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IL CONGRESSO DI VERONA

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[ 30 marzo ]


Questa mattina sulle prime pagine dei giornali campeggia la notizia del  XIII Congresso Mondiale per la famiglia (WCF XIII), cominciato ieri a Verona — sostenuto dalla Lega salviniana e promosso dall’Organizzazione Internazionale per la Famiglia (International Organization for the Family, IOF), e relativa contro-manifestazione femminista e transfemminista.
Ci pare utile ripubblicare questo contributo.

*  *  *

NON UNA DI PIÙ 
di C. Res.


DESTRA REAZIONARIA


Non mi scandalizzo più di tanto per il gratuito patrocinio della provincia di Verona, della regione Veneto, sono invece indignata per quello offerto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Sia Di Maio che Conte hanno preso le distanze, e allora perché hanno dato la copertura politica ad un meeting voluto in Italia dalla parte più reazionaria della Lega? 
Davvero pensano, dentro i cinque stelle, che il cerchiobottismo paghi?

I promotori affermano, contro la campagna mossagli contro dai media neoliberali, che «Il Congresso non è “contro” nessuno, ma vuol esprimere la bellezza della Famiglia!». Per abbindolare i cittadini fornisconoun’immagine ammiccante e tranquillizzante di sé stessi. Un classico del marketing, il prodotto si deve vendere!

Quello della difesa della famiglia, detto che non ho nulla contro la famiglia, è solo uno specchietto per le allodole per far passare ben altri contenuti. Non solo i promotori vogliono restaurare la famiglia di vecchio conio, patriarcale e autoritaria. Essi mettono assieme tutti i cascami del cristianesimo ultraconservatore (guarda caso non c’è il 

patrocinio né della Chiesa cattolica, né di nessun’altra Chiesa cristiana) allo scopo di lanciare una vera e propria crociata contro l’aborto, i diritti delle donne, dei gay e delle minoranze sessuali. Si tratta, insomma, della destra dura e pura, ripeto, non solo tradizionalista, ma dichiaratamente reazionaria.

Fermo restando il diritto a manifestare le loro opinioni, sarebbe necessaria una battaglia antagonistica allo scopo di contrastare questo movimento, per spiegare ai cittadini quanto certi loro valori etici e civili siano sbagliati.

LE TRANSFEMMINISTE SBAGLIANO


Ahimé la prima linea di questa battaglia è stata occupata dalla coalizione femminista e transfemminista di NON UNA DI MENO, che ha chiamato infatti alla mobilitazione, proprio a Verona, per boicottare l’evento in questione.

Nulla da eccepire se non fosse per la piattaforma politica e valoriale su cui la mobilitazione è stata indetta. Leggiamo nel testo che convoca la manifestazione di NON UNA DI MENO:

«Nella famiglia patriarcale eteronormata si produce e riproduce un modello sociale gerarchico e sessista: è il luogo dove si verificano la maggior parte delle violenze di genere ed è il dispositivo che riproduce la divisione sessuale del lavoro e dell’oppressione. Inoltre, la famiglia è uno strumento ideologico utilizzato per scopi razzisti, quando è utilizzato per sostenere la riproduzione dell’identità nazionale dalla pelle bianca. Per questo ribadiamo che la libertà di autodeterminazione delle donne e di tutte le soggettività LGBT*QI+non può prescindere dalla libertà di movimento delle e dei migranti. La violenza dei confini si esprime sui territori e sui corpi delle persone che li attraversano. (…) Il femminismo e il transfemminismo che abbiamo messo in campo vanno oltre le identità e le loro codificazioni, transitano negli spazi e nella società per creare nuove forme di lotta, procedono per relazioni più che per individuazioni e attraversano ogni aspetto di una mobilitazione che è globale. Con la nostra lotta abbiamo mostrato che sessismo, sfruttamento, razzismo, colonialismo, fondamentalismo politico e religioso, omo-lesbo-transfobia e fascismo sono legati e si sostengono l’uno con l’altro».

QUATTRO CRITICHE

Io non parteciperò alla contro-manifestazione indetta da NON UNA DI MENO. Non ci andrò per quattro  ragioni, sostanziali. 
La prima è che le transfemministe agiscono col più classico stile politico settario e maschile, ovvero non perdono occasione per mettere il loro cappello sul movimento femminista, malgrado siano una  piccola minoranza settaria del movimento delle donne. Faccio notare che ciò gli è consentito non solo dall’appoggio  dei poteri neoliberali politicamente corretti, ma pure da una sinistra scombussolata e codista che considera ogni critica a questo mostriciattolo transfemminista un tabù.
La seconda riguarda proprio l’apologia che il transfeminismo compie di idee, valori e pratiche sociali che nulla hanno di popolare e proletario, tantomeno di comunista. Esso infatti ricicla e rende potabili idee, valori e pratiche calate dall’alto, partorite dall’élite neoliberale, spacciate come progressiste ed emancipatore. 
La terza concerne l’autoreferenzialità delle transfemministe; esse sanno, anche se non lo dicono, che quella loro, per valori e pratiche, è una lotta che non attecchirà mai in mezzo al popolo e nemmeno tra la grande maggioranza delle donne. Il fatto è che a loro questa dimensione politica del problema non interessa affatto. 
La quarta infine è presto detta: per idee e metodi la contestazione delle transfemministe, come in un gioco di sponda, alimenta e rafforza le correnti della destra reazionaria, non solo quella che si ritroverà a Verona.

Non una di meno? No, non una di più»

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3 pensieri su “IL CONGRESSO DI VERONA”

  1. Anonimo dice:

    Il commento più incisivo secondo me lo ha qui fatto Paccosi. Notevole il finale:"Smettetela di dire che destra e sinistra non esistono più: esistono più che mai e la trasformazione sociale passa oggi, preliminarmente, dall'imparare a disprezzarle entrambe in pari misura."Temo tuttavia che attualmente oltre varie sfumature e declinazioni di queste due posizioni antitetico polari non ve ne siano altre di significativamente sviluppate da poter incidere. Pur non mangiare questa minestra verrebbe davvero voglia di saltare dalla finestra.Giovanni

  2. Anonimo dice:

    Un congresso in favore della famiglia ci vorrebbe in Italia, ma serio, non contro gli orientamenti sessuali non etero ne tantomeno contro l'aborto e cose del genere, ma un congresso che difenda laicamente il diritto alla famiglia (etero o omo he sia) e il diritto non solo all'aborto, ma anche a non abortire. Diritti sulla carta ma spesso non praticabili economicamente. Ma prendersela con i gay da una parte e col patriarcato dall'altra ammetto che sia piu semplice.

  3. Anonimo dice:

    Buono il commento di Paccosi.Buona la faida sviluppatasi fra sette ereticali del manitù cristiano-evangelico: gli uni vogliono applicarne i comandamenti ai feti, altri ai diversi, e ci sono anche quelli, un po' più seri, che vogliono tornare al more antiquo e applicarli ai poveri.Bellissimo questo volantino che ho visto per strada l'altro giorno: "fuori l'islam dall'Europa – il cristianesimo fa già abbastanza schifo".https://ibb.co/ZdnFbYc

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