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SULLA PATRIA di Giuseppe Mazzini

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[ 7 agosto 2018 ]

Il patriota Giuseppe Mazzini [nella foto] non fu socialista, detestava anzi l’idea della lotta di classe, ma fu un fervente repubblicano e democratico conseguente, per questo, uscito sconfitto dal Risorgimento, al pari di Carlo Cattaneo, non riconobbe mai l’Italia unificata e monarchica e morì, come altri rivoluzionari, in esilio. Tuttavia la monarchia sabauda e le élite dominanti riuscirono nell’operazione di utilizzazione e trasvalutazione della sua figura. Quando l’Italia, con Crispi, si lanciò nelle disastrose imprese coloniali in africa (“Italia sesta potenza”) Mazzini venne usato come maschera per giustificare l’espansionismo per sottomettere altri popoli. Alle porte e durante la Grande Guerra, furono pochi gli interventisti (Salvemini) che tentarono di servirsi della figura Mazzini per camuffare la partecipazione al macello imperialistico come “quarta guerra d’indipendenza” — il grosso dell’interventismo era infatti per natura anti-mazziniano, in quanto smaccatamente anti-democratico, guerrafondaio e imperialista. Su questo solco anche il fascismo-regime lo considerò un cane morto, per poi riutilizzarlo cinicamente durante la tragicommedia della Repubblica sociale italiana.

Presentiamo al lettore alcuni brani sul concetto di Patria e di nazione del Mazzini. Utili per comprendere la natura non nazionalistica, internazionalistica e democratica, quindi antifascista del suo PATRIOTTISMO.
«Adoro la mia patria, perché adoro la Patria; la nostra libertà, perch’io credo nella Libertà; i nostri diritti, perché credo nel Diritto».

Ai Signori Rodbertus Von Berg e L. Bucher, 30 marzo 186, in Scritti editi e inediti, vol. LXIX, p. 189. Citato in: Per amore della patria, Maurizio Viroli. Editori Laterza 1995


«La libertà d’un popolo non può vincere e durare se non nella fede che dichiara il diritto di tutti alla libertà».

Italia e Germania. A Karl Blind, Ivi vol. pp. 248-49


«Se la patria opera il male, se opprime, se si dichiara missionaria d’ingiustizia per un’interesse temporaneo, essa perde il diritto all’esistenza e si scava la tomba».

Ivi, p. 190

«La patria è una comunione di liberi e d’eguali affratellati in concordia di lavori verso un’unico fine. (…) La patria non è un aggregato, è un’associazione. Non v’è patria dove l’uniformità di quel diritto è violata dall’esistenza di caste, di privilegi, d’ineguaglianze».

Dei doveri dell’Uomo, in Scritti politici. A cura di Terenzio Grandi e Augusto Colomba, Utet, Torino, 1972. p. 892


«La patria non è un territorio; il territorio non ne è che la base. La patria è l’idea che sorge su quello; è il pensiero d’amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio. Finché uno solo tra i vostri fratelli non è rappresentato dal proprio voto nello sviluppo della vita nazionale — finché uno solo vegeta ineducato fra gli educati — finché uno solo, capace e voglioso di lavoro, langue per mancanza di lavoro, nella miseria — voi non avrete la patria come dovreste averla, la patria di tutti, la patria per tutti».

Ivi, p.885


«Senza patria, voi non avete nome, né segno, né voto, né diritti, né battesimo di fratelli fra i popoli. Siete bastardi dell’umanità. Soldati senza bandiera, israeliti delle nazioni, voi non otterrete fede né protezione: non avrete mallevadori. Non v’illudete a compiere, se prima non vi conquistate una patria, la vostra emancipazione da un’ingiusta condizione sociale; dove non è patria, non è patto comune al quale possiate richiamarvi: regna solo l’egoismo degli interessi, e chi ha predominio lo serba, dacché non v’è tutela comune a propria tutela».

Ivi, p. 881


«Se non abbracciaste nel vostro amore tutta quanta l’umana famiglia — se non confessaste la fede nella sua unità, conseguenza dell’unità di Dio e nell’affratellamento dei popoli che devono ridurla a fatto — se ovunque geme un vostro simile, ovunque la dignità della natura umana è violata dalla menzogna o dalla tirannide, voi non foste pronti, potendo, a combattere per risollevare gli ingannati e gli oppressi — voi tradireste la vostra stessa legge di vita, e non intendereste la religione che benedirà l’avvenire».

Ivi, p. 878


«Lavorando, secondo i veri principi, per la patria, noi lavoriamo per l’umanità: la patria è il punto d’appoggio della leva che noi dobbiamo dirigere a vantaggio comune. Perdendo quel punto d’appoggio, noi corriamo il rischio di riuscire inutili alla patria e all’umanità. Prima d’associarsi con le nazioni che compongono l’umanità, bisogna esistere come nazione».

Ivi, p. 882

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7 pensieri su “SULLA PATRIA di Giuseppe Mazzini”

  1. Anonimo dice:

    Non potete neanche immaginare che piacere mi fa leggere questi versi perché di poesia si tratta. A 18 anni mi iscrissi nella sezione storica,repubblicano mazziniana del mio quartiere. Se la sinistra, ammesso che esista ancora, vuole risorgere oltre a recuperare Marx deve ripartire da Mazzini. Grazie ancora.

  2. Anonimo dice:

    Si, in una fase di crisi addirittura esistenziale del nostro Paese e del nostro popolo, c'è bisogno di trovare le radici della nostra storia. Giusto quindi indicare chi sono i nostri padri nobili (non il Re, né Cavour, né Mussolini), e Mazzini, malgrado tutto, è uno di questi.

  3. Manlio Padovan dice:

    Io ho un pessimo ricordo di Mazzini e l'ho sempre disprezzato profondamente.Ho ripreso in mano le due antologie che usai alla scuola media (quella col latino) e di Mazzini all'indice trovo:- L'esistenza di Dio- La famiglia- I proscritti del '21 – Goffredo Mameli- Roma- La prima idea per la liberazione della patria- La religione- La vita è missionee altri che tralascio per non annoiarvi. Tutti, comunque, pieni di ingiustificato e vigliacco idealismo. Aggiungeteci l'idealismo che ci insegnava il prete…ecco come venivamo educati. Posso apprezzare Mazzini?

  4. Anonimo dice:

    Nella categoria politica detta 'sinistra' ci puo stare di tutto, anche il pio Mazzini.Nei fatti l'internazionale non fu affossata solo dalla volontà di egemonia politica sui lavoratori da parte dei comunisti, ma anche da profonde diversità radicali nelle idee.Insomma come poteva stare assieme Dio e lo Stato di Bakunin con il prete politico Mazzini?

  5. Anonimo dice:

    Mobilitate anche l'oscuro bigotto Mazzini al fine di portare acqua al mulino del governo reazionario, liberista e provinciale. Se tornassero Marx e Engels …..

  6. Redazione SollevAzione dice:

    Sorvoliamo… per carità di patria, su quanto scrive l'ultimo anonimo: non merita alcuna risposta.A Padovan diciamo che conosciamo e non condividiamo la concezione idealistica, anzi per certi versi mistica, che Mazzini aveva della Nazione. la qual cosa, ovviamente, non facciamo nostra. E' forse ciò sufficiciente per gettare la sua battaglia nella spazzatura? Ovvio che no! Anche Hegel era un grande idealista e, se è per questo reazionario e statolatra difensore addirittura del maggiorascato feudale prusssiano (Lineamenti di filosofia del diritto). Ciò non ha impedito a Marx di utilizzare la sua concezione dialettica. Al punto che si parla di hegelo-marxismo. Per dire che ci sono molte cose che il materialismo storico marxiano ha attinto dal deposito filosofico dll'idealismo (Tesi su Feuerbach).Ciò che si deve recuperare del pensiero del Mazzini, contro ogni fascistizzazione del patriottismo, è la sua fede incrollabile nella democrazia e nella rivoluzione.

  7. Anonimo dice:

    Antifascista Mazzini? E' ben più complessa la questione. Direi come specifica Belardinelli che la sinistra italiana lo ha lasciato nelle braccia del fascismo. Comunque c'è un libro della Fondazione La Malfa "Mazzini in camicia nera", fu il più citato Mazzini tra i precursori del regime fascista, molto più degli altre padri nobili della patria.

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