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LA GRECIA: IL PIÙ GRANDE SUCCESSO DELL’EURO di Armando Mattioli

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[ 12 maggio 2019 ]

Grecia, un paese in cui affondano le radici della civiltà europea; un popolo gentile, piegato da spietate politiche economiche austeritarie imposte dall’Unione Europea.

E tra i fenomeni di disgregazione sociale che hanno colpito quel popolo nostro fratello, ce n’è uno che rende bene l’idea del degrado in cui è stata gettata la Grecia: quello della prostituzione, aumentata grandemente dopo la crisi del 2009. 

Si riporta l’estratto di un articolo del New York Times, per poi fornire dei numeri che in termini asettici illustrano come il bene primario della salute sia stato penalizzato fortemente. 


«L’austerità greca colpisce anche commercio del sesso, “Loro non hanno soldi”: le prostitute greche colpite duramente dalla crisi finanziaria». [New York Times, 28 ottobre 2018, pagina A6 dell’edizione di New York]

«Un potenziale cliente entrò nella stanza stretta e scarsamente illuminata nel seminterrato di un edificio in rovina nel centro di Atene. Elena, 22 anni, si tolse la veste e si alzò in piedi. Evaggelia, la tenutaria del bordello di 59 anni, irascibile, entrò immediatamente in campo. “La mia ragazza è impeccabile”, disse Evaggelia in greco. “La consiglio senza prenotazione.” Recitò il “menu” e aggiunse che con una sola eccezione “la mia ragazza fa tutto a letto”. Senza togliersi gli occhiali da sole, il cliente di mezza età si strofinò il mento e guardò Elena, una prostituta russo-polacca, mentre si lisciava i capelli biondi e si rigirava sui tacchi neri. “O.K.” disse infine. Il prezzo? Venti euro, circa $ 23. Ero seduto a un metro di distanza su un piccolo divano dotato di una fodera di plastica all’interno di un bordello, testimone di questa transazione secolare. Eravamo in via Filis  — un labirinto di vicoli e case sporche di due piani — che è stato sede di bordelli ateniesi per gran parte del secolo scorso. Il commercio è più disperato ora a causa del decennio passato in Grecia dalla crisi finanziaria del 2008, che non ha lasciato alcuna tutela alla professione. L’economia collassata e l’arrivo di decine di migliaia di migranti hanno spinto ancora più donne a prostituirsi — anche se i prezzi sono crollati. E con tutti i discorsi di una nuova era nelle relazioni di genere, con le donne di tutto il mondo che parlano e costringono a fare i conti con la violenza sessuale, #MeToo qui non esiste (e non esiste nemmeno per le prostitute schiave nigeriane in Italia, n.d.a.), in questa stanza immersa nelle luci rosse e viola, dove le donne sono in silenzio e i loro corpi sono in vendita ed il tavolo per il caffè è pieno di preservativi.
“Ho avuto un negozio di fiori per 18 anni, e ora sono qui per necessità  — ha detto Dimitra, una donna di mezza età che ha perso il suo negozio nella crisi e ora lavora come “signorina” in via —”Mi chiamavano Mrs. Dimitra, ma ora sono diventata una puttana”.

In Grecia, la prostituzione è legale nei bordelli registrati, sebbene la maggior parte dei bordelli di Atene non sia registrata. La prostituzione di strada è illegale, eppure le donne vendono abitualmente il sesso ad alcuni angoli delle strade. Mentre molte donne entrano nella professione per necessità economiche, altre sono vendute o costrette a fare sesso contro.

Il commercio ora è più disperato a causa della crisi finanziaria della Grecia che non ha lasciato indenne nessuna professione.

“La prostituzione è aumentata e cambiata, fondamentalmente nel contesto del nuovo ambiente politico, economico e culturale”, ha affermato Grigoris Lazos, professore di criminologia presso l’Università Panteion di Atene, riferendosi alla dolorosa austerità economica della Grecia.

Il signor Lazos ha trascorso sei anni a studiare come due crisi congiunte del paese – l’immigrazione e l’austerità economica – avevano cambiato la prostituzione ad Atene. Ha scoperto che il numero di prostitute in città è aumentato del 7% dal 2012, ma i prezzi sono diminuiti drasticamente, sia per le donne che lavorano nelle strade che nei bordelli.

“Nel 2012, si chiedeva una media di 39 euro per una prostituta in un bordello,” ha detto Lazos, “mentre nel 2017 bastano soli € 17 – un calo del 56%.”

Secondo la legge greca, un bordello deve trovarsi a circa 200 metri di distanza da scuole, ospedali, chiese, asili nido e piazze pubbliche, tra gli altri luoghi. Ma data la densità del centro di Atene, è praticamente impossibile ospitare le prostitute lì legalmente. Il signor Lazos ha scoperto che solo 8 dei 798 bordelli che operavano in città in agosto erano legali. Il numero era molto diverso dalle statistiche della polizia, che non contano più di 300 bordelli nella città. Tutte le donne hanno insistito sull’uso di un solo nome a causa dello stigma sociale e per motivi di sicurezza. Nessuna ha detto di essere stata costretta, tranne che per necessità, ad esserci. Ma nessuna voleva essere li. “Odio il sesso”, dice Elena. “Mi piacciono i soldi, non il lavoro.” Anastasia, conosciuta come “Amazon” per i clienti, lavora come prostituta da quando aveva 14 anni. Ora ha 33 anni e dice che il lavoro è più difficile che mai. “Le persone non hanno più soldi”; Anastasia dice che i clienti promettono: “Verrò quando riceverò lo stipendio”. Gli uomini chiedono spesso rapporti sessuali non protetti, ha detto, e molte prostitute che sono tossicodipendenti assumono questi clienti per meno di 10 euro.

“Quelle che lo fanno hanno l’AIDS, quindi a loro non importa, lo stanno persino facendo per vendetta”, secondo Anastasia, che è in riabilitazione per tossicodipendenza. “Ma hanno distrutto il mercato.”

Con la crisi greca, anche la clientela è cambiata, hanno notato le donne. Ora sono in gran parte migranti, molti di quelli che vivono negli appartamenti sopra i bordelli, nelle zone con affitto basso. Molti uomini greci sono semplicemente troppo poveri per pagare di più. “Il loro stipendio era di 800 o 900 euro”, ha detto Monica. “Ora non ricevono niente.”

Adesso lasciamo parlare i numeri 


Dal “Profilo di salute e benessere in Grecia”, Organizzazione Mondiale della sanità, Ufficio Regionale per l’Europa, 2016, si riporta testualmente quanto segue:
«Le conseguenze socioeconomiche della crisi economica del 2009 sono state particolarmente devastanti in Grecia. La crisi economica ha provocato una destrutturazione del sistema sanitario, con implicazioni dirette e indirette per la salute della popolazione, che è peggiorata; c’è stato un aumento della mortalità infantile e materna, dei suicidi e delle infezioni da HIV e dell’AIDS (n.d.a.: come conseguenza del degrado sociale e dell’aumento della tossicodipendenza e della prostituzione connessa)». 

Clicca sulle tabelle per ingrandirle
L’aumento dell’infezione da HIV (AIDS) 
Dal 2012 al 2017 circa 450 morti in più Dal 2012 al 2017 circa 390 morti in più 



Il recente aumento della disoccupazione ha comportato che un quinto della popolazione Greca non è più coperta dall’assicurazione per la malattia. L’indice di Gini è aumentato, indicando una divaricazione crescente nella distribuzione del reddito.

Come risultato della crisi economica in corso, del divario crescente nello stato di salute rispetto all’UE15 e dell’assenza di politiche nazionali per la salute in linea con l’obiettivo (europeo) Salute 2020, è probabile che le disuguaglianze aumentino rispetto all’UE15 e il raggiungimento degli obiettivi di Salute 2020 potrebbero essere messi a rischio, a meno che non vengano adottate presto misure efficaci.”

A fronte di questo quadro tragico, l’UE ha preteso l’introduzione in Grecia di una modifica normativa che rende pignorabile la prima casa: in nome della stabilità monetaria, pilastro delle politiche liberiste antipopolari.

Cos’altro aspettano di vedere i sostenitori della riformabilità dell’UE in senso favorevole ai popoli per convincersi che è semplicemente impossibile? 


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