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NON UNA DI PIÙ di C. Res.

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[ 21 marzo 2019 ]

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo sul cosiddetto XIII Congresso Mondiale per la famiglia (WCF XIII), che si svolgerà a Verona, dal 29 al 31 marzo, promosso dall’Organizzazione Internazionale per la Famiglia (International Organization for the Family, IOF), quindi sulla contro-manifestazione femminista e transfemminista.

Destra reazionaria


Non mi scandalizzo più di tanto per il gratuito patrocinio della provincia di Verona, della regione Veneto, sono invece indignata per quello offerto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Sia Di Maio che Conte hanno preso le distanze, e allora perché hanno dato la copertura politica ad un meeting voluto in Italia dalla parte più reazionaria della Lega? 
Davvero pensano, dentro i cinque stelle, che il cerchiobottismo paghi?

I promotori affermano, contro la campagna mossagli contro dai media neoliberali, che «Il Congresso non è “contro” nessuno, ma vuol esprimere la bellezza della Famiglia!». Per abbindolare i cittadini forniscono un’immagine ammiccante e tranquillizzante di sé stessi. Un classico del marketing, il prodotto si deve vendere!

Quello della difesa della famiglia, detto che non ho nulla contro la famiglia, è solo uno specchietto per le allodole per far passare ben altri contenuti. Non solo i promotori vogliono restaurare la famiglia di vecchio conio, patriarcale e autoritaria. Essi mettono assieme tutti i cascami del cristianesimo ultraconservatore (guarda caso non c’è il

patrocinio né della Chiesa cattolica, né di nessun’altra Chiesa cristiana) allo scopo di lanciare una vera e propria crociata contro l’aborto, i diritti delle donne, dei gay e delle minoranze sessuali. Si tratta, insomma, della destra dura e pura, ripeto, non solo tradizionalista, ma dichiaratamente reazionaria.

Fermo restando il diritto a manifestare le loro opinioni, sarebbe necessaria una battaglia antagonistica allo scopo di contrastare questo movimento, per spiegare ai cittadini quanto certi loro valori etici e civili siano sbagliati.

Le transfemministe sbagliano


Ahimé la prima linea di questa battaglia è stata occupata dalla coalizione femminista e transfemminista di NON UNA DI MENO, che ha chiamato infatti alla mobilitazione, proprio a Verona, per boicottare l’evento in questione.

Nulla da eccepire se non fosse per la piattaforma politica e valoriale su cui la mobilitazione è stata indetta. Leggiamo nel testo che convoca la manifestazione di NON UNA DI MENO:

«Nella famiglia patriarcale eteronormata si produce e riproduce un modello sociale gerarchico e sessista: è il luogo dove si verificano la maggior parte delle violenze di genere ed è il dispositivo che riproduce la divisione sessuale del lavoro e dell’oppressione. Inoltre, la famiglia è uno strumento ideologico utilizzato per scopi razzisti, quando è utilizzato per sostenere la riproduzione dell’identità nazionale dalla pelle bianca. Per questo ribadiamo che la libertà di autodeterminazione delle donne e di tutte le soggettività LGBT*QI+non può prescindere dalla libertà di movimento delle e dei migranti. La violenza dei confini si esprime sui territori e sui corpi delle persone che li attraversano. (…) Il femminismo e il transfemminismo che abbiamo messo in campo vanno oltre le identità e le loro codificazioni, transitano negli spazi e nella società per creare nuove forme di lotta, procedono per relazioni più che per individuazioni e attraversano ogni aspetto di una mobilitazione che è globale. Con la nostra lotta abbiamo mostrato che sessismo, sfruttamento, razzismo, colonialismo, fondamentalismo politico e religioso, omo-lesbo-transfobia e fascismo sono legati e si sostengono l’uno con l’altro».

Quattro critiche

Io non parteciperò alla contro-manifestazione indetta da NON UNA DI MENO. Non ci andrò per quattro  ragioni, sostanziali. 
La prima è che le transfemministe agiscono col più classico stile politico settario e maschile, ovvero non perdono occasione per mettere il loro cappello sul movimento femminista, malgrado siano una  piccola minoranza settaria del movimento delle donne. Faccio notare che ciò gli è consentito non solo dall’appoggio  dei poteri neoliberali politicamente corretti, ma pure da una sinistra scombussolata e codista che considera ogni critica a questo mostriciattolo transfemminista un tabù.
La seconda riguarda proprio l’apologia che il transfeminismo compie di idee, valori e pratiche sociali che nulla hanno di popolare e proletario, tantomeno di comunista. Esso infatti ricicla e rende potabili idee, valori e pratiche calate dall’alto, partorite dall’élite neoliberale, spacciate come progressiste ed emancipatore. 
La terza concerne l’autoreferenzialità delle transfemministe; esse sanno, anche se non lo dicono, che quella loro, per valori e pratiche, è una lotta che non attecchirà mai in mezzo al popolo e nemmeno tra la grande maggioranza delle donne. Il fatto è che a loro questa dimensione politica del problema non interessa affatto. 
La quarta infine è presto detta: per idee e metodi la contestazione delle transfemministe, come in un gioco di sponda, alimenta e rafforza le correnti della destra reazionaria, non solo quella che si ritroverà a Verona.

Non una di meno? No, non una di più»

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6 pensieri su “NON UNA DI PIÙ di C. Res.”

  1. Anonimo dice:

    "per idee e metodi la contestazione delle transfemministe, come in un gioco di sponda, alimenta e rafforza le correnti della destra reazionaria"Ritorna continuamente la evidente attualità della definizione di Lukacs di contraddizione antitetico-polare. Che potrebbe anche essere chiamata solidarietà antitetico-polare. Ho appena provato a cercarla con google ritrovando un vecchio articolo di GLG, lungo ma attuale: i finti antagonismi "utili" dominanti.Gustosa la stoccata sul lassallismo, cosa su cui certe sinistre indecise farebbero bene a riflettere.Giovanni

  2. Anonimo dice:

    Ormai il sinistrismo post-sessantottino, iperindividualista, anarcoide e narcisista, sempre più alienato dalla realtà del popolo e del Paese, è ridotto a un gioco di sette l'un contro l'altra a(r)mata, tenute in piedi dalla visibilità concessa loro dai media neoliberali che vi scorgono un importante mezzo di distrazione di massa. Finché si parla di femmine e froci non c'è pericolo che si parli di diritti del lavoro e disparità sociali.Il crollo sempre più vicino del sistema si porterà appresso la totalità di questo mondo, proprio come il crollo del blocco sovietico si è portato via ciò che rimaneva del socialismo marxista.

  3. Anonimo dice:

    CONTRO/VERONA – "IN MORTE DELLA (VOSTRA) FAMIGLIA"La famiglia proletaria garantisce nella fase di attacco, di crisi, di attutire l’impatto devastante di queste politiche. L’assistenza tra familiari, da normale relazione tra persone basata sui legami sentimentali diventa un obbligo, diventa uno schiavismo insopportabile per le donne, e spesso provoca crisi e depressione. Nella famiglia ritornano i lavoratori licenziati, restano per anni figlidisoccupati. La famiglia comunque garantisce il loro sostentamento e di limitare conseguenze più gravi e più pericolose per il sistema sociale. La famiglia, per questo sistema, deve fare da paracadute alle frustrazioni, alla messa in crisi di posizioni di privilegio dell’uomo in famiglia.Nella famiglia, anche proletaria, gli uomini sono privilegiati rispetto alla condizione delle donne, ma quanto miseri sono questi privilegi! La famiglia è una catena ed è insopportabile anche per i proletari, per i giovani, che restano in famiglia scaricando il loro peso sulle donne, che spesso usano la famiglia, ma non vedono l’ora di scappare da questo carcere arrivando ad odiarla.Questa lotta, se non può che essere fatta innanzitutto in prima persona dalle donne, che subiscono tutte le catene, non è però interesse solo delle donne, ma di tutti i proletari, perché è una lotta per una nuova umanità, nuovi rapporti sociali.Per noi comuniste “in morte della famiglia” vuol dire fare della famiglia, invece che puntello del sistema capitalista e oggi della marcia verso il moderno fascismo, leva della ribellione delle donne per rovesciare il sistema.http://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2019/03/controverona-in-morte-della-vostra.html

  4. Fiorenzo Fraioli dice:

    "una vera e propria crociata contro l'aborto, i diritti delle donne, dei gay e delle minoranze sessuali"Vorrei capire: è un pacchetto completo? Nel senso che o si prende tutto, oppure non si può essere, che so, per i diritti delle donne e contro quelli dei gay?

  5. Anonimo dice:

    @ Fraioli: le religioni pristine e quelle secolarizzate, pardon ideologie, sono sempre pacchetti completi. Altrimenti non servirebbero a nulla: esse rappresentano una metodica dell’autoformazione identitaria e spirituale (Cassirer), non delle indagini spassionate della realtà.Il mito, la religione e l'ideologia sono "stati coesi gravidi di energie ai quali, finché rimangono vitali, manca la capacità di allargare lo sguardo fuori di sé cogliendosi come momento di una realtà più ampia. In luogo del movimento dialettico del pensiero, per il quale ogni dato si rapporta ad altri dati per creare strutture concettuali, qui è essenziale la concentrazione sulla propria nuda esistenza. Essi hanno sempre natura drammatica e concepiscono il mondo come un immenso dramma: uno scontro tra forze divine e demoniache, luce e tenebra, bene e male, emancipazione e sfruttamento".Adesso Fraioli sa perché lui stesso, nel suo sforzo di creare miti-forza confacenti ai suoi valori, è così aggressivo e riluttante ad ascoltare chi la pensa in maniera diversa da lui.

  6. Fiorenzo Fraioli dice:

    Che pippone stratosferico per una battuta!

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