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AMARE PUTIN? di Kirill Vasilev

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[ 26 agosto 2018 ]

E viva Putin qua, e viva Putin là… L’idiosincrasia per l’élite neoliberista occidentale spinge molti ad esprimere non solo simpatia ma vicinanza a tutti i nemici di quest’élite. Fossero anche pagliacci, o veri e propri mostri. Un atteggiamento, come minimo, impolitico. E quindi oggi parliamo di Putin il quale, a torto (molto a torto) è considerato una specie di santo protettore delle cause perse. 

Lo facciamo pubblicando un’intervista dei compagni del Fronte Popolare a Kirill Vasilev, membro dirigente del Partito Comunista Unito (OKP), una delle più importanti organizzazione della sinistra russa, quella coerente coi propri principi, che certo filo-putiniana non è. Un’intervista importante che rivela quale sia la vera natura del regome e della politica putiniana.

* * *
La lotta di classe nella Russia di Putin e il nuovo movimento comunista russo

[D] Nel 2017 abbiamo celebrato il Centenario della Rivoluzione bolscevica, senza dubbio l’evento più importante della Storia moderna. A quasi un trentennio dalla fine dell’esperienza sovietica, cosa ne rimane nel senso comune russo?

[R] Penso che l’importante sentire, che si ritrova tra i russi, come anche tra i cittadini di qualsiasi stato formatosi sul territorio dell’URSS, sia un sentimento di nostalgia. La maggioranza di noi lamenta la perdita di quella società. In questo senso, il fenomeno noto come “homo sovieticus” continua ad esistere. Esiste la cosiddetta “ideologia sovietica” cioè l’ideologia collettivistica, condivisa dalla maggioranza dei lavoratori dell’ex URSS. In verità bisogna comprendere che questa ideologia non è propriamente marxista. Si tratta di un insieme di valori, tra i quali si possono distinguere le aspirazioni a una maggiore giustizia sociale, il rifiuto delle mega-ricchezze, il rifiuto del successo professionale come metro di valutazione della persona, l’importanza della memoria dell’eroismo dei soldati sovietici. Questa ideologia porta al rifiuto totale e all’odio verso i politici liberali del paese. Nello stesso tempo la “ideologia sovietica”, purtroppo, non inserisce l’uomo nel quadro della lotta di classe. La prolungata esistenza dell’uomo sovietico in condizioni di protezione da parte dello Stato ha portato alla perdita della capacità di lottare collettivamente per i propri interessi fondamentali. In questo senso la “ideologia sovietica” è una coscienza di massa che comprende caratteri sia positivi che negativi. Per noi comunisti è importante vedere queste contraddizioni e costruire in modo corretto la nostra tattica, da un lato per battere i liberali e dall’altro per non permettere al potere di utilizzare i sentimenti sovietici nell’interesse della difesa dello stato attualmente esistente.

[D] Sotto la guida di Putin, la Federazione Russa ha recuperato il suo protagonismo sulla scena internazionale. Alcuni sviluppi degli ultimi anni hanno però evidenziato la debolezza dell’economia del paese. Quale modello di sviluppo ha adottato Putin durante la sua presidenza e con che conseguenze?

[R] È una grossa esagerazione ritenere che la Federazione Russa abbia “recuperato il suo protagonismo sulla scena internazionale”. La Russia moderna è uno stato debole, se comparato con l’Impero Russo dell’inizio XX secolo e ancor di più con l’URSS. Certamente, i successi delle manovre politico-militari della dirigenza russa in Ossezia (2008) e in Crimea (2014) hanno dato l’impressione di un significativo rafforzamento della posizione della Russia. Ma in realtà la situazione può essere vista in modo diverso: il successo in Crimea si è tradotto in una perdita di influenza sull’Ucraina. Anche nel fatto che la situazione in quel paese sia degenerata con il colpo di stato del maggio 2014 e che i popoli abbiano preso a scontrarsi vi sono responsabilità di Putin e del suo entourage.

Riguardo all’economia, il ruolo della Russia di semplice fornitore di materie prime e minerali è ben definito: fornitore di petrolio, gas e altre materie prime e importatore di beni di consumo. Su questa base produttiva opera la sovrastruttura finanziario-speculativa del capitale, che ci lega ancor di più al mercato mondiale. E queste persone dovrebbero entrare seriamente in conflitto con i centri imperialistici?

Il regime di Putin è un regime bonapartista non classico. È un destreggiarsi tra differenti gruppi borghesi, tra borghesi e lavoratori, tra centri imperialistici e “capitale nazionale”, tra i sentimenti sovietici e liberali presenti nella società. Questa politica ha rafforzato la struttura poliziesca. Ha preso forma un’ideologia statale in cui i principi di progresso e democrazia si coniugano con nazionalismo e clericalismo. Questa è la realizzazione dell’idea di un arbitro supremo che sovrasta partiti e classi e dispone di un capitale morale per unire la nazione. Penso che con questa politica ci saranno solo due vie di uscita: o il regime si evolve verso il fascismo, oppure sarà cacciato da una rivoluzione anti-oligarchica e democratica.

[D] Quale valutazione esprime il vostro Partito in merito agli assi strategici della politica estera russa di questo periodo, anche in relazione allo sviluppo del capitalismo russo?

[R] Per il perdurare del regime di Putin la Federazione Russa proseguirà a destreggiarsi tra i grossi giochi imperialistici. Da un lato, il Cremlino tenterà di non litigare con l’Unione Europea, Washington e la Cina, dall’altro lato tenterà di preservare quanto acquisito (Crimea, influenza su una serie di paesi ex URSS, intervento in Siria). Il ruolo della Russia al momento, checché se ne dica, è il ruolo del partner minore dei centri mondiali.

Riguardo al capitalismo russo, questo non ha altra prospettiva di “sviluppo” se non nel regime di fornitore di materie prime e minerali. Decenni di discussioni sul sostituire l’import, l’innovazione, sulla superiorità della nostra tecnologia, sul ripristino del potenziale tecnico e scientifico dell’URSS si sono mostrati solo chiacchiere.

[D] Dalle limitazioni commerciali imposte dall’imperialismo atlantico in seguito alla crisi ucraina, fino alle recenti crisi diplomatiche con gli Stati Uniti e il Regno Unito, la Russia subisce oggi un’aggressione complessa e d’intensità crescente da parte degli USA e dei loro alleati, tra cui l’Italia che ha inviato proprie truppe nelle repubbliche baltiche. Quale ritenete sia il compito delle forze popolari e democratiche russe nella lotta per la pace in questa fase?

[R] Ritengo che per le forze russe di sinistra sia importante definire delle priorità. Ovviamente è importante contrastare l’imperialismo, sostenere i popoli sottoposti ad aggressioni da parte del capitale internazionale. Non si può dimenticare l’aiuto alla popolazione sofferente del Donbass ed è necessario sostenere le forze progressiste all’interno dell’Ucraina. Ed è anche necessario richiamare l’attenzione sulle manifestazioni nazionaliste nelle repubbliche dell’ex URSS. Assieme a questo, il campo principale della nostra battaglia resta il nostro regime interno, che liquida le garanzie sociali e reprime le opposizioni. Mutamenti positivi all’interno della Russia cambierebbero qualitativamente la situazione negli Stati vicini. Questo, a proposito, lo capiscono benissimo i nostri compagni in Ucraina, che apertamente dicono: “se riusciste a scuotere il capitalismo russo, la situazione cambierebbe immediatamente in tutti gli Stati dell’ex Unione Sovietica”.

[D] E per quanto riguarda i sinceri democratici e i comunisti che lottano in seno alle società occidentali, quali ritenete debbano essere le loro posizioni riguardo alle relazioni con la Russia, perché esse possano contribuire efficacemente allo sviluppo di un movimento contro la guerra fondato su un antimperialismo e un internazionalismo conseguenti?

[R] Oggi nelle forze di sinistra dell’Occidente noi vediamo due estremi. Una parte della sinistra occidentale, per qualche motivo, ha deciso di contrapporsi all’imperialismo americano ritenendo che si debba assolutamente sostenere (magari anche criticamente) il regime di Putin. È apparsa una qualche strana concezione, secondo la quale Vladimir Putin viene quasi proposto nel ruolo di leader del “mondo libero”. Un’altra parte della sinistra occidentale, al contrario, agendo in sintonia coi propri governi, vede la Federazione Russa come “centro del male mondiale”. Né una né l’altra posizione si addicono a chi si definisca comunista o socialista. Serve un’analisi scientifica profonda della situazione, e non speranze infondate o etichette campate per aria. Penso che per le forze occidentali di sinistra resti il compito prioritario della lotta senza compromessi contro i centri dell’imperialismo, contro i governanti che appaiono marionette delle strutture capitalistiche transnazionali. Assieme a questo, i compagni devono capire che quando omaggiano il regime di Putin, questo è negativo per noi, comunisti russi, che conduciamo la lotta per smantellare quel regime.

[D] La presidenza di Putin ha segnato un cambio di passo nella relazione tra lo Stato e una parte dell’oligarchia, alcuni membri della quale sono stati perseguiti penalmente. Quale lettura avete in merito?

[R] Alcuni rappresentanti del grande capitale effettivamente sono stati sottoposti a provvedimenti, e nel caso di Michail Chodorkovskij c’è stato pure un processo. Ma occorre capire che ci troviamo davanti ad un atteggiamento selettivo. La maggioranza di coloro che erano oligarchi già al tempo di Boris Eltsin – Lisin, Mordashev, Potanin, Abramovič, Aven, Fridman e altri – non hanno perso le proprie posizioni nel mondo degli affari e continuano ad occupare le prime posizioni nella graduatoria della rivista Forbes. Certo, a loro si sono uniti gli amici personali di Putin – Gennady Timchenko, i fratelli Kovalchuk – ma cosa è cambiato in linea di principio? Il nostro presidente ha ripetutamente dichiarato che i risultati delle privatizzazioni non verranno rivisti e che la Russia “resta un’economia liberale di mercato”. Un peso significativo negli ultimi anni hanno assunto le cosiddette “corporazioni statali”. Queste sono aziende e settori dati da Putin per “alimentare” i “re del business” a lui più prossimi. Il pacchetto di controllo appartiene allo Stato, ma va detto che sul mercato queste strutture si comportano come normali soggetti commerciali e che gli stipendi del management sono di gran lunga più alti di quanto sia immaginabile rispetto ai salari dei dipendenti. Di fatto, sono dividendi e non stipendi. I nostri oppositori liberali amano molto parlare di “ritorno dell’URSS nella persecuzione del business onesto” , ma in queste parole vi è solo il fastidio per il fatto che alcune proprietà siano passate di mano.

[D] Come si sono evolute le condizioni di vita delle classi popolari rispetto al crollo economico negli anni ’90?

[R] Certamente, se paragonate con gli anni ’90 del secolo scorso le condizioni di vita in Russia sono migliorate. Potrebbe sembrare che ciò dia motivo di lodare il regime di Putin. Allo stesso tempo, come porsi con quei milioni di persone che non si sono adattate al nuovo ordine capitalista ma sono morte, riducendo considerevolmente la popolazione autoctona del Paese? Come porsi con il gigantesco aumento dei prezzi mondiali degli idrocarburi, che non c’era sotto Eltsin e che ha gettato nella miseria non pochi russi? Questo dipende dall’entourage del presidente in carica? Probabilmente. È importante comprendere ancora, che con la stabilizzazione avvenuta sotto Putin il pagamento degli stipendi e l’inflazione hanno accompagnato la liquidazione delle più importanti garanzie sociali dei tempi sovietici. Il passaggio al sistema d’istruzione superiore a pagamento, alla sanità a pagamento, l’eliminazione di agevolazioni per gli studenti, per i pensionati. Queste “riforme”, nel campo del lavoro, hanno portato ad un colossale, insostenibile aumento del precariato. In Russia oggi decine di milioni di persone lavorano senza alcun contratto regolare, per loro non sono garantite le 8 ore lavorative giornaliere, le ferie, i permessi per malattia ecc. Non possono creare sindacati efficaci, non sono tutelati contro la possibilità di essere licenziati in qualunque momento. Per chi un tempo era abituato agli standard legislativi sovietici in materia di lavoro, tutto ciò appare selvaggio.

[D] La Federazione Russa è un mosaico di numerose nazionalità disseminate su un territorio sconfinato. Come viene gestita la questione delle nazionalità nella Russia del nazionalismo grande-russo putiniano?

[R] Il punto è che la moderna Federazione Russa è, ad un livello significativo, un compromesso tra il centro federale e le élite affaristico-burocratiche delle repubbliche nazionali. Durante la gestione putiniana si è verificato uno spostamento di potere a favore del centro federale, ma i problemi restano. Questo è chiaramente visibile, per esempio, nei rapporti tra il Cremlino e il clan dirigente della Repubblica di Cecenia. Il regime di Putin di fatto ha comperato le élite criminali locali in cambio della rinuncia alla lotta armata per l’indipendenza. Operano le leggi federali russe nel territorio della Cecenia e di un’altra serie di Repubbliche? Questa è una grossa domanda. In questo senso il problema del cosiddetto “sciovinismo grande-russo” mi appare piuttosto artificioso. La Russia moderna non è la Russia zarista dei secoli passati, che effettivamente era la “prigione dei popoli” che subivano assurde limitazioni a favore della nazionalità principale. Adesso la popolazione lavoratrice della Federazione Russa di differenti nazionalità ha parecchio in comune che unisce e non che divide. Nella stessa Cecenia, secondo alcuni dati, lavora regolarmente solo un terzo della popolazione. Il quadro è più o meno lo stesso nel resto della Russia. Ecco la radice comune del problema: povertà, indigenza, occupazione insostenibile. Gli scontri tra le nazionalità sono provocati dalle élite federali e locali, che operano sempre un’influenza per dividere. E questo non ha la minima relazione con il problema della conservazione della cultura nazionale e della lingua.

[D] Di quale livello di autonomia e di quale margine di manovra dispongono i movimenti sociali, e in particolare i sindacati, rispetto agli apparati di Stato? Quali forme di conflitto sociale si manifestano nella Russia di oggi?

[R] Nella Federazione Russa praticamente non esiste alcun movimento sindacale. C’è un enorme colosso burocratico, la Federazione dei Sindacati Indipendenti Russi (FNPR) erede dei sindacati sovietici, che ha a disposizione grosse proprietà e formalmente un grosso seguito di aderenti. I dirigenti di questa organizzazione non conducono alcuna lotta di classe e sono al contrario abbastanza accondiscendenti con le iniziative antisociali del governo. Talvolta criticano morbidamente il potere, ma i suoi aderenti non partecipano ad alcuna lotta organizzata. Esistono sindacati più battaglieri, che fanno parte della Confederazione del Lavoro di Russia (KTR), ma sono numericamente pochi e raccolgono poco più del 2% dei lavoratori ufficiali. Altri sono più aggressivi, ma con pochi aderenti nei diversi settori. Inoltre grossi scioperi politici in Russia non si svolgono dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso. Scioperi nelle singole aziende avvengono, ma con pochi partecipanti e per brevi periodi. Tuttavia, una serie di sindacati attivi si manifestano in questo periodo, in occasione delle manifestazioni di piazza contro il previsto aumento dell’età pensionabile. Noi, comunisti e forze di sinistra, speriamo che diano un contributo in questa lotta. Allo stesso tempo, ritengo che il movimento sindacale tradizionale in Russia si trovi ora in una profonda crisi. La stessa missione del movimento sindacale richiede, a mio parere, un ripensamento.

[D] Il vostro partito, come gli altri partiti di sinistra in Russia, incorre nella repressione poliziesca, che colpisce i partecipanti alle manifestazioni e dimostrazioni anticapitaliste. Qual è la situazione attuale? Più in generale, di quale agibilità politica dispone in Russia chi lotta per cambiare?

[R] La repressione poliziesca in Russia cresce, è vero. Oggi da noi si può finire in galera per il solo fatto che si è condiviso sulla propria pagina, sulle reti sociali, la comunicazione di una persona sconosciuta. Hanno iniziato a perseguire per la cosiddetta “offesa al sentimento dei credenti”, distruggendo il residuo di libertà di coscienza. Gli organizzatori di manifestazioni non concordate con il potere (e concordarle è praticamente impossibile) rischiano sia l’arresto, sia grosse multe equivalenti a più di cinque stipendi medi e oltre. Grossa risonanza ha avuto la questione di un gruppo antifascista, i cui aderenti sono stati torturati dai servizi di sicurezza per estorcere loro delle confessioni. Il nostro partito sostiene la revisione della legge penale e la liquidazione delle cosiddette “unità per la lotta agli estremisti”, oltre che il trasferimento di settori della polizia sotto la giurisdizione municipale.

[D] Quali sono le vostre priorità di lotta e quali i metodi che impiegate in questa fase? Che obiettivi vi ponete per il prossimo futuro?

[R] Il compito chiave dell’OKP è l’unificazione di tutti gli altri marxisti russi, di tutti coloro che sono sulle posizioni del socialismo scientifico, della democrazia, dell’internazionalismo, in un unico partito comunista russo. In un partito che si ponga come compito lo sviluppo della coscienza di classe dei lavoratori e di organizzare la loro lotta per il potere tramite la rivoluzione socialista. Questa missione ha rivelato l’inadeguatezza del KPRF, degenerato in un partito di destra, come pure delle altre piccole organizzazioni comuniste, incapaci di uscire dal livello dell’alta teorizzazione.In questa lotta non intendiamo rinunciare alla possibilità della tribuna parlamentare: per questo cerchiamo di registrare legalmente l’OKP come partito politico. Recentemente abbiamo ricevuto dal Ministero della Giustizia della Federazione l’ennesimo rifiuto di registrazione, per il quale venivano accampate motivazioni politiche e non “tecniche”. Nel nostro Programma le autorità hanno ravvisato elementi di estremismo. Questo dimostra che guardano a noi come una forza specifica e temono la nostra partecipazione alla politica. Certamente questo non ferma la nostra attività. Proseguiremo la lotta per il conseguimento dei fini previsti dal nostro programma, per smantellare l’attuale regime, per diffondere contenuti socialisti nel movimento popolare.

7 pensieri su “AMARE PUTIN? di Kirill Vasilev”

  1. Anonimo dice:

    Quello che scrivono è tutto giusto … e però. La classe dirigente russa si sta contorcendo in vari equilibrismi dopo il grosso errore strategico degli anni '90. Un equilibrismo che si divide fra il necessario sostegno di alcuni gruppi di potere e la popolarità che per Putin è anch'essa necessaria. I suoi avversari esterni ed interni, o almeno una parte di loro, vorrebbe far saltare questi equilibrismi cercando di spingerli verso scelte economiche difficili. Questa almeno è la mia impressione. Ora leggo: Una parte della sinistra occidentale, per qualche motivo, ha deciso di contrapporsi all’imperialismo americano ritenendo che si debba assolutamente sostenere (magari anche criticamente) il regime di Putin.E mi sembra lo stesso identico problema che abbiamo noi. Se sostenere o meno criticamente qualcuno, loro con Putin noi con i giallo-verdi. Mi pare di comprendere che la loro risposta è no. Infatti più sotto aggiungono: "noi, comunisti russi, che conduciamo la lotta per smantellare quel regime". Insomma se l'analisi della situazione è sostanzialmente giusta, quella della cause (cosa c'è attualmente sotto questi equilibrismi?) mi sembra un po' incompleta, la scelta di non sostenere neppure tatticamente poco condivisibile. Nell'improbabile eventualità di una caduta di Putin se ne avvanteggerebbe subito il capitalismo occidentocentrico. La scelta è difficile, i tempi sono brutti ma lo "smantellamento" mi pare poco auspicabile.Anche i frequenti richiami al sindacalismo mi lasciano qualche dubbio ma non mettiamo troppa carne al fuoco.Giovanni

  2. http://graziano-priotto.blogspot.com dice:

    Cancellare il sistema "Putin" sarebbe la soluzione ? Il compagno Kirill Vasilev non spende una parola sulle crescenti sanzioni occidentali né sull'accerchiamento della Federazione Russa da parte della NATO: per quanto si possa criticare il sistema "putinista", per poterlo credibilmente sostituire con uno migliore servono ben altre proposte che non le semplici (e condivisibili) critiche qui avanzate. L'imperialismo USA ha strettamente in pugno l'UE che controlla attraverso le forze di occupazione NATO, che non sono forze difensive ma hanno dimostrato ampiamente di essere pronte a qualunque nefandezza (bombardamenti in Serbia, Libia) pur di obbedire ciecamente agli ordini di Washington.Auspicabilissimo un governo migliore di quello putiniano ed uno sviluppo economico non limitato alla vendita delle risorse naturali, ma proprio per arrivare a cambiamenti di questo tipo occorre un governo stabile in grado di opporsi alle aggressioni economiche e se è il caso anche militari dell'imperialismo USA. Altrimenti la Federazione russa rischia di finire come l'ex-Jugoslavia. Con l'acquiescenza alle politiche imperialiste (modello Gorbaciov e Jeltsin) anche la Siria avrebbe fatto la stessa terribile fine dell'Irak e della Libia, Putin ha salvato almeno questo Paese avendo capito che in Paesi profondamente divisi e sotto attacco straniero è meglio un solo dittatore che garantisca un minimo di stabilità che non mille warlords che tutto distruggono e rendono impossibile la ricostruzione (v. Irak, Libia).

  3. Enrico dice:

    Quindi, secondo voi di sollevazione, Putin va combattuto, il governo gialloverde va sostenuto. Interessante…

  4. Anonimo dice:

    Stiamo però attenti al titolo, che è quello che sceglie la redazione. Penso che lo scopo per cui è stato ripreso questo articolo è quello di inquadrare meglio la situazione visto che Putin viene considerato alla stregua di un eroe ed amato. Secondo me ha pure i suoi scheletri nell'armadio riguardo all'errore che fecero negli anni '90 di sottomettersi agli USA, ma è solo una mia ipotesi.Non penso che la redazione condivida proprio tutto tutto di quello che è scritto nell'articolo. Guardare le cose anche da un altra prospettiva è sempre un bene, senza però aderire del tutto a quella prospettiva.Giovanni

  5. Melania T. dice:

    Analisi assai lacunosa.Kirill non considera:1) Il GENOCIDIO di circa 5 milioni di grandirussi nell'era Eltsin (anziani e anziane morti congelati/e per lo più abbandonati sotto le metro o nelle proprie case…), con la Russia tornata all'epoca dei Torbidi subalterna alle grandi potenze, Usa in primis, ma senza trascurare l'offensiva antiCristiana vaticana;2) L'abbandono dei fratelli Serbi in tutti gli anni Novanta, una ignominia e una vergogna incancellabile, che non vi sarebbe stato se il nuovo regime "democratico-sovrano" di VV Putin fosse arrivato prima;3) La primazia grande-russa sul piano dei missili balisistici, del missilistico fondato sulla difesa strategica, del satellitare e del nucleare, piano che rende i russi superiori a israeliani, cinesi, americani. L'URSS si sognava un simile successo strategico, checchè ne dica il compagno Kirill, figuriamoci lo zarismo, dunque il paragone che fa è quantomeno ingeneroso, se non proprio tendenzioso, verso il Presidente Vladimir Vladimoriv;4) Un sentimento, rinato, di generale Orgoglio nazionale Imperialista del popolo russo, che considera Vladimir Vladimirovic un debole e un medio statista (non è Pietro il Grande nè Stalin, sia chiaro) ma che ha saputo riadattare alla nuova fase strategica il compito e la missione Russe. Nel cd Primo Mondo, Israele e Russia sono le uniche potenze o meglio sarebbe più appropriato superpotenze dove circa il 70 della popolazione non solo è orgogliosa della nazione ma è anche disponibile a combattere, e morire per la Stessa. Scusi Kirill se è poco. Lei saprebbe fare tanto? 5) La centralità, nel Weltgeist planetario Russo, di questo rinato Sentimento Imperiale e Ortodosso che pone la Sobornost' ben al di sopra dei dati analitici economicistici e marxisti che hanno già reso il popolo russo carne da macello o fuoco da ardere sui piani folli del mondialismo strategico ("rivoluzione mondiale" "prima i proletari tedeschi" e simili bestemmie politiche).Dunque è possibile – e auspicabile – che il Putinismo evolverà finalmente nella ipotesi "Fascismo Bizantino" (soluzione SIvanov- Rogozin- R.Rodina); ciò significherebbe la definitiva affermazione della Russia quale terzo Polo strategico tra Cina e Usa e non più polo di seconda fascia con Israele, al carro di Cinesi e Usa, come purtroppo è oggi.

  6. dexxo dex dice:

    Grazie per questo articolo che chiarisce molte cose e soprattutto che non si deve mai demandare il giudizio politico alle percezioni ma a fondati ragionamenti, soprattutto se vengono da chi vive certe situazioni. E poi non esiste mai il bianco e il nero. Apprezzo soprattutto l'analisi della situazione economica russa che anche io avevo capito, soprattutto dopo le sanzioni, dopo 18 anni Putin non è riuscito a costruire un'industria e un sistema produttivo decente. Il che la dice lunga sulla sua contrapposizione con l'occidente, gli USA in particolare. Cosa pensava di fare senza un apparato produttivo autonomo?

  7. Anonimo dice:

    Brava Melania, giuste annotazioni. Essere compagni e comunisti non significa ricadere in quell'oscurantismo dogmatico anticlericale che già tanti danni ha fatto ai vari popoli e anche al nostro ideale socialista.

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