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QUALE COMPROMESSO? di Comitato centrale di P101

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[ 11 settembre 2011 ]

I pericoli della navigazione a vista e la necessità della mobilitazione popolare

Comunicato n° 11-2018 del Comitato centrale di Programma 101

(1) E’ presto per emettere un giudizio sulla strada intrapresa dal governo nella definizione della prossima Legge di Bilancio. Non solo mancano i numeri dell’aggiornamento del DEF, non solo il testo della legge lo avremo soltanto a metà ottobre, ma a complicare ogni valutazione c’è la complessa partita a tre all’interno dell’esecutivo, intrecciata a quella tra quest’ultimo e la Commissione europea. Nel campo governativo, tuttavia, l’ipotesi che va prendendo corpo è quella di un compromesso teso a rimandare il momento dello scontro frontale con l’UE.

(2) E’ in atto infatti un triplo e complicato confronto dall’esito non ancora scontato. Il primo di questi confronti è ovviamente quello tra il governo e gli organismi europei sui numeri del bilancio 2019. Il secondo avviene invece tra M5s e Lega, e riguarda le priorità da assegnare ai singoli obiettivi indicati nel programma di maggio (Reddito di cittadinanza, pensioni, fisco). Il terzo, più sotto traccia ma non meno pesante, è quello tra i due partiti che compongono la maggioranza parlamentare e la Quinta Colonna posizionata dai poteri oligarchici all’interno dell’esecutivo (Tria, Moavero, eccetera), ed ha al centro il grado di compatibilità sistemica dell’intera manovra.

(3) Ammesso e non concesso che anche a Bruxelles venga scelta tatticamente la strada dell’accomodamento, quello che si annuncia sarà comunque un compromesso fragile e soprattutto temporaneo. Un equilibrio instabile che ognuno cercherà di forzare a proprio favore: i poteri sistemici (europei e nazionali) agendo soprattutto sulla terroristica arma dello spread, M5s e Lega contando su una maggioranza parlamentare che potrebbe forzare gli stessi equilibri raggiunti a Palazzo Chigi. Una possibilità che certo vedrebbe la reazione di tutte le roccaforti del potere: dal Quirinale, all’alta burocrazia dello Stato, alla stampa.

(4) Ad oggi la maggioranza gialloverde dice di non voler rinunciare ai suoi obiettivi programmatici, e questo è positivo. Essa, afferma anche, però, che la loro realizzazione non potrà avvenire tutta e subito con la Legge di bilancio 2019. Ovviamente non c’è nessuno che non sapesse che il “tutto e subito” era semplicemente impossibile, tanto più nel quadro dell’ipotizzato compromesso con l’UE. Grave sarebbe però se – come pure si è sentito dire – il “contratto” di maggio divenisse adesso un “programma di legislatura”, prendendosi in tal modo un lasso di tempo che la situazione economica e sociale proprio non consente — tanto più se, come molti temono, la cosiddetta ed esangue “crescita” dovesse lasciare il posto ad una recessione globale.

(5) E’ evidente come una simile contraddittorietà sia anche espressione di posizioni contrastanti all’interno della maggioranza “populista”. Un contrasto apparso chiaro sul tema delle nazionalizzazioni, rimesso finalmente all’ordine del giorno grazie ad M5s dopo la sciagura di Genova, ma di fatto poi accantonato per la reazione dei settori ultraliberisti della Lega, mossisi subito a far da spalla (oltre che ai Benetton) ai guardiani del dogma delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni.

(6) E’ in questo contesto che va letta anche la recente soluzione sull’Ilva. Una soluzione a due facce: positiva (e non è poco) sul piano sindacale, ma negativa sul piano politico e strategico. Positiva la difesa dell’occupazione e dei salari ed il mantenimento dell’articolo 18. Positivo pure il piano di risanamento ambientale imposto ad Arcelor Mittal, ben diverso da quello sottoscritto dal precedente governo, anche se andrà poi verificata la sua puntuale realizzazione. Negativo invece il passaggio di un settore strategico come l’acciaio – che andava riportato sotto il controllo pubblico – ad una multinazionale ben difficile da controllare nelle sue prossime mosse.

(7) Siamo insomma di fronte ad una situazione contraddittoria, aperta a sbocchi imprevedibili, caratterizzata da una sorta di navigazione a vista, che se possiamo comprendere da un punto di vista tattico, presenta tuttavia rischi e pericoli ben evidenti. Se da un lato possiamo capire che la maggioranza gialloverde abbia bisogno di prendere tempo, di evitare lo scontro frontale con i potenti poteri eurocratici in condizioni problematiche; dall’altro anche le forze sistemiche utilizzeranno il tempo concesso per logorare il governo e per riorganizzare la propria strutturazione politica, oggi piuttosto debilitata.

(8) Qualora lo scontro frontale venisse posticipato, ove cioè sulla legge di bilancio maturasse un compromesso, valuteremo se esso sarà vantaggioso per il popolo lavoratore ed il Paese (invertendo le politiche ordoliberiste sin qui seguite su occupazione, reddito, pensioni e fisco) o se, al contrario, risulterà favorevole ai poteri forti. Fino a prova contraria è quindi doveroso mantenere una posizione di appoggio condizionato al governo M5s-Lega.

(9) In questo senso non solo esortiamo M5s e Lega a liberarsi del primo ostacolo sulla via del cambiamento, la Quinta Colonna interna al governo; ribadiamo la centralità della mobilitazione popolare. Anche ammesso che, date le condizioni, la sovranità nazionale si debba riconquistare un pezzo dopo l’altro, ciò non accadrà se la battaglia resterà chiusa nel Palazzo. Senza partecipazione dal basso dei cittadini la sconfitta sarebbe certa. Se il governo vuole davvero portare a compimento il “cambiamento” promesso, l’ampio consenso popolare, per ora solo passivo, deve diventare attivo. Il nemico, da parte sua, già prepara le sue truppe. Il “campo populista” deve fare altrettanto, chiamando i cittadini a mobilitarsi, ad organizzarsi in comitati unitari per la sovranità popolare. Lì è il posto della sinistra patriottica, che per questo si riunirà a Roma il prossimo 13 ottobre.


Comitato Centrale di Programma 101
10 settembre 2018

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2 pensieri su “QUALE COMPROMESSO? di Comitato centrale di P101”

  1. Anonimo dice:

    @alfredodattorre"Siamo più capaci di assistere i deboli e redistribuire le ricchezze in una società che ci è 'familiare', è un dato storico. Ammetterlo dovrebbe aiutare a correggere errori che regalano spazi immensi alle destre razziste".@FedericoRampini su @repubblica Rossobruno pure lui?

  2. Anonimo dice:

    "capaci di assistere i deboli "Un affermazione che sembra ottima ma in realtà è pessima. Assistere i deboli mi sembra solo la maniera soft di dire, come fa Tria (ma non solo lui), che si deve "governare la transizione verso il nuovo modello di sviluppo, proteggendo i perdenti" (grassetto mio). Insomma, che differenza c'è fra "proteggere i perdenti" ed "assistere i deboli". Da queste posizioni si potrà ottenere, al più, solo una qualche elemosina concessa solo se la richiedi con il cappello in mano e con condizionalità molto penalizzanti per chi la accetta.Inoltre "mantenere una posizione di appoggio condizionato", visto i quarti di luna, mi sembra anche troppo. Si doveva almeno scendere di un gradino passando ad una posizione attendista e neutrale di non appoggio e non contrasto, almeno fino ai dettagli della manovra.Comincio ad essere convinto che stia tramontando anche il tempo di appoggiarsi alla costituzione. In fondo è solo l'illusione che tutto possa risolversi nel seno della "società civile", illusione tipica dei ceti medi anche piccolamente benestanti e che si crea nei periodi di stabilità del potere che li può facilmente illudere di essere interni ad esso perché in fondo siamo tutti uguali. Essi ora, vedendosi esclusi, sono confusi e si illudono di poter riavere indietro quell'internità al benessere che era stato loro promessa, lo fanno nel nome di quella pretesa di uguaglianza che però era solo la propaganda necessaria a far sì che essi si rispecchiassero in alto.Giovanni

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