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RINASCITA O FINE DEL 5 STELLE? di Mario Monforte

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[ martedì 30 luglio 2019 ]

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


«Eroi, eroi, che fate voi?
‘Ponziamo sul poi’.
O sul presente?
‘Tutto e niente’».

Giuseppe Giusti

Questa è la condizione che vedo: chi continua come prima, chi si sconforta e si pone fuori, chi si consola occupandosi d’altro, chi si rifugia nella nostalgia di tempi e personaggi passati, chi spera che uno o due altri personaggi risolvano le “cose”, chi si concentra su questioni parziali o di contorno — sperando senza crederci e credendo senza sperarci. Appunto: “tutto e niente”.

Il presente disastro mi spiace ma non mi stupisce. Da tempo e non certo da ostile al M5S (posso fornire analisi dal 2012) ho visto che forza e debolezza del movimento andavano insieme.

La forza: rivolgersi alla “gente” così com’è, mettendo in luce la massa di “cose” che “non vanno” o sono negative, e dicendo che si risolveranno pezzo per pezzo, agendo con onestà, correttezza, trasparenza – il che corrisponde alla visione comune, che non va alle radici, ma coglie i vari effetti (è una visione subalterna, che ha interiorizzato il “sistema” e non immagina nemmeno di superarlo, ma vorrebbe “ciò che c’è” senza i suoi “mali”, e perciò si ritiene non- o post-ideologica, ossia precisamente come si vuole l’ideologia liberale). Ed ecco, appunto, la forza, soprattutto in rapporto a danni conditi da corruzione e scandali apportati dalle forze di sinistra e di destra – e alle loro scarse capacità politiche.

La debolezza era, ed è, però intrinseca a questa forza: non si ha un’analisi globale della realtà (sui tre assi del presente: capitale, Stato, tecnologia) e si aderisce — nei fatti — a una variante del liberalismo, non si ha un progetto di effettiva trasformazione, non si ha una strategia con tattica conseguente. Tale debolezza emerge subito appena la forza ha funzionato: lo attesta la piatta conduzione delle gestioni comunali (tanto che le si perdono alla tornata successiva) e lo attesta la conduzione della gestione governativa, pur in posizioni di maggioranza.

Il resto viene di conseguenza: dagli eletti che fuoriescono (perché residui di altre varianti ideologiche, sempre del liberalismo, li influenzano, senza contare interessi personali alle prebende) a quelli che restano lì come “pesci nel barile”, dalle masse di delusi che si astengono ai grossi comparti, che rivotano Pd o votano Lega, fino ai governanti che attuano misure striminzite e cedono su tutto, fino a dare il voto decisivo a un’evidente agente del grande capitale e dell’inaccettabile Ue [Von de Leyer].

È dunque chiaro che o si va a un superamento — teorico, politico, organizzativo: di contenuto e prospettiva — di ciò che è stato il movimento — ed è l’unico modo per salvare la valenza di risveglio, insorgenza e riscatto che ha avuto per i lavoratori e le classi subalterne del nostro paese —, oppure si va nella pochezza di un altro para-partito che si situa nel gioco (scontato) della stantia politica italiana — e già nel migliore dei casi, perché i 5S possono anche ridursi a un partitino marginale. 


E se non si imbocca la prima linea di operatività e prospettiva, dico da ora che, francamente, alla seconda non ho il minimo interesse.


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Un pensiero su “RINASCITA O FINE DEL 5 STELLE? di Mario Monforte”

  1. Anonimo dice:

    Anche a destra non scherzano con rinascite comiche. Sta arrivando l'altra italia con Tsilvio.

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