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INCAZZATI NERI

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[ 9 agosto 2018 ]

«Siamo vivi per miracolo». 

«Ci sfruttano: con noi fanno i soldi caporali e imprenditori». Lo hanno detto i due sopravvissuti all’incidente stradale di lunedì scorso in provincia di Foggia, in cui sono morti 12 migranti mentre a bordo di un furgone tornavano dal lavoro nei campi.
«Ognuno di voi pensi oggi alle famiglie di quelle 16 persone, che in Africa soffrono per i loro cari che avevano lasciato tutto per venire in Italia a lavorare e che qui prima sono stati trattati come animali e poi sono morti. Oggi ognuno di voi parli alle proprie famiglie di tutto questo. Questi 16 morti ci parlano ogni minuto e ci dicono basta, basta, basta».

«Non e’ una pacchia lavorare tutto il giorno per una manciata di euro o pagare 5 euro per salire sui furgoni della morte». «Chiediamo solo diritti, non chiediamo l’impossibile. Vogliamo pari diritti per pari doveri».


Con gli stessi berretti rossi con cui i braccianti della Capitanata debbono proteggersi dal sole cocente ieri hanno scioperato e manifestato marciando da San Severo a Foggia. Lo sciopero, sacrosanto e pienamente riuscito, è stato promosso dall’USB. QUI il filmato della marcia. Più sotto il comunicato dell’USB che ci informa che il ministro delle Politiche Agricole, Gianmarco Centinaio, ha garantito la sua presenza al convegno nazionale organizzato il 22 settembre da USB Lavoro Agricolo.
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Adesione totale allo sciopero dei braccianti USB

È totale l’adesione dei lavoratori agricoli del Foggiano allo sciopero proclamato dall’Unione Sindacale di Base dopo le due stragi di braccianti che in 48 ore hanno mietuto 16 vittime. Nessuno è al lavoro nei campi intorno al ghetto di Rignano, nel comune di San Severo, cuore della protesta, da dove alle 8 si è mossa la marcia dei berretti rossi diretta alla prefettura di Foggia.
Centinaia di lavoratori hanno sfilato con gli stessi cappellini indossati dalle vittime, berretti distribuiti settimane fa da USB e Rete Iside per aiutare i braccianti a proteggersi dal solleone delle campagne e idealmente dallo sfruttamento e dalla mancanza di diritti, in un processo di sindacalizzazione che avanza a grandi passi. Ai lavoratori in marcia si è unito anche il governatore della Puglia Michele Emiliano.
Le rivendicazioni sono le stesse già esposte da USB un mese fa al ministro del Lavoro, che aveva accolto le richieste promettendo un tavolo interministeriale sul settore, che però non ha mai visto la luce. USB torna perciò a chiedere sicurezza, diritti e dignità per tutti i lavoratori agricoli, indipendentemente dalla provenienza.
Se la prefettura di Foggia è il traguardo fisico della marcia di oggi, il traguardo ideale resta, ancora una volta nel capoluogo,, il convegno nazionale organizzato il 22 settembre da USB Lavoro Agricolo per illustrare la propria piattaforma per il settore, vessato da decenni di mancanza di diritti e ora nuovamente esposto allo sfruttamento grazie alla reintroduzione dei voucher con il cosiddetto decreto dignità.
Il ministro delle Politiche Agricole, Gianmarco Centinaio, ha garantito la sua presenza al convegno, interloquendo questa mattina in diretta su Rai Tre ad Agorà Estate con Aboubakar Soumahoro, dell’esecutivo nazionale USB Lavoro Agricolo, che guidava la marcia dei berretti rossi. “Ci vado, il 22 settembre il ministro Centinaio è lì”, ha detto l’esponente leghista rispondendo all’invito di Soumahoro.
Unione Sindacale di Base
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2 pensieri su “INCAZZATI NERI”

  1. Luca Tonelli dice:

    Si perché senza i voucher non erano sfruttati. 20 euro al giorno in nero cosa gli frega dei voucher laggiù non ne avranno mai visto uno.

  2. RobertoG dice:

    Naturalmente per i nostri media, cioè la voce del regime, la colpa di queste tragedie è tutta del caporalato e delle mafie, così come l'immigrazione di massa è tutta colpa degli scafisti e di fantomatiche organizzazioni criminali. Il padronato e le sue multinazionali che hanno desertificato economicamente i paesi di questi poveracci costringendoli all'emigrazione per farsi venire a sfruttare per pochi euro qui da noi non c'entra assolutamente niente, com'è ovvio.

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