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PERCHÉ NON SONO ISLAMOFOBA DI M. Micaela Bartolucci

[venerdì 2 agosto 2019]

Intanto c’è un malinteso linguistico da sfatare, il suffisso fobo viene dal tema greco ϕοβέομαι che vuol dire temere, ora io non temo l’Islam, quindi definirmi islamofoba, non ha senso, seconda precisazione, l’Islam non esiste, ovvero non si può parlarne come fosse un monolite religioso, nei secoli si sono originate diverse tendenze, scuole filosofiche, correnti (sunniti, ibaditi, sciiti, sufi…), non avendo le cognizioni necessarie per scrivere un trattato sul tema, posso solo invitarvi alla lettura di alcuni testi che potrebbero esservi utili per informarvi a riguardo, né, malgrado gli esami che ho dato sull’argomento e la lettura del Corano in arabo classico, ho voglia di redigere un’esegesi.

Vogli fare un discorso da bar, di quelli da far accapponare la pelle a tutti gli “intellettuali” che leggessero questo pezzo, voglio trasmettere la percezione di una donna occidentale, madre ed impegnata politicamente, di Questo Islam, dell’Islam che vediamo nelle nostre strade, nei quartieri periferici delle grandi città, nelle nostre scuole e dichiarare che 2,6 milioni di musulmani in Italia, cioè più del 4% della popolazione, tenendo conto che si parla solo di quelli regolari, sono una cifra enorme.

Io abito in un quartiere proletario, non periferico, di una città operaia, quando sono arrivata qui, dieci anni fa, sebbene ci fosse qualche straniero, islamico o meno, la situazione era piuttosto tranquilla, di convivenza pacifica, ebbene, nel corso degli anni, ci sono stati cambiamenti evidenti: hanno aperto una sorta di moschea, sono iniziate a circolare moltissime velate, non in senso raffaellesco del termine, hanno iniziato a palesarsi barbuti soggetti vestiti di nero. Niente di grave, direte voi, manco per niente, rispondo io.

Io non sono una giovin ninfetta, pur tuttavia mi aggrada portare vestiti scollati o/e corti in estate, jeans attillati ed altri normalissimi capi d’abbigliamento, orbene l’essere squadrata da quei soggetti sopra citati, mi infastidisce di molto, mi disturba non lo sguardo ma il torvo nello sguardo che, istintivamente, mi determina a ricambiarlo. Ogni volta che mi sono recata in un paese islamico, ho avuto gran cura di rispettare le regole che in esso vigono e non mi sono mai sognata né di avere un abbigliamento inappropiato al luogo, né di squadrare nessuno per strada.

Ora, una breve parentesi sul velo, nel Corano c’è una sola Surat in cui si raccomanda l’uso del velo, molto simile a quello in voga nella religione cattolica, la numero XXIV, in cui si raccomanda di entrare in moschea per pregare, coprendo gli ornamenti, cioè orecchini e collane, perché lì tutte le donne sono uguali, per altro raccomanda pure di non battere i piedi da cui l’aberrante costrizione, imposta, per esempio da alcuni fondamentalisti scriteriati, tra cui quelli afgani, alle donne, di camminare senza far rumore! Questo velo ha un senso logico ma il Burqa? A chi mi tira in ballo la cultura o ancor peggio il multiculturalismo, ribatto che intanto il concetto di tradizione è diverso da quello di cultura, inoltre, spesso accade che certe tradizioni tribali siano impensabili in occidente e viceversa, le spose bambine, il concetto di bambino come essere non perfetto, la Id-al-adha (giornata del sacrificio) o l’infibulazione…Io sono occidentale e voglio morire tale, credo nella lotta delle giovani donne dell’Arabia Saudita per emanciparsi dalla totale sottomissione all’uomo, credo nella voglia di liberarsi da costrizioni che reputano assurde, ho creduto alle lotte per la parità di genere che le donne hanno portano e portano avanti, dovunque sia. La libertà di scelta non è uno slogan, è un diritto fondamentale, ma per scegliere è necessario poter conoscere, essere informati adeguatamente, il parallelismo è facile, la scienza che diventa dogma è fede, la fede che diventa imposizione è costrizione, se poi la costrizione viene esercitata da un gruppo su un altro, allora siamo di fronte alla coercizione, al non rispetto dell’individuo, alla scomparsa dell’uguaglianza. Io non faccio politica per vivere in un mondo così, mi sono educata, sono cresciuta ed ho cresciuto i miei figli con altri concetti etici e nessun islamico, con la sua fede cieca, mi farà cambiare idea.

Ci sono delle nozioni chiave che devono essere almeno sfiorate, se non analizzate, il primo è quello di tolleranza: tollerare cioè sopportare, se estendiamo semanticamente il termine, dall’ambito medico a quello sociale, esso non diventa, automaticamente, ambivalente, nel momento in cui vai, liberamente, a vivere in un altro paese, ne devi conoscere e rispettare almeno le norme comportamentali, giuridiche e sociali, ovvero devi adeguare il tuo comportamento a quelle norme, non può, in nessun modo essere il contrario. Potrei anche aggiungere che la tolleranza non è proprio un concetto così sviluppato nell’Islam sunnita, specie quello salafita che è quello più diffuso in paesi come l’Arabia Saudita, un esempio di stato all’avanguardia nel rispetto dei diritti umani!!!

L’altra idea da analizzare è quella di cultura legata al rispetto ed alla tolleranza per culture diverse che però non può e non deve, in alcun modo, diventare un alibi per una regressione etica che ci porti a tradire i principi fondamentali della nostra cultura, altrimenti si chiama capitolazione e sarebbe la fine dell’Occidente.

Il multiculturalismo! Questa è la parola magica che riempie la bocca di sinistri soggetti, allora, il multiculturalismo si ha in presenza di cultura, è uno scambio tra diverse culture, scambio e non appiattimento o sottomissione! Io non ho nulla da poter scambiare con Questo Islam, con una certa spocchia, né borghese, né intellettuale, affermo che nella maggior parte di costoro non c’è traccia di alcuna cultura e perfino le tradizioni son ben lontane, non tanto perché siano o meno analfabeti, moltissime donne ahimè lo sono, ma perché vengono da periferie allucinanti, da contesti sociali inverosimili, senza una traccia seppur minima di una qualche forma di coscienza sociale o civile. Allora di quale multiculturalismo andate farneticando? Forse vi riferite ad un Islam teorico, quello di molti centri di nobili paesi, quello storico del pensiero filosofico, il problema è che nelle periferie delle nostre città non v’è traccia di tutto questo tesoro intellettuale, c’è il cipiglio di chi ti giudica inferiore, c’è l’arroganza di chi odia le tue libertà, il tuo pensiero, il tuo modo di vivere; per costoro siamo solo degli impuri, non so se è chiaro al di là della favola a cui avete deciso di credere.
Per chi volesse approfondire, sull’Islam:

Alberto Ventura, L’esoterismo islamico, Adelphi
Henry Corbin, Storia della filosofia islamica. Dalle origini ai giorni nostri, Adelphi
L’immaginazione creatrice. Le radici del sufismo, Laterza
Seyyed Hosein Nasr, L’Islam tradizionale nel mondo moderno, Casadeilibri
Scienza e civiltà nell’Islam, Feltrinelli
Sul rapporto tra Europa ed Islam:
Bernard Lewis, Europa barbara e infedele, Mondadori
Franco Cardini, Europa e Islam, storia di un malinteso, Editori Laterza

Sul rapporto tra donne, occidente ed Islam:

Fathia Agag-Boudjahlat, Le grand détournement, Les édition du cerf