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PASTORI SARDI: ULTIM’ORA

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[ 23 febbraio 2019 ]

Dopo il flop del tavolo di trattativa al Ministero, anzitutto per l’assenza delle aziende casearie, i pastori hanno emesso un comunicato che così si conclude:

«Se gli industriali dovessero continuare a snobbare i tavoli di confronto, ci troveremo costretti a chiedere l’annullamento dei contratti in essere per la palese violazione dell’Art. 62 , comma 2 del D.L. n. 1 /2012 che vieta qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi compresi , prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione».

Sembra dunque passata, tra i pastori, la “linea morbida”: negoziato a oltranza e cessazione dei blocchi per consentire il regolare svolgimento delle elezioni regionali di domani.

In questo senso sembra andare l’annullamento dell’assemblea generale a Tramatza, prevista per oggi, sabato 23 febbraio, assemblea che avrebbe dovuto confermare la più clamorosa delle forme di protesta: i picchetti davanti ai seggi.

Vedremo nelle prossime ore se questa tregua verrà rispettata da tutti i pastori.

Certo quella del blocco delle elezioni pareva una modalità tanto clamorosa quanto velleitaria. Sarebbe stata la prima volta nella storia della Repubblica italiana, un gesto che avrebbe dato il destro al Ministero degli interni per adottare la linea dura della repressione. Arresti, tafferugli, denunce in massa… Il tutto avrebbero innescato un innalzamento del conflitto col rischio grandissimo dell’isolamento dei reparti più combattivi dei pastori e quindi la sconfitta del movimento.

Scriveva l’altro ieri Mariano Ferro (leader dei Forconi siciliani e da sempre in stretto contatto col Movimento dei Pastori Sardi di Felice Floris [nella foto] — oggi a capo dell’ASPI:

«Se da qui a Sabato sera non si approda ad un accordo, alla Sardegna, ai Sardi, ai Pastori, A TUTTI gli aventi diritto al voto non rimane che un’arma : disertare le urne. NON E’ PIU’ SOLO LA VICENDA DEI PASTORI. E NON E’ PIU’ NEMMENO UNA VICENDA CHE RIGUARDA SOLO LA SARDEGNA. E’ UNA VICENDA CHE APPARTIENE A TUTTA L’AGRICOLTURA ITALIANA».

Chiamare i sardi a disertare le urne come forma attiva, dura ma pacifica di protesta, ci sembra anche a noi (per quel che vale) la decisione più intelligente e pagante.

Scriviamo nella mattinata di sabato, a poche ore dal voto ma, dopo le roboanti minacce, tutto tace.

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