di Maio – e perfino della Meloni – in quella fatidica serata, nulla s'è più mosso.L'altra, più soft ed educata, consisterebbe in una ben congegnata riforma costituzionale che ponga limiti assai più stringenti ed espliciti ai poteri e alle prerogative del capo dello stato. Magari cancellando pure i senatori a vita e facendo sì che un ex capo dello stato, il giorno dopo la fine del mandato, torni un cittadino qualunque senza possibilità di farsi scudo con un'immunità vitalizia per eventuali malefatte commesse in precedenza. Anche qui, la maggioranza assoluta in parlamento consentirebbe una sua approvazione, per poi andare ad un referendum che avrebbe, se celebrato al momento giusto e sostenuto da un'efficace campagna, buone probabilità di successo. Ma una cosa del genere, i cervelloni gialli e quelli verdi non sanno neanche dove possa iniziare, dunque lasciamo stare.Personalmente, non sono un feticista della costituzione. Ha indubbiamente ottimi punti, ma altri potrebbero tranquillamente essere riformati. Il problema è che da decenni a questa parte, tutti quelli che hanno – o hanno tentato – una qualche riforma, sono stati degli apprendisti stregoni motivati da obbiettivi sordidi. Una cosa pulita, lineare e condivisibile come quella che ho proposto nel paragrafo precedente, questa classe politica fognaria – riflesso, putroppo, di un paese in media non molto migliore – non arriverà mai neanche a pensarla per sbaglio.

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