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TENTATIVO MALDESTRO di Leonardo Mazzei

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[ 21 aprile 2019 ]

Un lettore ci ha segnalato che Ugo Boghetta, sulla sua pagina facebook, ha scritto un pezzo —  Leonardo l’inventore — che mi tira in ballo.


Egli se la prende con un mio articolo nel quale criticavo la  scelta di Senso Comune di sostenere, alle comunali di Firenze, con tanto di propri candidati, la lista dei Verdi. 

Che dire, Ugo sembra alquanto nervoso. Ma ha davvero letto quel che ho scritto nell’articolo, che lui (con un metodo ormai consueto) peraltro neppure cita? Se la risposta è NO, legga prima di scrivere. Se invece — come dobbiamo supporre — la risposta è SI, allora è evidente il tentativo, in verità assai maldestro, di intorbidire le acque. 

Prendersela con me (cioè con noi di P101) quando il problema di Boghetta e di Rinascita! è che il progetto con Fassina e Senso Comune sta andando a rotoli è una cosa miserevole assai.
Siccome Boghetta se la prende con il riferimento al loro Manifesto, i lettori possono verificare quanto ho scritto in proposito. Esattamente questo: 

«Come si concilia questa mossa [quella dell’inciucio di Senso Comune coi Verdi] con la sottoscrizione del Manifesto per la Sovranità Costituzionale? Noi di P101 segnalammo subito la debolezza di quel Manifesto (ed evidentemente non avevamo visto male), ma resta il fatto che pur nella sua fragilità esso appare comunque in netto contrasto con la scelta di accodarsi ad una forza ultra-europeista come i Verdi».

Pur segnalando le differenze con la nostra impostazione, nell’articolo su cui Boghetta spara a palle incatenate, c’è scritto chiaramente che il Manifesto è incompatibile con la scelta di alleanza operata da Senso Comune. Non solo dunque

nessuna confusione, quanto piuttosto una netta distinzione tra le due parti in rotta all’interno di un progetto che sinceramente pare già defunto. Come si fa ad essere così disonesti da non voler leggere correttamente quanto scritto? Ugo rifletta, che solitamente non fa male. Come si fa a dire — ha scritto proprio così — che a me non interessava criticare Senso Comune, bensì denigrare il Manifesto, quando basta leggere per capire che è l’esatto contrario?

Avendo un costume politico probabilmente un po’ diverso da quello di Boghetta, quel che avevamo da dire sul Manifesto lo abbiamo scritto esplicitamente come P101 fin da subito, e lo abbiamo precisato criticando la Distopia di una Confederazione europea. Non abbiamo avuto bisogno di attendere lo scivolone verde-europa dei fiorentini di SC.

Certo che, se dopo una sottoscrizione a tre, Rinascita! sembra la sola a farvi riferimento, forse qualche debolezza in quel Manifesto ed in quell’operazione c’era. O vogliamo negare l’evidenza?

Mi fanno perciò sorridere le accuse di settarismo di Boghetta. 


Accuse ridicole, anche Ugo lo sa, poiché sa che “settario” non è colui che rivolge, in tutta onestà, una critica politica, bensì chi sabota l’unità delle forze rivoluzionarie e si barrica nella propria Turris eburnea.

In fondo il suo nervosismo lo capisco. E’ un nervosismo comprensibile perché: 

«La verità al fine non si cela; non val simulazione. Simulazion è frustrata avanti a tanto giudice».

 Leonardo da Vinci        



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2 pensieri su “TENTATIVO MALDESTRO di Leonardo Mazzei”

  1. Anonimo dice:

    "Non solo dunque nessuna confusione, quanto piuttosto una netta distinzione tra le due parti in rotta all'interno di un progetto che sinceramente pare già defunto"Mazzei scrive chiaramente che la sua intenzione è di distinguere "tra le due parti in rotta", giusto, però la parte "recuperabile" dentro questa "rotta" continua fare sempre e sempre e sempre e sempre lo stesso errore salvo poi uscirne con le ossa rotte.Questo incessante ripetersi non è forse segno di una forma mentis sbagliata? L'idea di molti di potersi di nuovo ricavare lo spazio del compromesso civile che gli consenta di distinguersi dai populistacci arruffapopolo o, come dicono loro, i sovranisti storici. Quella socialdemocrazia civile e progressista della quale si sentono in fondo orfani, ma basata sempre su compromessi che avevano puntualmente al loro interno clausole di esclusione sociale dei più deboli.Alcuni di loro, come Boghetta o Formenti o Porcaro, lo hanno capito ma si illudono di potersi destreggiare tatticamente fra questi pregiudizi. Altri come Salomé o Charlie Brown (rif. al mio precedente commento) lo hanno sì compreso ma non gli riesce proprio di accettarlo, proprio non lo possono sopportare.Qual'è il rischio andando su questa strada? Che così come il movimento no-global alla fine produsse quell'obbrobbrio dell'alter-mondalismo adesso si vada appresso all'alter-femminismo (Salomé), all'alter-vattimismo (Charlie) e all'alter-individualismo (sempre Charlie) o qualsiasi alter-altraidea della sinistra liberal e io francamente vorrei proprio evitarmelo, anche perché non posso materialmente permettermi di perdere questo tempo.Purtroppo, mi si passi la battuta, essi sono leninisti e vogliono evidentemente entrare nel cambiamento storico portando con sé tutti i propri pregiudizi (semicit.).Giovanni

  2. Anonimo dice:

    FORMA MENTISsì, c'è certo un problema di forme mentis. Tradotto in termini politici direi che si può parlare di incoerenza, dettata a sua volta dalla ricerca di trovare una scorciatoia per dare vita ad un partito politico che rappresenti, come posso dire, il "sovranismo anticapitalista". E' vero che gli eventi possono precipitare, ma ciò non giustifica aggregarsi su basi politiche incerte a correnti e gruppi che diluiscono il loro sovranismo in altreuropeismo solo un po' più radicale —vedi il manifesto con Fassina e Sesno Comune —e che non hanno reciso il cordone ombelicale che li avvinghia alla sinistra sistemica.Sono con MPL (poi MPL-P101) sin dai tempi del coordinamento sinistra contro l'euro quindi nella CLN. Non si pretendeva di passare in quattro e quattr'otto al vero e proprio soggetto politico. Tuttavia quelle due esperienze saltarono, e non solo per il boicottaggio esterno (settarismi e egotismi vari), né solo per il sabotaggio di teste matte interne. Questi due esperimenti falliti dicono a MPL-P101 che i tempi non sono maturi per dar vita ad un'aggregazione solida che possa resistere alle difficoltà oggettive ed alle lotte intestine che queste difficoltà alimentano.Per cambiare questo andazzo occorre uno shock esogeno, una scossa politico sociale che obblighi tutti a serrare le fila.

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