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CANI DI PAVLOV CHE CREDONO DI PENSARE di M. Micaela Bartolucci

[ 21 ottobre 2018 ]

Quando leggo alcuni interventi sui diversi mezzi di comunicazione che, queste magnifiche sorti e progressive, hanno messo a disposizione dell’umanità affinché chiunque possa dar libero sfogo all’immenso vuoto che ha dentro, mi viene da pensare ai cani di Pavlov che ubbidiscono ad uno stimolo esterno, la grande differenza è che quei vuoti individui, nonostante come i suddetti cani agiscano per riflesso condizionato, sono convinti di pensare. 


Ragionamenti sconclusionati, privi di fondamento, ripetizione ad libitum delle stesse frasi: la superficialità si lega all’ignoranza, il pensiero indipendente muore e resta l’eco della stupidità. Qualora questa parabola discendente non fosse già abbastanza drammatica, questi interpreti del nulla trovano sempre qualcuno — ancora, se possibile — più limitato di loro, che gli faccia da megafono. 

Una gran parte di quella che un tempo veniva definita Lasinistra pullula di tali esseri. La più parte di loro è talmente egocentrica, vanagloriosa ed arrogante che pensa, addirittura, di poter dare lezioni di marxismo nel momento in cui qualcuno, che continua a coltivare il pensiero critico e, di conseguenza indipendente, percorra una strada diversa da quella battuta da questi replicanti. Nell’attimo in cui mi imbatto in critiche, in post, in esternazioni di chi pretende di insegnarci cosa sia il marxismo, io rido. Ma poveri beceri ignoranti on connait la chanson, conosciamo bene la storia, la teoria… abbiamo studiato molto ed ancora ci dilettiamo nel farlo. Possiamo permetterci di dar lezioni perché conosciamo a fondo l’argomento. Si mettano l’animo in pace codesti presuntuosi insipienti, se ci fossero le olimpiadi di marxismo, avremmo già vinto, semmai ci interessasse partecipare a questa inutile tenzone.

La realtà attuale di questo paese richiede qualcosa in più, richiede, per essere letta, una seria capacità critica ed interpretativa, occorre il pensiero critico. La maggior parte degli interventi su diversi argomenti è compilativa, un elenco di opinioni di altri, di luoghi comuni rivenduti come eclatanti, financo geniali ma tutto questo affannarsi a ripetere pensieri altrui risulta ridicolo, ai limiti dell’idiozia. Anzi direi che solo partendo dal respingere il luogo comune si possa giungere ad un ragionamento che abbia un minimo di serietà, un minimo di dignità ontologica.

Al momento sembra che l’Italia sia patria di 60 milioni di premi Nobel: politologhi, economisti, legislatori, medici (ogni specializzazione più una!), sociologhi… un esercito di esperti, basta Google che ce vo’… rimpiango i tempi in cui erano tutti allenatori! Eppure, a ben leggere, ci si accorge che la maggior parte di costoro, in realtà, molto banalmente, non sa un cazzo ed anzi, mi spingo a dire, non capisce un cazzo. Ha perso completamente di vista la realtà, vive in un universo parallelo in cui gioca a far finta di… senza rendersene perfettamente conto, diventano da inutili idioti, idioti utili a chi non si fa scrupoli a cavalcare qualsiasi tigre. E’ possibile che non si avvedano di obbedire alla volontà di Elysium, di portare acqua al mulino dozzinale del neo-liberalismo? Possibile non percepiscano questo loro belare come funzionale? Come è possibile appiattirsi tanto su posizioni così ferocemente assurde? Allora il dubbio sorge, forse non usano il pensiero critico perché non hanno pensiero, perché sono talmente adusi a ripetere che non sono più in grado di pensare autonomamente. Vanno d’inerzia, ma mentre alcuni hanno studiato e campano di rendita, altri profondamente ignoranti, si limitano ad andare a rimorchio di anonimi numi tutelari trovati su quella bibbia delle cazzate che è la rete.

Se negli anni ottanta e novanta abbiamo vissuto il così detto riflusso culturale e politico, ora siamo allo scarico, alle fogne a cielo aperto di Calcutta. Grandi calderoni pieni di liquami purulenti, aborti ideologici di seconda, terza mano, il segno indelebile di rimasugli di pensiero già pensato ed ormai in putrefazione. Tutto questo dovrebbe essere spazzato via, le macerie lasciate dal terremoto che ha sgretolato totalmente Lasinistra, travolgendola, vanno definitivamente sgombrate. Ormai non è più narrazione, sono orpelli meta-narrativi. Chi non riesce ad uscire dal pantano, sarebbe bene si spostasse, si mettesse da una parte, chi non ha pensiero, chi non conosce, chi non sa come e cosa occorre fare, chi non sa leggere la realtà, chi non sa interpretarla è bene che non si metta in primo piano. Chi crede di esprimere un punto di vista perché compila un elenco di cose dette da…, con è il punto di vista di…, così si esprime…, così scrive…, si metta l’animo in pace. Non sta usando il ben dell’intelletto, sta solamente ripetendo, come il corvo di Juvenal Urbino, lezioni apprese per imitazione. Non conosce i segni, il significante, per costoro, non rappresenta alcun significato.

Tutto questo è paradigmatico di quel che sta succedendo ora in Italia. Basta andare contro. L’opposizione a questo governo si pasce di codesta retorica semplice, ai limiti dell’infantile. A volte, a leggere certe esternazioni, sono sopraffatta dallo sconforto, esse sono la prova tangibile della morte del pensiero critico. Un arco di ologrammi afasici che va da una certa destra liberista alla sinistra anticapitalista, tutte comparse, nessun protagonista. Udibili quanto una corale di afoni, geniali quanto una forchetta da brodo, chihuahua che pensano di essere dobermann, animali che reagiscono ad uno stimolo indotto, cani di Pavlov, topi incantati dal pifferaio magico.

Pleonasticamente direi che la morte celebrale, che ha colpito cotanta opposizione, rende impossibile qualsiasi dialogo. Continuare a cercarne uno diventa accanimento terapeutico.



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