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NULLA NOVA, MALA NOVA di M. Micaela Bartolucci

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[ sabato 6 luglio 2019 ]

Sull’Huffingtonpost del 3 luglio 2019 una certa F. Bustreo scrive un articolo dall’immaginifico titolo Uomini che odiano le donne e donne che vincono l’odio; tralasciando il riferimento ad uno scadente romanzetto svedese, (che però può illuminarci sul retroterra culturale dell’autrice) secondo la blogger ci sarebbero state, in questa settimana, due buone notizie a cui dedicare una riflessione: la prima è che due donne siano state elette ai vertici di due istituzioni europee, U. Van Der Leyen alla guida della Commissione europea e C. Lagarde a capo della BCE, la seconda è la liberazione della Rakete.

Io non riesco, con tutta la buona volontà e questo potrebbe essere un mio limite intellettuale, davvero a capire due cose: primo perché, a parere di tale eminente giornalista, queste dovrebbero essere due buone notizie, secondo perché, od in quale modo, le donne sopra citate vincerebbero l’odio degli uomini.

Sospetto che ci sia un errore di fondo, una fallacia nel suo ragionamento, molto diffusa in certi ambiti culturali di un femminismo post-sessantottino, da evidenziare: le donne, come gli uomini, non sono tutte uguali!


Il mondo non si divide tra uomini e donne in due blocchi monolitici e contrastanti, come vorrebbe la narrazione insensata di un quel femminismo uscito dalla sub-cultura americana degli anni settanta e dilagato, grazie al processo di mondializzazione, anche in Europa.

Se vogliamo dividere la società in due gruppi antagonisti, la dicotomia è la passione dei semplici, allora diciamo che c’è chi spende le proprie energie per difendere il potere, economico, politico e sociale, delle élites e chi ha deciso di opporsi a queste ultime e si adopera, con ogni mezzo, a combattere contro questo nemico, qualsiasi sesso abbia e qualsiasi forma prenda.

Vedendo la questione in questi termini, coloro che appartengono al secondo gruppo non hanno nulla da festeggiare, nessuna buona notizia per gli uomini e le donne che avversano questo sistema di dominio globalizzato dell’ipercapitalismo.

Queste tre “signore” appartengono e difendono, seppure in modo diverso, gli interessi di quelle élites, questo le pone dall’altra parte della barricata e ne fa un avversario politico. Il fatto che siano donne è totalmente irrilevante, quanto l’essere bionde o brune, magre o grasse, giovani o anziane, belle o brutte. Criteri di giudizio assolutamente insignificanti ed irrisori.

Sulla capitana della Seawatch è stato già scritto abbastanza, non vale la pena rispiegare perché, da donna ed antimondialista, reputo questo mediocre personaggio mediatico, una pedina al servizio del sistema.

Le altre due sono, invece, scientemente membri, a tutti gli effetti, di quello stesso sistema: non sono cioè semplici pedine, ne sono parte integrante.

Andando rigorosamente in ordine alfabetico, Madame Lagarde, politicamente, viene dalla UMP, Union pour un Mouvement Populaire, lo stesso partito che portò Sarkozy al potere e del cui governo fu Ministro dell’economia, in seguito è stata alla direzione della FMI ed ora approda alla BCE. Occorre altro per identificarla come nemico?

Quanto alla Van Der Leyen, è nella CDU, Unione Cristiano Democratica, il partito della Merkel per il cui governo è stata, di seguito, Ministro della famiglia, Ministro del lavoro e, in ultimo, Ministro della difesa. Anche per lei, il cursus honorum non necessita ulteriori chiarificazioni.

Dunque, ritornando alla questione iniziale, perché queste tre donne dovrebbero rappresentare una rivincita nei confronti degli uomini che odiano le donne? La risposta è evidente: non c’è nessun motivo. E’ puro e semplice Sonno della ragione che genera mostri. E’ il voler far credere alle donne di aver raggiunto un importante traguardo, come se entrare nel Gota del neoliberalismo fosse una gran conquista, qualcosa di cui andare fiere.

E’ chiaro che costoro sono assolutamente funzionali al sistema neoliberale, è chiaro, conseguentemente, che non costituiscano per esso un problema, ergo non vincono alcun odio. Direi che se sono arrivate là dove sono, vuol dire che a qualcuno o a qualcosa devono servire perché, citando Il Pedante, “Se una cosa non serve a niente, allora, serve a qualcos’altro”. A cosa servono è lampante.

Esse sono solo un altro mattoncino sul muro, dell’orizzontalizzazione dei conflitti, che la mondializzazione ipercapitalistica sta, metodicamente ed infaticabilmente, erigendo da più di trent’anni.




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4 pensieri su “NULLA NOVA, MALA NOVA di M. Micaela Bartolucci”

  1. dianade dice:

    Mah! questa Bustreo sembra una subnormale e quello che dice con il femminismo c'entra come i cavoli a merenda.

  2. Anonimo dice:

    Invece mi sa che ha ragione l'autrice e torto tu.Tutti i media scrivo che "per la prima volta nella storia" l'unione europea mette due donne ai vertici…Il femminismo di regime!

  3. dianade dice:

    Appunto! Femminismo di regime! Non é femminismo.

  4. Anonimo dice:

    E' il femminismo mainstream, cio' che i media e il pubblico identificano come tale, piaccia o no

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