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CLIMA 7: PERCHÉ LO FANNO? di Leonardo Mazzei

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[ martedì 21 maggio 2019 ]

Questo articolo — l’ultimo della serie dedicata ai “cambiamenti climatici” — non ha certo la pretesa di dare risposte definitive alla domanda contenuta nel titolo. Esso ha invece uno scopo più limitato, ma ugualmente importante: quello di esaminare i tanti motivi ed interessi che sembrano convergere nell’attuale narrazione dominante.
Tuttavia, nella formulazione della domanda c’è già un giudizio ben preciso. Ci chiediamo infatti “perché lo fanno”, solo perché diamo per assodato il fatto che sul clima non ce la stanno raccontando giusta. Una convinzione, questa, che credo di aver motivato a sufficienza nei sei articoli già pubblicati.

I precedenti interventi sul cosiddetto “riscaldamento globale” — Clima 1 – E se fosse la lobby nucleare? (18 marzo 2019). Clima 2 – Quelli che non se la bevono (25 marzo 2019). Clima 3 – Nessuna catastrofe in vista (1 aprile 2019). Clima 4 – La bufala dell’aumento degli “eventi estremi” (11 aprile 2019). Clima 5 – Tutta colpa della CO2? (26 aprile) – Clima 6 – Catastrofismo e socialismo (6 maggio)

*  *  *
 
Una necessaria premessa (a proposito delle critiche ricevute)
Come i precedenti, anche l’ultimo articolo ha suscitato commenti di segno diverso. Ed agli apprezzamenti fanno riscontro diverse critiche. E’ normale che sia così. Purtroppo, però, nessuno dei critici entra minimamente nel merito degli argomenti trattati. Eppure su temperature e livello dei mari, sugli eventi estremi come sul ruolo della CO2, i temi caldi non sono certo mancati. Perché, allora, questo silenzio? Forse mi sbaglierò, ma la sensazione è che tra i critici prevalga un atteggiamento religioso nei confronti della teoria dell’AGW (Anthropogenic Global Warming).
Quella del “riscaldamento globale” è in fondo una religione assai degna del nostro tempo. Essa è infatti cangiante e personalizzabile, una merce ideale nel supermarket di un capitalismo che punta a colpevolizzare l’uomo per assolvere se stesso. Questa religione acchiappa tutto va bene, infatti, sia per chi crede alla neutralità ed alla sacralità della scienza, sia per chi immagina un bucolico ritorno ad un imprecisato “stato di natura”. Nulla di nuovo in tutto questo: turbocapitalismo e figli dei fiori son sempre state due facce di un’identica medaglia.
 
Qualche riga in più la devo dedicare a Mauro Pasquinelli, il quale si è nuovamente scagliato contro i miei articoli sul clima con una foga degna di miglior causa. Come già in precedenza, Mauro mi attribuisce cose che non ho detto e convinzioni che non ho. E fin qui passi, che nel mondo ci vuol tanta pazienza. Poi, siccome a lui non va giù che mi sia dedicato alla questione del clima seriamente, entrando cioè nel merito delle incongruenze della teoria dell’AGW — tema sul quale in tutta evidenza non sa cosa dire —, mi attacca perché avrei trattato la questione separandola dalle altre catastrofi prodotte dal capitalismo. Ragion per cui, egli ne consegue, sarei affetto da “idiotismo specialistico”.
 
E’ questo un modo per non prendere atto di quella che è la mia tesi centrale, che ripeto per la centesima volta, e cioè che bisogna distinguere tra la sacrosanta lotta per l’ambiente e la salute (da promuovere e sostenere con ogni forza) e l’ingannevole narrazione dominante sul clima. Il perché l’ho già spiegato diverse volte e non ci torno sopra. Dico solo che si tratta di lottare, qui e ora, contro la catastrofe reale prodotta dal capitalismo reale, senza farsi avvolgere nelle spire di una narrazione basata su una teoria non dimostrata, che ha lo scopo di condannare indistintamente gli essere umani proprio per meglio assolvere il sistema. Questa mia tesi può essere ovviamente disapprovata (ci mancherebbe!), ma non si può dire che non l’abbia esposta in maniera chiara. Dunque non si può fingere di non averla intesa. 
 
Che dice invece Mauro? Semplice, poiché io respingo il catastrofismo sul clima sarei sostanzialmente diventato un “agente” del capitalismo. A questo punto, dopo essermi fatto quattro risate, che fan sempre bene alla salute, la chiudo qui. Su queste basi, al momento ogni discussione è palesemente impossibile. Più avanti vedremo, che il tempo è galantuomo. So bene che nella lotta contro il capitalismo la razionalità non basta, ma questo significa forse che le sciocchezze catastrofiste siano più efficaci? Ai lettori la ben poco ardua sentenza.
In questo articolo
Passiamo al tema che qui ci interessa trattare. In primo luogo vedremo cos’è l’IPCC, com’è nato, come funziona, qual è la sua credibilità. In secondo luogo – e questo è ovviamente il cuore dell’articolo – affronteremo i diversi interessi (economici, politici, di controllo sociale) che ben si intravvedono dietro la narrazione ufficiale. In terzo luogo, cercheremo di arrivare ad alcune conclusioni.
Cos’è l’IPCC 
Partiamo dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) perché in fondo è quella la decisiva fonte che alimenta incessantemente la teoria dell’AGW. La qual cosa è del tutto naturale, dato che l’IPCC non è sorto per studiare il clima, ma per avallare la tesi dei “cambiamenti climatici”, che se per caso dovesse arrivare alla conclusione che i cambiamenti in corso sono del tutto compatibili con la ciclicità climatica storicamente conosciuta, l’IPCC dovrebbe semplicemente chiudere i battenti con tutte le spiacevoli conseguenze del caso.
Il nome, del resto, dice già tutto. L’IPCC non è un’istituzione scientifica in senso proprio, bensì un “gruppo intergovernativo”, cioè di fatto una struttura sostanzialmente politica. A chi risponde questa struttura? Lasciamo la parola a due scienziati, Sonja Boehmer-Christiansen e Aynsley John Kellow:

«Il Dipartimento di Stato USA voleva che le conclusioni scientifiche fossero nelle mani del governo e non di accademici senza controllo. Così usò la sua influenza sulla Commissione Esecutiva dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) per dare il via alla creazione dell’IPCC sotto l’egida del WMO e dell’UNEP (il Programma ONU per l’Ambiente), nel 1988… L’IPCC fu disegnato come un’organizzazione intergovernativa formata da scienziati ma con il coinvolgimento dei governi nel processo di approvazione delle conclusioni: in pratica i governi tengono il controllo dei processi di formazione dei documenti finali».

Siamo dunque alla scienza di Stato, ci dicono i due autori al pari di altre migliaia di scienziati in tutto il mondo. Già, ma quale Stato in particolare? Evidentemente gli Stati Uniti d’America. Comprendo che questa affermazione possa prestarsi a critiche. Non è forse proprio negli USA che si manifestano a livello politico i maggiori contrasti (vedi Trump) sulla teoria dei “cambiamenti climatici”? E’ indubbiamente così, ma è così perché essendo tuttora gli USA il centro del sistema, è lì che si addensano maggiormente i conflitti tra i diversi interessi in gioco. Quel che è certo, però, è che con la svolta degli anni ottanta gli Stati Uniti, assodata la sua rilevanza strategica (ed anche militare), abbiano deciso di prendere in mano la questione del clima. E lo strumento principale di questo controllo è proprio l’IPCC.
Come funziona l’IPCC?
I media amano presentarci l’IPCC come un consesso di scienziati intenti a studiare tutti gli aspetti dell’andamento climatico. Si tratta però di una falsa rappresentazione. In realtà l’IPCC è un ibrido senza precedenti. Esso include sia uomini di scienza che rappresentanti politici, ma alla fine le decisioni che contano spettano sempre a questi ultimi. 
 
I report finali, cioè i famosi documenti che dovrebbero orientare i decisori politici, vengono infatti definiti in un processo a tre stadi. Il primo è di competenza dei soli esperti, i quali però non sono per lo più climatologi, ma specialisti delle varie discipline che confluiscono nei report. In pratica ogni gruppo di lavoro – composto con criteri geografici e coordinato dal panel vero e proprio, in cui siedono i rappresentanti nominati dai governi – opera in maniera separata dagli altri. Nonostante questi limiti è questa la fase propriamente scientifica. Nel secondo stadio, di revisione dei lavori scientifici, un numero più ristretto di esperti lavora insieme ai rappresentanti governativi. Alla terza e decisiva fase, quella che porta alla stesura dei documenti finali, tra i quali i Summaries for Policy Makers, partecipano soltanto i rappresentanti dei governi.
 
Domanda leggermente retorica: possiamo definire “scienza” una roba del genere? Ovvio che no. A proposito delle “opportune modifiche” abitualmente apportate nella fase finale di cui sopra, già nel lontano 1996 così scriveva l’ex presidente dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Frederick Seitz:
«Non ho mai visto una insopportabile corruzione del processo di revisione come questa che ha portato al secondo rapporto dell’IPCC. Quasi tutte le modifiche hanno rimosso ogni accenno di possibile scetticismo con cui molti scienziati guardano alle affermazioni sul riscaldamento globale». (da Che tempo farà – R. Cascioli e A. Gaspari)
Ma non c’è solo l’IPCC. Giusto 10 anni fa, nel 2009, scoppiò il cosiddetto Climategate. La diffusione di 5mila e-mail dell’unità di ricerca climatica della University of East Anglia (Gran Bretagna) portò a galla la disonestà intellettuale di certi “scienziati”. «Il fatto è che non riusciamo a dar conto del mancato riscaldamento al momento. Non riuscirci è una farsa», scriveva ad esempio uno di loro. Insomma: se i dati non danno ragione alla nostra teoria bisognerà pure inventarsi qualcosa… 
 
Segui i soldi e… troverai l’AGW
«Segui i soldi e troverai la mafia», diceva Giovanni Falcone. Bene, seguire la scia dei soldi è un buon metodo per capire come funziona oggi la scienza. A dirlo non sono io. Sono gli scienziati, quelli seri.
 
Nel campo della climatologia, inteso qui in senso lato, i soldi vanno in una sola direzione, quella che incoraggia l’allarmismo climatico. Università, agenzie ed istituzioni varie che lavorano sul clima sanno perciò come devono comportarsi in proposito: mai ridurre l’allarme, piuttosto incrementarlo ad ogni passo. 
 

«I flussi di denaro sono diventati la raison d’être di molta della ricerca fisica, il sostentamento vitale di una sua porzione ancor maggiore, e forniscono il sostentamento ad un indicibile numero di occupazioni professionali». 

Queste le parole del fisico Harold Lewis – ne abbiamo già parlato nel secondo articolo – nella sua lettera di dimissioni dall’American Physical Society, dove denuncia la «frode del riscaldamento globale»… «che ha corrotto così tanti scienziati

Gli interessi in gioco
I sostenitori della teoria dell’AGW amano denunciare gli interessi delle grandi multinazionali che operano nel settore delle fonti fossili. Interessi indubbiamente giganteschi, ma non più grandi di quelli di altri settori dell’economia che dalla narrazione catastrofista sul clima hanno tutto da guadagnare. E’ il capitalismo, bellezza! Un sistema centrato sul profitto, non importa se ottenuto con la produzione di alimenti per bambini oppure con quella di mine antiuomo. 
 
Ma dietro alla teoria dell’AGW non ci sono soltanto interessi economici. Ci sono pure interessi politici e di classe, dato che quella teoria mentre da un lato si sposa alla perfezione con il disegno globalista, dall’altro funge anche da formidabile ingrediente di un più sofisticato meccanismo di controllo sociale. Andiamo dunque a vedere meglio tutti questi aspetti.
Gli interessi economici
Parlando degli interessi economici, la cosa fondamentale da capire è solo una: che mentre quelli di chi difende le fonti fossili tradizionali sono puramente “conservativi” – si mira cioè a conservare ciò che già esiste -, quelli legati alla transizione energetica sono sistemici e “rivoluzionari” al tempo stesso – si mira cioè ad innescare un nuovo salto tecnologico ed industriale, e soprattutto un nuovo ciclo di accumulazione capitalistica. Se si comprende questa cosa non sarà difficile capire quali dei due interessi è, specie in tendenza, il più forte. 
 
Avere ben presente questa realtà non significa affatto sposare gli “interessi conservativi” contro quelli innovativi e sistemici. Significa invece un’altra cosa: porre la necessità di un punto di vista autonomo ed alternativo alle dinamiche del capitalismo, un punto di vista socialista su questa gigantesca questione.
 
Partiamo allora da un punto fermo. Il sottoscritto è per realizzare, nel più breve tempo possibile, il passaggio alle energie rinnovabili. Ho scritto della necessità e della ragionevole realizzabilità di questo passaggio certo assai più di tutti i miei critici messi insieme. E, nel mio piccolo, ho sostenuto questa posizione fin dalla fine degli anni settanta. La transizione energetica va dunque realizzata, ma non perché il disastro climatico sia alle porte – cosa che abbiamo visto ad abundantiam non essere vera – bensì perché è necessario combattere l’inquinamento e preservare materie prime (si pensi al petrolio ed alla petrolchimica) utili anche in futuro.
 
Ma c’è modo e modo di realizzare questa transizione. E per elaborare un punto di vista socialista occorre anzitutto averne chiara l’immane portata. 
 
Non sto qui a citare le stime sul business della transizione energetica. Per comprenderne le dimensioni basti pensare alla dismissione di tutte le centrali termoelettriche, alla loro sostituzione con nuovi impianti, dunque (senza considerare per ora il nucleare) alla gigantesca produzione di pannelli fotovoltaici e turbine eoliche, alla sostituzione integrale dell’attuale parco automobilistico con quello nuovo con motori elettrici, ai nuovi sistemi di rifornimento. Ma non basta. Mentre dovranno scomparire pozzi petroliferi e gasiferi, miniere di carbone, oleodotti, gasdotti e raffinerie (con i relativi problemi di bonifica), nasceranno inevitabilmente nuove e più potenti linee per il trasporto dell’energia elettrica, dunque nuove stazioni di trasformazione, eccetera, eccetera. 
 
Non solo, se alcune materie prime perderanno quasi del tutto la loro importanza, con conseguenze devastanti per interi stati, altre diventeranno ancora più preziose: si pensi al rame per l’elettrificazione integrale del sistema energetico, al litio ed al cobalto per le potenti batterie delle auto (e più avanti dei camion, degli autobus, e già si pensa agli aerei).
Da questa sommaria descrizione emergono in tutta evidenza sia problemi di ordine geopolitico, che di natura ambientale e sociale. Su quelli ambientali voglio ricordare tre cose. La prima è che anche le centrali rinnovabili hanno il loro impatto sull’ambiente, si pensi ad esempio alle pale eoliche che sarà sempre più necessario posizionare in mare. La seconda è che il consumo di materie prime continuerà, anche se in termini generali in misura assai ridotta rispetto ad oggi. Cosa che però non varrà per i già citati litio e cobalto, che vedranno invece impennare i consumi. Giusto per dare un’idea, se nelle batterie degli smartphone troviamo 20 grammi di cobalto, in quelle delle auto elettriche si arriva a 15 kg. Detto in altri termini, una macchina elettrica vale in cobalto 750 smartphone. E visto che parliamo di batterie, ecco il terzo problema da segnalare: quello del loro smaltimento.
 
Detto questo, giusto per ricordarci che non esistono soluzioni miracolistiche ad impatto zero, la mia opinione resta assolutamente favorevole alla transizione energetica inclusa l’auto elettrica, purché ci si ricordi che quest’ultima è davvero più ecologica solo a condizione che il sistema di produzione dell’elettricità sia stato nel frattempo interamente decarbonizzato.
 
Ma le nostre ragioni, ambientalmente e socialmente motivate, non sono le stesse delle gigantesche forze sistemiche che spingono alla transizione energetica, in primo luogo con l’ingannevole narrazione dei “cambiamenti climatici”. Ma cos’è allora che muove i dominanti?
Un interessante articolo di Alessandro Visalli
Poco dopo il famoso 15 marzo, Alessandro Visalli ha scritto un interessante articolo che può aiutarci nel nostro ragionamento. Visalli non entra nel merito della teoria dell’AGW, dunque non la mette in discussione ed anzi sembra avallarla. Lo fa però con una certa prudenza, perché avverte anch’egli l’insostenibilità della narrazione dominante. Ma questa è la parte meno interessante dello scritto. Tralasciando qui le conclusioni (sulle quali ci sarebbe da discutere), la questione centrale che Visalli pone è un’altra, ed è esattamente la stessa del titolo del nostro articolo: perché lo fanno?
 
L’autore, partendo dallo schema interpretativo di Giovanni Arrighi sui cicli di accumulazione del sistema capitalista, giunge ad inquadrare l’attuale campagna sul clima nella spinta verso una nuova fase di «espansione del sistema-mondo allo scopo di trovare “terre vergini” nelle quali siano presenti opportunità più convenienti». 
Si tratterebbe, in altri termini, di risolvere la crisi superando l’attuale fase terminale finanziaria del precedente ciclo espansivo, creando le condizioni per un nuovo ciclo che per avviarsi ha bisogno di investimenti produttivi in qualche modo forzati dall’esterno, attraverso una dialettica tra gli interessi degli agenti economici (i capitalisti) e la logica di potenza del soggetto che si impone in quel ciclo come centro del sistema.
 
In questa dinamica c’è dunque un elemento economico (l’uscita dalla crisi), ma anche uno politico (la definizione del nuovo centro), laddove il determinarsi del secondo elemento è condizione per la piena realizzazione del primo. Ma affinché questo processo possa andare a buon fine, dice Visalli, occorre che gli “spiriti animali” del capitalismo – sempre portati a guardare solo i guadagni del giorno dopo – vengano indeboliti da un’emergenza che li metta momentaneamente a tacere. Detto in altro modo, quel che occorre al capitalismo è che – almeno per un periodo – gli interessi generali del sistema (dunque gli stessi interessi di classe dei dominanti visti nel loro insieme) prevalgano sugli interessi immediati dei singoli capitalisti.
 
Quale potrà essere allora l’emergenza da utilizzare a tale scopo? Questa è la sua ipotesi: 

«La quadra, come fu negli anni cinquanta la guerra fredda, può venire dalla ‘distruzione del pianeta’. In questo modo i capitali possono forzatamente essere impiegati in investimenti guidati dallo Stato, ma salvaguardanti l’iniziativa privata. In conseguenza nella parte diffusa della ‘manutenzione territoriale’ e della ‘economia circolare’ si impiegano i ‘superflui’, combattendo il sottoconsumo occidentale, e la capacità produttiva si riconverte riducendo la sovracapacità e la sovrapproduzione. Una quadra perfetta per quello che Minsky chiamava “Keynesismo privatizzato”». Quindi: «La riconversione ecologica e slogan come “Non c’è più tempo”, svolgerebbe questa funzione strutturale vista dal punto di vista delle élite».

Ma c’è un altro passaggio di Visalli che mi pare utile segnalare. Poiché la lotta per conquistare il centro del sistema è anche lotta per l’egemonia, ecco che entra in gioco un potere addizionale di cui dobbiamo tenere conto:

«La questione è che l’egemonia mondiale si ottiene quando alla capacità di governance delle forze sistemiche si aggiunge la leadership, che come dicono Arrighi e Silver in “Caos e governo del mondo”: “si fonda sulla capacità del gruppo dominante di presentarsi, ed essere percepito, come portatore di interessi generali” (p.30), questa capacità porta un potere “addizionale”. Gruppo dominante e gruppi subordinati in qualche modo concordano che la direzione nella quale il primo dirige le forze è a vantaggio comune. Il sistema è gestibile, dunque, senza ricorrere alla pura e semplice forza».

Bene, in queste righe c’è esattamente l’ipotesi che stiamo sostenendo, individuando nella questione climatica (ed ovviamente nella sua gestione) uno snodo di portata strategica per l’intero sistema capitalista. Questo significa che si debba allora esser contro alla transizione energetica? Ovviamente no, e questo vale (al di là delle diverse valutazioni della teoria dell’AGW) tanto per Visalli (il cui pensiero spero e credo di aver riportato correttamente) quanto per il sottoscritto.
Chi guiderà la transizione energetica?
Per un punto di vista socialista sulla questione
Si pone adesso un piccolo problema: chi guiderà questa transizione? Certo, chi la sta guidando ad oggi è fin troppo evidente. E poiché le forze socialiste sono non deboli, ma debolissime ai quattro punti cardinali, poco c’è da illudersi sulla capacità di incidere sul tema. Ma come affermare almeno un diverso punto di vista socialista sulla questione?
Il tema è talmente vasto che conviene qui limitarsi a segnalare le questioni principali. In primo luogo si tratta di sostenere una transizione energetica che non solo non includa un rilancio del nucleare, ma che ne determini invece la definitiva chiusura (ma su questo torneremo più avanti). In secondo luogo le fonti rinnovabili vanno sostenute ed incentivate, ma con grande attenzione sia al loro impatto (che comunque c’è) sia alle speculazioni di ogni tipo che un passaggio fatto all’insegna del “non c’è più tempo” porterebbe inevitabilmente con se. In terzo luogo – e qui si va oltre il settore energetico in senso stretto – bisogna dire di no ad ogni intervento artificiale sul clima (no dunque alla geoingegneria, ma anche di questo parleremo più avanti). In quarto luogo, i costi di questa gigantesca transizione dovranno essere fatti ricadere sui ceti più abbienti, tutelando invece in pieno le classi popolari. In quinto luogo, contro il “Keynesismo privatizzato“, bisogna affermare il controllo e la proprietà pubblica (dunque dello Stato) dell’intero sistema energetico.
 
Attenzione, però, questo punto di vista socialista potrà emergere solo ad una imprescindibile condizione: che si contesti con decisione la narrazione dominante sul clima e dunque la teoria dell’AGW. E’ questo un punto ostico quanto decisivo, dato che se invece si accetta la narrazione del “non c’è più tempo“, i dominanti avranno gioco facile a far passare ogni porcheria, a scaricare sui più deboli i costi dell’intera operazione, a favorire gli interessi delle grandi corporation del settore energetico e non solo. Di più, avranno buon gioco pure nel prevedibile rilancio del nucleare.
Di nuovo sul nucleare
Ne abbiamo già parlato nel primo articolo di questa serie: attualmente il nucleare è in naftalina, ma potrebbe venire facilmente riesumato qualora si accettasse davvero il folle “non c’è più tempo” della propaganda sul clima
Il perché è presto detto. Il passaggio alle rinnovabili è possibile, oltre che desiderabile, ma richiederà un certo numero di decenni. Viceversa, qualora accettassimo la narrazione dominante sul clima, tutto quel tempo non ci sarebbe. L’unica cosa da fare sarebbe la rapida elettrificazione integrale del sistema energetico (per la gioia delle grandi multinazionali dell’auto), contestualmente ad un’altrettanto rapida nuclearizzazione del sistema elettrico (per la felicità dei signori dell’atomo), un processo nel quale le rinnovabili potrebbero aspirare solo ad un ruolo complementare, ma non sostitutivo come è invece necessario. 
 
Alla fine di questo processo avremmo sì meno CO2 (la cui effettiva incidenza sul clima è tutta da accertarsi), ma un ben più alto rischio nucleare (la cui pericolosità milioni di essere umani hanno invece già accertato nella realtà). E’ davvero il caso di rischiare di finire dalla padella alla brace? La risposta mi pare fin troppo scontata.
Gli interessi politici della narrazione dominante
Già parlando degli interessi economici abbiamo visto come questi si intreccino con importanti interessi politici. Tra questi ultimi bisogna distinguere tra i grandi interessi (sistemici) ed i “piccoli interessi” dei vari governi nazionali e locali.
 
Liquidiamo subito questi ultimi, perché meno importanti dei primi, anche se talvolta pure questi “piccoli interessi” sono davvero irritanti. Tutti avranno notato come ormai al più piccolo stormir di foglie si grida all’uragano, e se per caso una zona si allaga è certo che lì ha colpito il male assoluto: quel “cambiamento climatico” tanto sfuggente quanto terrorizzante. In questo modo i “bravi” governanti possono sempre autoassolversi. Una zona si è allagata? Nessuno parlerà più della cattiva politica del territorio, della sua progressiva cementificazione, tanto a spiegar tutto basterà l’immaginifica “bomba d’acqua” subito invocata dai media. In città una pianta è caduta (ma oggi nel linguaggio mediatico si dice “crollata”, quasi fosse un edificio!) colpendo a morte un passante? La colpa non è della cattiva manutenzione alle aree verdi, magari dovuta pure ai tagli imposti dall’Europa (non sia mai!), ma del fatto che i colpi di vento son diventati quasi tutti dei tornado. E si potrebbe continuare con gli esempi.
 
Ma veniamo ora ai ben più importanti interessi sistemici. Cosa c’è di meglio dell’allarme climatico per rilanciare una globalizzazione in crisi? Cos’è in fondo il modello di funzionamento dell’IPCC di cui ci siamo occupati, se non una prova tecnica di governo mondiale? D’altronde, qualora accettassimo la teoria dominante, è chiaro che nuove e rilevanti cessioni di sovranità statuale si renderebbero necessarie. Questo modello è utile alle classi dominanti perché serve anche a tecnicizzare la politica, a “depurarla” da ogni residuo di democrazia. Non vedere questo aspetto, tanto più da parte di chi vorrebbe porsi in alternativa all’attuale sistema, è semplicemente intollerabile. Un modo di essere ciechi anche se si hanno dieci decimi dall’oculista.
 
Ma c’è di più. L’attuale narrazione climatica potrebbe portarci non solo verso un sistema nei migliore dei casi ademocratico. Essa potrebbe condurci addirittura verso forme dispotiche del tutto nuove, basate sul controllo del clima attraverso qualche applicazione della geoingegneria. 
Attenzione alla geoingegneria! 
Sono forse diventato un complottista? No, se ne scrivo non è per una lettura notturna di qualche misterioso sito dedito alla dietrologia, bensì per un articolo apparso sull’autorevole rivista (si fa per dire) le Scienze. «Clima: ultima chiamata», questo il titolo di copertina del numero di aprile di questa rivista. Bene, ho subito pensato, forse ci sarà qualche novità. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, ci verrà solo riproposta la solita solfa degli ultimi tempi. Invece no. Né l’una né l’altra, le Scienze ha infatti deciso di andare oltre. Ce lo spiega subito il sottotitolo: «Ridurre le emissioni non basta più. Per limitare l’aumento della temperatura dovremo anche eliminare dall’atmosfera la CO2 accumulata finora». 
Siamo cioè alla tesi della urgente necessità delle cosiddette “emissioni negative”. Una cosa assurda, dato che ove si ponesse davvero fine alle emissioni industriali (e prescindendo qui dalla variabilità di quelle naturali, di cui abbiamo parlato nel quinto articolo, ma che i sostenitori dell’AGW nemmeno prendono in considerazione), il problema della CO2 si risolverebbe progressivamente da solo, dato che la sua permanenza in atmosfera è comunque limitato nel tempo.
 
Ma di cosa si tratta esattamente? L’articolo a pag. 46 ha un titolo sobrio, roba da scienziati attenti a non impressionare: «L’ultima speranza». Avete capito bene: l’ultima speranza. Insomma, la rivista si è portata avanti col lavoro. Anche in questo caso è interessante il sottotitolo: «Riusciremo a eliminare dall’atmosfera abbastanza CO2 da rallentare o addirittura invertire il cambiamento climatico?». Invertire? Si proprio “invertire”, come se qualcuno sapesse che la temperatura giusta per il pianeta è quella, che ne so, del 1860 piuttosto che quella del 1917 (effettivamente a me più simpatica). Avete capito dove si vuole arrivare?
 
L’autore, Richard Conniff, riferisce di alcuni studi sul tema ed elenca 7 possibili metodi per la cattura della CO2. Di questi solo uno è naturale: la riforestazione delle foreste abbattute e l’afforestazione, ciò la trasformazione in foreste di terreni oggi non alberati. Troppo facile, troppo naturale, ma soprattutto troppo poco redditizio per i moderni stregoni della CO2. Gli altri 6 metodi sono invece del tutto artificiali, ma uno in particolare interessa all’autore, e di conseguenza incuriosisce pure noi. 
 
Vediamolo da vicino. L’idea è quella della cattura diretta della CO2 dall’atmosfera tramite macchinari che dopo aver aspirato l’aria ne estrarrebbero chimicamente l’anidride carbonica per poi iniettarla nel sottosuolo, con l’obiettivo di stoccarla in via definitiva a profondità piuttosto elevate. Al momento, un simile macchinario (peraltro di potenza ridottissima) esiste solo in Islanda, ma quel che conta è l’idea. 
 
Conniff riferisce quindi alcuni dati basati sulle stime di chi studia questa possibilità. Secondo questi “esperti” si potrebbero eliminare in questo modo da 10 a 40 miliardi di tonnellate di CO2 dall’atmosfera all’anno. Poiché il costo di questa cattura andrebbe da 100 a 300 dollari a tonnellata, avremmo un business annuo compreso tra i mille ed i dodicimila miliardi! Ma non sbellicatevi dalle risate, che il meglio ha da venire. Queste simpatiche macchine consumano ovviamente energia, ma quanta esattamente? Secondo l’articolista per eliminare un milione (milione, non miliardo) di tonnellate di CO2 servirebbe la quisquilia di una potenza elettrica da 300 a 500 megawatt. Dunque, calcoliamo noi, per smaltire da 10 a 40 miliardi di tonnellate servirebbe da un minimo di 3 milioni (300×10.000=3.000.000) ad un massimo di 20 milioni di megawatt (500×40.000=20.000.000). Giusto per avere un’idea la potenza elettrica complessiva installata in Italia è pari a 117mila megawatt, dunque per soddisfare i folli progetti di costoro ci vorrebbe da un minimo di 25 ad un massimo di 170 Italie. Devo aggiungere altro?
 
Ora, dopo aver mostrato l’assurdità di certe riviste tutte protese a salvare il pianeta, dunque affidabilissime più di ogni altra fonte, resta però un fatto assai inquietante. L’idea del controllo del clima è un progetto al quale si sta effettivamente lavorando. Al momento non possiamo sapere con quale esito, ma si sta lavorando al disegno di un pianeta ridotto alla stregua di un appartamento climatizzato. Ma chi avrà le chiavi di questo mega-termostato del futuro? Ma naturalmente un bel governo mondiale democratico di un pianeta finalmente senza confini, diranno subito i globalisti di ogni risma… Come no, ma certo che è a questa prospettiva che stanno lavorando, mica sarete diventati complottisti pure voi?
La paura come strumento di controllo sociale
Ho parlato già abbastanza della funzione del moderno catastrofismo (non solo quello climatico) nel sesto articolo. Viviamo in effetti un’epoca strana, dove all’ottimismo esagerato del periodo precedente – l’idea piuttosto ingenua di un infinito progresso lineare per quanto diseguale – che tuttavia alimentava la sinistra, si è sostituito un pessimismo antropologico senza precedenti. Questo pessimismo è il nemico giurato di ogni speranza di cambiamento. Proprio per questo piace tanto alle èlite, oggi evidentemente non più in grado (a differenza del passato) di offrire una positiva narrazione a lieto fine dell’umana vicenda.
Sta di fatto che la paura è diventata il principale ingrediente di ogni discorso sul futuro. E’ così al bar come nei media. Nei discorsi dei politici come in quelli degli intellettuali. Infine sono arrivati gli scienziati con il loro carico da 90 del “global warming”.
 
Attraverso la paura si possono controllare le menti, istillando fra l’altro un diffuso senso di colpa, ad esempio quello verso le nuove generazioni, da cui è difficile liberarsi. A questo punto, però, la narrazione sistemica mostra una curiosa contraddizione. Da un lato la cultura dominante consiglia vivamente agli uomini di ridursi allo stato di meri consumatori in competizione tra loro – guai ad avere altri “grilli” nella testa, di cambiare il mondo poi non se ne deve proprio più parlare. Dall’altro, questo uomo-consumatore viene invece criminalizzato in quanto inquinatore. 
Il cerchio magico consumi-paura-nuovi consumi
Parrebbe questa una contraddizione insanabile, ma l’apparenza non deve ingannare. Anche la criminalizzazione contribuisce infatti a ridurre l’uomo alla sola dimensione del consumo. Ma mentre questo schema è perfettamente interclassista, dato che inquina la Ferrari ma pure la Panda, esso sembrerebbe però senza soluzione, visto che un consumo (per quanto minimo) vi sarà sempre e comunque. Come venirne fuori allora?
 
Sulla paura indotta dalla narrazione dominante sul clima sicuramente qualche psicologo non troppo indottrinato potrebbe dirci cose molto più profonde ed interessanti delle mie. Io mi limito quindi a riprendere e concludere il discorso sui consumi, che un suo interesse comunque ce l’ha.
 
Colpevolizzato e ridotto nella sua gabbia, all’uomo-consumatore-colpevole non sembrerebbe concessa altra via se non quella di… nuovi consumi. Vuoi superare i tuoi sensi di colpa e sentirti migliore degli altri? Cambia la tua vecchia auto diesel e passa all’elettrico, lascia la tua vecchia casa e costruiscine una nuova “ambientalmente sostenibile”, cambia la caldaia a metano che quella di ultima generazione emette meno CO2, sostituisci quanto prima il tuo frigorifero, la lavatrice e la lavastoviglie, che gli elettrodomestici che hai consumano troppo… E potremmo continuare a lungo, visto che abbiamo già la moda “ecosostenibile”, l’alimentazione “ecosostenibile”, il turismo “ecosostenibile”. Insomma, alla fine il cerchio magico consumi-paura-nuovi consumi si chiude alla grande, e l’anti-consumismo alimentato a CO2 si rovescia nel suo contrario, un’ultra-consumismo a trazione ecologica. Non c’è che dire: per il capitalismo in crisi una bella boccata d’ossigeno.  
Conclusioni
Siamo così arrivati alla conclusione di questa serie di articoli sui “cambiamenti climatici”. Chi ha avuto la pazienza di leggere avrà capito il senso di queste riflessioni. Le conclusioni a cui siamo giunti sono disseminate nei tanti punti che abbiamo toccato. Si tratta naturalmente di conclusioni provvisorie, dato che una discussione vera sulla teoria dominante è ben lungi dall’aprirsi. Questo fatto non deve scandalizzare: il martellamento mediatico è troppo potente e le forze che dovrebbero esercitare la critica troppo deboli. Tuttavia, un maggiore sforzo teso a superare tanto la pigrizia mentale, quanto questo penoso stato di subalternità, male non farebbe.
 
Per quanto mi riguarda chiudo sintetizzando in sei punti le conclusioni del lungo ragionamento svolto: 
1. La narrazione dominante sul clima, incentrata su un interessato catastrofismo, va respinta.
2. La teoria dell’AGW fa infatti acqua da tutte le parti, ed i fatti la smentiscono alla grande.
3. Dietro alla narrazione del punto 1 ed alla teoria del punto 2 si celano gli enormi interessi economici, politici e di controllo sociale che abbiamo esaminato in questo articolo.
4. La necessaria lotta per l’ambiente e per la salute non va perciò confusa con la questione climatica; occorre anzi sviluppare una critica ambientalista della teoria dell’AGW.
5. La ricerca sul clima mantiene ovviamente tutta la sua importanza e deve essere sviluppata, ma essa sarà credibile solo quando verrà tolta di mano ad istituzioni controllate dalle èlite come l’IPCC.
6. La scelta di ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili (fino al loro totale superamento) va perseguita fino in fondo, ma secondo criteri politici e sociali opposti al disegno dei dominanti, ed in base a criteri ambientali che impediscano il passaggio dalla padella delle fonti fossili alla brace del nucleare.
Queste conclusioni sono decisamente controcorrente. A dispetto delle sue incongruenze, il “pensiero unico climatico” appare ancora oggi inattaccabile. Del resto, la tipica forma mutevole in cui esso si presenta – passando sempre più spesso dal “riscaldamento globale” agli inafferrabili e non meglio definiti “cambiamenti climatici” – non è certo quella di una teoria scientifica, perlomeno non nel senso di Popper, bensì quella di una moderna religione che nessuno può discutere. Fra l’altro una religione che “battezza” i bambini già in tenera età, come si è visto col loro disinvolto utilizzo (magari in buona fede, ma poco cambia) nelle manifestazioni del 15 marzo. 
 
Significativamente, in tempi in cui si parla di fascismo anche quando si discute di sport, a nessuna anima candida di sinistra è venuto in mente che, al di là dei diversissimi scopi e della diversissima situazione, quell’utilizzo delle scolaresche delle elementari, in sfilate per lo più organizzate e benedette dalle autorità politiche, poteva ricordare certe manifestazioni del ventennio. Certo, i giovani “Balilla” portavano un moschetto giocattolo a tracolla, quelli di oggi cartelli apparentemente innocui a “difesa del pianeta”, ma questo giustifica forse l’attuale strumentalizzazione dei buoni sentimenti di ragazzi e bambini?
 
Detto questo, avrò certamente scandalizzato qualcuno. Ben venga lo scandalo, se potrà servire a far ragionare sulla natura totalitaria della narrazione dominante sul clima.
 
Ad ogni modo, quel che avevo da dire l’ho detto e qui mi fermo. Solitamente il tempo (talvolta anche quello meteorologico) è galantuomo. Chissà che non lo sia anche stavolta.
7 – fine

 

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25 pensieri su “CLIMA 7: PERCHÉ LO FANNO? di Leonardo Mazzei”

  1. Anonimo dice:

    Premesso che sono una attivista di Greenpeace e sostenitrice della teoria del riscaldamento globale e mi trovo piu' vicino alle tesi espresse da Pasquinelli Mauro (ma trovo molto interessanti le argomentazioni di Mazzei) vorrei porle alcune domande:1) Come mai gli Usa, prima potenza mondiale non hanno mai ratificato gli accordi di Kyoto ed ora sono fautori delle tesi negazioniste? Se l'AGW fosse la leva per un nuovo ciclo di accumulazione del capitale, gli Usa stessi dovrebbero essere i principali portabandiera della teoria AGW?2) Come mai Cuba si e' fatta alfiere della lotta al riscaldamento globale con le ben note posizioni del Gramna e di Fidel? Anche loro utili idioti del globalismo?3) La strage di pini nel bellunese dello scorso anno, mai vista negli ultimi secoli, non e' un evento estremo causato dai cambiamenti climatici?4) Il freddo di questi giorni, mai registrato da 100 anni, non e' anche esso un evento estremo determinato da vortici polari su cui influisce il riscaldamento globale?5) Cosa pensa invece della teoria del raffreddamento globale e della lettera inviata da Jhon Casey ad Obama, visto che lei non nega il riscaldamento globale ma lo attribuisce a cause naturali?Grazia

  2. Anonimo dice:

    Accusi i fautori dell'Agw (da destra a sinistra) come adepti di una nuova religione. Ma la tua contro-narrazione non e' anche essa fideistica e complottistica, fondata sull'argomento che siccome lo dicono i globalisti noi dobbiamo per forza essere contro? E non è forse vero che in Occidente siamo tutti vittime ma anche vettori e veicoli di un modello di consumo ecologicamente insostenibile? Tu fai l'errore opposto dei fautori dell'Ipcc: condanni il sistema assolvendo tutti, ma il sistema è fatto di pochi padroni e milioni di servi per ora anche volontari, non disposti a cambiare, piccoli inquinatori anche loro, divoratori entusisti di tutte le schifezze che gli propina il sistema (dal calcio alla tv ai viaggi in aereo inquinanti al diesel etc) A volte mi sembra che lei scambi il clima con il meteo. Il clima non è solo temperatura..ma dimensione dei venti delle piogge…dei ghiacci… clima si valuta su scala di secoli…il meteo su scala di giorni. Nel clima influiscono fattori che dipendono dall'inquinamento e non solo dalla CO2.

  3. dianade dice:

    Riporto alcune idee estrapolate qua e lá da interviste e libri di Cristina Martin Jimenez, una studiosa spagnola, censurata e ostracizzata per anni, specializzata nel gruppo Bildenberg, considerata una esperta mondiale su questo tema (In Italia é uscito: I piani segreti del gruppo Bilderberg, Sperlin & Kupfer, 2014. Edito in Spagna nel 2004)Sintetizzando molto: La Elite Globale (ossia l’1% del 1%, rappresentata dal gruppo Bilderberg, tra gli altri) ha come obiettivo ultimo il governo mondiale. Un unico stato mondiale, una moneta mondiale, etc.. Per questo devono essere superati gli stati, abrogate le costituzioni, abbattuta la democrazia, etc. L’unione Europea non sarebbe altro che un laboratorio del futuro governo mondiale. A questo scopo bisogna fomentare le lotte interne in vari modi. Divide et impera é la linea tattica sottesa a tutte le mosse politiche. Per esempio, il finanziamento degli indipendentisti Catalani in Spagna, delle varie rivoluzioni colorate, le migrazioni incontrollate, la caduta dei regimi non allineati, etc., da un lato. Dall’altro occorre influenzare l’opinione pubblica mondiale attraverso il controllo dei i media, case cinematografiche, case editrici, etc., con la creazione dii Think Tank in tutto il mondo per vigilare gestire, condizionare, università, scuole, partiti e istituzioni varie, ossia di tutti i centri di elaborazione teorica. Il neoliberalismo é diventato cosí la ideologia mondiale prevalente.Si sa che le persone che hanno perso le loro radici, i pilastri sui quali sono cresciute, sono le più adatte ad essere manipolate. L’obiettivo della Elite Globale sarà allora quello di distruggere queste basi, il nucleo familiare, i principi religiosi, le identità sessuali, etc. Precarietà e flessibilità lavorativa servono anche a questo scopo. Pero, e qui veniamo al punto, bisogna trovare qualcosa che sostituisca tutto questo. La nuova Ecologia sarà la grande religione del millennio, e si useranno tutti i meccanismi delle sette e delle religioni per fomentarla. Primo instillare la Paura e i Sensi Colpa, é cosí del resto che le religioni istituzionali hanno da sempre dominato il mondo. Inoltre la gente, i giovani soprattutto, desiderano appartenere a un gruppo, lottare per la verità, e sono disposti a fare grandi sacrifici per un grande ideale. E la lotta per la sopravvivenza della Terra non lo é forse? Quindi la visione catastrofista del cambiamento climatico serve a questo scopo. É stata una invenzione del gruppo Bildenberg. Cristina fornisce dati, documenti, prove. Ma non c'é bisogno di prove. Questo disegno é chiarissimo se non si hanno i paraocchi. E Mazzei é uno dei pochi che non li ha.

  4. Leonardo Mazzei dice:

    Rispondo volentieri alle cinque domande di Grazia.1) Ho trattato la questione degli USA nell'articolo. Essendo gli Stati Uniti il centro del sistema è lì che si addensano le sue maggiori contraddizioni interne. Di sicuro, però, l'IPCC è stato voluto così com'è in primo luogo proprio dagli americani. E americano è lo scienziato – James Hansen – che negli anni ottanta ha dato la spinta maggiore all'allarme sul riscaldamento globale, portando alla nascita dell'IPCC. 2) Cubani "utili idioti"? Non ho mai pensato una cosa del genere. Il che non cambia di una virgola il fatto che a mio avviso confondere la lotta per l'ambiente con il clima sia un grave errore. Penso che col tempo se ne accorgeranno in tanti.3) La strage degli abeti nel bellunese è stato un fatto che ha colpito l'immaginazione. Che non sia mai avvenuta una cosa del genere negli ultimi secoli ne dubito assai. Sapesse quanti disastri vecchi appena di un secolo sono finiti nel dimenticatoio senza quasi lasciar traccia! Si legga, se ne vuole una riprova, la vicenda dell'alluvione della Versilia del 1996 di cui parlo nel quarto articolo. Ad ogni modo, sempre in quell'articolo ho mostrato in maniera inequivocabile che non c'è nessun aumento dei cosiddetti "eventi estremi". E ho ricordato come l'alluvione che colpì quelle stesse zone del Veneto nel 1966 fu molto, ma molto più grave di quanto avvenuto lo scorso autunno. Perché vogliamo sempre vedere l'eccezionalità in ogni cosa, forse perché la nostra vita è così breve e la memoria così corta?4) Senza offesa, che anzi la ringrazio per aver toccato il punto, la quarta domanda su questo maggio freddo è la dimostrazione più lampante dei danni fatti all'umano raziocinio dalla teoria dell'AGW. In primo luogo non è vero che non abbia mai fatto così freddo nell'ultimo secolo (basta informarsi sul 1957 per averne conferma). Ma il problema è un altro: abbiamo avuto il freddo (come tante volte in primavera) e gridiamo ai "cambiamenti climatici". Cosa si sarebbe detto se avessimo avuto invece un maggio caldo (e mai più ripetutosi) come quello del 1986? Glielo dico io, la colpa sarebbe sempre toccata ai "cambiamenti climatici", che in quel caso avrebbero assunto di nuovo il nome di "riscaldamento globale". Possiamo considerare scientifica una teoria che promuove un simile modo di ragionare? Che vorrebbe trovare conferme nel caldo come nel freddo, nella pioggia come nella siccità? Possiamo andare avanti così, a raccontarci che non ci son più le mezze stagioni?5) Conosco la lettera di John Casey ad Obama. Di certo Casey non è l'ultimo arrivato. La sua tesi è diametralmente opposta a quella dell'IPCC. Egli, in base ai suoi studi sui cicli solari ed alla sostanziale stabilizzazione della temperatura nella troposfera negli ultimi anni (ne ho parlato nel terzo articolo) pensa che si vada ormai verso un raffreddamento del pianeta, tale da poterlo condurre ad una riedizione della cosiddetta "Piccola era glaciale", da non scambiarsi naturalmente(come fa sempre allegramente la stampa) con una nuova era glaciale vera e propria, che – se e quando verrà – avrà ovviamente tempi molto più lunghi. Pur condividendo in pieno la sua idea della netta prevalenza dei fattori naturali su quelli antropici, non ho utilizzato la sua lettera nei miei articoli perché passare in quarant'anni da un allarme freddo (vedi il mio sesto articolo), ad un allarme caldo, ad un nuovo allarme freddo (anche se presentato in maniera ben più razionale del primo) non mi sembra una cosa troppo seria. Ad ogni modo anche la posizione di Casey conferma alla grande che il dibattito sul clima è e deve essere aperto. Alla faccia di chi vorrebbe imporci come verità assoluta la teoria dell'AGW.Grazie di nuovo per le domande, tutte decisamente pertinenti.

    1. paolo rossi dice:

      Buon giorno, Signor Mazzei. Sono ricercatore in Matematica. Mi interesserebbe mostrare come il modello matematico (approsimazione del sistema di equazioni di Navier-Stokes) sul quale sono basate le simulazioni numeriche e quindi le proiezioni sul futuro del clima da parte dei climatologi sia poco robusto. Diciamo che sarebbe un problema simile al: il sistema solare è stabile? con la difficoltà maggiore che non si sa se il sistema d’equazioni di Navier-Stokes, sul quale i climatologi basano le loro simulazioni numeriche, sia “ben posto” (è uno dei 7 problemi aperti del millenium per il quale c’è un premio di 1 milione di dollari).
      Quello che fanno è di considerare un’ approssimazione del sistema di equazioni di Navier-Stokes all’ordine 1 (credo, perchè non ho mai visto un paper teorico, quello che fanno è dare unicamente i risultati delle simulazioni numeriche) e da tale approssimazione derivare “magicamente” le proiezioni ben conosciute. Le simulazioni numeriche sono basate sul metodo Montecarlo, che è un metodo statistico usato quando si ha a che fare con una media satistica di grande dimensione.
      Si chiedono se il modello matematico è ben posto? Non credo che gli interssi molto. Costuiscono la casa a partir dal tetto.
      Come trattano la scala temporale, e come passano dal locale-spaziale al globale (il passsaggio da una proprietà locale ad una globale e viceversa è la cosa più difficile che ci sia in Matematica, che sia geometria, toplogia o algebra)?
      Ricordare le parole del fisico Freeman Dyson di stare attenti sui modelli matematici usati per lo studio del clima.
      I climatologi non sono né fisici né matematici. In generale sanno poco sia di fisica che di matematica, però oggi come oggi sono delle specie di Deus ex machina. Hanno in mano dei progetti di ricerca di milioni di euro. Un poco como i biologi molecolari-genetisti degli anni ’90.
      Uno si potrebbe chiedere. Supponiamo che un gionro si dimostri che l’effetto serra dovuto alla produzione del CO2 non sia tanto rilevante sul “cambio” del clima (clima in latino significa inclinazione), i climatologi, i politici e tutti i porogetti di milioni di euro che ci sono attorno al tema clima verrebero spostati verso “nuove” politiche per la difesa del medio ambiente? I climatologi e i politici si interesserebbero ancora del nostro disgraziato pianeta?

  5. Anonimo dice:

    Caro Leonardonon faro' una controreplica e mi limito a scrivere queste brevi note.La mia critica nei tuoi confronti e' stata di merito, di metodo e di logica espositiva. 1) Di merito perche' perori la compatibilita' tra Clima e inquinamento sistemico, come se il clima fosse un ente fuori dalla natura e dalle relazioni capitale-natura. Ti smentiscono gli eventi estremi che tu neghi e fai passare come eventi normali e naturali. La Signora Grazia, nel commento di cui sopra, ti ricorda la strage dei pini nel Bellunese dovuta alla potenza di venti di cui non si ha memoria in Italia, e il freddo di questi giorni, di cui sono curioso di capire cosa pensi. Ed ora che ci siamo spiegaci anche l'evento estremo della scomparsa dell'Anticiclone delle Azzorre che attutiva lo scontro tra venti caldi provenienti da sud e venti freddi provenienti da nord, scatenando alluvioni, cambiamenti meteo improvvisi etc. Significativo il tuo eloquente silenzio su Marx ed ecologia, Marx e catastrofe, Antropocene od Olocene, Debito ecologico ed impronta ecologica, antropocentrismo o biocentrismo, Cuba ed accordi di Kyoto. Degno di nota il fatto che tu scriva con tono spazientito che "non mi sono mai occupato di Riscaldamento globale nei due miei articoli" e che tu abbia ridotto la mia critica di 20 pag a: "Mazzei e' agente del capitalismo", per poi seppellire il tutto con una risata. 2) Di metodo perche' hai fatto una analisi astratta ed unilaterale separando artificiosamente il clima dal resto (in questo hai fatto un bel regalo al sistema) dimenticando le parole di Engels: “Nella natura non esistono avvenimenti isolati. Ogni fatto agisce sull’altro e viceversa. Il più delle volte è proprio la dimenticanza di questo movimento in tutte le direzioni, di questa azione mutua, che impedisce ai nostri scienziati di vedere chiaro nei più semplici fenomeni”. Di metodo anche perche' avresti dovuto partire con una critica dell' impatto ambientale del capitalismo invece che con delle tesi che lo scagionano da ogni riflesso negativo sul clima. 3) Di logica espositiva che in alcune parti e' venuta a mancare creando cortocircuiti analitici (catastrofe – non catastrofe, catastrofe si – catastrofismo no, bene e male in natura= bene e male nell'uomo, disastri naturali superiori a quelli umani, elogio del primato dell'uomo sulla natura vs catastrofe post prima rivoluzione industriale prodotta dall'uomo, CO2 a volte responsabile dell'AGW- in altre parti no).Il cortocircuito analitico e' ben evidente anche in Clima 7, pubblicato oggi. Complimentandoti con Alessandro Visalli, Leonardo da una parte si oppone alla teoria AGW come teoria farlocca, o come artifizio da shock terapy, ideata dalle elite' per la transizione energetica, la quale implica la ridefinizione dei rapporti di forza tra centro e periferia e tra centri imperialistici, dall'altra si dimostra favorevole a questa transizione, sorvolando sul fatto che la transizione implica guerre, espropri violenti, saccheggi militari etc. Leonardo e Visalli sostengono persino che con questa transizione energetica, a base di Keynesismo privatizzato, risolveranno anche il problema del sottoconsumo e della sovraccumulazione. Insomma altro che catastrofe, si apre una prospettiva di lungo periodo favorevole al capitalismo e ai suoi processi di ristrutturazione, che godranno pure del consenso entusiastico delle masse occidentali. Una benedizione per i rivoluzionari che staranno alla finestra per un altro secolo!Allora la montagna di grafici e congetture di Mazzei sull''AGW si puo' ridurre a questa formula: il capitale scoppia di salute, il clima pure, ci hanno detto una bugia sul clima a fin di bene.Ma cosi non e' stato e non sara' mai! Sempre con stima.Mauro Pasquinelli

  6. Aldo Zanchetta dice:

    CLIMA – QUATTRO NOTE SUL DIBATTITO IN CORSOA – Nel suo settimo articolo sul clima Mazzei ipotizza che possa essere in atto un processo politico che abbia come fine l’instaurazione di un Governo Planetario. Ivan Illich, il cui pensiero in questi mesi sembra tornare di attualità dopo essere finito nel dimenticatoio dei più, nel 1971 (cioè quasi 50 anni or sono) nel libro La Convivialità, scriveva:«Se, in un futuro molto prossimo, il genere umano non riuscirà a limitare l'impatto dei suoi strumenti sull'ambiente e ad attuare un efficace controllo delle nascite, i nostri discendenti conosceranno la spaventosa apocalisse predetta da molti ecologi. Dinanzi al disastro incombente, la società può adagiarsi a sopravvivere entro i limiti fissati e imposti da una dittatura burocratica, ma può anche reagire politicamente ricorrendo alle procedure giuridiche e politiche. La falsificazione ideologica del passato ci vela l'esistenza e la possibilità di questa scelta. La gestione burocratica della sopravvivenza umana è una scelta inaccettabile da un punto di vista sia morale sia politico, e per di più non servirebbe. Può darsi che gli uomini, terrorizzati dall'evidenza crescente del sovrappopolamento, dall'assottigliarsi delle risorse e dall'organizzazione insensata della vita quotidiana, rimettano spontaneamente i loro destini nelle mani di un Grande Fratello e dei suoi anonimi agenti. Può darsi che i tecnocrati siano incaricati di condurre il gregge sull'orlo dell'abisso, cioè di fissare dei limiti pluridimensionali allo sviluppo, immediatamente al di qua della soglia dell'autodistruzione. Una tale fantasia suicida manterrebbe il sistema industriale al più alto grado di produttività sostenibile. […] L’avvento del fascismo tecno-burocratico non è scritto negli astri. Esiste un'altra possibilità: un processo politico che permetta alla popolazione di stabilire il massimo che ciascuno può esigere, in un mondo dalle risorse manifestamente limitate; un processo che porti a concordare entro quali limiti va tenuta la crescita degli strumenti; un processo che incoraggi la ricerca radicale intesa a far sì che un numero crescente di persone possa fare sempre di più con sempre meno. Un programma del genere può ancora apparire utopistico al punto in cui siamo: se si lascia aggravare la crisi, lo si troverà ben presto di un realismo estremo». (Il libro La Convivialità è stato ripubblicato in anni recenti). (continua)

  7. Aldo Zanchetta dice:

    Vine da sopraB – Gli articoli di Mazzei, come lui stesso ha ben precisato, hanno per oggetto il clima e non il più ampio tema dell’ambiente. É forse utile ricordare cosa si intende scientificamente per CLIMA:Clima Il complesso delle condizioni meteorologiche (elementi del c.: temperatura atmosferica, venti, precipitazioni), che caratterizzano una località o una regione nel corso dell’anno, mediato su un lungo periodo di tempo. Si distingue dal tempo (in senso meteorologico), che è una combinazione solo momentanea degli elementi medesimi. Più rigorosamente, si definisce il c. come la descrizione statistica in termini dei valori medi e della variabilità delle quantità rilevanti (i citati elementi del c.) in un periodo di tempo che va dai mesi alle migliaia o ai milioni di anni. Secondo la definizione dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, il periodo di media classico è di 30 anni. (Treccani Enciclopedia on line).Mauro Pasquinelli (al quale ho inviato le mie scuse che rinnovo qui per aver qualificato di “anonimo” un suo intervento che invece portava il suo nome in testa al titolo, cosa a me sfuggita, ricavandone una forte tirata d’orecchi) contesta invece con animosità Mazzei per non aver parlato del problema ambientale. Ma Mazzei ha ben precisato di cosa intendeva parlare, tanto che la parola CLIMA campeggia nel titolo di tutti e sette i suoi interventi. E in essi ha ricordato la gravità del problema ambientale, che però non rientrava specificatamente nel tema da lui trattato. Allargamento benvenuto quello di Mauro Pasquinelli, che però per essere fruttuoso deve separare i due momenti distinti del dibattito, quello strettamente scientifico da quello politico e filosofico, ambedue importanti. Mescolarli non giova alla chiarezza. A proposito di un Marx ecologo pienamente consapevole, diverse sono le valutazioni anche di suoi eminenti studiosi e/o seguaci. In un’opera vasta come la sua certo si possono trovare singoli elementi favorevoli o contrari ad ambedue le tesi. Proprio in un articolo di pochissimi giorni or sono Carlo Formenti, studioso con un lungo background marxista, ha scritto: «Marx demistifica il mito orizzontalista della mano invisibile, dimostrando come le dinamiche spontanee del libero mercato generano inevitabilmente lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ma, al tempo stesso, non mette in discussione il ruolo modernizzatore/civilizzatore del modo di produzione capitalista, che dissolve i vincoli feudali e sviluppa le forze produttive, creando i presupposti della transizione al comunismo». (C.Formenti , Come domare gli ‘spiriti animali’ del capitalismo). Come si deve c’è diversità di opinioni fra gli stessi estimatori di Marx. C – Ben poste le domande dell’attivista di Greenpeace. In questo modo si fa avanzare il dibattito in maniera utile per tutti. Attendo le risposte (qualcuna la avrei anch’io ma per il momento non interferisco).D – Resta ancora fuori dal panorama proposto da Mazzei il posto e l’importanza che, a mio giudizio, il tema del clima occupa nell’attuale competizione militare fra grandi potenze. Le indagini che la scienziata Rosalie Bertell ha fatto sugli esperimenti per controllare e utilizzare l’arma climatica mostrano aspetti impressionanti e preoccupanti di manipolazione del clima, e del resto la sua non è una voce isolata (Rosalie Bertell Pianeta terra. L’ultima arma di guerra, Asterios 2018). Aldo Zanchetta 

  8. Anonimo dice:

    Se si lasciano da parte le sensazioni personali e ci si attiene ( scientificamente) solo ai fatti, se ne consegue che il global warming e’ al pari dell’Euro un dogma creato a tavolino, come conferma questa lucida e scientifica analisi del premio Nobel Carlo Rubbia ( il quale tra l’altro stigmatizza pure le politiche economiche dell’Unione Europea).https://m.youtube.com/watch?v=4_T1QNRtToc

  9. Anonimo dice:

    Se si lasciano da parte le sensazioni personali e ci si attiene ( scientificamente) solo ai fatti, se ne consegue che il global warming e’ al pari dell’Euro un dogma creato a tavolino, come conferma questa lucida, e scientifica, analisi del premio Nobel Carlo Rubbia ( il quale tra l’altro stigmatizza pure le politiche economiche dell’Unione Europea).In merito poi ai commenti che inseriscono l’allarme sul global warming dentro al piano di controllo planetario delle eltes attraverso governo/moneta/religione unica,bene meno male vedo che finalmente si ha ben chiaro cosa stia realmente accadendo,non dimentichiamoci che la religione unica del NWO e’ la new age la quale e’ un minestrone di spiritualità ed ecologismo a buon mercato,religione che intende superare le religioni tradizionali unificandole e fondendole in una unica religione ,la new age è stata creata da alice Bailey la quale a sua volta attinse a piene mani dalla teosofa ( satanista) Madam Bavlatskij,non dimentichiamoci che la bailey fu la fondatrice dell’associazione lucifer trust,associazione che in seguito visto il nome troppo esplicito cambiò denominazione in lucis trust, ed ora il lucis trust fa parte del consiglio economico delle nazioni unite,e gestisce la camera di meditazione dentro il palazzo di vetro,ovvero fa parte ed e’ dentro l’ONU il primo bozzolo di governo mondiale.Meditate gente,meditate.https://m.youtube.com/watch?v=4_T1QNRtToc

  10. Anonimo dice:

    Non capisco come mai nel penultimo di Mazzei sul clima si attribuisce alla natura il potenziale di devastazione ecosistemica e poi in questo ultimo articolo si ripieghi sulla scarsa manutenzione del territorio, come se l'uomo non fosse l'agente primario alterante ma solo una vittima che deve difendersi dalle forze demoniache della natura.Noto anche che le risposte di Mazzei alla attivista di Greenpeace sono evasive e non centrate soprattutto nei primi due punti Usa e Cuba e AGW. L'attivista non le ha chiesto della lotta di Cuba per l'ambiente ma della lotta di Cuba contro l'AGW. Inoltre se l'IPCC e' stato voluto dagli americani, e lei sottolinea sempre la manovra politica dietro il dato scientifico, come mai sia repubblicani che democratici non lo assumono e come mai non hanno mai ratificato gli accordi di Kyoto? Inoltre se la strage di abeti nel bellunese non le sembra un evento estremo non so quale idea lei si e' fatta di evento estremo dal film apocalipse now!!!Insomma anche io come Pasquinelli vedo troppo cerchiobottismo nelle analisi di Mazzei per occultare evidenti colpe del sistema sociale.Federico

  11. Anonimo dice:

    Se al complottismo sull'AGW aggiungiamo il complottismo della Jimenez suBildelberg la frittata e' fatta!!! Ma non fai prima a dire che e' il capitalismo bellezza e le sue leggi di sviluppo che portano al governo mondiale e alla devastazione della natura?Giovanni

  12. Anonimo dice:

    Mazzei non è un climatologo, del resto non lo sono neppure io e tutti gli altri che intervengono nei commenti. Premessa necessaria per inquadrare il livello della discussione: un cenacolo in cui si discute animatamente o serenamente di un broblema in cui nessuno è specialista. Ora è bene identificare il problema: è in corso un cambiamento climatico le cui conseguenze se non affrontato tempestivamente saranno catastrofiche? Mazzei si sbilancia solo sull'aspetto catastrofe negandone la possibilità e adducendo l'allarme a un disegno di gruppi di potere economico per indirizzare le scelte energetiche globali in una precisa direzione e con altre componenti di potere autoritario. Per fa questo Mazzei saccheggia i siti negazionisti producendo una massa consuderevole e spropositata di dati, tabelle, grafici e estratti di posizioni all'uopo destinati. Alle osservazioni nel merito, naturalmente non di valenza scientifica non essendo intervenuti specialisti nella discussione, ribatte utilizzando gli stessi contenuti estratti dso siti negazionisti. Una parte della duscussione vaga poi su contenuti filosofici, politici e opinioni varie che poco hanno a che fare sul problema in discussione. A questo punto la discussione si arena mantenendo ognuno pe proprie preesistenti convinzioni. Il mio contributo richiede a Mazzei un ulteriore sforzo e sacrificio dialettico. Avevo introdotto il termine Antropocene, proposto anche da Mauro, e il significato che lo sostiene: una nuova era geologica che segue l'Olocene per indicare il periodo in cui la specie umana ha raggiunto la capacità di plasmare e incidere sulle componenti della vita biologica e naturale (clima….)' del pianeta. Altri non negando la fine dell'Olocene e confermando gli stessi effetti definiscono que sta nuova era come Capitalocene. La sostanza non cambia. Estrarre il carbonio contenuto nei combustibili fossili dalle viscere della terra e gettarlo in atmosfera è una di quelle conseguenze che causano il cambiamento climatico in corso e che lo stesso Mazzei non nega, limitandolo a conseguenze trascurabili. Gli scienziati al 90% invece lo considerano catastrofico . Piero Manconi

  13. Anonimo dice:

    Il passaggio dall'olocene all'era successiva inizia da quando un ominide utilizando una pietra affilata da una forma artificiale ad pezzo di legno e si impadronisce della tecnica del fuoco arrivando con un percorso con pause e subitanee accelerazioni al rinascimento italiano con i primi vagiti di capitalismo poi con una progressivaa accelerazione al 1700 e poi al 1946 fino ai giorni nostri gli ultimi 70 anni hanno visto l'espanzione nell'uso dei combustibili fossili con tutto quello che ne consegue. Antropocene o Capitalocene le cose non cambiano.piero manconi

  14. Anonimo dice:

    Caro Leonardostiamo ai fuochi d'artificio finali. Tanti commenti per lo piu' dissonanti con le tue tesi negazioniste. Il mio non vuole essere un accanimento terapeutico nei tuoi confronti e se insisto su questo tema e' perche' sento molta vicinanza alle tematiche ambientali e anche a te come persona, che stimo sia per l'onesta' intellettuale che ti contraddistingue sia per il percorso pluri-decennale di indefesso attivista rivoluzionario. Ma per dirla con Aristotele Amicus Plato, sed magis amica veritas, Platone mi è amico, ma più amica mi è la verità.Ieri mi sono alterato a torto con una tal Dianade a cui chiedo scusa per i toni e a cui ho consigliato di fare una passeggiata e respirare. Ebbene questa passeggiata me la sono concessa io tra gli splendidi ulivi di Trevi a caccia di asparagi. La bella giornata mi ha stimolato altre riflessioni. Intanto ringrazio il Signor Manconi per le sue. Io ti ho sottoposto delle riserve di merito di metodo e di logica di alcuni tuoi passaggi che violano il primo principio di non contraddizione. Ora invece voglio sottoporti una riserva epistemologica, riguardante lo statuto scientifico delle tue tesi.Non solo qui nessuno e' climatologo ma la stessa climatologia non e' una scienza esatta e ragiona per ipotesi, per paradigmi, che possono essere smentiti nel tempo da ipotesi e paradigmi migliori, secondo la ben nota tesi di Thomas Khun. Questo vale anche per la teoria economica di Marx che non ho mai considerato un dogma religioso e che come tale e' perfettibile e financo superabile.Popper, formulando il principio falsificazionista, sosteneva che basta un cigno a nero a smentire la teoria che tutti cigni sono bianchi. Il tuo insistere sull'ipotesi che gli eventi estremi non sono affatto estremi ma normali puo farti sbattere la testa proprio contro il principio di Popper. E proprio l'iconsistente faciloneria con cui hai liquidato la domanda dell'attivista di GreenPeace sulla strage di pini nel bellunese, fatta passare per evento non straordinario (aspetto ancora la risposta sull'evento estremo dell'anti-clone delle Azzorre non piu' visibile nel Sud Europa) mi induce a pensare che la tua teoria non si basa su pilastri solidi ma solo sul desiderio di contrapposizione politica ad una frazione delle elite' mondialista ed antisovranista, che presumi abbia sposato la teoria Agw per instaurare un governo mondiale della superfinanza (ipotesi da me largamente smentita). Insomma la tua interpolazione politica su questioni scientifiche fiacca e di molto le tue ipotesi! Ma le fiacca ancor piu' il tuo assumere ogni cigno nero come fosse bianco!Per chiudere voglio ricorrere ad una analogia. Se c'e' un incidente stradale e uno che non indossava la cintura di sicurezza muore, si apre la discussione se poteva sopravvivere nel caso in cui l'avesse messa. Immaginiamo che la cintura e' la CO2 e l'inquinamento che altera il clima. I sette articoli tuoi sul Clima ci dicono: non mettete la cintura di sicurezza perche' non c'e' nessuna relazione tra clima e inquinamento. Insomma caro Leonardo nel dubbio scientifico (si proprio dubbio perche' tu non hai la certezza di nulla e sostieni tesi che hanno fatto proprie solo il 10% dei climatologi a livello mondiale) che i gas serra siano climalteranti io preferisco indossare la cintura (ridurre l'emissione di gas serra) piuttosto che sminuire, sul piano teorico, la loro incidenza negativa… E se avessi torto? Meglio allora un atteggiamento cautelativo piuttosto che uno nichilista, che incoraggia gli stessi paesi occidentali a disertare gli accordi sulle emissioni. Elementare Watson!! O no!Mauro Pasquinelli

  15. yakoviev dice:

    Nel merito di questo dibattito mi riconosco nelle posizioni di Mazzei. A latere (molto a latere) sottolineo come il catastrofismo faccia parte dell'immaginario culturale USA non a caso. E' tipica la paura un qualsiasi evento catastrofico che possa sconvolgere, o anche solo turbare, il modo di vita americano, esplicitata anche in film o nella letteratura di massa. Pensiamo ad es. alla fobia dei virus e delle epidemie, che ha generato decine di film e di fiction, ma che, almeno per ora, in Europa non ha attecchito.

  16. Anonimo dice:

    Caro ZanchettaLa questione da te sollevata su Marx è condivisibile e l'ho gia' affrontata nei miei articoli su "oltre Marx", pubblicati in questo blog. Purtroppo non vedi che Mazzei riduce Marx ad un crescitista, ad un anti-Latouche in pectore. La mia tesi invece e' che Marx, nonostante fosse prigioniero dello spirito del tempo progressivista, era altresi convinto che senza rivoluzione socialista il capitalismo avrebbe precipitato l'umanita' verso la catastrofe. Cio' che Mazzei nega risolutamente. Quindi sia tu che Mazzei vedete solo una parte della concezione filosofica marxiana, l'aspetto lineare e non quello dialettico.Quanto alla questione epistemologica riguardante la separazione dell'evento clima dal problema piu' complessivo dell'ambiente ho gia' risposto in modo eloquente citando Engels sulla mutua relazione tra gli eventi naturali. L'interpolazione da me operata tra ipotesi scientifiche e filosofia, che tu contesti, e' invece piu' che legittima proprio perche' la filosofia si interroga, almeno da Kant in poi, sullo stesso statuto di veridicita' delle ipotesi scientifiche. Si chiama appunto epistemologia. Con stimaMauro Pasquinelli

  17. Leonardo Mazzei dice:

    Cari amici critici,il mio lavoro sul clima viene da voi variamente interpretato. C'è chi si sofferma su un punto, chi è fissato su un altro, chi si inalbera perché non ho parlato di questo o quell'argomento. C'è chi mi critica perché troppo assertivo, chi invece mi rimprovera un'eccessiva dubbiosità. C'è chi finge di non aver capito neppure il senso di quanto ho scritto, c'è invece chi non ha capito proprio nulla senza neppure bisogno di fingere. Tutto ciò attesta più che altro un certo grado di confusione nel campo dei critici. Non penso invece che quanto ho esposto sia confuso. Discutibile certo, criticabile pure. Ma la confusione penso invece che regni altrove. Ma di questo non vi faccio una colpa. In un modo o nell'altro le critiche riflettono il pensiero mainstream, ed è naturale che chiunque provi a mettere in discussione il sacro dogma debba essere immediatamente attaccato. Con quale "argomento" è del tutto secondario. Qualcuno ha scritto che io sarei rimasto in compagnia di un solo 10% di climatologi. Dal mio punto di vista un'ottima notizia. Con i soldi che girano e con il can can mediatico che fa di contorno, un 10% è un'ottima percentuale.Adesso vorrei rispondere sinteticamente ad alcune delle domande poste. Dico alcune, perché ad altre ho già abbondantemente risposto nei miei articoli, ed altre ancora non sono liquidabili con un semplice commento. Dunque mi "limito" a sei cose.1) Freddo di maggio – Mauro mi chiede cosa penso del freddo di questo mese di maggio. Salvo che nella risposta a Chiara, io non ne ho parlato finora perché – ricordato che le medie climatiche hanno senso solo su periodi trentennali – se proprio ci si vuol riferire al "global warming" (ed alla metodologia dei suoi sostenitori) i dati devono essere come minimo annuali e rilevati su scala planetaria. Ma se proprio se ne vuol parlare, la risposta allora è semplice: si tratta di una delle tante smentite alla teoria del "riscaldamento globale". Vedremo poi a fine anno quanto inciderà maggio e quanto peserà l'Italia sul dato globale. Cari "affermazionisti", se non riconoscete neppure questa ovvietà allora ogni discussione razionale è davvero impossibile.2) Anticiclone delle Azzorre – Mauro, gli anticloni non hanno le fondamenta piantate negli oceani. La loro conformazione è ovviamente variabile, ma l'anticiclone delle Azzorre non è per niente scomparso. Anzi, nei primi mesi di quest'anno l'abbiamo visto più del solito sul Mediterraneo. Dunque nessuna "scomparsa".3) Olocene od Antropocene – Cari amici, forse sarò all'antica, ma se uno si chiama Giulio, vi stupirà ma io lo chiamo Giulio. Il fatto che qualcuno abbia proposto di attribuire un altro nome al signor Giulio non significa che l'anagrafe abbia ancora accettato quel cambio. Comunque sul concetto posso essere d'accordo. Ovvio che lo sviluppo della civiltà umana abbia coinciso con la crescente incidenza delle attività antropiche sulla natura terrestre. Dunque questo cambio di nome può avere un senso. Dopodiché, cambia qualcosa? Francamente mi pare questo l'ultimo dei problemi.(prima parte – continua)

  18. Leonardo Mazzei dice:

    (seconda parte)4) Ancora a Mauro sul capitalismo – Caro Mauro, anche la mia stima nei tuoi confronti resta immutata, ma secondo te se qualcuno (nel caso il sottoscritto e Visalli) analizza le dinamiche e le possibili tendenze del capitalismo, lo fa per farne l'apologia? Se fosse stato adottato questo singolare criterio a Marx, di certo non gli sarebbe rimasto un pelo della barba!5) Abeti del bellunese – Federico mi accusa di sottovalutare la caduta degli abeti nel bellunese, che è poi l'evento che ha dato voce al noto climatologo Sergio Mattarella per unirsi al coro della catastrofe. Attenzione, Federico. Intanto io non nego che esistano gli "eventi estremi" (semmai bisognerebbe decidere come catalogarli, ma questo è un altro discorso), il fatto è che ci sono sempre stati. E che oggi non solo non sono in aumento, ma semmai in diminuzione (strano, vero, che nessuno abbia provato a confrontarsi con quanto ho scritto nel quarto articolo!). In secondo luogo, siccome parli di apocalipse now, permettimi di ricordare la storia. Oggi definiamo "estremo" un evento a settimana, come se nel passato niente fosse successo. Ti faccio solo un esempio: cosa avrebbero dovuto dire invece i palermitani quel 27 settembre 1557 quando un'alluvione spaventosa uccise 7mila (settemila) di loro? Colpa della CO2?6) Siti negazionisti – Secondo Piero Manconi io saccheggerei "i siti negazionisti producendo una massa considerevole e spropositata di dati, tabelle, grafici e estratti di posizioni all'uopo destinati". Si tratta di un falso bello e buono. Ricontrollate i miei articoli: ho utilizzato dati e grafici ufficiali dell'IPCC, della NASA, del CNR, dell'ISTAT, di altre agenzie dell'ONU, eccetera eccetera. Nel caso del quarto articolo (eventi estremi) ho utilizzato esclusivamente fonti istituzionali e di stampa, nonché ricerche universitarie sulle vicende trattate. Le stesse posizioni degli scienziati critici con l'AGW ( di cui ho parlato nel secondo articolo) sono tutte riprese dalle principali fonti di stampa. Dopodiché mi sono permesso di consultare anche altre fonti, che i miei critici (al pari delle èlite, ma su questa sintonia nessuno vuol rifletterci) chiamano "negazionisti". E' forse questo un peccato? Bene, fatemelo sapere, che se è così sarà solo una conferma in più a quel che penso sulla natura religiosa della teoria dominante.Chiudo ringraziando invece Aldo Zanchetta per il suo riferimento agli aspetti militari, dunque al clima come arma. Non conosco il libro di Rosalie Bertell, ma lo leggerò quanto prima.

  19. Anonimo dice:

    Caro Mazzei per quanto riguarda il tuo sprezzante giudizio sull'Antropocene ti faccio notare che non si tratta di un cambio di nome e quelo che è cambiato dall'Olocene è quello che tu continui a negare. L'impatto della specie umana sul pianeta terra è tale da mettere in crisi il preesistente equilibrio determinato da cause naturali ed in cui la vita biologica doveva solo adattarsi al susseguirsi dei cambiamenti e precari assestamenti. Il cambiamento climatico è solo un effetto, tra molti altri, anche se forse il più impattante, che le attività dell'uomo stanno producendo. Il capitalismo è la miscela esplosiva che sta facendo saltare ogni pur minima ipotesi di adattamento della specie umana a un diverso equilibrio con la natura. A questo proposito ti consiglio la lettura che un noto antropologo brasiliano ha scritto con la moglie: Esiste un mondo a venire? Saggio sulle paure della fine. Donawoski Viveiros de Castro. Piero Manconi continua

  20. Anonimo dice:

    Questa una breve presentazione "I cambiamenti climatici e le estinzioni biologiche sono solo alcuni dei parametri che oggi stanno andando fuori scala, mettendo in scacco l'umanità e determinando una proliferazione discorsiva senza precedenti intorno all'idea della "fine": dal pensiero all'espressione artistica, una fioritura disforica di mitologie dell'Apocalisse infrange ogni ottimismo umanista e prometeismo dello sviluppo. Ma, nonostante illustri il punto definitivamente critico della storia della Terra cui siamo arrivati, questo non è un libro apocalittico: a ispirarlo è piuttosto la spinta alla rifondazione di un futuro "altro" per tutta la catena delle esistenze che compongono il pianeta. Che cosa si può opporre a questa virata verso il declino, per non restare "senza mondo"? Evocando la cosmopolitica degli indios amazzonici, basata su un'inesauribile diplomazia dei rapporti con F"arena internazionale" dell'ambiente in cui vivono, gli autori rovesciano la questione in vista di una possibile resistenza: "Parlare della fine del mondo non significa parlare della necessità di immaginare un nuovo mondo al posto di quello presente, ma un nuovo popolo; il popolo che manca. Un popolo che crede nel mondo e che lo dovrà creare con ciò che gli lasciamo di esso". Mi devo correggere sul 10% degli scienziati negazionisti in effetti non arrivano al fatidico 1%. Sempre superiori, per adesso, ai terrapiattisti. Per quanto riguarda le fonti la smentita non smentisce perché le stesse istituzioni elencate vengono, in altro modo, utilizzate dagli scienziati che studiano il cambiamento climatico arrivando a conclusioni opposte da quelle raccolte e proposte negli articoli. Ringrazio comunque Mazzei per l'impegno profuso nel criticare la campagna di stampa sul cambiamento climatico di origine antropogenica. Anch'io ci trovo ipocrisia e strumentalizzazione. La distonia fra l'affermare e il fare è francamente insopportabile. Ma da questo mettere in discussione e addirittura negare la gravità del problema assieme all'urgenza dell'intervenire ce ne corre. La discussione che sta avvenendo su questo sito stimolata da Mazzei è fondamentale per la "sinistra a venire" e dovrà continuare per costruire i fondamenti di una proposta di trasformazione sociale e politica del sistema economico capitalista. Piero Manconi

  21. Massimo Reale (Catania) dice:

    Massimo RealeHo letto tutti gli articoli di Leonardo Mazzei e di Mauro Pasquinelli sulla questione. La premessa della mia visione è che Imperialismo e Sionismo sono un evento politico reale.La conclusione logica è che, essendo il Nemico dell'Uomo, hanno scatenato dal 1897 a oggi una guerra totale e totalitaria contro l'umanità, contro l'ecosistema, contro il progresso sociale equilibrato affinchè una elite globale e globalista ben più pericolosa di quella tedesca apparentemente sconfitta nel 1945, acquisisca il dominio totale della natura e degli strumenti di tecnologia bellica con fini di distruzione e non di equilibrato progresso sociale. Gli strumenti di questa strategia comprendono anche la Guerra del Clima, di cui non si è parlato negli articoli.Ecco i dati:1890 – Il Congresso degli Stati Uniti finanzia un esperimento per provocare la pioggia, ideato dal generale Dyrenfort, il quale consiste su una serie di cannonate a ciel sereno. Durante la guerra di secessione, il generale aveva notato che dopo ciascuna delle 198 battaglie aveva sempre piovuto e intuì che a provocare la pioggia fosse stato il rumore delle cannonate. L’esperimento, effettuato in Texas, fallisce.1892 – A Schenectday, nello Stato di New York, viene fondata la General Electric Company (GE), multinazionale attiva nel campo della tecnologia e dei servizi. Oggi è tra le prime compagnie al mondo per importanza.1922 – Nasce Raytheon, destinata a diventare leader mondiale dei sistemi missilistici, radar, satelliti, armi elettromagnetiche, comunicazioni. Attualmente detiene tecnologie e brevetti strettamente correlati ad H.A.A.R.P., oltre a proseguire ricerche climatiche in Antardide tramite “Raytheon Polar Services”.1932 – A Irving Langmuir viene conferito il premio Nobel per la chimica.Inizio anni ’40 – Irving Langmuir e il suo collaboratore Vincent J. Schaefer (futuro direttore dell’Atmospheric Sciences Research Center dell’Università di New York) sono i responsabili dei laboratori della GE. Nel corso della seconda Guerra mondiale, il governo degli Stati Uniti incarica la General Electric di svolgere indagini scientifiche per scopi bellici. Langumuir e Schaefer iniziano a studiare un metodo per favorire la pioggia. Durante un esperimento, Schaefer scopre che ad una temperatura inferiore a -40 °C le particelle di vapore acqueo sottoraffreddate si solidificano anche in assenza di nuclei di condensazione. Questo risultato è reso possibile mediante l’introduzione di ghiaccio secco (anidride carbonica solida, la quale ha una temperatura di circa -78°C) all’interno della cella frigorifera usata per i loro esperimenti. A questo punto vogliono verificare cosa potrebbe succedere immettendo del ghiaccio secco all’interno di una nube. Nei nostri giorni si segnala lo strumento di GUERRA IBRIDA russofobo denominato HAARP, su cui a lungo si sofferma anche il Generale (Ex Nato) Fabio Mini: https://www.youtube.com/watch?v=hq13lLvHOOI

  22. gengiss dice:

    Perché lo fanno? Aggiungo altri moventi possibili.L’ambientalismo in generale (che storicamente nasce negli ambienti ideologici conservatori) è uno degli argomenti prediletti dall’Oligarchia, perché problema interclassista, in cui siamo tutti “sulla stessa barca”. Se poi si tratta di un problema ambientale immaginario ancora meglio, perché non impone alcun costo alle imprese. Essendo un problema immaginario, non potrà mai essere risolto scomparendo dall’agenda. Il riscaldamento globale colpevolizza i popoli, colpevoli in sostanza di esistere. Giustifica il sottosviluppo dei Paesi poveri, che se si sviluppano inquinano. Prelude a future guerre per “esportare l’ambientalismo” (per dichiarare guerra alla Cina occorre un pretesto), e magari a genocidi (che fanno calare la co2). Giustifica la deindustrializzazione nei Paesi occidentali, e disincentiva nuovi investimenti industriali. Presenta in una luce favorevole la nuova povertà e la crisi (decrescita felice): 50 anni un operaio poteva comprarsi un’automobile, tra 50 anni potrà comprarsi solo una bicicletta, ma questo verrà vissuto come progresso. I Padroni sanno che il petrolio sta per finire, lo vogliono tenere per sé, senza che le masse lo sprechino con consumi superflui. Fornisce un contenuto all’idealismo dei giovani e all’attivismo dei movimenti, posto che lotte sociali e cambiamenti sostanziali sono preclusi (manifestare “per il clima” è tanto assurdo quanto inutile). Distrae l’opinione pubblica, e la rende propensa ad accettare poteri globali.

  23. dianade dice:

    Segnalo un intervento di Diego Fusaro a Radioattivitá di oggi: "La manipolazione organizzata della lotta per l'ambiente" che conferma l'analisi della lotta per il clima come la nuova religione-ideologia dei giovani. Vedi il successo dei VERDI alle Europee e le dichiarazioni dei giovani precari commentate da Fusaro.

  24. Chico dice:

    Analisi molto interessante, scritta in periodo pre-covid. Oggi le elite dominanti hanno un nuovo e ben più potente strumento per spaventare le masse così da poterle guidare a proprio piacimento facendo scomparire diritti e democrazia. La transizione ecologica deve necessariamente passare per la decrescita, ma una decrescita etica deve riguardare anzitutto chi più consuma, più spreca e più inquina, e questo alle classi dominanti non piace.

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