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FRIDAY FOR FUTURE TUTTA MERDA? di Piemme

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[ sabato 28 settembre 2019 ]
Genova, lo striscione dei compagni di Giovine Italia alla manifestazione di ieri

Nel suo intervento pubblicato ieri Mario Monforte ha rivolto un duro j’accuse contro la giornata denominata Friday for Future. La sua tesi si potrebbere riassumere così: «è un’operazione montata, preparata, lanciata da quegli stessi “potenti della Terra” che hanno devastato, e devastano, suolo e sottosuolo del pianeta, inquinano in maniera massiccia, saccheggiano risorse non ricostruibili, sfruttano e opprimono, ed escludono, miliardi di esseri umani».

Vero? vero!
Il piccolo problema è che la giornata di ieri, segnata dallo sciopero anzitutto delle medie superiori, ha avuto un successo di partecipazione enorme. E’ presto per dire se si tratti solo di un fuoco di paglia o se la enorme mobilitazione di ieri (che in Italia è stata più massiccia che altrove) preceda qualcosa di più profondo, il segnale di un generale risveglio politico delle giovani generazioni. 

Sia come sia le piccole minoranze creative (una volta si chiamavano “avanguardie”) debbono prendere parte a questo movimento, malgrado esso sia sorto sotto gli auspici delle élite dominanti. Se fosse un fuoco di paglia pace!, ma se fossimo davanti ai primi vagiti di un nuovo movimento di radicalizzazione giovanile, ognuno capisce che sarebbe un errore politico fatale autoescludersi o assumere un contegno spocchioso.

Non solo dovrebbero farne parte, dovrebbero costituire al suo interno, con le giuste modalità, una corrente organizzata che non si limiti soltanto a smascherare l’ambientalismo di regime, che si batta per epurarlo dalle tante illusioni sulla “green economy”, per connettere la questione ambientale a quella sociale e quindi alla battaglia contro la globalizzazione e la gabbia eurocratica; dando quindi vita a nuclei e ad una corrente ambientalista patriottica e anticapitalista.

Non sarà facile. Niente è facile in tempi in cui c’è da rialfabetizzare politicamente i giovani. Un’impresa che avrà successo solo stando dentro la mobilitazione, e non fuori.

In questi casi vale ricordare l’esempio della grande rivoluzione russa del 1905, che iniziò dopo l’eccidio del 22 gennaio 1905 a San Pietroburgo. Allora decine di migliaia di operai scesero in piazza per presentare allo Zar una petizione invocando la concessione di elementari diritti democratici. Alla testa di quella manifestazione vi fu un prete, pope Gapon, che si scoprirà era un agente della Okrana, la polizia politica zarista. Malgrado ciò, e nonostante gli operai manifestavano ostentando croci, icone dei santi, nonché dello stesso Zar e della Zarina, essi vennero massacrati e da lì prese il via una grande rivoluzione alla cui testa ben presto ascesero le correnti rivoluzionarie.

*  *  *


Comunicato in occasione della seconda mobilitazione globale 

contro il cambiamento climatico

Alla vigilia della seconda chiamata globale di sciopero per il cambiamento ci sentiamo di dire che pur essendo lee osservazioni portate avanti da Greta Thumberg nei fatti giuste esse peccano, magari non per colpa sua, di mancanza di cognizione di causa. Dire “cambiamo il sistema, non il clima” serve a pochissimo se non si specifica quale sistema si stia cercando di cambiare e in che modo. Stiamo assistendo al dirottamento di una protesta che si basa su situazioni reali e rivendicazioni sacrosante da parte della classe politico-economica liberista, assolutamente intenzionata a trasformare ogni terreno fertile per una critica al sistema in una contestazione controllata ed inserita nei binari del sistema stesso. 


Obama, Junker e la Von der Leyen stringono le mani alla alla Thumberg col preciso intento di propagandare il loro sistema come amico della causa ambientale, e questa falsissima nozione viene rimbalzata dai media al loro soldo e dai loro vari vassalli inseriti a mo’ di quinte colonne all’interno della società civile. Un ambientalismo serio deve guardare alle cause, non al decoro urbano, deve guardare ad un cambiamento sistemico identificando il sistema nemico, che è quello capitalista, non spingere per un’economia di mercato “ecosostenibile”. Se non abbiamo la forza di agire per controllare la protesta dall’alto dobbiamo inserirci dal basso, portando all’interno dei loro cortei un pensiero critico capace di mettere in difficoltà gli organizzatori dei loro orwelliani eventi. Invitiamo pertanto tutti i nostri Amici a partecipare alle mobilitazioni indette da Fridays for future col preciso scopo di ostacolare il giardinaggio liberista ed europesita spacciato per ambientalismo.

Genova 26 settembre 2019





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4 pensieri su “FRIDAY FOR FUTURE TUTTA MERDA? di Piemme”

  1. Anonimo dice:

    Posizione molto intelligente quella dei compagni di Giovine Italia. Su questa stessa questione segnalo il documento prodotto dai collettivi studenteschi raccolti intorno alla Rete OSA, che ieri a Roma sono scesi in piazza con uno striscione che recitava:"Per spegnere il pianeta in fiamme, bisogna bruciare i palazzi del potere! Governo e Ue ambientalisti di comodo". Documento che si può leggere integralmente qui: http://contropiano.org/documenti/2019/09/28/questione-ambientale-e-movimenti-studenteschi-0119109?fbclid=IwAR1ME1liu7uX-FgSMaR4Zj7mwUxTheywzcKd4Z1qj-Kyj4XqLBiN8LEx__8Sarebbe interessante se i ragazzi di GI lo commentassero magari qui su Sollevazione, per provare a far nascere un dibattito tra i settori più coscienti della gioventù.

  2. Anonimo dice:

    L'idea di potere egemonizzare un movimento dall'interno (specialmente qualcosa di orwelliano come questo) deve essere fondata su ben concreti punti di forza. La tattica ha senso solo se si ha una ben precisa visione di come dopo riuscire ad uscirne più forti, altrimenti si finisce per far la solita parte della mosca cocchiera. Ruolo sul quale purtroppo a sinistra mostriamo una preoccupante coazione a ripetere.Ancora ricordo il sostegno di Pasquinelli alle primavere arabe in Libia perché erano un movimento di popolo, abbiamo ben visto poi cosa ha portato.Insomma, l'UE dall'interno non può essere cambiata ed invece le rivoluzioni colorate sì?

  3. SOLLEVAZIONE dice:

    Caro anonimo,(1) l'equiparazione tra i processi di restaurazione del capitalismo in Urss (e nei paesi "socialisti") e le cosiddette "primavere arabe" ovvero enormi mobilitazioni democratiche e di popolo è un'equiparazione del tutto sballata. Tutti i rivoluzionari di quei paesi (TUTTI) parteciparono a quei movimenti di massa. Anche la rivoluzione russa iniziò come rivoluzione democratica e poi si trasformò in rivoluzione socialista, e questo fu possibile perché i rivoluzionari ne presero parte diventando i campioni della rivoluzione democratica.(2) La tesi che quelle rivolte arabe fossero eterodirette fin dall'inizio da pupari imperialisti (obamiani) non regge ad un'analisi fattuale di quei movimenti di massa. Alla fine essi vennero presi in mano da forze islamiste, anzitutto quelle legate alla Fratellanza Musulmana. Ciò che accadde anche in Libia.(3) Per la cronaca: il Campo Antimperialista, non appena le potenze imperialiste iniziarono a mestare nel torbido e assunsero un ruolo attivo (aggressione militare) nel rovesciamento del regime di Gheddafi, chiamò alla lotta in sua difesa.

  4. Anonimo dice:

    Sono l'anonimo del 28 settembre 2019 13:41.Io dell'URSS io non ho parlato neppure (non è che state equivocando? Io non sono certo uno di quegli "intelligentoni" che pensano che fu un colpo di stato finanziato dal Kaiser). Ho solo fatto l'esempio delle primavere arabe e neppure tutte, solo quelle libiche sulla quale presumo abbiamo idee diverse.Ho indicato un problema purtroppo frequente, quello di cercare di infilarsi in ogni movimento popolare grosso ma ambiguio, magari perché ha al loro interno alcune persone in buona fede ma ingenue, movimento magari nato per altri scopi, illudendosi di poterlo egemonizzare ma uscendone alla fine con le ossa rotte. Dopo di che ci si lecca le ferite in attesa di ricominciare daccapo.Qualche volta si può anche starne fuori denunciandone il carattere ambiguo, potrebbe essere più proficuo.

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