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LA FRANCIA CHIAMA, L’ITALIA RISPONDE

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15 dicembre 2018

Siamo dunque all’atto V.
Né la parziale marcia indietro di Macron, né la strumentalizzazione del terrorismo, né l’accusa premeditata di essere un “movimento retrogrado” sono riusciti a fermare il movimento dei Gilet Gialli.
Un movimento che è diventato, strada facendo, una vera e propria SOLLEVAZIONE di popolo, che quindi fa letteralmente tremare, assieme al banchiere Macron il regime della Quinta Repubblica, colonna portante dell’Unione europea. 


Una SOLLEVAZIONE, un fiume in piena in cui necessariamente confluiscono, oltre ai mille rivoli di una società devastata, spappolata da decenni di politiche neoliberiste, i tanti volti dei declassati, degli esclusi, degli invisibili che non han più vergogna di mostrarsi al mondo. 
Mille rivoli, mille volti, mille voci che hanno disseppellito l’ascia di guerra e trovato non solo un simbolo che li fa sentire comunità, ma pure un punto di incontro e di sintesi tutto politico: Macron Demission! 


Dalla Francia arriva non solo una domanda di solidarietà, che va raccolta, giunge una lezione. 

Con la rivolta elettorale del 4 marzo gli italiani hanno detto basta, hanno chiesto una svolta. Cinque Stelle e Lega hanno raccolto il testimone ma si dimostrano incapaci di attuare le loro stesse promesse. Manca loro non solo il coraggio di spezzare le catene eurocratiche, manca loro la volontà di scegliere se fare gli interessi del popolo lavoratore o quelli dell’aristocrazia capitalistica. 

Porre fine all’austerità e all’ingiustizia sociale, riconquistare la sovranità, è una grande impresa, che necessita uno sforzo gigantesco e l’unico gigante è il popolo. 
Fino a quando resterà in ginocchio?

Ci vediamo a Roma il 12 gennaio, sperando di essere in tanti.

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2 pensieri su “LA FRANCIA CHIAMA, L’ITALIA RISPONDE”

  1. dexxo dex dice:

    Fino a quando resterà in ginocchio? Temo per molto tempo… Comunque fa piacere che vi siate resi conto (come diceva Fraioli) che B&B si sono dimostrati una ciofeca. Si riprende il cammino da dove era interrotto… Dal 2011… Cioè dall'inizio. Non ci sono altre vie, nessuno ci tirerà fuori dalla mer..a se non noi stessi. Alla fine gli interessi che sostengono Salvini sono gli stessi che tengono su l'euro. Inutile nasconderselo. Meglio non fare affidamento e cominciare un altro percorso facendo tesoro degli errori commessi nella mancata costituzione di un soggetto politico di sinistra sovranista.

  2. Redazione SollevAzione dice:

    Veramente il nostro percorso (MPL-P101) inizio molto tempo addietro e non si è mai incrociato con quello di Di Maio e Salvini, tranne in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.Detto questo, non abbiamo mai smesso di pensare che l'uscita dall'euro e dalla Ue non si sarebbe ottenuta senza una rottura profonda, senza l'intervento diretto del popolo lavoratore, senza sollevazione popolare (vedi il nome del nostro blog, vedi tutti i nostri documenti politici e programmatici). A qualche cretino legalista dovrebbero fischiare le orecchie…A meno che l'uscita non sia il risultato di una disintegrazione motu proprio della Unione —questa è tutto sommato l'idea di Bagnai.Di Maio e Salvini ciofeche? Come ha ribadito Piemme sono ancora in tempo per evitare un compromesso a perdere.Non lo faranno? Ne prenderemo atto.Attenti però, che anche se la partita attuale finisse con un uno a zero per Bruxelles, già in gennaio comincerà la prossima. I due vogliono vincerle ele elezioni europee e qualcosa nel tragitto di primavera si dovranno inventare…Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco.

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