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BAGNAI, BRANCACCIO E BANKITALIA di Piemme

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[ martedì 25 giugno 2019 ]




In coda alla critica di Brancaccio ai MiniBoT, da noi pubblicata ieri, un nostro lettore ha commentato:

«Dai, se uno non riesce nemmeno a entrare a via Nazionale e a sfrattare i vecchi inquilini, ma come spera di uscire dall’euro? Le mezze misure di Varou-fikis già abbiamo visto che risultati hanno dato! Borghi vuole seguire la stessa strada? No grazie! Molto meglio il Brancaccio leninista che ci invita a prendere palazzo Koch».

Premesso che le “mezze misure” di Varoufakis non vennero mai adottate dal governo Tsipras, siamo d’accordo che occorre “sfrattare i vecchi inquilini” (tutti di indefessa fede eurista) per quindi “prendere Palazzo Koch”, ovvero riportare Bankitalia sotto controllo pubblico. Nella partita a scacchi con Bruxelles e Francoforte questa mossa, equivarrebbe, come chiunque può capire, come fare scacco matto — sarebbe insomma la sanzione definitiva dell’uscita. Non per questo, come abbiamo segnalato, quello dei MiniBoT sarebbe un “falso problema”. A certe condizioni potrebbe essere una mossa difensiva per poi quindi mettersi nelle condizioni portare lo scacco matto.

Forse ci sbagliamo ma il giudizio stroncante di Brancaccio sui MiniBoT ne implica uno politico a monte, la radicale sfiducia non solo nell’attuale compagine governativa giallo-verde e, anzitutto, nel gruppo di economisti di Salvini, Bagnai e Borghi anzitutto. Egli pare escludere che essi abbiano un “Piano B” di uscita ove il “Piano A” di cambiare i Trattati fallisse (detto per inciso: noi pensiamo che fallirà).

Bagnai, la governance e l’oro di Bankitalia


Vale la pena ricordare, al di là delle acide polemiche con Alberto Bagnai, che la questione venne già affrontata da Brancaccio quando, si era nel 2014, mise in guardia dal “piano B” di Savona. Allora Brancaccio prese sul serio l’eventualità che l’uscita dall’euro potesse essere avocata proprio da potenti settori dell’establishment, di cui Savona era esponente. Col veto posto da Mattarella per scongiurare che Savona diventasse ministro dell’economia s’è capito che questi settori no-euro della grande borghesia, se ci sono, sono del tutto marginali. E questo allineamento della grande borghesia al partito dell’euro, ovviamente, è un serio problema per il governo giallo-verde. 

Tornando a Brancaccio e al suo invito ad espugnare il fortilizio di palazzo Koch, c’è un fatto nuovo, un fatto che ha messo in grande allarme gli euristi. Un fatto che dovrebbe far riflettere lo stesso Brancaccio.

SI tratta della proposta di legge, ispirata da Alberto Bagnai e firmata dai capigruppo di maggioranza al senato Massimiliano Romeo (Lega) e Stefano Patuanelli (M5s). Il crociato del “vincolo esterno” Federico Fubini ha lanciato l’allarme venerdì scorso, 21 giugno. Riportiamo più sotto per intero il suo articolo sul Corriere della sera. Obbligatorio leggerlo.

Cosa dice questa proposta di legge? Con essa

«… anche il direttore generale e uno dei suoi tre vice sarebbero indicati dal governo; gli altri due spetterebbero uno alla Camera e l’altro al Senato. Un metodo del genere ricorda quello della Bundesbank, dove il governo nomina il presidente, il vicepresidente e un altro esponente del vertice, mentre i tre rimanenti spettano al Bundesrat».

Si tratta dunque di una misura per mettere le mani su Bankitalia. Misura sacrosanta! Da notare che malgrado la forma sia copiata dalla Germania, Fubini, per nome e per contro del partito eurista, la scongiura. I tedeschi sì, noi che siamo una semicolonia no, semicolonia dobbiamo restare.

Non si tratta solo della cosiddetta “governance” di palazzo Koch. Come Fubini segnalava allarmato c’è di mezzo l’oro di Bankitalia, i suoi mille miliardi di riserve. Ricordiamo la polemica dei mesi scorsi in merito e la mozione che sempre su iniziativa di Bagnai venne approvata a larga maggioranza dal Senato (141 sì, 83 no e 12 astenuti). La suddetta mozione in pratica segnalava un concetto decisivo: “L’oro non deve essere restituito allo Stato. L’oro è dello Stato”. Ben detto e ben fatto!

Ci pare che questi passi sollecitati da Alberto Bagnai, debbano essere interpretati come tappe verso lo stesso obbiettivo indicato da Brancaccio: liberare e occupare palazzo Koch. Lo riconoscerà Emiliano Brancaccio? Chiediamoci quindi e chiediamo a Brancaccio: i MiniBoT sono una mossa estemporanea o non invece un tassello di una medesima strategia di “piano B”? Vedremo…

*  *  *

LA MOSSA GIALLO-VERDE SU BANKITALIA NELLA PARTITA PER L’EURO

L’ispiratore è Alberto Bagnai, il presidente leghista della commissione Finanze. L’obiettivo è ridurre gli spazi di autonomia della Banca d’Italia

di Federico Fubini

La proposta di legge è firmata dai capigruppo di maggioranza al Senato, Massimiliano Romeo (Lega) e Stefano Patuanelli (M5S). L’ispiratore è Alberto Bagnai, il presidente leghista della commissione Finanze. L’obiettivo è ridurre gli spazi di autonomia della Banca d’Italia. La relazione, resa nota ieri da Reuters con la proposta di legge, si propone di «evitare che attraverso l’indipendenza (dell’istituto, ndr) si possa esulare dal sistema di bilanciamento e controllo tipico delle democrazie liberali».

Fiducia dei mercati fragilissima

Alcuni aspetti di questa revisione darebbero spazio alle preferenze dei partiti. È il caso del sistema di nomine, per esempio. Oggi solo il governatore viene indicato dal governo, mentre il resto del direttorio è proposto dal Consiglio superiore di Banca d’Italia (quest’ultimo è una sorta di organismo di saggi dell’istituto stesso). Con la nuova legge, anche il direttore generale e uno dei suoi tre vice sarebbero indicati dal governo; gli altri due spetterebbero uno alla Camera e l’altro al Senato. Un metodo del genere ricorda quello della Bundesbank, dove il governo nomina il presidente, il vicepresidente e un altro esponente del vertice, mentre i tre rimanenti spettano al Bundesrat. Ma non è chiaro perché si debba cambiare proprio ora, quando sui mercati la fiducia verso l’Italia è fragilissima. Soprattutto, in nessun Paese europeo si ritrova l’altro aspetto della proposta Romei-Patuanelli: il parlamento potrebbe cambiare lo statuto della Banca d’Italia, che per ora invece dev’essere approvato dall’assemblea dell’istituto stesso. Quel documento definisce il sistema di governo interno e copre i temi più delicati per la banca centrale: «Le riserve — si legge all’articolo 39 — sono impiegate nei modi e nelle forme stabilite dal Consiglio superiore». In altri termini oggi è un organo di Banca d’Italia a definire l’impiego dei quasi mille miliardi di riserve dell’istituto, compresi i circa cento miliardi in lingotti e monete d’oro. Non sono possibili interferenze del governo o della maggioranza.
Battaglia pericolosa

Difficile ora dire se questa proposta di legge sia legata alla mozione fatta votare in marzo da Bagnai, dove si chiedeva «un intervento legislativo chiarificatore» sulla natura delle riserve auree. In realtà sul loro status già oggi non c’è alcun dubbio, perché la Banca d’Italia è un ente di diritto pubblico (a questo titolo nel 2018 ha versato al Tesoro 5,7 dei 6,2 miliardi del suo utile di esercizio, più 1,2 miliardi di tasse). Di sicuro, quel che accadrebbe all’eventuale approvazione della proposta Romeo-Patuanelli è fin troppo prevedibile: la Banca centrale europea esprimerebbe un parere negativo, perché dare al parlamento pieni poteri sullo statuto di Banca d’Italia ne comprometterebbe l’indipendenza. Un’opinione della Bce su una legge nazionale non è mai vincolante, ma se il parlamento di Roma ignorasse il parere legale di Francoforte la Commissione Ue trascinerebbe l’Italia davanti alla Corte di giustizia europea. Partirebbe una lunga e pericolosa battaglia sull’equilibrio fra i poteri dello Stato, sotto gli occhi del resto d’Europa e dei creditori internazionali. Perché in fondo le mosse di questi mesi sono di intensità crescente: prima la mozione sull’oro della Banca d’Italia; poi quella sui mini-Bot, chiaramente pensati per creare una specie di moneta parallela se l’Italia si trovasse tagliata fuori dalla liquidità della Bce come accadde alla Grecia nel 2015; infine l’affronto più audace, all’indipendenza della Banca d’Italia. È come se qualcuno cercasse l’incidente sui mercati che porti il Paese fuori dall’euro. Essere contro la moneta unica è legittimo. ovvio. Ma chi punta all’uscita deve dirlo apertamente, perché gli italiani possano decidere se questo è davvero quello che vogliono. Senza essere trascinati fuori strada — fuori dall’Unione europea, oltre che dall’euro — a fari spenti.


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6 pensieri su “BAGNAI, BRANCACCIO E BANKITALIA di Piemme”

  1. Anonimo dice:

    Ancora con l'illusione di un'alleanza Brancaccio-Bagnai? Pure con la sua isteria Bagnai ci provò ma Brancaccio lo trattò malissimo, lo sappiamo tutti. Non possiamo stare sempre al "Brancaccio superiore", e basta. https://www.youtube.com/watch?v=oZdjxCuNVo8 Non avrà il fisico del ruolo ma io seguo Bagnai per agire, perché almeno ce prova. Questo governo va appoggiato, alla dottrina marxista ci pensiamo poi.

  2. Anonimo dice:

    Anonimo delle 13,47, che significa “lo tratto’ malissimo”? Gli fece una bella visita psicoanalitica, ce la ricordiamo tutti e a me piacque pure. Ma chi se ne frega, stiamo al punto politico! Brancaccio sapeva dall’inizio che Bagnai si sarebbe innamorato di Salvini e dei leghisti. Per Brancaccio quella via politica non e’ mai stata percorribile. Lui bolla come codismo qualsiasi esperienza attuale, o codismo dietro il pd dei grandi capitali oppure codismo dietro la lega dei piccoli proprietari. Non gli interessa la fase attuale e non lo nasconde. Io della fase attuale mi devo occupare per forza e quindi pur stimando brancaccio gli dico che preferisco essere codista delle partite iva piuttosto che di soros. C’e’ codismo e codismo secondo me. REDWOLF

  3. Rodolfo dice:

    pienamente d'accordo con REDWOLF

  4. Anonimo dice:

    Questa idea di Brancaccio "disinteressato" alla fase non ci convince per niente. Se il compagno batte sul codismo è per un motivo semplice: da codisti ci facciamo molto male. Che avere fatto i codisti dei globalisti abbia fatto danni enormi alla sinistra ci sdembra una cosa su cui sono d'accordo tutti. Perché stare in coda ai sovranisti reazionari di Salvini e Lepen dovrebbe dare risultati diversi? Lorenzo e Fabio, Collettivi universitari della Federico II e di Bologna

  5. Anonimo dice:

    ammesso e non concesso che noi P101 siamo "codisti" — a parte che dati i rapporti di forza si è condannati necessariamente a non essere protagonisti e quando non lo si è si è gioco forza…in coda a qualche forza trainante..Quindi il problema vero è un altro: si sostiene una qualche parte o forza perché cosa?chi è stato… "In coda" alla sinistra sinistrata ha indirettamante appoggiato la globalizzazione, il liberismo, la Ue, la disintegrazione nazionale e sociale.Noi pensiamo che stare dalla parte del populismo significa stare dalla parte progressiva della storia, che rompe l'egemonia del blocco dominante, che noi consideriamo il nemico principale, quello più forte, quello che se fosse sconfitto sarebbe riaprire il discorso del conflitto sociale e di classe.

  6. stefano scopigno dice:

    Ma perché qualcuno agli italiani ha chiesto se volevano la moneta unica ovvero l Euro? Non mi sembra proprio. Qualcuno ci ha chiesto se volevano il fiscal compact? Qualcuno ci ha chiesto se volevamo il bail in? Allora la democrazia non si applica solo quando fa comodo , la si applica sempre, il principio dovrebbe essere quello.

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