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ANDARE OLTRE MARX (2) di Mauro Pasquinelli

[ 21 dicembre 2018 ]

Segue dalla Prima parte

7) La dinamica storica degli ultimi tre secoli dimostra che l’imput che ha dato avvio alle rivoluzioni borghesi e proletarie era l’esistenza di un sovrano assoluto. Non ci sono state rivoluzioni in paesi democratici. Cio’ deve far riflettere chi ancora, leninianamente, si illude di fare la rivoluzione alla vecchia maniera giacobina in paesi in cui le classi dominanti hanno la possibilita’ e le risorse per comporre e smorzare il conflitto di classe distribuendo prebende, manovrando sulla leva fiscale e monetaria per spuntare le armi dei rivoltosi. Abbiamo assistito a rivolte (come quella del 68 o quella in atto dei Gilet gialli) ma non a rivoluzioni. L’accumulo di impressionanti ricchezze in mano alle classi dominanti fa pensare purtroppo che l’Occidente manterra’ ancora a lungo la parvenza di democrazia, il truffaldino gioco delle alternanze, riuscendo a frenare le rivolte prima che dilaghino in rivoluzioni. Cio’ che tiene in vita la “democrazia” e’ la lungimiranza brigantesca della borghesia e la sua enorme riserva di ricchezze succhiata ai poveri del mondo, da destinare furbescamente alla corruzione dei popoli e delle elite’. Ma quanto potra’ durare? La natura e non il proletariato sta presentando il conto! Affonderemo tutti in una graduale estinzione di massa, la sesta per l’appunto?

8) Non c’e’ movimento rivoluzionario nella storia che non abbia avuto impulso da una elite o da una minoranza organizzata e disciplinata. Ma non c’e’ rivoluzione vittoriosa che non abbia trasformato questa elite’ nel nuovo sovrano assoluto. Siamo alla paretiana “circolazione delle elite’” in cui le masse fanno da supporto a questa o quella minoranza organizzata senza mai dare l’impressione di prendere in mano i propri destini. La ragione e’ semplice: una minoranza organizzata e’ sempre piu forte di una massa di individui isolati. “Sovrano e’ chi decide nello stato di eccezione” scrive Schmitt. E’ facile constatare, ahime’, che nello stato di eccezione mai il popolo si e’ innalzato alle vette del sovrano. Lo hanno fatto solo minoranze che si sono appoggiate al popolo. Ci sono state elite’ piu’ o meno popolari (elite’ di santi o elite di briganti come le chiama Pareto) ma mai popoli-elite’, mai popoli che hanno dimostrato di sapersi autogovernare. Due eventi storici sembrano smentirmi: la Comune di Parigi e la comune di Barcellona del 1936. Entrambi pero’ durati pochi mesi e affogati in un bagno di sangue.

9) Sulla questione dello Stato e della conquista del potere politico Marx oscillo’ da un iniziale blanquismo-babuvismo cospirazionista (la dizione dittatura del proletariato e’ presa in prestito da Babeuf e Blanqui fino al 1871 era considerato l’anima e il cuore del comunismo francese) ad un piu’ tardo positivismo evoluzionistico. Egli paventa persino l’ipotesi, nei paesi piu’ avanzati, di una graduale conquista pacifica del potere politico per via parlamentare, senza il ricorso alla violenza armata. Engels con la introduzione del 1895 alle “lotte di classe in Francia” si spingera’ oltre e ne fara’ addirittura un vessillo: gli operai faranno il socialismo a colpi di maggioranze parlamentari. Poi ci lamentiamo dei Bernstein e dei Kautsky figli di questo strappo?

Ma torniamo a noi. Qui si mostra di nuovo una visione riduzionista dello Stato Borghese e delle potenzialita’ egemoniche della classe dominante. Lo stato era dipinto come un comitato di affari cresciuto dentro e ai margini del governo politico. Una sorta di guardiano notturno degli interessi dei padroni. Eliminato il guardiano, con la conquista del potere per via parlamentare o insurrezionale, il proletariato in quanto maggioranza e pilastro della produzione, (puo’ esistere il lavoro senza capitale ma non il capitale senza lavoro) avrebbe avuto strada facile per schiacciare la minoranza di oppressori invisi al popolo e instaurare il socialismo. Ma lo Stato borghese non e’ solo il governo politico e i suoi apparati repressivi. Non si riduce ai tre poteri. Ce n’e’ un quarto, un quinto etc etc. I tre poteri sono consolidati e fortificati dalle sue strutture egemoniche (scuola, mass-media, Chiesa, oggi televisione, internet, societa’ dello spettacolo, tecnologia, Nato, industria dell’intrattenimento e dello sport, grandi banche, coalizioni banditesche internazionali FMI, Banca mondiale, Trilaterale Bieldelberg etc) che sono altrettanti baluardi o cerchi concentrici che fanno dello Stato un “Capitalista collettivo” globale, ramificato e pervasivo. La novita’ radicale introdotta negli ultimi decenni complica ancora di piu’ il quadro. Si vanno infatti configurando governi politici nazionali succursali di superpoteri piu’ o meno segreti, piu’ o meno incappucciati, che hanno sede fuori dalle frontiere degli stati-nazione. Recidere i fili di questa sudditanza e de-connettersi espone i popoli e le nazioni ad una opera storica titanica, di una complessita’ e durezza enormemente superiori al passato in cui dominava un sovrano assoluto, che aveva un nome, un cognome, un domicilio con via e numero civico. Insomma la rivoluzione francese era una bazzecola al confronto dei compiti che attendono una rivoluzione in Italia e in Occidente!

10) Se le classi subalterne vogliono emanciparsi non e’ sufficente che si costituiscano in “classe per se” attraverso un partito (come? Studiando i testi sacri?) per dare l’assalto finale al cuore dello Stato; occorre che sappiano costruire elementi della nuova societa’ all’interno di quella vecchia, come ha fatto la borghesia nel feudalesimo, e il feudalesimo nel sistema schiavistico. Occorre che sappiano costruire un contro-potere, una contro-economia, un contro-stato, una contro-etica e una contro-cultura prima della rivoluzione! Che abbandonino lo spirito di delega in favore della partecipazione e del protagonismo attivi nella vita economica. Che sappiano radicare embrioni del socialismo nel capitalismo. Per dirla con Marx e’ necessario che l’economia politica del proletariato dia esempio di scardinare l’economia politica del capitale. Occorrono riforme strutturali come la riduzione dell’orario di lavoro, aumenti salariali, potenti sindacati, cooperative, imprese autogestite, reti auto-organizzate per la difesa dei beni comuni, la riappropriazione della sovranita’ nazionale e monetaria! Ma soprattutto e’ necessario che acquisiscano comportamenti, abitudini, stili di vita e di consumo alternativi e quelli dominanti. I comunisti potranno essere ostetrici che attenuano le doglie del parto solo se questi embrioni di comunismo si fanno storia attiva, movimento reale che abolisce lo stato di cose esistente! Ogni rivoluzione del passato e’ stata uno squarcio della sovrastruttura che ha permesso a nuovi rapporti sociali consolidatisi nel vecchio ordine di fuoriuscire ed ergersi a rapporti dominanti. Da una insurrezione di affamati e disperati, puo’ emergere un “socialismo da caserma” retto da un sovrano assoluto, non l’autogoverno consapevole dei produttori.

Facile a dirsi ma duro a farsi, talmente duro da far tremare le menti e i polsi. . Cionondimeno questa e’ la porta stretta della storia che occorre superare, oppure apres moi le deluge diceva Luigi XV. Il socialismo non potra’ essere opera di una minoranza attiva che accompagna il gregge verso il sol dell’avvenire. Il socialismo o e’ opera del general intellect, della massa attiva che prende in mano i propri destini o non sara’! La minoranza attiva che accompagna il gregge puo’ solo ricostituire la vecchia caserma del socialismo reale. Nessuno nega la funzione storica delle minoranze attive ma esse dovranno essere deposte dallo scranno di demiurghi del reale, per essere indotte al servizio del bene comune e della giustizia sociale, elette e revocabili dal popolo.

11) Facile la conquista di uno stato borghese ridotto a comitato di affari, facile preannunciare la transizione verso l’estinzione dello Stato. Qui la teoria marxista langue, latita piu’ che altrove. Ma lo Stato non e’ solo apparato coercitivo al servizio della classe dominante. Lo Stato e’ piu’ complesso: e’ anche cervello di un corpo collettivo, garante della sua sicurezza e stabilita’. E’ sede di programmazione e di controllo della riproduzione dei rapporti sociali. Inoltre Stato e’ potere e dove ci sono collettivita’ e decisioni da prendere democraticamente, con maggiranze e minoranze, ci sara’ sempre un potere che le fara’ rispettare!

Le funzioni dello Stato rimarranno inevitabilmente anche in una societa’ senza classi iper tecnologica e iper complessa. Se esiste una societa’, esistono delle leggi, esiste un diritto. Dove ci sono diritti ci sono anche doveri. E dove ci sono diritti e doveri ci sono codici civili e codici penali, quindi tribunali e strutture repressive (spero non piu’ le carceri, basterebbero i lavori socialmente utili) . In nessun ambito del pensiero di Marx si evidenzia piu’ che in questo il suo utopismo di derivazione fourieriana. In fondo si puo’ leggere nel suo pensiero una visione innocente e iper-ottimistica dell’uomo, di sapore Roussoueiano; un ente generico ed universale portatore di bene, una specie di animale santo che una volta sciolto dalle catene della proprieta’ privata puo’ essere solo vettore di bonta’, disinteresse, altruismo e solidarieta’. Nella societa’ senza classi, secondo Marx, lo Stato si trasformera’ in amministrazione delle cose (sic! non degli uomini delle cose) e gli uomini saranno finalmente capaci di autogovernarsi senza piu’ la mediazione di sovrastrutture e istituzioni, senza piu’ il diritto. Domanda: cosa accadra’ a chi decidera’ di uccidere la propria moglie per gelosia? O a chi impazzisce? O a chi non vuol fare i lavori piu’ degradanti e in generale rispettare le regole che si e’ data la societa’? O si pensa che siamo tutti buoni, uguali e virtuosi, e una volta creato l’ uomo nuovo come modello tutti gli altri seguiranno a ruota il suo esempio?

12) “Da ciascuno secondo le sue capacita’ a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Questo il motto del comunismo ripreso dagli utopisti francesi. Chissa’ come mai quando si tratta di descrivere il comunismo Marx e’ pieno di remore, ma non si fa scrupolo a prendere in prestito concetti elaborati dai suoi esecrati utopisti, pervasi di ottimismo illumistico e razionalistico. Bene… secondo questo motto nella societa’ senza classi e senza Stato coercitivo ognuno fara’ cio’ che piu’ gli aggrada, cio’ di cui e’ capace e non ricevera’ in base al suo lavoro (come nella fase di transizione) ma in base ai suoi bisogni. E’ l’adagio del liberalismo classico! Con la riserva che oggi solo le classi borghesi possono permetterselo. Infatti chi e’ che fa cio’ che vuole e riceve secondo i bisogni? Il borghese che vive di rendita. Marx immagina un futuro in cui siamo tutti svincolati dalla necessita’ di lavorare piu’ di due o tre ore al giorno, la ricchezza scorre a gogo nel paese di Bengodi e le risorse naturali sono illimitate. Troppo ottimismo, troppa Hybris che oggi fa a pugni con un pianeta allo stremo, con risorse limitate ed esaurite, con Gaia prossima al collasso. Allora dovremo riscrivere sulla bandiera “da ciascuno secondo le sue capacita’ a ciascuno secondo le necessita’ razionali democraticamente stabilite”, nel rispetto della natura, degli animali, dei bisogni autentici, del bien vivir, del bene comune, di una frugale abbondanza collettiva. E’ vero, i bisogni culturali potranno essere coltivati e soddisfatti all’infinito! Ma solo se quelli materiali vengono limitati, razionalizzati spogliati dal manto di feticcio che la societa’ capitalista gli ha imposto.

(continua)

LA FRANCIA CHIAMA, L’ITALIA RISPONDE