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IL RUBICONE DI MATTEO SALVINI di F.S.

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[ Lunedì 15 luglio 2019 ]


Nessuno meglio di Maurizio Molinari (LA STAMPA 14 luglio 2019: Quei silenzi davanti a Pompeo) coglie il significato eminentemente politico e geopolitico, non spionistico, della vicenda Savoini. Il direttore del quotidiano piemontese paragona infatti l’eventuale premiership salviniana a quella di Massimo D’Alema. Francesco Cossiga, politologo di rarissima finezza, ricordava in più interviste come fosse stato proprio lui, intermediario e garante per la protezione degli interessi americani nel Mediterraneo, a farsi portatore dell’affidabilità neo-atlantista dell’ex segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiano. L’intervento italiano in Kosovo mostrava infatti, confermando la previsione cossighiana, l’affidabilità in funzione NATO della vecchia classe dirigente “rossa”, maturatasi appunto nella logica della necessità strategica, per il Mediterraneo, dell’ombrello NATO.


Complottismo e spy stories sono armi di diversione strategica in mano alle elites dominanti dell’alta borghesia supercapitalista della NATO. 


Il complottismo di massa, non a caso, per quanto riecheggiato molto spesso dai dominati è lo strumento di dominio politico e ideologico par excellence delle oligarchie neoliberali, superimperialiste, occidentali. Proprio Molinari, con il suo veramente ben ponderato articolo, ce lo fa ben intuire. Alla funzione immaginaria e astratta dei complotti, che sarebbero sempre realizzati con successo funzionale al potere dominante (dalle “Primavere arabe” all’“Euromaidan”) andrebbero sostituite, se si vuole comprendere la realtà, sempre dinamica e continuamente in atto, le armi teoriche della machiavelliana “congiura politica” tra le élite e quelle della guerra politica di profondità, non strategica, non immediatamente guerreggiata, teorizzata proprio in ambito militare russo già nel secolo scorso, molti decenni prima che Liang Qiao proponesse in Cina il concetto della “guerra senza limite”. 

Il Rubicone di Matteo Salvini — ci spiega Molinari — è rappresentato dalle sanzioni alla Russia, che sono tuttora un punto strategico del cosiddetto “contratto di governo” gialloverde, e quindi dalla lotta politica e propagandistica alla Russofobia globale. Dal 2014 in avanti, infatti, il segretario leghista si impose allora coraggiosamente all’attenzione geopolitica internazionale, difendendo la causa del Baath siriano, dei soldati dell’Hezbollah che difendevano le comunità cristiane nel Vicino Oriente, delle migliaia di combattenti antimperialisti e antioccidentali nel Donbass liberato dall’Ucraina a trazione euro-americana. 

In tale cornice dunque, ciò che più colpirebbe della trascrizione — ancora presunta e tutta da dimostrare, sino a prova contraria, dato che una conversazione di questo tipo è peraltro facilmente manipolabile — dell’incontro del Metropol pubblicata da Buzzfeed non sono per Molinari gli “ipotetici finanziamenti trasversali”, dei quali peraltro il direttore del quotidiano piemontese pare effettivamente dubitare, ma il pensiero espresso in quel contesto da Gianluca Savoini sulla volontà leghista di legare definitivamente l’Europa a Mosca. In sostanza, trasformare e modificare una direzione strategica vigente con assoluta e totale continuità, dalla Guerra di Crimea (1853-1856) sino alla rivoluzione colorata di Kiev (2014). Giustamente Molinari sottolinea che l’interrogativo più serio che aleggia in questi giorni in ambito NATO è se non vi sia proprio una nascosta volontà di Salvini di modificare la posizione internazionale e geopolitica dell’Italia, allontanandola gradualisticamente dal fronte occidentale. 

L’atteggiamento apparentemente filoamericano e filoisraeliano del segretario leghista, sviluppato in questo primo anno di “governo gialloverde”, non avrebbe affatto, a quanto pare, tranquillizzato i guardiani della NATO. 

Simone Canettieri, ne Il Messaggero, ben rileva come appena due giorni dopo il ritorno di Salvini dal viaggio a Washington, usciva un rapporto molto duro, proprio di Mike Pompeo, segretario di stato USA, sulla lotta al traffico di immigrati, con cui si declassava la Roma salviniana a “livello 2”. Se la questione è geopolitica, non di natura finanziaria o commerciale, come spiega Molinari, ovvero tastare il grado di “fedeltà occidentale” dell’alleato NATO Salvini, allora si impone una riflessione ulteriore. Lo stesso assedio, riservato anni fa a Berlusconi — nonostante la fedeltà atlantista mostrata in più casi da quest’ultimo, come ad esempio nel caso della partecipazione su tutta la linea all’assalto imperialista alla Libia di Muammar Gheddafi — e oggi a Salvini, a causa di una comune ed esplicita apertura alla “democrazia sovrana” postliberale russa, non è stato stranamente riservato al sottosegretario leghista Michele Geraci, al premier Giuseppe Conte, al presidente Sergio Mattarella, accusabili questi ultimi di una sostanziale apertura strategica verso l’Oriente cinese, i cui effetti e le cui conseguenze dovrebbero in teoria essere ben più pericolosi e sovversive di una dichiarazione politica fondata sulla necessaria affinità e vicinanza geo-economica e commerciale con la Russia neo-bizantina putiniana. 
Dichiarazione politica la quale, peraltro, non si è tradotta affatto in una cancellazione unilaterale delle sanzioni che colpiscono il mondo economico del capitalismo di stato russo, per quanto sia negli stessi interessi nazionali imprenditoriali italiani. 

Cosa nasconde dunque politicamente la vicenda Savoini? 

Il primo elemento fondamentale lo si coglie ascoltando quanto dice il politologo putiniano di Russia Unita S. Markov, intervenendo da Mosca sulla vicenda. Markov ci dice che pur volendo il Cremlino appoggiare in ogni modo (anche finanziandolo) Salvini, non lo può fare per due motivi; anzitutto Putin si relaziona a Stati e non tratta con partiti politici o movimenti, inoltre i russi sanno che Salvini sarebbe continuamente monitorato e attenzionato da apparati israeliani e americani, dunque si guardano bene dal cadere nella trappola. Ciò significa che, come ho scritto da mesi in più casi, l’Italia e più in generale il Mediterraneo sono tornati al centro della contesa globale. Possedere il dominio mediterraneo, in una epoca che si annuncia policentrica, significherebbe essere alla soglia del potere culturale e politico globale. L’Economist, non a caso, ha scritto che Salvini sarebbe l’uomo politico più pericoloso sulla scena globale; le stesse penne, mutatis mutandis, lo scrivevano decenni fa pure di Mattei e Craxi. Il profilo strategico russo sul Mediterraneo — ulteriormente rafforzato dalla posizione tattica antioccidentale della Turchia erdoganista — è il più grande motivo di preoccupazione delle élite strategiche israeliane e angloamericane. 

La Russia putiniana è figlia di uno scontro di civiltà; le terribili bombe su Belgrado (1999), percepite dai russi come l’umiliazione finale di un tragico decennio “liberaldemocratico”, per certi versi il più tragico della propria millenaria storia, portarono inaspettatamente alla repentina rinascita sotto la guida moderata ma ferma di Vladimir Putin. Si illude chi crede, come M. Galeotti, che il popolo russo, colpito attualmente da una crisi economica, che altro non è se non una guerra ibrida russofoba messa in moto dalla frazione Clinton e continuata da Trump e dall’UE, brami una nuova stagione liberale. Nulla di più lontano dalla realtà quotidiana russa. La Russia, che non attacca, mai attaccherà, ma al tempo stesso non teme l’eventuale scontro con l’Occidente liberale e sionista, non tornerà di certo indietro rispetto a questa missione centrale mediterranea che si è data, pacificando anche, laddove ha potuto, come ha potuto, la cronica instabilità regionale di questa decisiva fascia strategica mediterranea. Egitto ed Italia sono, per tutte le élite americane (siano esse liberal, dem o conservatrici, siano esse più o meno sioniste), paesi mediterranei a dimensione strategica. Se ancora gli Stati Uniti sono la massima potenza mediterranea, sembrano sentire, sempre di più, al collo, il fiato del tradizionale antagonista russo. Proprio la vicenda Savoini lo mostra.

Alla luce di tutto ciò, si può quindi meglio definire e inquadrare chi ha tutto l’interesse a bloccare l’ascesa di un Salvini, che non appare ancora affidabile come lo era D’Alema nel 1999. 


E’ fuori discussione che Salvini non abbia (colpevolmente) curato, come avrebbe dovuto, i compiti e le funzioni di una classe dirigente che sappia essere all’altezza del compito; come francamente fuori luogo e fuori dalla realtà sono parse certe sue sparate da Israele contro i filocristiani mediterranei del “Partito di Dio” libanese, alleati strategici di Mosca. Sbaglierebbe però chi, viceversa, volesse stabilire l’equivalenza tra il Russiagate italiano ed il modesto caso Strache; sbaglierebbe ancora di più chi, tra le file governiste (in particolare tra la sinistra dei Cinque Stelle), credesse di avere il semaforo verde generale per legittimare l’eliminazione politica di Salvini dalla trincea governista, avallando in autunno un “Monti-bis” guidato da un altro tecnico di peso. Cottarelli o chi per lui. Molto difficile che Draghi, con la sua grande esperienza, si presti ad uno sgarbo simile, così aggressivo, verso la Russia. La caduta di Berlusconi ha portato, sul piano politico interno all’UE, ad un rafforzamento su tutta la linea del “populismo di destra”. L’eventuale caduta di Salvini porterà inevitabilmente ad una accentuazione dei poli di lotta sociale (modello Gj francesi ma con una significativa rappresentanza politica), con situazioni potenzialmente fuori controllo. Occorre quindi agire con moderazione e saggezza tattica, seguendo il meno possibile gli istinti bellicosi di Usa e Israele.


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9 pensieri su “IL RUBICONE DI MATTEO SALVINI di F.S.”

  1. chiunque scriva ciò che vuole dice:

    Un eufemismo inmeno, tanto per cominciare. È ora di smetterla con l'eufemismo "fedeltà atlantica" quando anche un infante capisce che si tratta non di fedeltà quanto piuttosto di "obbediente sottomissione". Questo vale per i Paesi dell'UE in toto, e in particolare si deve notare che la Gran Bretagna rispetto alla sua millenaria storia ha invertito il proprio ruolo: da colonizzatrice del Nord America è divenuta vassallo degli Stati Uniti, verso i quali dimostfra cadaverica obbedienza. La NATO come forza di occupazione statunitense in Europa serve a garantire la pressione crescente per soffocare la Russia con sanzioni economiche. Un obiettivo illusorio poiché il popolo russo ha ben compreso dove va a parare questa strategia e nessun russo ha vedere il proprio Paese divenire vassallo e facile preda degli interessi statunitensi. Anche la tragedia dell'Ucraina ha contribuito a rafforzare questa convinzione, visto che la decantata "liberalizzazione" con l'adesione all'UE ha portato solo miseria, distruzione e guerra civile. Sia la dirigenza che l'apparato militare russo hanno reagito con senso di responsabilità ed acutezza capovolgendo dove possibile l'effetto delle sanzioni (rilancio dell'agricoltura con le "controsanzioni alimentari" e aggiramento delle sanzioni sui prodotti industriali collaborando con le industrie europee danneggiate dalle sanzioni antirusse (grandi ditte tedesche come ZF e Daimler stanno costruendo stabilimenti in Russia !). L'Italia potrebbe fare altrettanto e di più, segtuendo l'esempio tedesco e, cooperando con la Russia. Altrettanto potrebbe fare anche la Grecia, ora che si è liberata del traditore ed incapace Tsipras. E lo potrebbero fare anche gli altri Paesi mediterranei. Se la partita si gioca come è evidente nel Mediterraneo, invece di ipocritamente stracciarsi le vesti sulla chiusura dei porti per colpire il governo italiano, quel che resta della sedicente sinistra cacciata dal governo farebbe meglio a cercare un'unità nazionale coi partiti di governo riducendo il vassallaggio nei confronti di USA e UE. Un buon passo è stata l'apertura verso la Cina, serve altrettanto e più verso la Russia e gli altri Paesi dell'ex-Unione Sovietica non ancora infettati dal virus NATO. Di questo passo si potrebbero porre le basi per risolvere i problemi dell'Africa, offrendo collaborazione economica e cancellando invece i trattati capestro imposti ai malcapitati Paesi africani dall'UE, trattati che sono -insieme all'enorme esportazione di armi (in particolare tedesche e francesi)- la vera causa dell'esodo di massa dal continent africano.

  2. Anonimo dice:

    Chiedersi inoltre perchè sono venuti fuori i dialoghi di Savoini con Dughin e Confindustria Russia ma non quelli con Bannon o quelli di Gentiloni con il guardiaspalle di Macron incriminato e con Soros o quelli di agenti di influenza di De Benedetti con il Deep State israeliano e statunitense. La sinistra non perde tempo a interrogarsi su queste cose, si scaglia subito contro il fascioleghismo in difesa di Usa e Israele.

  3. Anonimo dice:

    Dai sondaggi, cresce ancora Salvini (39 esatto) nonostante Russiagate

  4. Giacomo-bergamaschi dice:

    Bene ma sicuramente servirà ben altro perfar cadere il capitano Salvini!!!

  5. Anonimo dice:

    INTANTO SALVINI HA ORDINATO LA DEPORTAZIONE IN AFRICA DI UN ANARCHICOIeri ci é arrivata notizia della deportazione, ora in corso, di Divine Umoru, resa possibile da un ordinanza emessa direttamente da Salvini, malgrado avesse i documenti in regola. È un compagno anarchico che ha subito diversi processi, lo conosciamo e vogliamo essergli solidali. Per questo, malgrado ci sia reso impossibile rintracciarne i movimenti, saremo a malpensa alle ore 19 (martedì 16) al terminal 1 partenze ingresso 16. Fate girare e venite tutti e tutte!

  6. Anonimo dice:

    anarchici con mattarella conte e la cia. anarchici da rivoluzione colorata evromaidan

  7. Anonimo dice:

    Anonimo ma lo sai chi è Divine? Sciacquati la bocca prima parlare. L'uso del decreto sicurezza per la prima DEPORTAZIONE politica di un compagno assolto dell'accusa di terrorismo è un altro imbarbarimento che pagherete caro

  8. Anonimo dice:

    Non esistono compagni che non abbiano Patria. Dall'Urss a Cuba, dal Venezuela maduriano alla Corea del Nord democratica, la storia lo insegna. I miei compagni sono francesi, italiani, cubani, iraniani, siriani, non sono internazionalisti, ovvero liberali mascherati

  9. Anonimo dice:

    Per l'anonimo che parla di Divine Umoru. Lo sapete che i compagni del mali, della Nigeria, del Niger, del venezuela, dell'Egitto non considerano Compagni, ma socialimperialisti di complemento, coloro che non combattono contro gli imperialisti occidentali nella Patria Africana ?

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