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LA PROVA DEL NOVE. INDAGINE SULLE SINISTRE E IL DEF di Leonardo Mazzei

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[1 ottobre 2018]

Diciamola tutta: ci son rimasti male. Ma come sarebbe stato bello poter dire che nulla cambia, che nulla può cambiare. La signora TINA (There is no alternative) ha tanti spasimanti, più di quel che si crede. Amata nei salotti buoni, non spiace neppure ai massimalisti di ogni risma. Per i primi è una polizza sulla vita (e sul portafoglio), per i secondi una comoda giustificazione della loro sterilità politica.
Diciamola tutta, in tanti avrebbero voluto una bella Legge di Bilancio fatta di tagli e sacrifici, giusto per dimostrare che i populisti son come i piddini, che il 4 marzo nulla è successo, che Di Maio e Salvini sono sul libro paga di Juncker fin da piccoli. E che bello sarebbe stato il trionfo di Tria! I giornaloni già eran pronti a festeggiare la sua Resistenza, quella epica, con la erre maiuscola a compensare il suo melenso sguardo.

E invece? Invece non è andata così. 
Vero, il nuovo DEF non è una rivoluzione, ma non so chi l’aspettasse. Vero, non c’è ancora la svolta radicale necessaria, ma che forse era all’ordine del giorno? Vero, saremo ancora in avanzo primario, ma molto, molto meno di quanto concordato con l’UE dai precedenti governi. La vera partita conclusasi con la rotta di Tria (e dunque di Mattarella, dunque dell’intero blocco eurista) era un’altra: il rapporto con l’Unione Europea. Escluso per ora lo scontro frontale, restavano due possibilità: il cedimento o quanto meno l’adattamento ai desiderata dei signori di Bruxelles, o – come invece è successo – la resistenza a costoro, volutamente giocata sul piano di una sfida non troppo alta (non si sfora il 3%), ma ugualmente significativa.


Significativa sia sul piano simbolico che su quello sostanziale. Ad esempio, colpire a morte la Legge Fornero non solo è importante concretamente per milioni di lavoratori, ma vuol dire anche abbattere un simbolo dell’intera politica austeritaria. Aver fissato il rapporto deficit/pil per i prossimi 3 anni al 2,4% può sembrare un nulla, ma rispetto al percorso di rientro del deficit verso il pareggio di bilancio questo significa aver recuperato 112 miliardi per le politiche del governo. Che poi tutti questi soldi finiscano spesi nel modo migliore è tutto da vedere, ma è questa la misura esatta di un atto di disobbedienza all’UE che sarebbe puerile sottovalutare.

Che per l’establishment sia stato un colpo non v’é dubbio. L’abbiamo già detto, nell’intenzione del governo il 2,4% rappresenta un tentativo di compromesso, ma per il blocco eurista non è questo un compromesso facilmente digeribile. Lo vedremo nelle prossime settimane, quando partirà l’attacco sistematico ad ogni misura della Legge di Bilancio, specie sulla Fornero e sulle prime misure del Reddito di cittadinanza.

Questo lo diamo per scontato. Quel che qui vogliamo affrontare è invece l’altro versante degli amanti della signora TINA: quello dei massimalisti di ogni colore, da un’estrema sinistra sempre più disorientata, a certi sovranisti del “tutto subito” che mostrano una certa difficoltà nel comprendere le leggi della lotta politica.

Diciamolo una volta per tutte: non è che qui sposiamo il governo gialloverde, tantomeno condividiamo tutte le sue iniziative. Non è che non vediamo debolezze, contraddizioni e – soprattutto – la perdurante incapacità ad uscire da un orizzonte liberista. E’ che ne vediamo il ruolo oggettivo di veicolo ed accumulatore degli elementi di scontro con l’oligarchia eurista. E per chi, come noi, ritiene che uscire dalla gabbia della moneta unica sia la condizione necessaria – pur se non sufficiente – per uscire dalla crisi e riconquistare con la sovranità nazionale la stessa democrazia, decisamente non è poco. In questo senso la decisione sul DEF ci sembra andare decisamente nella giusta direzione.

I massimalisti (di ogni colore) ritengono invece che nulla sia cambiato. Vediamo allora alcuni loro argomenti.

Tra le formazioni comuniste, mentre per ora tacciono (ma già sappiamo cosa diranno) le nostrane ali estreme del trotskismo e dello stalinismo, vince invece il primo premio del Contorsionista dell’anno il sito Contropiano

Dopo aver dato per scontata la vittoria della linea Tria, questo sito ha cercato di correre ai ripari con un articolo di Claudio Conti dall’illuminante titolo «Mercati in fiamme. Di Maio e Salvini “vincono” come Pirro». Insomma, quasi un inno a mister spread: complimenti! Dopo aver affermato che i due leader del governo sono «sempre più nei panni di due Tsipras di destra», si ammette che: «Il fatto c’è, inutile sottovalutarlo. Dopo un duro scontro interno tra i “tre governi in uno”, i due capipartito hanno avuto la meglio sui garanti dell’Unione Europea (Tria, Moavero Milanesi e, indirettamente, il presidente della Repubblica, Mattarella), imponendo una cifra ben superiore all’1,8% che già rappresentava una svolta drastica rispetto alle previsioni del governo Gentiloni (0,8)».

Insomma, secondo questi fenomeni, il fatto c’è (guarda un po’!), ma siccome non corrisponde ad analisi e desideri di Contropiano, si fa come non vi fosse. Dunque, Di Maio e Salvini sono come Tsipras e tanto meglio se i mercati gli daranno il colpo di grazia, come si lascia ben intendere nelle conclusioni dell’articolo. Quando si dice i comunisti hard!

Meglio per una volta Roberta Fantozzi di Rifondazione Comunista, se non altro più prudente nei giudizi, a partire dal titolo: «Manovra: aspettiamo che si chiarisca il quadro su pensioni e reddito. No alle politiche fiscali. La nostra opposizione sarà opposta a quella dei fans dell’austerity». E vorremmo anche vedere! Ma, si sa, la lingua batte dove il dente duole, e per i rifondaroli non sarà facile distinguersi dal fronte antipopulista immaginato da lorsignori. 

Apparentemente sulla stessa lunghezza d’onda Giorgio Cremaschi, il quale però ad un certo punto si lascia andare a questo tentativo di sintesi: «Sinceramente sembra di tornare ad una classica finanziaria della vecchia DC, che distribuiva un po’ di mance a pioggia tenendo conto dei propri insediamenti elettorali». Ecco qui, pari pari, un giudizio identico a quello dato dai media sistemici, che si lamentano infatti di un presunto ritorno all’«assistenzialismo». Ma lasciamo perdere, quel che vorremmo sapere dal sindacalista Cremaschi è se considera «una mancia a pioggia» anche la riforma della Fornero…

Alla “sintesi” cremaschiana così risponde, sulla sua stessa pagina Facebook, l’ex Prc Leonardo Masella: «“Una classica finanziaria della vecchia Dc” certo non è il socialismo, ma è la prima finanziaria in controtendenza dalla fine della prima repubblica». Controtendenza, ben detto Masella, con ciò ammettendo anche cosa sono state le quattro finanziarie approvate con il voto determinante di Rifondazione Comunista (1996, 1997, 2006, 2007)…

Andando un po’ più sul tecnico, passiamo ora ai massimalisti del campo sovranista. Campo nel quale in molti sottolineano come un deficit al 2,4% sia in linea con quello conseguito l’anno scorso da Padoan. 

Prendiamo, ad esempio, quanto ha scritto l’amico Mario Volpi della Mmt

«Comunque volevo sottolineare che un deficit al 2.4%, è il deficit pubblico più basso mai realizzato dai governi italiani dal 2008 ad oggi……Così…. tanto per dire…..Siamo talmente assuefatti che si vuole far passare questa manovra per una MANOVRA ESPANSIVA quando in realtà è la manovra PIU’ AUSTERA degli ultimi 10 anni… Roba da matti!». 

Già, roba da matti. Qui a Volpi sfugge non solo la rilevanza politica dell’aperta ribellione a Bruxelles – tratto comune a tanti sovranisti -, sfugge anche il fatto che il numero in sé ben poco dice se non si considera il quadro in cui è inserito. Ad esempio, Amato nel 1993 conseguì un deficit del 10,03%. Manovra espansiva? No, il contrario (come ben sa chi ancora si ricorda quella finanziaria), dato che veniva dopo anni con deficit maggiori. Idem per Monti nel 2012, con un deficit al 3%, ma con quella pesantissima svolta austeritaria e deflazionista che tutti sanno. Vuol sostenere Volpi che il governo gialloverde farà una manovra più austera e recessiva di queste citate? Suvvia, cerchiamo di non essere ridicoli!

Analoghe considerazioni vengono svolte da Domenico Moro, che afferma che: 

«Per fare una manovra espansiva, che stimolasse la ripresa della produzione e del Pil, ci vorrebbe un deficit molto maggiore, cioè ben superiore al 3%».

Sappiamo perfettamente che è così, tant’è che parliamo di inversione di tendenza rispetto alle politiche austeritarie, non di un vero cambio di politica economica come invece sarebbe necessario. Precisando magari che questo cambio non dovrà esaurirsi però in una diversa, e superiore, percentuale di deficit. Ci stupisce tuttavia che una simile affermazione, sull’insufficienza del 2,4%, venga da uno come Moro che sostiene una decisa posizione no-euro.

Un no-euro non può non sapere che vere politiche espansive, e socialmente orientate, potranno arrivare solo dopo l’uscita dalla gabbia dell’euro. Ma questo Moro lo sa e difatti lo scrive. Dunque non si capisce proprio la critica al 2,4%, che è il punto più avanzato di disobbedienza a Bruxelles nel contesto dato. Qui la questione è squisitamente politica, e riguarda il percorso per uscire dalla moneta unica. Certo, anche a chi scrive piacerebbe rompere questa gabbia il prima possibile. Ma che forse siamo noi al governo? 

Qui il problema è valutare se le mosse del governo avvicinano o allontanano il momento dello scontro. Detto all’opposto, se avvicinano o allontanano il trionfo della signora TINA. La politica è per sua natura processuale e discontinua al tempo stesso. La discontinuità impressa dalle decisioni sul DEF cosa avvicina e cosa allontana nel concreto? Per noi il giudizio è chiaro.

Ma poi, detto senza volontà polemica, Domenico Moro ricorda giustamente la necessità di uscire dall’euro, ma egli è anche un dirigente di Rifondazione Comunista, dunque un membro di Pap. Che forse il Prc e Pap sono per uscire dall’euro domattina, con emissione immediata delle nuove lire affidata alle stampanti di Je so’ pazzo? Qualora fosse ne saremmo felici. Qualora non fosse, sarebbe meglio far pulizia in casa propria prima di sputare troppo sugli altri.  

Concludiamo con una sorta di “prova del nove”.
Attualmente l’Italia si divide su tre posizioni: chi sostiene in vario modo (dunque anche criticamente) la politica del governo; chi la contrasta perché portatrice di scelte economiche scellerate, populiste ed antieuropee (il Pd, Forza Italia, le èlite in genere); chi ritiene che il governo gialloverde sia solo l’ultimo segmento della serie Monti-Letta-Renzi-Gentiloni (i massimalisti di cui ci siamo occupati sin qui). Tralasciando quella delle èlite, chi ha ragione tra la prima e la terza posizione? In breve, chi tra noi e i massimalisti?


La mia personalissima “prova del nove” consiste in una sola mossa: parlare con le persone.
E il risultato è chiarissimo. Se per un quarto di secolo mi hanno fermato per strada per chiedermi cosa avrebbero perso con la finanziaria di ognuno di quegli anni (pensioni, tasse, sanità, eccetera), quest’anno le persone (talvolta le stesse) mi fermano per chiedermi cosa possono aspettarsi in positivo sulle pensioni, su quella cartella dell’Agenzia delle Entrate che non si riesce a pagare, sulla cassa integrazione che forse gli coprirà quell’ultimo anno mancante per lasciare il lavoro.


Vi sembra poco? Certo, “piccole” cose della vita quotidiana. Talmente “piccole” da poter alimentare qualcosa di grande, perché le battaglie politiche che cambiano la storia si fanno solo con le grandi masse.

In ogni caso, senza esagerarne il significato, la mia “prova del nove” ha dato questi risultati. Provate anche voi, e poi riparliamo dei decimali.
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12 pensieri su “LA PROVA DEL NOVE. INDAGINE SULLE SINISTRE E IL DEF di Leonardo Mazzei”

  1. Ippolito Grimaldi dice:

    A me non mi fermano per strada per chiedermi cosa ne penso, però si,anche dal mio piccolo osservatoio privilegiato, la ggente sembra molto più fiduciosa verso questo governo, addirittura molti si irrigidiscono e fanno quadrato se si lascia trasparire qualche velata critica. La ggente però non vuole uscire dalla moneta unica, una ipotesi che la spaventa, alla ggente interessa recuperare almeno una parte del costo che la ggente ha pagato per una crisi di cui non aveva colpa. Certamente la ggente si aspetta però che la sua condizione migliori tangibilmente e non solo simbolicamente perché finalmente adesso c'è chi gliele canta all' Europa cattiva e sorosiana. Il vero banco di prova, come al solito per ogni governo in qualsiasi paese minimamente democratico, sarà l' umore della ggente che sul lungo periodo sarà sempre piu influenzato dalla suo benessere piuttosto che dal livello dello scontro con la UE.

  2. Anonimo dice:

    "Precisando magari che questo cambio non dovrà esaurirsi però in una diversa, e superiore, percentuale di deficit."Questa affermazione è da incorniciare, dovrebbe essere il punto principale della sinistra patriottica.Chi pensa che basti un po' di deficit in più e tornare a crescere sono solo quelli che fino a ieri stavano tutto sommato bene in questo sistema e che rivorrebbero quella situazione. Sono quelli che strillano rimettimi dentro rimettimi dentro, cosa purtroppo comune quando una fase storica tramonta.Giovanni

  3. Anonimo dice:

    Il punto è sul fatto se l'UE accetterà o no alla fine. Perché se accetta sarà tutto rinviato di nuovo. Di fatto si stanno delineando le condizioni di erogazione del RdC che ne faranno una specie di social card, questo obbliga le persone a spendere subito e tutto quel poco che viene elargito e sotto strettissimo controllo. Ovviamente non ne sono per niente stupito. Qualche anno fa feci un altro paragone con la tessera annonaria personale degli anni '40, qualcosa di indesiderabile ma transitorio perché l'evento definitivo si avvicinava.La questione resta sempre la stessa (come pure sottolineate): se lo scontro si avvicina oppure no. Tria dichiara che l'Europa potrebbe anche accettare, dichiarazione scontata, forse di circostanza ma la prospettiva non è del tutto impossibile.Importante è poi cosa sarà dopo l'eventuale scontro, perché meccanismi di razionamento questo tipo devono chiaramente essere respinti prima che arrivino a stabilizzarsi.Giovanni

  4. Anonimo dice:

    Io intanto constato con disgusto che quella vecchia piccola borghesia che non so se fa più rabbia, pena, schifo o malinconia -parafrasando Claudio Lolli- ha già pronta la sua posizione per la flat-tax.Infatti dopo la approvazione del DEF e quindi quasi certe del traguardo, le numerose "piccole" partite IVA, a me è capitato con il barbiere e il meccanico e il barista, non rilasciano più lo scontrino fiscale per rientrare così nella fascia della flat-tax. E lo fanno con un lapidario quanto sbrigativo ed impunito "buongiorno e grazie" nonostante il disappunto e la meraviglia espressi dalla faccia del cliente.Sempre in prima fila noi in quanto a fregarci…che popolo!Manlio Padovan

  5. Anonimo dice:

    Dobbiamo costŕuire una sinistra populista e anticapitalista. Mentre la sinistra sinistrata serra le file sul tema del presunto fascismo di ritorno, facendo da stampella cosapevole alla sinistra liberista e imperiale, noi non riusciamo a sfondare. Siamo chiusi nostro malgrado nei nostri cenacoli, senza avere la capacita' di fare blocco, di costituire un fronte, siamo costetti ad agire di rimessa, ad inserirci nei varchi che qualche volta si aprono. Ma non riusciamo ancora ad incidere e dobbiamo lottare sia contro il capitalismo sia contro gli infami che ci tacciano di rosso brunismo. O ci uniamo presto o periremo condannati all'irrilevanza.

  6. Tr dice:

    In un pianeta normale (extraterrestre portami via voglio tornare a casa mia… chiosava il Poeta) questa manovra l'avrebbe fatta un partito socialdemocratico. In un pianeta normale noi l'avremmo criticata da sinistra. NON C'È UN EURO PER I LAVORATORI DIPENDENTI. Ci sono soldi per i disoccupati e per le p.iva. mentre per i dipendenti aumentano le tasse con la riduzione delle detrazioni.Abbiamo capito Mazzei. Ora qualcuno che fa una lotta magari di classe…diciamo di categoria…tradeuninista per togliere soldi ai padroncini e darli ai dipendenti chi la combatte se voi state col governo?

  7. Anonimo dice:

    Soldi per disoccupati e partite iva mentre aumentano le tasse per i poveri lavoratori?Mi sa che su un altro pianeta ci vivi già perché i soldi per i disoccupati pare che siano su una carta senza contante ed a condizioni molto umilianti (come ampiamente prevedibile). Tu invece fai sembrare scandalosa l'idea stessa di dare qualcosa ai disoccupati perché così si danneggia chi lo stipendio invece ce lo ha ancora. Che scandalo pensare ai disoccupati e dargli qualcosa, meglio pensare prima a chi il lavoro ce lo ha già, cosa che i sindacalisti fanno da sempre e neppure tanto bene.Nel tuo ragionamento contrapponi i disoccupati ai lavoratori, questa sarebbe la lotta di classe, di categoria o tradeunionista?Ma poi le ultime due non sarebbero pure due cose da superare perché continuano a frammentare il mondo del lavoro che invece chi fa lotta di classe (e non tradeunionista) dovrebbe unire?Ma del resto se hai già scritto nell'altro articolo che "un rivoluzionario lotta per la disfatta del proprio paese" forse è meglio se su quell'altro pianeta ci rimani.Giovanni

  8. Tr dice:

    Giovanni io sono per toglierli alle partite iva mica ai disoccupati. Mi sa che hai dei problemi di comprensione del testo.A già ma tu eri quello che sosteneva che li stato doveva sequestrare una nave della guardia costiera.

  9. Matte88 dice:

    la mia prova del 9? chiedete a qualcuno cosa voterebbe a un eventuale referendum sull'uscita dall'euro indetto dalla Lega..li molti nodi vengono al pettine..Moro mi sembra ancora legato a un prospettiva di "uscita da sinistra" che non si sa bene cosa voglia dire e che ormai è storicamente provato che non accadrà mai..

  10. Anonimo dice:

    Già, perché evidentemente nel traffico legato alla immigrazione la guardia costiera non avrebbe nessuna responsabilità sulla quale indagare.La guardia costiera è candida candida ed il tradeunionismo è la via al socialismo.Giovanni

  11. Anonimo dice:

    Al sig. TR delle ore 10:36…quello che: "io voglio toglierli alle Partite Iva" (Sic)Ebbene gentile sig. TR si dà il caso che io sia appunto una "piccola partita Iva" (sono titolare di una cartoleria) Le faccio notare che… 1) a differenza di un lavoratore "Salariato" io (…e ovviamente tutti quelli che come me sono "Autonomi") pago DI TASCA MIA (…non avendo alcun datore di lavoro che mi paghi nulla) 3700 € di contributi Inps per avere (FORSE) una pensione da fame a partire da un'età anagrafica che resta ignota (70 anni? …73?… 75)… e questo pur avendo io un reddito annuo che non supera i 9000€ (…riesco ad andare avanti perché vivo in famiglia e il locale è di nostra proprietà)2) a differenza di un lavoratore "salariato" non godo di alcuna tutela come: indennità di malattia, ferie pagate, indennità di disoccupazione…3) a differenza di un lavoratore "salariato", evidentemente, non ho la certezza di un reddito Ebbene gentile sig. TR, fatte queste premesse, SOMMESSAMENTE mi permetto di chiederle:secondo lei, in questa determinata situazione storica ed economica, lei pensa davvero che il sottoscritto (…E I TANTISSIMI come lui) siano quelli a cui è necessario "togliere i soldi" per darli ai "Salariati"?Francesco F. MANDURIA (TA)P.s. …a mio MODESTISSIMO parere la distinzione "Salariati / Non Salariati",specie oggi come oggi, non costituisce un metro di valutazione adeguato per distinguere coloro che "se la passano bene" da coloro che "se la passano male": secondo questo metro di valutazione anche un Amministratore Delegato di una multinazionale dovrebbe essere annoverato tra i "Salariati", quindi tra coloro che sono "oppressi". Le cose stanno davvero così?

  12. Valdo dice:

    Complimenti a Mazzei per la consueta lucidità. I commenti sotto, quelli dissenzienti, confermano che l'irrilevanza del massimalismo sinistrato o sovranista è destinato a proseguire, tanto sono speciose le loro critiche. Infine, chi ancora ritiene che le partite Iva siano "borghesia" e i salariati tutti "proletariato"deve essere rimasto fermo al 1980. E infatti…

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